Ecco una bella lezione di “sociologia applicata”… al cinema. E che lezione! Il cinema è quello moral-sentimentale (in senso buono) di Frank Capra, la rilettura invece è del nostro affabulatore di fiducia, Roberto Buffagni. In fondo - crediamo di capire - per Buffagni, testa pensante e non a compartimenti stagni, c'è l'America, brutta, sporca e cattiva di Mamet, ma anche quella democratica, giustamente ottimista e fraterna di Frank Capra. Esiste, insomma un' "Altra America". Come esiste, riteniamo, anche un' Altra Italia... E nonostante la neve...
Buona lettura. (C.G.)
Riletture: La vita è meravigliosa
di Roberto Buffagni
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E proseguiamo con i bilanci, gli anniversari e le morali (se vi stufate fatemi sapere). La morale di oggi non si capisce al volo, perché comincia con una strana introduzione in cui racconto a lungo un vecchio film. Abbiate un poco di pazienza e di fiducia: alla fine si capisce anche troppo bene.
Ve lo ricordate La vita è meravigliosa, il vecchio film di Frank Capra con il giovane James Stewart che la TV trasmette regolarmente ogni Natale? Ma sì che ve lo ricordate. C’è una cittadina provinciale del Midwest americano anni Trenta, parente stretta della Piccola città di Thornton Wilder e della Smallville di Superman, di quelle con la Main Street, le casette unifamiliari di legno con lo steccato bianco intorno al prato, il drugstore con la soda fountain, etc. Ci vive da sempre, anche se da sempre avrebbe avuto voglia di andarsene alla ventura per il mondo, James Stewart, il giovane eroe democratico James Stewart, che ha rinunciato all’avventura e alla metropoli perché dopo la morte di suo padre ha dovuto prendere il timone dell’azienda di famiglia. E’ una piccola impresa edile, che costruisce modeste case ben fatte e dignitose a prezzi accessibili; e se chiude l’azienda di James Stewart, dove lavora, dove abita la piccola gente della piccola città? Così James Stewart sposa la brava, affettuosa e saggia ragazza della porta accanto, e come prima di lui suo padre, ogni giorno va in ufficio a lavorare fianco a fianco con lo zio scapolo, un adorabile pasticcione dal cuor d’oro. All’altro capo della piccola città c’è anche, però, il vecchio, avaro, cattivo, solitario, inaridito, dickensiano Mr. Potter, il proprietario della banca, ricco a milioni, che da sempre fa la posta all’azienda di famiglia di James Stewart, naturalmente costretta a rivolgersi a lui per avere credito. Un giorno – è la vigilia di Natale ma è un brutto, un terribile giorno - lo zio pasticcione smarrisce i dollari con i quali stava andando a onorare una cambiale alla banca di Mr. Potter. Mr. Potter rifiuta dilazioni, esige il rientro immediato. L’azienda fallirà, e sarà rilevata dalla banca di Mr. Potter. Tutto il lavoro, le rinunce, l’amore, le speranze; tutto il passato, il presente e il futuro di James Stewart, di suo padre, dei suoi figli, dei suoi dipendenti, dei suoi concittadini si trasformeranno in numeri sui libri contabili di Mr. Potter, quest’uomo vecchio e solo che ama il denaro e odia gli uomini e la vita. James Stewart, il giovane padre di famiglia James Stewart, l’ottimistico eroe della giovane democrazia americana James Stewart, non regge il colpo a tradimento e cede alla disperazione. Sotto la nevicata natalizia che rende sarcasticamente fiabesche, come in un tema delle scuole elementari, le strade della sua amata piccola città, James Stewart vaga, incespica, piange di rabbia. James Stewart, l’eroe della speranza, della fraternità, della fiducia democratiche James Stewart, è disperato, solo e sfiduciato. Per tutta la vita ha creduto che di vivere ne vale la pena, e sono bastate due frasi e due conti per fargli capire che ha vissuto per niente. Come in sogno, arriva al ponticello che scavalca il torrente tumultuoso. Guarda giù. L’acqua è fredda, profonda, turbinosa. Certo, è l’unica soluzione. Sta per buttarsi, quando una voce lo chiama. E’ un simpatico signore anzianotto, un po’ timido e ingenuo, con l’aria scherzosamente buona dei virtuosi che non disprezzano i traviati. Trovandoci noi in un film natalizio di Frank Capra, questo bravissimo attore caratterista americano che mi ha sempre ricordato il nostro, più magro ma altrettanto bravo Ernesto Almirante (sì, parente del Giorgio segretario del M.S.I.) è un angelo novizio alla prima missione: se riuscirà a sventare il suicidio di James Stewart, si guadagnerà le ali. E come fa, l’angelo novizio? Semplice e geniale: James Stewart non vuole più vivere perché crede di avere vissuto invano? Bene, l’angelo gli mostrerà come sarebbe stato il mondo, il suo piccolo ma insostituibilmente unico, reale e prezioso mondo, se James Stewart non fosse mai vissuto.
