Il libro della settimana: Au bord du gouffre. La faillite annoncée du système de l’argent , Krisis 2011, pp. 214, euro 19,00 - www.revue-elements.com ).
Chi scrive legge regolarmente i libri di Alain de Benoist da quasi trent’anni. E con gusto. I lettori potranno pensare: “E a noi?”... Giusto. C’è però un motivo. In questo lungo periodo il nucleo duro, strategico, del pensiero debenoistiano non è cambiato. E lo prova ciò che scrive nella chiusa del suo ultimo libro, dedicato a ragioni e sviluppi della crisi economica mondiale, dal titolo che è tutto un programma: Au bord du gouffre. La faillite annoncée du système de l’argent (Krisis 2011, euro 19,00 - www.revue-elements.com). A riprova di ciò, lasciamo subito parola al pensatore francese. Ecco quel che scrive tentando di scrutare nel fondo dell’ abisso o baratro (gouffre), intorno al cui orlo (bord) il mondo capitalista, sembra aggirarsi impotente: «Oggi il nemico principale, a un tempo pericoloso e potente, è rappresentato sul piano economico dal capitalismo e dalla società di mercato; sul piano politico dal liberalismo; sul piano filosofico dall’individualismo: sul piano sociale dalla borghesia; sul piano geopolitico dagli Stati Uniti. Il nemico principale si trova perciò al centro di questo dispositivo» (p. 206, la traduzione dei passi citati, anche in seguito, è nostra).
Come si può vedere, il nocciolo duro del strategia debenoistiana è rimasto tale e quale. Nel tempo, però, è cambiata la tattica: dal primitivo progetto di conquista dell’ egemonia intellettuale all’interno della destra e su una società orientata a sinistra, l’attenzione del capofila della Nouvelle Droite, gradualmente, a partire dagli Ottanta (soprattutto, con la nascita della rivista “Krisis”), si è orientata sulla possibilità di costruire un fascio di forze intellettuali, in grado di cooptare quel pensiero critico, di derivazione marxista, scontento della svolta liberale della sinistra istituzionale. Scelta tattica che nel libro viene così riassunta e rilanciata :«Tutti quelli che sono in periferia dovrebbero combattere in modo solidale il centro. Purtroppo ciò non avviene. Alcuni ritengono che sia più importante “la provenienza” rispetto a “quel che si dice”. Sono gli stessi che quando un edificio brucia chiedono ai soccorritori la carta d’identità. Perché - ecco come ragionano - “i nemici dei nostri nemici, non posso essere nostri amici” ». Per contro, prosegue de Benoist, « io credo nell’esatto contrario: i nemici dei miei nemici, pur non essendo amici , sono, necessariamente, alleati. Io, è noto, non sono un castrista, ma non posso non sostenere Castro nella sua lotta contro l’imperialismo americano. Non sono cristiano, ma non posso non appoggiare quei cristiani che lottano contro il potere del denaro. Chiunque ragioni altrimenti, non ha alcun senso delle priorità, né della reale posta in gioco. Sempre che non sia addirittura complice » del nemico (p. 206).
Il lettore, ora, si chiederà perché invece di parlare del libro, ci siamo lanciati nella ricostruzione del cammino intellettuale di Alain de Benoist. Per una semplice ragione: che in Au bord du gouffre, strategia e tattica sembrano purtroppo confondersi insieme. Dal momento che il taglio interpretativo del volume finisce per risentire, e pesantemente di un approccio marxiano, alla crisi, ovviamente mediato dalla tradizionale lettura di Heidegger. Ma chi comanda è sempre il Marx che ragiona per grandi strutture, o contenitori: capitale, classi, accumulazione, mercificazione. Il che, per carità, non è in assoluto un male: ognuno è libero di seguire la sua strada. Figurarsi un intellettuale del calibro di Alain de Benoist. Ma, ad esempio si legga qui: « “Il capitale non sopporta limiti e ostacoli”, come già diceva Marx. La logica dell’accumulazione del capitale è costituita dall’illimitato, dal rifiuto di ogni limite, dal controllo del mondo da parte della ragione mercantile e perciò dalla trasformazione di tutti valori in merci, il Ge-stell [quale inesorabile sottomissione di ogni cosa al dominio della tecnica moderna], di cui parlava Heidegger » (p. 23) . Oppure qui: « Il genio di Karl Marx, al di là di tutto quello che gli si può contestare, e che non è poco, è stato quello di comprendere che la nozione stessa di accumulazione del capitale implicava al tempo stesso la mondializzazione del mercato e, di riflesso, la trasformazione di qualunque cosa in merce, compresa la riduzione dei rapporti umani a pure relazioni utilitaristiche, tramite la sovranità assoluta del denaro. In tal senso, egli parla, e non senza ragione, di “prostituzione universale” (…). La sua superiorità, rispetto agli altri teorici del socialismo (…) è di aver indicato quale obiettivo non solo una redistribuzione più equa dei beni (…) ma la riappropriazione della “qualità ontologica dei nostri rapporti umani reali, all’interno di una spazio comunitario, libero dalla necessità di essere ridotto a valore mercantile” ». (p. 180). O infine qui: «Inutile ragionare sulle cause immediate delle crisi (la pressione concorrenziale scaturita dalla globalizzazione che ha generalizzato il modello di un capitalismo basato sui tagli di stipendio, sulla crescita dei profitti a danno dei salari; sul calo della domanda e sulla crescita puramente artificiale del credito, sul trionfo di mercati finanziari guidati dalla sola esigenza di far crescere la redditività dei capitale investiti). Non siamo davanti a una crisi, da liquidare come un incidente di percorso. Non è una crisi come altre avvenute nella storia del capitalismo, ma si tratta di una crisi sistemica del regime di accumulazione e di sovra-accumulazione, ossia del capitalismo in quanto tale: un capitalismo che domina, non più formalmente, bensì in modo reale la società globale (…).La Forma-Capitale è votata all’auto-accelerazione perpetua (…). E di conseguenza al progressivo aggravarsi degli squilibri. L’eterno problema del capitalismo è quello di trovarsi davanti uomini, sempre più privi di mezzi, ai quali però deve forzosamente vendere le proprie merci». (pp. 29-30).
