martedì, novembre 29, 2011



"Un modesto filodrammatico che fa l'imitazione di Johnny Dorelli".Su Berlusconi - e ne abbiamo lette tante - la definizione dell’amico Roberto Buffagni (*) ha il valore della classica pietra tombale... Ovviamente, con una chiosa: Dorelli, ai suoi tempi, imitava Frank Sinatra. Come dire, parliamo del crooner del crooner del crooner... Queste e altre cose (inclusa una rilettura del nostro Risorgimento) nel suo gustoso post. Buona lettura. (C.G.)




Epicedio per Silvio


di Roberto Buffagni



E’ il 150esimo dell’Unità e dell’Indipendenza d’Italia. Con un po' di conversazioni telefoniche (almeno metà delle quali pagate dal contribuente italiano) tre potenze straniere, complice un sosia o, secondo alcuni, addirittura un figlio illegittimo dell'ultimo re di Casa Savoia, ci hanno appioppato un governo Quisling formato da una falange di Pichi de Paperis.
Che senso dell'umorismo, quella vecchia, cinica, macabra pu(bip) della Storia!
Di tutti i molti e anche troppi obiettivi del Risorgimento, uno solo fu realmente acquisito: unità e indipendenza della nazione (e scusa se è poco, aggiungerebbe Abatantuono).
Centocinquant’anni fa, dette unità e indipendenza furono conquistate contro una grande istituzione multinazionale a prevalenza tedesca (l'Impero Austriaco) e contro il Vaticano; oggi, l'indipendenza viene persa ad opera di una istituzione multinazionale a prevalenza tedesca (l'UE) e del Vaticano. Unica novità, non da poco: oggi, i sunnominati agiscono come mandatari degli USA, che allora avevano altre gatte da pelare.
Per l'unità vedremo, ma il fatto che l'unica forza politica capace di opporsi alla perdita dell'indipendenza sia una forza politica apertamente antinazionale non è un segnale rasserenante.
Se poi vogliamo perfezionare l’analogia storica con la nemesi greca o il contrappasso dantesco, oggi l’Italia unita sta per sperimentare quel che sperimentò, centocinquant’anni fa, il Regno delle Due Sicilie: voltafaccia a catena della classe dirigente, disgregazione materiale e morale un po’ di tutto e tutti, indecente calata di braghe a cascata dal vertice in giù, trasformazione in colonia interna, in pittoresca , turistica landa di artisti, atleti, pu(bip) e lacchè... il Giardino & il Bordello d’Europa…Differenza non da poco: Re Francesco II di Borbone, Dio guardi, e la sua Regina Maria Cristina, due ragazzini di vent’anni che si trovarono contro un genio politico come Cavour e l’Impero britannico al suo apogeo, si comportarono con ammirevole dignità; e per quanto impolitici, seppero essere grandi, e persino eroici sovrani. Si vede che sapersi re per sola grazia di Dio, senza intralci di volontà della nazione o del partito, fa bene alla spina dorsale.
E pensare che quel co(bip) di Silvio ebbe la faccia di cu(bip) di millantarsi Unto dal Signore! Silvio, Silvio, Silvio! Il gel marca Yahvè, hai visto adesso quanto costa?
E pensare che il kathecon contro la colonizzazione definitiva, qui da noi, era proprio lui, il patetico Silvio B. dal vituperoso parrucchino…
E pensare che gli avrei perdonato tutto, a Silvio, anche di essere quel che è, un modesto filodrammatico che fa l' imitazione di Johnny Dorelli e crede di vivere su un’eterna passerella del Varietà, se alla fine, alla fine definitiva, ultima, solitaria e finale avesse trovato la follia di resistere, di non farsi protestare come un attore che non ricorda le battute del copione e fa i vuoti di scena…