E a fianco dell’angelo James Stewart ripercorre, sotto la neve di Natale, le strade della sua piccola città che non è più la sua perché lui non ci è mai nato e mai vissuto. All’ingresso della biblioteca comunale incontra sua moglie che dà le ultime mandate di chiave al portone e si volta frettolosa per rincasare; ma non è più sua moglie, la madre premurosa, spiritosa e saggia dei figli di James Stewart, perché lui non è mai vissuto. E’ la bibliotecaria, una zitella sola, stanca, nervosa e infastidita. Con la voce che gli trema James Stewart la chiama, l’afferra per il braccio, e naturalmente la spaventa e la mette in fuga, perché lei non lo riconosce: come potrebbe riconoscere un uomo che non è mai esistito? E James Stewart, l’eroe della vita quotidiana James Stewart, prosegue a fianco dell’angelo la sua passeggiata agli inferi. Arriva sulla Main Street, e al posto delle botteghe vecchiotte, brillanti di decorosa pulizia, coi clienti che scambiano quattro chiacchiere sotto il portico, ci sono insegne al neon squallidamente vistose, alberghi equivoci, bar dove ci si ubriaca da soli, posti che servono a stordirsi e a dimenticarsi, posti dove si comprano cose che non andrebbero vendute come le donne, le droghe, i desideri…Ecco, adesso accosta al marciapiede un taxi. Lo guida un vecchio compagno di scuola di James Stewart, un ragazzone che abbiamo incontrato quando James Stewart ancora esisteva e che, lo abbiamo capito subito, non è mai stato una cima né ha mai avuto una gran voglia di lavorare, ma è un benintenzionato, modesto e confusamente volonteroso ragazzotto con la battuta pronta, didascalicamente doppiato da Alberto Sordi. Il taxista scende e chiama con voce dura, insolente, svogliata il poliziotto di fazione sull’angolo di strada. Insieme tirano giù dal taxi, con irritabile, cinica, superflua brutalità, una battona mezza ubriaca. E’ sulla trentina, ancora attraente ma conciata da far pietà e anche un po’ schifo, perché ormai non si prende più la briga di nascondere la sua disperazione e la sua rovina. A spintoni, poliziotto e taxista la fanno circolare. Con un sorriso tremendo, non abbastanza ubriaca per non soffrire, lei si allontana barcollando sui tacchi troppo alti, e finalmente si volge in direzione di James Stewart, del cavalleresco eroe democratico James Stewart. E sì, è lei, proprio lei: la bambina teneramente civetta con tutti i maschietti, che fin dalle elementari ha un debole per James Stewart, per l’eroe bambino James Stewart, e che poi, crescendo in una bella, sensuale, piccante, briosa ragazza che intuiamo un po’ sventata e non avara delle sue grazie, ha continuato a fargli capire con lo sguardo che se James Stewart, il giovane eroe James Stewart, avesse desiderato una divagazione, bè, niente era cambiato per lei, anche se capiva e accettava, senza rancore e senza rimpianti, che James Stewart, il padre di famiglia James Stewart, non potesse non restare fedele a sua moglie, la brava, affettuosa e saggia ragazza della porta accanto. Qui, nel mondo in cui James Stewart non è mai esistito, quella cara bambina è diventata così. James Stewart, il disperato eroe della speranza democratica James Stewart, non è ancora abbastanza disperato da non voler più capire, e chiede all’angelo. Cosa diavolo (eh sì, cosa diavolo) è successo? E in un’ asciutta lezione sociologica l’angelo (forse un po’ marxista) gli spiega che se non esiste James Stewart, non esiste neanche l’azienda di famiglia che costruisce modeste case ben fatte e dignitose a prezzi accessibili per la piccola gente della piccola città. E dove lavora, dove abita, la piccola gente della piccola città? Per campare la sua piccola vita, la piccola gente della piccola città è costretta a fare debiti sempre meno piccoli con la banca di Mr. Potter, che in breve giro di anni si compra tutto, gente e città, a piccolo prezzo. Adesso, la piccola gente della piccola città è alla mercé dei grandi numeri pieni di zeri scritti sui libri contabili della banca di Mr. Potter. Nello spiraglio delle piccole debolezze, dei piccoli errori, delle piccole indolenze, delle piccole presunzioni, dei piccoli vizi, delle piccole illusioni della piccola gente della piccola città s’è insinuato, gelido e violento, il grande spostamento d’aria dei grandi movimenti di capitale, e tutto quel che poteva andar male è andato male, molto male, di male in peggio; tutto l’umano che poteva trasformarsi in meno umano è diventato prima inumano, e poi disumano: è diventato così.
