Domanda: «La Rai degli anni Settanta era libera?». Risposta: «No».
È proprio vero, come scriveva Ugo Ojetti, grande giornalista-letterato (razza ormai estinta da un pezzo), che «il rimpianto è il passatempo degli incapaci». Soprattutto in politica.
Spesso, e sempre per attaccare Berlusconi, anzi il berlusconismo televisivo, si rimpiange la Rai degli anni Settanta… In che modo? Contrapponendo, principalmente a sinistra, la televisione faziosa e gridata di oggi, nata negli anni Ottanta, a quella, presuntivamente, educata e libera del decennio precedente.
Ad esempio, proprio ieri, quell’aquila di Bersani, come ha liquidato Renzi? Definendo stile “anni Ottanta”, le idee del giovane sindaco fiorentino… Quindi idee “paninare”… Una porcheria egotista, degna di “Drive Inn” e della peggiore tv spazzatura.
In realtà, per capire come andavano le cose negli anni Settanta in casa Rai, rigorosamente spartita tra democristiani e socialisti cripto-comunisti, tutti dovrebbero prima farsi un istruttivo giretto su YouTube. Dove è possibile ripescare, alcuni programmi giornalistici dell’epoca, in particolare del Secondo Canale (il papà di Rai2), appaltato ai socialisti, in cui spiccava - e non scherziamo - la leggendaria figura del “commissario politico”.
Piccola premessa. Freschi di una veloce e sempre intrigante rilettura domenicale delle memorie di Vittorio Gassman, le prime (Un grande avvenire dietro le spalle, 1981), siamo andati a curiosare tra i cimeli di YouTube a lui dedicati: tanto materiale, film, teatro, poesia, interviste, monologhi, testimonianze… Un vero piacere… Immensa cultura, e non solo teatrale. Grande l’ attore, meno l’uomo ( ma era lo stesso Gassman, a non avere molta stima della sua figura di padre e marito…).
In mezzo al ricco materiale disponibile cosa abbiamo ripescato? Una puntata di “Tg2 - Ring” del 1976: uno dei primi talk show, condotto all’epoca da Aldo Falivena, giornalista, se ricordiamo bene, già socialdemocratico, in quegli anni avvicinatosi a una sinistra che sembrava ormai a un passo dal potere.
L’intervistato di turno, Vittorio Gassman appunto, viene sottoposto dai principali mezzibusti del TG2 di quegli anni a un vero fuoco di fila. Non vogliamo fare nomi, molti nel frattempo sono scomparsi: i processi-esumazione (postumi) non ci piacciono. Del resto chiunque desideri saperne di più, può cliccare qui: http://www.youtube.com/watch?v=-7UHou6AT2s .
Le domande - a parte alcune eccezioni - riflettono un mix di femminismo e populismo di sinistra. L’ ex valletta, passata giornalista-conduttrice (molto prima che arrivasse il taumaturgico Berlusconi…) rimprovera a Gassman di interpretare ruoli da macho… Un altro, tipico pauperista in stile berlingueriano, lo critica perché guadagna troppo. Un terzo, forse già nostalgico del diciotto politico universitario, gli contesta l’eloquio forbito… Infine (dadadan!), interviene il “commissario politico”. Parliamo di un giornalista che poi finirà nelle liste del Pci, come indipendente di sinistra e, infine, nel Pd. Il quale rimprovera a Gassman di non essere un buon compagno. Testuale: «Come fa un socialista a desiderare che la televisione inviti la gente andare al cinema piuttosto che ad assistere a un dibattito politico?».
Che cosa era successo? L’attore, in precedenza, pur dichiarando la sua fede socialista, si era permesso di riprendere educatamente Falivena, notando che invitare i telespettatori a non uscire di casa per seguire un programma in tv, fosse anche lo stesso “Tg2 - Ring”, non aiutava a riempire i cinema…
Davanti all’inquisitore, come nei processi moscoviti, Gassman però non regge. E ritratta. Affermando, imbarazzato, di non essersi riferito ai dibattiti politici e in particolare a “Tg2 - Ring”.
Parliamo di un grandissimo attore italiano, probabilmente il più importante della seconda metà del Novecento. Costretto a scusarsi, in diretta, alla non tenera età di cinquantaquattro anni, come un komosol qualunque (ossia un membro della sovietica Unione Comunista della Gioventù), finito sul banco degli imputati, per non aver voluto denunciare i genitori.
Qualcuno - cattivello - potrebbe pensare che Gassman, alla fin fine, nonostante la straripante personalità, non avesse, se ci si passa l’espressione, le palle… Mah… Un grande attore, resta un comunque un grande attore. E non va mai giudicato politicamente, proprio per non ricadere nello stalinismo di cui sopra. Quel che più conta è di aver dato un esempio di come la pressione politica in casa Rai all'epoca fosse fortissima. Altro che la televisione libera, oggi vagheggiata dai nostalgici catto-comunisti intruppati nel Pd! Perché se queste cose succedevano con Gassman, figurarsi con i pesi leggeri…
Concludendo, ecco cos’era la Rai prima che Craxi consolidasse la sua presa sul partito socialista… Per condurlo verso altri lidi, altrettanto perigliosi, per dirla poeticamente. E prima che arrivasse il Cavaliere con le sue televisioni. Ma queste sono altre storie...
. --
Copyright © Linea 2011 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlogambescia@yahoo.it
.
2 commenti:
Caro Carlo,
forse è meglio rimandare ad una conversazione orale una possibile disquisizione sulle qualità del "grande attore" in genere. Sperando ciò non ingeneri (da parte mia) uno studio sorokiniano sui lavori di Gassman ;=), ti prego di ricordarti un film degli anni 70: "La famiglia" (di Ettore Scola, mi sembra). Vi sono scene letali all'istituzione della famiglia. Quello è il vero "lavoro sporco" dei grandi attori, che dopo una guerra persa non possono produrre buoni frutti. Se li giudicassimo da quelli (i frutti), se ne salverebbero ben pochi. Ma anche limitandosi all'"arte per l'arte"...
Pensiamo alle due figure più celebrate del teatro italiano, Gassman e a Bene. Quanto fascino hanno esercitato su noi italiani? E quanti imitatori hanno suscitato?
Ascoltati in considerazione di dove hanno contribuito a condurci, insieme ai "pesi leggeri", i loro virtuosismi vocali o mnemonici mi suscitano ben tristi emozioni.
Comunque, questo c'entra ben poco con la sostanza del tuo post, che è senz'altro interessantissima. A proposito, sul controllo della RAI in quegli anni, ricordo un libro di Bernabei (Ettore?): "L'uomo di fiducia", dove si raccontano alcune cose interessanti.
Cari saluti.
Michele
Grazie Michele. E buona giornata.
Posta un commento