Chiudiamo l’anno, un anno pessimo per gli italiani, con i versi di Remo Remotti: artista nel senso più ampio e ricco del termine, che non ha bisogno di presentazioni. Roma è l’Italia, l’Italia è Roma? Remotti, novello Marziale, non lo afferma, ma neppure nega. Il suo atteggiamento nei riguardi della Capitale, ricorda quello degli italiani verso la patria: un misto di amore e odio. La Roma scolpita da Remotti è quella degli anni Cinquanta... In fondo, crediamo, visto che siamo nati e viviamo nella "Città Eterna", non molto diversa per mentalità dalla Roma di oggi. O no? Buona lettura e (si spera) Buon 2012 a tutti.(C.G.)
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Mamma Roma: addio!
di Remo Remotti
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di Remo Remotti
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A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto?
Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del "volemose bene e annamo avanti", da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei "Sali e Tabacchi", degli "Erbaggi e Frutta", quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle...
Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell'anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione...
Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti...
Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell'orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini...
Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Romacaput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell'Altare della Patria, dell'Università di Roma, quella Roma sempre con il sole – estate e inverno – quella Roma che è meglio di Milano...
Me ne andavo da quella Roma dove la gente pisciava per le strade, quella Roma fetente, impiegatizia, dei mezzi litri, della coda alla vaccinara, quella Roma dei ricchi bottegai: quella Roma dei Gucci, dei Ianetti, dei Ventrella, dei Bulgari, dei Schostal, delle Sorelle Adamoli, di Carmignani, di Avenia, quella Roma dove non c'è lavoro, dove non c'è una lira, quella Roma del "core de Roma"...
Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de' Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei "che c'hai una sigaretta?", "imprestami cento lire", quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini. Me ne andavo da quella Roma dimmerda! Mamma Roma: Addio!
...E poi ce so' tornato!
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Remo Remotti
Per ascoltare "Mamma Roma: Addio!" dalla voce, intensa e tagliente, di Remo Remotti si può cliccare su http://www.youtube.com/watch?v=WC0uBCEjEdY . Buon ascolto.
Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del "volemose bene e annamo avanti", da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei "Sali e Tabacchi", degli "Erbaggi e Frutta", quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle...
Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell'anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione...
Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti...
Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell'orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini...
Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Romacaput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell'Altare della Patria, dell'Università di Roma, quella Roma sempre con il sole – estate e inverno – quella Roma che è meglio di Milano...
Me ne andavo da quella Roma dove la gente pisciava per le strade, quella Roma fetente, impiegatizia, dei mezzi litri, della coda alla vaccinara, quella Roma dei ricchi bottegai: quella Roma dei Gucci, dei Ianetti, dei Ventrella, dei Bulgari, dei Schostal, delle Sorelle Adamoli, di Carmignani, di Avenia, quella Roma dove non c'è lavoro, dove non c'è una lira, quella Roma del "core de Roma"...
Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de' Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei "che c'hai una sigaretta?", "imprestami cento lire", quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini. Me ne andavo da quella Roma dimmerda! Mamma Roma: Addio!
...E poi ce so' tornato!
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Remo Remotti
Per ascoltare "Mamma Roma: Addio!" dalla voce, intensa e tagliente, di Remo Remotti si può cliccare su http://www.youtube.com/watch?v=WC0uBCEjEdY . Buon ascolto.
4 commenti:
Eccelso. Buon anno, Carlo! Buon anno, Remotti! Buon anno, Roma! Buon anno, Italia! E buon anno pure a te, grande spirito altero e pietoso di Giuseppe Gioacchino Belli! M'araccomanno, eh? In forma, che l'anno venturo ciavrai da fa' li straordinari! Dacce 'na mano te, che ciavemo da vive, noi...
Gli ultimi post e commenti sono stati come un fuoco d'artificio col botto finale, degno di questa fine d'anno.
Complimenti e grazie a tutti.
Buon anno!
Sergio
Grazie!
Approfitto del periodo festivo per un altro intervento.
Probabilmente abbiamo avuto la fortuna di assistere ad una svolta epocale.
Non era mai successo a mia memoria (ho un HD simile al vostro, Carlo e Roberto) che un presidente della repubblica o altra autorità di governo facesse una discorso di fine d'anno di sghimbescio (le minuscole sono dovute).
Sergio
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