Morale della “favola” (di Frank Capra)… La vita può essere meravigliosa. Ma dipende da noi. E dal nostro senso di responsabilità sociale e dalla capacità di credere in un futuro migliore. Qualcuno magari lo spieghi agli italiani…
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Ve lo ricordate La vita è meravigliosa, il vecchio film di Frank Capra con il giovane James Stewart che la TV trasmette regolarmente ogni Natale? Ma sì che ve lo ricordate. C’è una cittadina provinciale del Midwest americano anni Trenta, parente stretta della Piccola città di Thornton Wilder e della Smallville di Superman, di quelle con la Main Street, le casette unifamiliari di legno con lo steccato bianco intorno al prato, il drugstore con la soda fountain, etc. Ci vive da sempre, anche se da sempre avrebbe avuto voglia di andarsene alla ventura per il mondo, James Stewart, il giovane eroe democratico James Stewart, che ha rinunciato all’avventura e alla metropoli perché dopo la morte di suo padre ha dovuto prendere il timone dell’azienda di famiglia. E’ una piccola impresa edile, che costruisce modeste case ben fatte e dignitose a prezzi accessibili; e se chiude l’azienda di James Stewart, dove lavora, dove abita la piccola gente della piccola città? Così James Stewart sposa la brava, affettuosa e saggia ragazza della porta accanto, e come prima di lui suo padre, ogni giorno va in ufficio a lavorare fianco a fianco con lo zio scapolo, un adorabile pasticcione dal cuor d’oro. All’altro capo della piccola città c’è anche, però, il vecchio, avaro, cattivo, solitario, inaridito, dickensiano Mr. Potter, il proprietario della banca, ricco a milioni, che da sempre fa la posta all’azienda di famiglia di James Stewart, naturalmente costretta a rivolgersi a lui per avere credito. Un giorno – è la vigilia di Natale ma è un brutto, un terribile giorno - lo zio pasticcione smarrisce i dollari con i quali stava andando a onorare una cambiale alla banca di Mr. Potter. Mr. Potter rifiuta dilazioni, esige il rientro immediato. L’azienda fallirà, e sarà rilevata dalla banca di Mr. Potter. Tutto il lavoro, le rinunce, l’amore, le speranze; tutto il passato, il presente e il futuro di James Stewart, di suo padre, dei suoi figli, dei suoi dipendenti, dei suoi concittadini si trasformeranno in numeri sui libri contabili di Mr. Potter, quest’uomo vecchio e solo che ama il denaro e odia gli uomini e la vita. James Stewart, il giovane padre di famiglia James Stewart, l’ottimistico eroe della giovane democrazia americana James Stewart, non regge il colpo a tradimento e cede alla disperazione. Sotto la nevicata natalizia che rende sarcasticamente fiabesche, come in un tema delle scuole elementari, le strade della sua amata piccola città, James Stewart vaga, incespica, piange di rabbia. James Stewart, l’eroe della speranza, della fraternità, della fiducia democratiche James Stewart, è disperato, solo e sfiduciato. Per tutta la vita ha creduto che di vivere ne vale la pena, e sono bastate due frasi e due conti per fargli capire che ha vissuto per niente. Come in sogno, arriva al ponticello che scavalca il torrente tumultuoso. Guarda giù. L’acqua è fredda, profonda, turbinosa. Certo, è l’unica soluzione. Sta per buttarsi, quando una voce lo chiama. E’ un simpatico signore anzianotto, un po’ timido e ingenuo, con l’aria scherzosamente buona dei virtuosi che non disprezzano i traviati. Trovandoci noi in un film natalizio di Frank Capra, questo bravissimo attore caratterista americano che mi ha sempre ricordato il nostro, più magro ma altrettanto bravo Ernesto Almirante (sì, parente del Giorgio segretario del M.S.I.) è un angelo novizio alla prima missione: se riuscirà a sventare il suicidio di James Stewart, si guadagnerà le ali. E come fa, l’angelo novizio? Semplice e geniale: James Stewart non vuole più vivere perché crede di avere vissuto invano? Bene, l’angelo gli mostrerà come sarebbe stato il mondo, il suo piccolo ma insostituibilmente unico, reale e prezioso mondo, se James Stewart non fosse mai vissuto.
