Erodiani e zeloti. A proposito dei No Tav…Oggi voliamo alto, anzi altissimo. Quando la sociologia finalmente andrà al potere - l’antico sogno di Auguste Comte - probabilmente la qualità delle nostra vita sarà migliore. Non perfetta, perché la perfezione non è di questo mondo, ma migliore di quella attuale. Esageriamo? Facciamo solo un piccolo esempio: la cosiddetta “ Protesta No Tav”.
Probabilmente l'Italia non si troverebbe in questo cul de sac, se "qualcuno", ad esempio un sociologo, avesse detto al Primo Ministro dell’epoca, quello che prese la fatidica decisione di partire lancia in resta ( che fosse di destra o di sinistra resta un fatto marginale ): “Signor Presidente del Consiglio sono popolazioni di montagna: fiere, combattive, rocciose per l’appunto. Anche ammesso che si riuscisse a dividerle, magari puntando su qualche vantaggio economico e sull’interessata mediazione degli erodiani locali ( modernizzatori e universalisti), per usare un termine caro allo storico Arnold J. Toynbee, si andrebbe comunque incontro a una resistenza durissima, e indipendentemente dalle procedure democratiche adottate. Infatti, Signor Primo Ministro, la democrazia del montanaro è assai antica, per alcuni arcaica. E perciò non si riconosce in quella moderna, rappresentativa e basata sul voto di maggioranza. Ma apprezza solo la democrazia fondata sull’unanimità, secondo l’uso delle antiche tribù dell'arco alpino. E fino a quando i montanari non vengono convinti dall'assemblea, uno ad uno, a votare compatti sì o no, difficilmente si può giungere alla decisione definitiva e allo scioglimento dell'assemblea stessa". Così il sociologo, che conosce la "democrazia montanara".
Probabilmente l'Italia non si troverebbe in questo cul de sac, se "qualcuno", ad esempio un sociologo, avesse detto al Primo Ministro dell’epoca, quello che prese la fatidica decisione di partire lancia in resta ( che fosse di destra o di sinistra resta un fatto marginale ): “Signor Presidente del Consiglio sono popolazioni di montagna: fiere, combattive, rocciose per l’appunto. Anche ammesso che si riuscisse a dividerle, magari puntando su qualche vantaggio economico e sull’interessata mediazione degli erodiani locali ( modernizzatori e universalisti), per usare un termine caro allo storico Arnold J. Toynbee, si andrebbe comunque incontro a una resistenza durissima, e indipendentemente dalle procedure democratiche adottate. Infatti, Signor Primo Ministro, la democrazia del montanaro è assai antica, per alcuni arcaica. E perciò non si riconosce in quella moderna, rappresentativa e basata sul voto di maggioranza. Ma apprezza solo la democrazia fondata sull’unanimità, secondo l’uso delle antiche tribù dell'arco alpino. E fino a quando i montanari non vengono convinti dall'assemblea, uno ad uno, a votare compatti sì o no, difficilmente si può giungere alla decisione definitiva e allo scioglimento dell'assemblea stessa". Così il sociologo, che conosce la "democrazia montanara".
Invece, si è preferito non ascoltare la voce della sociologia e andare avanti, confidando nella logica della modernità e della democrazia procedurale. Logiche che non sono cattive. Anzi. Ma che spesso non sono condivise da tutti. Con gli zeloti (tradizionalisti e localisti), altro termine mutuato dal linguaggio di Toynbee, soprattutto se montanari (e a maggior ragione se affiancati dai fondamentalisti verdi, e per alcuni anche rossi...), difficilmente si patteggia. O si vince o si perde. Ma per vincere si deve essere disposti ad arrivare fino in fondo, e da subito. Invece, i vari governi hanno sempre tentennato. Di qui disordini, ritardi, sprechi e un peggioramento complessivo della vita di quelle popolazioni: per i zeloti come per gli erodiani. Che bel risultato!
Morale (sociologica): perché impegnarsi in una logorante guerra di posizione - parliamo soprattutto dei vari governi in carica negli ultimi anni dieci anni - senza una vera volontà di vincere? Perché non lasciare, da subito, ai montanari zeloti le loro montagne? Quando non si vuole vincere o non si può vincere è meglio non scendere in guerra. E scegliendo la "neutralità" l’Italia avrebbe sicuramente fatto figura migliore. Soprattutto in Europa. Del resto, per dirla con Talleyrand, in politica, e particolarmente quando mancano le risorse morali e materiali per schiacciare il nemico, " surtout pas trop de zèle"...
Copyright © 2012 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlogambescia@yahoo.it
Morale (sociologica): perché impegnarsi in una logorante guerra di posizione - parliamo soprattutto dei vari governi in carica negli ultimi anni dieci anni - senza una vera volontà di vincere? Perché non lasciare, da subito, ai montanari zeloti le loro montagne? Quando non si vuole vincere o non si può vincere è meglio non scendere in guerra. E scegliendo la "neutralità" l’Italia avrebbe sicuramente fatto figura migliore. Soprattutto in Europa. Del resto, per dirla con Talleyrand, in politica, e particolarmente quando mancano le risorse morali e materiali per schiacciare il nemico, " surtout pas trop de zèle"...
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4 commenti:
Bel pezzo, Carlo, anche se mi fa un po' paura. Per fare un altro esempio, gli antichi romani con le popolazioni di frontiera che non si adattavano all'espansione dell'Impero erano piuttosto drastici...
Ciao!
Claudio Ughetto
;-) Dipende sempre dal periodo storico, nel Basso Impero, preferirono venire a patti... Vedi il bel libro di Peter Heather...
Grazie e abbraccio.
Grazie del consiglio libresco :-)
Claudio.
Ma le pare :-)
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