Silvio, a due passi dai tuoi uffici di Milano c'è via Amatore Sciesa, quello di "Tiremm innanz". Lo sai cosa vuol dire, questo “Tiremm innanz”? No, Silvio, non è il “Basta con le menate, qua si lavora” dei ragiunàtt brianzoli quando la segretaria cincischia al telefono con i rappresentanti. “Tiremm innanz” è la risposta che Amatore Sciesa diede ai poliziotti austriaci che lo portavano alla forca, mentre lo facevano passare sotto le finestre di casa sua, per rammentargli che se tradiva i compagni, la gita poteva cambiare programma: invece che "tirà innanz" verso il patibolo, lo Sciesa poteva fermarsi, salire le scale di casa, accomodarsi sul divano e godersi con la sua signora e i suoi bambini l' ultima puntata di "Casa Vianello". Ma lo Sciesa, essendo persona educata, invece di rispondere “vaffa” rispose “Tiremm innanz,” tiriamo dritto; dritto, c’era la morte. Nota bene, Silvio: faceva solo il falegname, Sciesa, il marangone! (Disclaimer: avverto che d'ora in poi, chi pronuncerà in mia presenza , anche a solo scopo di citazione bibliografica, la frase "Risorgimento senza eroi", si beccherà una testata in bocca).
Mi replicherai che esagero, che il martirio è troppo, che sono robe da musulmani. E va bè, te lo concedo. Niente Amatore Sciesa, niente Carlo Pisacane, niente Gheddafi; ma almeno un Craxi, Silvio, almeno un Bettino che si alza in Parlamento e fa un ultimo discorso prima di esiliarsi ( e scappare)...
Gesù, Gesù…Silvio, con tutte le vanterie di letto, con tutti i miracoli urologici, con tutte le pu(bip) che ti sei spupazzato, possibile che non ci tenessi, ai "cojones"? Che non li tirassi fuori, al redde rationem? Ma lo sai, che se ti fai umiliare così è probabile che non ci sia più Viagra o pompetta che tenga?
Lo confesso: io speravo contra spem che tu, Silvio, andassi a finire come i due soldati italiani cialtroni (Sordi e Gassman) de “La grande guerra” di Mario Monicelli, bel film magari un po’ sopravvalutato. Ti ricordi? Dopo Caporetto scappano per salvare la pelle. Gli austriaci li catturano. “O ci date la posizione delle truppe italiane, o vi fuciliamo.” I due stereotipi cialtroni non ci pensano un momento: tradiamo subito, figuriamoci, siamo Arlecchino e Brighella, no? Però, in superextremis, con le braghe già a mezz’asta, sentono l’ufficiale nemico – un tipo di signorino spocchioso, antipaticissimo – che, come d’altronde meritano, li deride: “Italiani, soliti mandolinisti vigliacchi, etc., etc.”. Al che i due cialtroni hanno il soprassalto d’orgoglio tipo Quattrocchi in Iraq, si cuciono la bocca, e si fanno fucilare per ripicca.
Ecco, Silvio: io da te speravo questo; e non avevi neanche bisogno di farti fucilare. Lo speravo, perché da sperare mi è rimasto pochino, almeno in questo campo.
Purtroppo al momento de la verdad tu, Silvio, ti sei accorto (per la prima volta in vita tua?) di non essere un attore, ma una persona reale che rischia realmente tutto; i soldi, la libertà, l’amore (per te sinonimi), le telefonate con Obama, eventualmente anche la pellaccia, etc., e “hai fatto la cosa giusta”, cioè hai calato le braghe, tue e nostre, di noi italiani.
E’ stato il tuo modo di inserirti nella storia e nella tradizione italiana, con una parodia da avanspettacolo - genere letterario e drammatico a cui appartieni di diritto - della fuga a Pescara di Vittorio Emanuele III.
Dirò la verità (e me ne scuso, so che non è educato). Mi dispiace sul serio. E’ sempre brutto, vedere un uomo che nel momento supremo della sua vita se la fa sotto e si disonora. Se poi nel frattempo disonora anche te (l’imposizione di un governo da parte di potenze straniere è un disonore per tutti gli italiani, anche dissenzienti, perché si riceve uno schiaffo che non si può restituire) è peggio ancora.