In definitiva, al fondo del suo discorso, De Benoist, sembra riproporre, la tesi marxiana sulla caduta tendenziale del saggio di profitto. Saremmo perciò davanti al ritorno, e con tutti gli onori, di una tesi contestata da numerosi economisti delle più diverse tendenze, anche marxisti. La sua attualità sarebbe però dovuta al passo indietro del turbo capitalismo (il “terzo capitalismo”) verso quel capitalismo duro e quasi schiavistico, il “primo capitalismo”, studiato appunto da Marx.
Tesi che non convince. E per un ragione di metodo, piuttosto che di sostanza: lo strutturalismo marxiano (“tanto cade da solo”, il capitalismo), mal si concilia con il volontarismo debenoistiano ( la ricerca della solidarietà militante tra tutte le periferie, per combatterlo). Sembra, infatti, riproporsi in Alain de Benoist la vecchia contraddizione ben individuata da certo socialismo riformista nei riguardi del pensiero marxiano. Contraddizione che può essere condensata così: se il sole (del socialismo) spunterà da solo, perché creare un movimento rivoluzionario che punti a farlo sorgere? Contraddizione, dalla quale il socialismo riformista, rifuggendo dal “tanto peggio, tanto meglio” invocato invece dai rivoluzionari, uscì favorendo l’integrazione dell’operaio nella società capitalistica, all’interno del capitalismo fordista (il "secondo capitalismo"). Al quale secondo il pensatore francese è però impossibile ritornare… Quindi per certi aspetti, il pensiero debenoistiano, pur provenendo da destra, ricorda quello soreliano, nemico di qualsiasi riformismo e pronto alle contaminazioni. Forse troppo.
Allora che fare nel frattempo? In attesa che il sole sorga? E qui, veniamo gli aspetti propositivi del libro, in verità non molti. De Benoist, respinge, in nome delle specificità delle culture l’immigrazione, perché rappresenta “l'armata di riserva del capitalismo” (pp. 133- 41); posizione che resta sicuramente in linea con quanto ha sempre scritto, ma che non può facilitare proprio per questo motivo, quell’accordo, almeno in certi ambienti, tra periferie, da lui auspicato. Inoltre il pensatore d’Oltralpe ragiona con benevolenza intorno all’introduzione di un reddito di cittadinanza (pp. 143-169). Ma con quali risorse, potrebbe essere introdotto nella sobria democrazia federale e municipale, se non addirittura socialista e rivoluzionaria da lui proposta (pp. 171-207) ? E quale ruolo potrebbe giocare il federalismo municipale in un mondo di giganteschi blocchi geopolitici? Mah…
Purtroppo, si ha l’impressione, una volta letto e chiuso Au borde du gouffre, che Alain de Benoist - e non facciamo dell’ironia - sogni di mettere politicamente insieme, sulle fragili basi delle profezie marxiane, Bossi e i Cobas. Detto altrimenti: la quadratura del cerchio…
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4 commenti:
Bossi e i Cobas hanno in comune l'esperienza nel PCI, dopotutto...
Non ho letto il libro, che d'altra parte in Italia non è ancora uscito, e pur essendo un ammiratore di de Benoist trovo che a volte l'analisi sia molto interessante ma ci vorrebbero elementi di proposta un po' meno abbozzati.
Senza dubbio l'accordo tra periferie non significa semplicemente un accordo tra poveracci. E se è vero che gli stati nazionali tendono a perdere gran parte della propria rilevanza politica, ci sarebbe da enucleare meglio quella nozione di impero di cui de Benoist ha parlato in altra sede.
Quella sul reddito di cittadinanza è una delle riflessioni più interessanti che de Benoist ha portato avanti negli ultimi anni. Certamente avrebbe un costo elevato, ma la difficoltà principale è piuttosto nella scarsa propensione della società attuale verso una simile proposta (perché poi quando si tratta di trovare i soldi per le banche, i soldi si trovano).
Per quel che concerne l'autogoverno locale, forse l'elemento più problematico del pensiero di de Benoist. Ma questo deriva dal fatto che è la stessa democrazia a essere problematica in quanto a efficacia.
Grazie del commento.
Mai letto Benoist, mi sono sempre considerato un Democratico riformista di sinistra, ma dal quel che leggo sul pensiero Benoistiano mi viene qualche dubbio in merito :-)
Il capitalismo faceva schifo anche a keynes, ma dopo averci pensato su esclamò "allo stato attuale non trovo niente di meglio per sostituirlo".
ernesto scontento
Grazie del commento Ernesto e buona giornata!
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