lunedì, novembre 14, 2011

Galli della Loggia, Berlusconi e i “traditori”
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Del fatto che la riconoscenza, già ai tempi di Roma, non fosse diffusa tra i politici, se ne accorse Cesare, suo malgrado, cadendo sotto i colpi dei congiurati. Pertanto, Ernesto Galli della Loggia non dice nulla di nuovo, quando lascia trasparire che in politica il tradimento politico sia quasi un fatto fisiologico ( http://www.corriere.it/opinioni/11_novembre_10/galli-della-loggia-politica-non-esistono-traditori_563a08b0-0bb9-11e1-a5e8-cd9b2a0894cc.shtml ). Aggiungendo che il Cavaliere avrebbe sbagliato tutto rifiutandosi di capire che «la politica è più forte di qualunque legame personale fondato apparentemente su qualcosa di simile all'amicizia ma in realtà, assai più spesso, sui favori e sul denaro travestiti da “amicizia” ». Ragion per cui la sconfitta di martedì sarebbe «una lezione inaspettata e amara», perché «non aver capito questo dato capitale è all’origine della stupefacente catena di errori e di incapacità che lo stanno portando oggi a una fine ingloriosa».
Cosa si vuol dire? O, meglio non dire? Che la politica è nella sua essenza “tradimento”? Anche se i vincitori e transfughi, come la storia insegna, “dopo” usano altri termini?
Un passo indietro. Che cos’è “politica” per Galli della Loggia? Non si capisce bene. Per un verso è interesse, e quindi possibilità di tradimento: «“Lontanissima da me (…) l'idea di pensare che coloro che non hanno votato con la maggioranza lo abbiano fatto per chissà quali ragioni ideali»”. Per l’altro, ideale: « Non già dunque la condivisione di un progetto comune alimentato da valori comuni, l’elaborazione collettiva delle cose da fare e del come farle (sia pure, evidentemente, con una diversa incidenza decisionale e con un diverso grado di responsabilità). No. Al posto di tutto questo, invece - al posto della politica - la persona, la “sua persona” di capo e benefattore: e dunque la fedeltà, la devozione e, perché no?, magari pure la simpatia e l'affetto. Ma comunque e innanzitutto il comando e l’obbedienza. E dunque la categoria del “tradimento”. Chi non lo segue più non può che essere un “traditore” » .
«Il comando e l’ obbedienza», sottolinea Galli della Loggia: qui però cade l’asino. Un certo Julien Freund che all’essenza “du politique” ha dedicato un tomo di ottocento pagine, spiega che la dialettica tra comando e obbedienza è uno dei tre presupposti fondamentali del politico (gli altri due sono il conflitto amico-nemico e quello privato-pubblico) . Senza disciplina, ottenuta con i mezzi più diversi ( e quindi anche quelli che Galli della Loggia rimprovera a Berlusconi…), non si va da nessuna parte: dai partiti alle società; senza il presupposto comando-obbedienza ci si autodistrugge, Si tratta di una costante metapolitica. Quindi il tradimento, pur rinviando implicitamente al presupposto comando-obbedienza (perché si può non obbedire a un comando), è un fattore patologico e non fisiologico. Per quale ragione patologico? Perché non fa emergere quel principio di ordine (l’obbedienza al comando) che, sempre secondo Freund, favorisce, in ultima istanza, la principale finalità del politico: la protezione del cittadino. Ovviamente, possono nascere conflitti fra differenti tipologie di obbedienza, interne ed esterne al “politico” (se esterne si tratta di conflitto tra “essenze”diverse, ad esempio fra obbedienza politica e religiosa); conflitti componibili o meno . Come, del resto, la finalità del presupposto comando-obbedienza può cambiare nei contenuti storici (contenuti sui quali possono registrarsi le idee più differenti), ma non nella sua forma, o essenza, di natura protettiva (sul cui valore non può regnare alcun disaccordo).
Pertanto, il Cavaliere ha senz’altro sbagliato nel “dosaggio” (troppo potere carismatico, tanti rapporti personali, pochi valori comuni, scarsa elaborazione collettiva), ma è nel giusto quando grida al tradimento. Non ha letto Freund… E probabilmente ragiona in chiave personalistica. Però il tradimento c’è. E non farà sicuramente bene all’ “ordine” politico italiano.
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6 commenti:

Anonimo ha detto...