Va bè, dai, è andata così. Sono cose che succedono. Qui, però, succedono troppo spesso, e per pagare un conto come questo (altro che debito pubblico, altro che spread!) ci vorranno, ci vorrebbero dei container di eroi, delle petroliere di sangue di martiri….Come quotano, al fixing di oggi? Orso o Toro?
Addio, Silvio. Per lungo tempo, mi facesti un po' ridere e un po' pena, ma mi eri simpatico, mi facevi tenerezza, con quella tua ansia bambinesca e divorante di piacere, di essere applaudito, amato, guardato...ti piacevano tanto, tutti i tuoi soldi, le tue pu(bip), le tue televisioni...ci credevi, ci credevi dur comme fer, in quei lustrini da Wanda Osiris, ("Fe-li-ci- BUM - tààà!") e con te tanta brava gente, tanto popolo italiano, questa banda di co(bip) alla quale voglio e vorrò sempre, nonostante tutto, tanto bene, come all'Italia, questa tua, mia e nostra inabitabile casa...
Adesso, con la vecchiaia e con la morte vicina, è arrivata a bussare la tua porta la tragedia, e tu non eri vestito per uscire, ti si era scollato il trapianto di capelli, eri in costume da Napoleone con la Nicole Minetti in costume da Giuseppina, avevi un insidioso 37 e mezzo di febbre, non avevi fatto i compiti, aspettavi una telefonata importante...insomma. La tua paura più grande, quella contro la quale hai eretto, con perseveranza da castoro lombardo, una Muraglia Cinese di soldi e di luccicanti baggianate, si è avverata: hanno scoperto tutti, ma proprio tuttissimi, che sei fasullo.
Sei farlocco, Silvio. Io e te l'abbiamo sempre saputo, che sei friabile e vuoto come una meringa. Sei un impostore, un attore, una controfigura, un nessuno venuto dal niente che va verso il niente, e non c'è niente da fare.
Caro Silvio, te collocò la provida sventura infra gli oppressi. Non credo che riuscirai a morire compianto e placido, a scendere a dormir con essi; né il tuo cenere sarà incolpato, o meglio, lo sarà nell'accezione odierna (= ti daranno la colpa di tutto e ti manderanno accidenti anche dopo morto) e non in quella del conte Manzoni (= innocente). Non scenderai a dormir con essi. Ma anch'essi oppressi, oggi come oggi, nessuno li compiange, e placidi non sono, e dormire vogliono solo con l'ausilio chimico di droghe eccitanti, di vita spericolata, di pu(bip) roventi: come piaceva e – forse - piace ancora a te.
Così, vedi, mi dispiace ma non ce l'ho con te. Non c’eri tagliato, non eri al tuo posto; lo so. Però, vedi: a quel posto, al posto del Re d’Italia in quel momento c’eri tu, solo tu e basta. Cosa vuoi che ti dica? Non sarà giusto, ma la tragedia è fatta così: da sempre.
L 'hai letto, "Il Maestro e Margherita"? E' di uno scrittore russo molto anticomunista, quindi forse l'hai letto. Ci ha fatto un film, orrendo, Ugo Tognazzi, pensa te.
Se l’hai letto, forse ti ricordi che cosa dice Yehoshua (= Gesù) al procuratore di Giudea Ponzio Pilato, quando si ritrovano nell'aldilà, nel limbo malinconico e curativo a lui destinato. Gli dice: "Il peggiore dei peccati, procuratore, è la viltà."
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Roberto Buffagni
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(*) Roberto Buffagni è un autore teatrale. Il suo ultimo lavoro, attualmente in tournée, è Sorelle d’Italia – Avanspettacolo fondamentalista, musiche di Alessandro Nidi, regia di Cristina Pezzoli, con Veronica Pivetti e Isa Danieli. Come si vede anche dal titolo di questo spettacolo, ha un po’ la fissa del Risorgimento, dell’Italia… insomma, dell’oggettistica vintage.
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4 commenti:

