mercoledì, gennaio 11, 2012

La “macelleria dell’ultimo dell'anno” sembra già dimenticata. Non ci riferiamo alla politica economica, ma ai morti e feriti causati dai “botti” di fine anno... Di qui la necessità di tornare sull’argomento, anche per offrire ai lettori alcune riflessioni di carattere più generale. Se ne occupa, e brillantemente, l’amico Carlo Pompei (*). Buona lettura. (C.G.)



Quando pensare salva la vita. L’importanza del botto finale (ma di cervello)…
di Carlo Pompei



Come era prevedibile, si sono affievolite le polemiche sui famigerati “botti” di Capodanno, ormai la cosa non fa più notizia, giornali e telegiornali hanno altro da dire sul versante “botti” finanziari.
Quindi, a luci della ribalta spente, cogliamo l’occasione per parlare di un qualcosa che dovrebbe andare oltre il semplice, seppur drammatico, fatto di cronaca.
È consigliabile interrogarsi sulle reazioni generate dalle proprie azioni. Non importa se la risposta arriva subito, ma è importante formulare a se stessi la domanda. Questo “intertempo” può rivelarsi fondamentale nello scongiurare, appunto, reazioni fuori controllo. L’uomo è abituato (ne abbiamo testimonianza ogni giorno) a comportarsi come se le altre persone - o addirittura la natura - siano pronte a perdonare qualsiasi scemenza. Ne abbiamo già parlato a proposito dei rapporti a distanza telematici, e ci torneremo su, visto il moltiplicarsi dei casi di false identità di stalker sui vari social network.
Ma ora allarghiamo il discorso: ricordate l’esperimento di accelerazione di particelle volto alla generazione di “buchi neri” (di antimateria) al CERN di Ginevra? (http://www.infn.it/lhcitalia/) . Ebbene quello è un tipico caso in cui l’uomo, scientificamente, controlla – o pensa di farlo - ogni più piccolo particolare. Il controllo scientifico, però, tiene conto degli effetti della combinazione di “particolari” conosciuti frutto del risultato di esperimenti precedenti; gli effetti di quelli sconosciuti, nella maggior parte dei casi, sono affidati soltanto alle dita incrociate dietro la schiena.
Intendiamo dire che non si può sapere in assoluto se un esperimento come quello effettuato nel Large Hadron Collider (LHC) - sebbene microscopico qualora rapportato all’universo - possa o meno innescare una reazione a catena del tutto incontrollabile dagli scienziati. Questo accade, come insegna un grande filosofo antico, perché è insito nella natura dell’uomo ammirare la propria ombra proiettata su di un muro da una fonte di luce posizionata a terra. La nostra ombra ci sembrerà gigantesca anche se siamo nani da circo - e in effetti lo siamo - di fronte al “creato” (se tiriamo in ballo la scienza, le virgolette sono un obbligo). La realtà non è quel che sembra, ma quel che è. E la percezione umana è quanto di più fallace possa esistere.
L’universo non è affatto preoccupato dei danni che stiamo facendo, siamo noi che dobbiamo preoccuparcene. La Terra, al momento opportuno, come un gigantesco cane, si scrollerà le pulci di dosso, come forse è già avvenuto in ere geologiche molto remote.
Per ragioni di spazio non ci chiediamo qui se sia giusto spendere miliardi di euro per cercare di far inghiottire la Terra da un “buco nero”, piuttosto che utilizzarli per sfamare i popoli che la abitano. Anche se… Magari la prossima volta.
Dal “molto grande” torniamo al “piccolo punto” dal quale siamo partiti: vorremmo suggerire ai direttori di TV e giornali che sarebbe consigliabile rimandare in onda, o ripubblicare, il 31 dicembre 2012 (profezie catastrofiche Maya permettendo), o anche prima, i servizi del 1° gennaio scorso. Sempre che si voglia fare informazione preventiva, cioè puntare sull’uso pedagogico dell’ “intertempo” piuttosto che su “ombre gigantesche”, quali veicoli di sensazionalismi mediatici e - cosa peggiore - fonti di possibili rimpianti. Chissà, magari qualcuno di questi aspiranti dinamitardi potrebbe fermarsi a pensare un po’ di più.
Dite che è una battaglia persa in partenza? Lo sospettavamo, ma provare non costa nulla, anzi…
.



Carlo Pompei


(*) Carlo Pompei, classe 1966, “Romano de Roma”. Appena nato, non sapendo ancora né leggere, né scrivere, cominciò improvvisamente a disegnare. Oggi, si divide tra grafica, impaginazione, scrittura, illustrazione, informatica, insegnamento ed… ebanisteria “entry level”.



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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Bel post. Complimenti.
Domenico

di Carlo Gambescia ha detto...

Grazie, anche a nome di Carlo Pompei.