lunedì, ottobre 03, 2011

"Legge bavaglio"? Al tempo…
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Premessa: la libertà è responsabilità. Dove la responsabilità latita sul piano della consapevolezza individuale, servono regole autoimposte dal gruppo professionale cui si appartiene. E quando le regole “di gruppo” sono insufficienti, allora interviene, il ‘supergruppo”: lo Stato. Detto altrimenti, si ricorre alle leggi, se necessario, penali.
Chiaro? E invece, no, almeno per alcuni. Ad esempio, per quelli che si sono ritrovati qualche giorno fa (pochi, a parte i soliti descamisados), nella romana Piazza del Pantheon, per protestare contro la “legge bavaglio” ( per il testo qui: http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/testi/33809_testi.htm ). Infatti, il caso delle intercettazioni rientra pienamente, come dicevamo, nell’ambito di una regolazione di tipo penale. Per quale ragione? Perché con la scusa della parola magica “libertà di stampa”, come è sotto gli occhi di tutti, si veicolano informazioni - più di frequente gossip - che spesso si rivelano fasulle o estranee alle indagini. Condannando così, pubblicamente, persone incolpevoli o addirittura estranee ai fatti. Per dirla in modo brutale: li si sputtana coram populo. Violando il sacrosanto principio della presunzione di innocenza, teorizzato dal diritto penale moderno e recepito dalla nostra Costituzione.
Altra cosa invece è la preservazione del ruolo giocato dalla magistratura. Alla quale deve essere lasciata la massima libertà di utilizzare gli strumenti più adatti alle indagini, incluse le “intercettazioni telefoniche e ambientali”. Perciò, mentre condividiamo le misure, non tenere, verso editori e giornalisti, non siamo d’accordo sulle limitazioni all’uso delle intercettazioni da parte della magistratura. Eventualmente, potrebbero essere introdotte pene severissime per le cosiddette “talpe” che, dall’interno degli uffici giudiziari, “passano notizie”, spesso politicamente mirate, alla stampa compiacente (e pagante in vario modo...).
Chiunque, in questo caso, difenda la libertà dei giornali, se in buona fede, è un “idealista” che non ha mai messo piede in una redazione. Dove, come in tutti gli ambienti, lavorano persone per bene e persone “per male”. Spesso, quelle “per male” sono motivate dalle ambizioni più varie ( professionali, politiche, eccetera…). Nulla di male, per carità. Naturalmente, fin quando non entri in gioco l’onorabilità delle persone. Per buttarla sul colore (ma quando ci vuole, ci vuole…): spesso siamo davanti a individui frustrati, perché relegati a occuparsi di “giudiziaria”. E per una semplice ragione: perché incolti e poco “bravi a scrivere”. Talvolta si tratta di “vecchi marpioni”, talaltra di “giovani professionisti”… In alcuni casi sul gossip velenoso alcuni giornalisti hanno costruito la propria fortuna. Anche gli editori però non scherzano: spesso utilizzano i giornali, di cui sono proprietari, come strumenti di pressione al servizio di finalità non trasparenti.. Il che, in effetti, non è una novità.
Concludendo, “legge bavaglio”? Al tempo… Da certi “reati” una comunità deve difendersi. Perciò massima libertà all’uso delle intercettazioni da parte della magistratura, ferrei controlli invece sugli abusi commessi da certa stampa. Libera da tutto, ma non dal denaro e dall’ambizione sfrenata di uomini, in fondo, piccoli piccoli.
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P.S.
Quanto all’introduzione dell’ obbligo di rettifica anche per i blog, amatoriali e non, per capirne la necessità, crediamo basti fare un giretto sul Web, autentica fabbrica delle più demenziali ipotesi complottiste, spesso “firmate” solo con un nickname (pseudonimo). Come dicevamo, la libertà è responsabilità, regola che non può non valere anche per il blogger…
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3 commenti:

Dario De Rosa ha detto...

Carlo, commento perfetto. Ho spesso spiegato tali concetti di rispetto per le persone, di sensibilità verso il Diritto, a tante persone anche su fb. Come ben sai, soprattutto sui social network, c'è quell'attivismo di tastiera che coinvolge soprattutto persone autoproclamatesi "società civile" che strepitano, urlano e manifestano per ogni minima cosa senza, a mio parere, avere ben chiaro un modo di agire corretto per rivendicare determinati diritti. E' una questione di mancanza di cultura politica e alla fine si sfocia sempre nel populismo e nella demagogia. Ciao.

ANGELO CICCARELLA ha detto...

Caro Carlo, è vero, sul web c'è ogni cosa possibile e immaginabile - a volte anche oltre. Temo, però, che l'obbligo di rettifica celi la fregatura per quei blog controcorrente che pur non diffamando nessuno, criticano decisamente il sistema. Non mi fido dei bavagli, alla fine li mettono anche a quelli fuori del coro che gridano la verità. E ce ne sono.

di Carlo Gambescia ha detto...

Grazie carissimi dei commenti. Buona giornata.