Anonimo ha detto...

>un governo Quisling formato da una falange di Pichi de Paperis.
>Dirò la verità (e me ne scuso, so che non è educato).
Copione eccellente, nonostante l'argomento mediocre. Due applausi a scena aperta in occasione delle battute sopra citate. Qualche perplessità sulla battuta circa il ruolo del Vaticano.
Non voglio difendere Silvio. Infatti, difendo Johnny (Dorelli). Che sarà pure un imitatore di Frank, ma è un crooner (due o, Carlo!) di tutto rispetto. E i posti a tavola li aggiunge, mica li toglie come quell'altro :-).
Saluti da Marcello Teofilatto

di Carlo Gambescia ha detto...

;-)Grazie, anche a nome di Roberto, del commento Marcello. E anche per le o... :-), ma a nome mio
Abbraccio!

Anonimo ha detto...

molto grazioso l'intervento di buffagni. cui tuttavia vorrei rivolgere due notazioni" serie".la prima:lagrande forza di berlusconi è edè stata diessere non il meglio in se,ma molto meglio dei suoi avversari.gli italiani hanno cioè seguito lamasssima di machiavelli che in politica occorre "pigliare el men tristo per buono". le forsennate campagne mediatiche contro erano rivolte ad annullare ilvantaggio del cavaliere rispetto a una classe dirigente di dannose mediocrita ,sopravvissuta alla fine del"secolo breve"; la seconda: non vorrei che il cav. avesse letto lenin e la sua teoria del "passo avanti per farne due indietro".in tal caso mandare un tecnico al governo, perche faccia con il plauso delle sinistre cio che non volevano facesse lui. ripetendo così quanto fatto con prodi nel 2006-2008 sostenuto sotto banco per il tempo necessario a far perdere tre milioni di voti alle sinistre . in tal caso il sostegno dato al governo monti è simile a quello che da lacordo all'impiccato. teodoro

roberto buffagni ha detto...

Mi scuso anzitutto della replica tardiva: ieri non ho potuto mettermi al computer.
Ringrazio poi di cuore per le parole gentili e spiritose sia Marcello Teofilatto, sia Teodoro (Klitsche de la Grange, immagino).
Al quale ultimo, che mi propone due notazioni serie - le virgolette le tolgo, sono serie eccome - provo a rispondere così.
Sulla prima, non posso che concordare: con la concorrenza di Mario Segni e Achille Occhetto, Silvio B. era certamente il meno peggio, cioè il meglio sulla piazza politica; lo pensavo allora, tant'è vero che l'ho votato, e lo penso anche oggi.
A me però, per deformazione professionale o per inclinazione caratteriale, risulta più visibile (vado sul serio anch'io) l'aspetto "figurale" o simbolico di Silvio, rispetto alla sua funzione politica. E sotto questo profilo Silvio è, o è stato, un fortissimo segno dei tempi (ultimi?) per l'Italia: perchè ha incarnato con straordinaria esattezza la figura del Re Debole (Riccardo II di Shakespeare) e del Padre Indegno (Vittorio Emanuele III), raccontandole nell'unica forma drammatica autenticamente nazionale, il Varietà. Quando, tanti anni fa, mi arrivò a casa il libretto promozionale di Silvio, con le sue foto di gioventù nelle quali si proponeva al mondo come epigono americanizzato di Carlo Dapporto, mi corse un brivido lungo la schiena e pensai, "E' lui, è lui! Signori, questo è lo spettacolo d'addio!". Spero di sbagliarmi, va da sè.
Quanto alla seconda notazione, che ipotizza una mossa machiavellicò/leniniana di Silvio. Non lo so, naturalmente, visto che non siamo in confidenza, io e lui. Se è così, però, credo abbia commesso un grave errore, sia sul piano simbolico, sia sul piano politico, e proprio perchè nel caso suo piano simbolico e politico sono strettamente embricati. Errore perchè la rinuncia e la pubblica umiliazione non possono che provocargli una emorragia di carisma, e senza carisma Silvio non è niente, come un attore non è niente se non sa provocare la sospensione dell'incredulità nel suo pubblico. Per ritornare all'analogia storica, se il calcolo di Silvio è stato questo - un passo indietro per farne due avanti - riproduce il calcolo politico che sta alla base della fuga di V.E. III: preservare la continuità dello Stato e dei suoi poteri legali. L'obiettivo fu raggiunto, ma quel che si perse lungo la via per Pescara fu la legittimità, per conservare la quale andava versato del sangue, o almeno quel suo succedaneo che è il rischio della vita (per salvare la dinastia, Umberto di Savoia doveva prendere il comando dei suoi uomini e combattere, come gli consigliò inascoltata, in una sosta lungo la via della fuga, donna Eleonora de Riseis).