Forse dirò una castroneria, ma leggendo Imperivm di Robert Harris che un romanzo che cerca di ricostruire una parte della vita di Cicerone tramite Tirone il suo segretario schiavo, sarei tentato a dire:

- sicuramente in politica il concetto di nemico è una costante fin dai tempi remoti;

- il politico non esisterebbe senza questa costante;

- l'azione politica spesso discende dall'agire del politico nel senso che non è sempre in linea con gli obbiettivi dichiarati o con gli impegni assunti;

Domanda perchè?

La risposta la dovresti dare tu che sei l'esperto, io dal romanzo traggo una lezione quella che Cicerone per diventare Console dovette sottoscrivere un compromesso con gli aristocratici che erano i suoi nemici politici.

FORSE A BERLUSCONI DOVEVANO REGALARE IMPERIVM NEL NATALE SUCCESSIVO ALLA SUA ENTRATA IN POLITICA, SE NON ALTRO L'AVREBBE PRESA CON FILOSOFIA.

ernesto scontento

di Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Enesto, sempre pungente.
Anche se Cicerone, stando agli storici, come politico non era un granché... Ma si dice lo stesso di Berlusconi... :-)

Abbraccio!

Anonimo ha detto...

Caro Carlo mi permetto un piccolo OT, visto la situazione contingente.

Dando una piccola occhiata ai giornali in rete mi verrebbe voglia di dire " la festa è finita togliete le bottiglie dai tavoli" visto che l'effetto Monti non c'è stato.

Ma poi leggo che il prossimo a doversi ginoflettere davanti ai mercati sarà il Napoleone Francese visto che i mercati si stanno concentrando sulla Francia (le notizie vengono dal sito del sole). Ora però all'amico di rete sociologo pongo alcune domande, se la Lady di ferro paladina del liberismo affermava che "la società non esiste ma esistono gli individui" allora per analogia come possono esistere i mercati? e sopratutto come è possibile che milioni di individui si concentrino tutti insieme e con obbiettivi mirati? Insomma a chi rispondono i governi quando affermano che i mercati richiedono questo o quest'altro?

La mia sensazione è che sia poco probabile che i mercati siano l'espressione libera della moltitudine degli individui, ma che di fatto vista la macchina da combattimento siano piuttosto una minoranza ben organizzata che si muove velocemente e con obbiettivi mirati a fini puramente speculativi.

Se è così vuol dire che i governi che si fanno guidare dal mercato rispondono agli speculatori. E LA POLITICA DOVE STA IN TUTTO QUESTO?

ernesto scontento

di Carlo Gambescia ha detto...

Grazie ancora Ernesto. So che autocitarsi non è bello. Però se mi perdoni, in argomento, ti rinvio qui: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2006/02/mario-monti-e-la-contraddizione-di.html

Abbraccio!

epigrammiefacezie ha detto...

Non si vede di quale ordine ci possa essere qui traccia: l'obbedienza comprata non è obbedienza autentica. Il primo che offre un prezzo più alto comprerà a sua volta il politicante di turno.
D'altra parte, la denuncia del tradimento rappresenta una mozione degli affetti che è politicamente nulla.
Se di obbedienza dobbiamo parlare, penso che su questo piano Monti potrà offrire molte più garanzie: non vogliono votargli il governo? Lo spread sale ancora. Non vogliono votare le pensioni a 67 anni, le privatizzazioni, il prelievo dai conti correnti? I titoli italiani continuano a scendere, e i parlamentari vengono additati dai media come affossatori della patria.
Monti farà paura, quella che Berlusconi non riusciva a fare, ammesso e non concesso che ne abbia mai fatta davvero. E senza paura non vedo come possa darsi obbedienza.

di Carlo Gambescia ha detto...

Grazie del commento Luca.