E a fianco dell’angelo James Stewart ripercorre, sotto la neve di Natale, le strade della sua piccola città che non è più la sua perché lui non ci è mai nato e mai vissuto. All’ingresso della biblioteca comunale incontra sua moglie che dà le ultime mandate di chiave al portone e si volta frettolosa per rincasare; ma non è più sua moglie, la madre premurosa, spiritosa e saggia dei figli di James Stewart, perché lui non è mai vissuto. E’ la bibliotecaria, una zitella sola, stanca, nervosa e infastidita. Con la voce che gli trema James Stewart la chiama, l’afferra per il braccio, e naturalmente la spaventa e la mette in fuga, perché lei non lo riconosce: come potrebbe riconoscere un uomo che non è mai esistito? E James Stewart, l’eroe della vita quotidiana James Stewart, prosegue a fianco dell’angelo la sua passeggiata agli inferi. Arriva sulla Main Street, e al posto delle botteghe vecchiotte, brillanti di decorosa pulizia, coi clienti che scambiano quattro chiacchiere sotto il portico, ci sono insegne al neon squallidamente vistose, alberghi equivoci, bar dove ci si ubriaca da soli, posti che servono a stordirsi e a dimenticarsi, posti dove si comprano cose che non andrebbero vendute come le donne, le droghe, i desideri…Ecco, adesso accosta al marciapiede un taxi. Lo guida un vecchio compagno di scuola di James Stewart, un ragazzone che abbiamo incontrato quando James Stewart ancora esisteva e che, lo abbiamo capito subito, non è mai stato una cima né ha mai avuto una gran voglia di lavorare, ma è un benintenzionato, modesto e confusamente volonteroso ragazzotto con la battuta pronta, didascalicamente doppiato da Alberto Sordi. Il taxista scende e chiama con voce dura, insolente, svogliata il poliziotto di fazione sull’angolo di strada. Insieme tirano giù dal taxi, con irritabile, cinica, superflua brutalità, una battona mezza ubriaca. E’ sulla trentina, ancora attraente ma conciata da far pietà e anche un po’ schifo, perché ormai non si prende più la briga di nascondere la sua disperazione e la sua rovina. A spintoni, poliziotto e taxista la fanno circolare. Con un sorriso tremendo, non abbastanza ubriaca per non soffrire, lei si allontana barcollando sui tacchi troppo alti, e finalmente si volge in direzione di James Stewart, del cavalleresco eroe democratico James Stewart. E sì, è lei, proprio lei: la bambina teneramente civetta con tutti i maschietti, che fin dalle elementari ha un debole per James Stewart, per l’eroe bambino James Stewart, e che poi, crescendo in una bella, sensuale, piccante, briosa ragazza che intuiamo un po’ sventata e non avara delle sue grazie, ha continuato a fargli capire con lo sguardo che se James Stewart, il giovane eroe James Stewart, avesse desiderato una divagazione, bè, niente era cambiato per lei, anche se capiva e accettava, senza rancore e senza rimpianti, che James Stewart, il padre di famiglia James Stewart, non potesse non restare fedele a sua moglie, la brava, affettuosa e saggia ragazza della porta accanto. Qui, nel mondo in cui James Stewart non è mai esistito, quella cara bambina è diventata così. James Stewart, il disperato eroe della speranza democratica James Stewart, non è ancora abbastanza disperato da non voler più capire, e chiede all’angelo. Cosa diavolo (eh sì, cosa diavolo) è successo? E in un’ asciutta lezione sociologica l’angelo (forse un po’ marxista) gli spiega che se non esiste James Stewart, non esiste neanche l’azienda di famiglia che costruisce modeste case ben fatte e dignitose a prezzi accessibili per la piccola gente della piccola città. E dove lavora, dove abita, la piccola gente della piccola città? Per campare la sua piccola vita, la piccola gente della piccola città è costretta a fare debiti sempre meno piccoli con la banca di Mr. Potter, che in breve giro di anni si compra tutto, gente e città, a piccolo prezzo. Adesso, la piccola gente della piccola città è alla mercé dei grandi numeri pieni di zeri scritti sui libri contabili della banca di Mr. Potter. Nello spiraglio delle piccole debolezze, dei piccoli errori, delle piccole indolenze, delle piccole presunzioni, dei piccoli vizi, delle piccole illusioni della piccola gente della piccola città s’è insinuato, gelido e violento, il grande spostamento d’aria dei grandi movimenti di capitale, e tutto quel che poteva andar male è andato male, molto male, di male in peggio; tutto l’umano che poteva trasformarsi in meno umano è diventato prima inumano, e poi disumano: è diventato così.
Morale della “favola” (di Frank Capra)… La vita può essere meravigliosa. Ma dipende da noi. E dal nostro senso di responsabilità sociale e dalla capacità di credere in un futuro migliore. Qualcuno magari lo spieghi agli italiani…
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Roberto Buffagni
(*) Roberto Buffagni è un autore teatrale. Il suo ultimo lavoro, attualmente in tournée, è Sorelle d’Italia – Avanspettacolo fondamentalista, musiche di Alessandro Nidi, regia di Cristina Pezzoli, con Veronica Pivetti e Isa Danieli. Come si vede anche dal titolo di questo spettacolo, ha un po’ la fissa del Risorgimento, dell’Italia… insomma, dell’oggettistica vintage....
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