Draghi comincia maleLa prima cosa da notare è l’atteggiamento complice, se non proprio servile della stampa economica europea. A partire dal “Financial Times Deutschland” che ha subito detto «bravo» a Draghi per aver tagliato di un quarto di punto il tasso di interesse, facendolo passare dall’ 1,50 all’1,25. Aggiungendo, untuosamente, non solo che «il colpo di scena del taglio dei tassi è un’intuizione giusta». Ma pure che in questo modo si «dimostra che il nuovo consiglio ha in mano le redini della crisi, diversamente dai politici». Certo, un nuovo consiglio targato-Italia-ma-leggi-Germania. Quindi la politica c’entra e come… Per onestà, va segnalato che Marlowe - acutissimo commentatore economico, sotto pseudonimo, de “ il Tempo” di Roma - ha parlato invece di partenza antitedesca… Chi vivrà vedrà...
E poi, a dirla tutta, colpo di scena, un pugno di Euro regalati agli speculatori? Di denaro facile per far andare su e giù le Borse? Perché di questo si è trattato.
Infatti, ammesso e non concesso che il denaro facile di keynesiana memoria riesca ancora a far bere il cavallo ( considerati anche i tassi bassissimi, prossimi allo zero per ogni dove ), se a una politica creditizia “al ribasso” non si accompagnano investimenti pubblici, i soldi a buon prezzo se li pappano gli speculatori. Perché nessuno si sognerà di investire, se non in Borsa, E come? Scommettendo, lucrosamente e “in simultanea”, pro e contro il debito sovrano di questo o quello Stato. Facendo in modo di guadagnarci comunque.
Semplificando: spesa pubblica a zero tituli e bassi tassi di interesse, giovano solo ai furbi. Piacciono solo alla gente che piace. Del resto, cosa ha detto Draghi per autocelebrasi e mettere i soliti paletti neoliberisti? Che «La Bce è indipendente dai governi, nessuno ci può obbligare, facciamo le nostre scelte, e il discorso finisce qui».
Ricapitolando, Draghi ha esordito con uno zuccherino per gli speculatori. Mentre per gli Stati, e in particolare per l’Italia e altri simil-inguaiati, nulla cambierà: tagli, tagli, tagli…
Ovviamente, alla base del draghismo, e dei banchieri fotocopia, c’è l’idea provvidenzialistica che il mercato possa riprendersi da solo… E qui c’è un ricorso storico.
Dopo il crollo dell’ottobre 1929, che fece da detonatore della crisi mondiale, negli Stati Uniti per un bel pezzo si continuò a ragionare seguendo criteri liberisti. Proprio come fa oggi Draghi. Fino a quando però non prese le redini del potere nel 1933 (dopo aver vinto le elezioni l’anno precedente) l’interventista Franklin Delano Roosevelt. Il quale favorì una politica di rilancio dell’economia attraverso l’intervento pubblico.
I governi precedenti, presieduti dai repubblicani Calvin Coolidge ed Herbert Hoover, avevano tenuto bassi i tassi di interesse, tagliando però la spesa pubblica. Come oggi propone Draghi… E fu un suicidio, perché per un verso si favorì prima della crisi, anche grazie a crescenti tagli fiscali, la speculazione borsistica (i soldi da qualche parte andavano investiti…) ; e per l’altro, dopo l’inizio della grande depressione, si incrementò - in messianica attesa che la manna del mercato cadesse dal cielo - la crescita di una disoccupazione spaventosa. Disoccupati ai quali Hoover addirittura negò qualsiasi forma di sussidio (*).
Perciò, ripetiamo, Draghi comincia proprio male.
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(*) Su questi aspetti storici rinviamo al classico Arthur M. Schlesinger, L'età di Roosevelt, in particolare il volume I (La crisi del vecchio ordine 1919-1933), il Mulino, 1957.
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