Il libro della settimana: Karol Wojtyla, Opere, Bompiani 2011, 3 voll. in cofanetto, Euro 106,00 -
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Non è facile proporsi di recensire tutti gli scritti di un Beato, prossimo Santo, come Giovanni Paolo II. Si può pretendere di svuotare il mare con un cucchiaio? No. Del resto, dietro ogni sua parola si avverte una spiritualità profondissima, insondabile e inafferrabile. E, francamente, invidiamo quel filosofo italiano, oggi prestato alla politica, che qualche anno fa si cimentò nel tentativo di circoscriverne il pensiero in un libro.
Ecco, quel che abbiamo provato al solo sfogliare le circa cinquemila pagine delle Opere del grandissimo Papa venuto dal freddo, ora pubblicate da Bompiani in cofanetto, nella prestigiosa collana “Il Pensiero Occidentale”, diretta da Giovanni Reale, studioso che non ha bisogno di presentazioni.
Possiamo però segnalarli all’attenzione dei lettori. Si tratta di volumi graficamente molto belli e perciò, malgrado la mole, piacevoli da maneggiare. E soprattutto ben curati e presentati da Giovanni Reale, Bolesaw Taborski ( Tutte le opere letterarie), Tadeusz Styczen (Metafisica della persona. Tutte le opere filosofiche e saggi integrativi), Monsignor Rino Fisichella ed Emmanuele Vimercati (Tutte le Encicliche).
In realtà, il senso dell’intera opera è ben colto, e per contrasto, da Giovanni Reale nel saggio introduttivo al volume dedicato alle opere filosofiche: « Il pensiero di Wojtyla sulla persona è in totale antitesi con la visione nichilistica dell’uomo che si è diffusa dalla fine dell’Ottocento. Oltre ai testi che abbiamo sopra letto di Nietzsche e di Foucault, conviene qui richiamare alcune dichiarazione fatte da Sartre (…). Nel 1944 è stato rappresentato a Parigi il secondo dramma di Sartre dal titolo A porta chiusa. In cui viene sostenuta la tesi non solo dell’impossibilità di intesa e comunione fra gli uomini, ma addirittura quella dell’avversione implacabile e radicale che sussiste fra uomo e uomo. Il personaggio di Garcin, condannato nell’Inferno, alla pena di vivere insieme a Estella e a Ines, a un certo punto chiede che gli vengano aperte le porte e di venire sottoposto a qualsiasi tortura, pur di non essere costretto a convivere con quelle due donne (…). E verso la fine Sartre fa trarre a Garcin queste conclusioni: “ È questo dunque l’Inferno? Non lo avrei mai creduto. Vi ricordate? Il solfo, il rogo, la graticola… Buffonate! Nessun Bisogno di graticole: l’Inferno sono gli altri».
Gli altri, come il maggiore dei mali possibili. Ecco, il pensiero di Giovanni Paolo II è l’esatto contrario di quello di Sartre e di tante altre figure del nichilismo novecentesco, tragiche e talvolta patetiche come l’ intellettuale tipo della rive gauche, di cui Sartre resta l’esempio inconfondibile. Invece, secondo Wojtyla, conclude Reale, « l’uomo per essere veramente uomo e quindi realizzarsi come persona non può vivere se non in comunione con gli altri e per gli altri. La “solitudine” è il peggiore dei mali e si oppone in modo radicale alla ricerca e del bene e dell’amore».
E qui giunge a proposito una citazione tratta da Considerazioni sulla Paternità (1964). Scrive Giovanni Paolo II: «Un’analisi radicale della parola “mio” conduce sempre a Te - ed ecco io preferisco perfino rinunciare alla parola mio anziché ritrovarla alla fine in te. Se è un controsenso - allora la gente si è impastoiata in questo controsenso. Perché come sono gli uomini in questa massa sempre crescente? Non sono forse sempre più soli? Il numero non cresce l’amore . La solitudine non rende indipendenti ma genera la lotta» .
È fin troppo ovvio come il « Te » rinvii a Dio… Non potrebbe essere altrimenti. Ma come restare indifferenti alla giusta affermazione che la solitudine non rende indipendenti e moltiplica i conflitti? Soprattutto a fronte della patetica codardia di un Sartre?
Certo, siamo davanti a un pensiero impolitico, che rifiuta i conflitto e la distinzione amico-nemico Ma fino a un certo punto. Perché, come oggi sappiamo, proprio l’impoliticità dei sacrifici di martiri e santi ha fatto grande il cristianesimo, anche sotto l’aspetto politico. Purtroppo si tratta di un fatto che oggi molti cattolici preferiscono non ricordare. Per contro, va rilevato quanto la caduta stessa del comunismo sovietico sia la prova, come osserva Giovanni Paolo II, che il numero «non cresce l’amore». Quindi la politica, da sola, non basta.
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Copyright © Linea 2011 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlogambescia@yahoo.it
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Ecco, quel che abbiamo provato al solo sfogliare le circa cinquemila pagine delle Opere del grandissimo Papa venuto dal freddo, ora pubblicate da Bompiani in cofanetto, nella prestigiosa collana “Il Pensiero Occidentale”, diretta da Giovanni Reale, studioso che non ha bisogno di presentazioni.
Possiamo però segnalarli all’attenzione dei lettori. Si tratta di volumi graficamente molto belli e perciò, malgrado la mole, piacevoli da maneggiare. E soprattutto ben curati e presentati da Giovanni Reale, Bolesaw Taborski ( Tutte le opere letterarie), Tadeusz Styczen (Metafisica della persona. Tutte le opere filosofiche e saggi integrativi), Monsignor Rino Fisichella ed Emmanuele Vimercati (Tutte le Encicliche).
In realtà, il senso dell’intera opera è ben colto, e per contrasto, da Giovanni Reale nel saggio introduttivo al volume dedicato alle opere filosofiche: « Il pensiero di Wojtyla sulla persona è in totale antitesi con la visione nichilistica dell’uomo che si è diffusa dalla fine dell’Ottocento. Oltre ai testi che abbiamo sopra letto di Nietzsche e di Foucault, conviene qui richiamare alcune dichiarazione fatte da Sartre (…). Nel 1944 è stato rappresentato a Parigi il secondo dramma di Sartre dal titolo A porta chiusa. In cui viene sostenuta la tesi non solo dell’impossibilità di intesa e comunione fra gli uomini, ma addirittura quella dell’avversione implacabile e radicale che sussiste fra uomo e uomo. Il personaggio di Garcin, condannato nell’Inferno, alla pena di vivere insieme a Estella e a Ines, a un certo punto chiede che gli vengano aperte le porte e di venire sottoposto a qualsiasi tortura, pur di non essere costretto a convivere con quelle due donne (…). E verso la fine Sartre fa trarre a Garcin queste conclusioni: “ È questo dunque l’Inferno? Non lo avrei mai creduto. Vi ricordate? Il solfo, il rogo, la graticola… Buffonate! Nessun Bisogno di graticole: l’Inferno sono gli altri».
Gli altri, come il maggiore dei mali possibili. Ecco, il pensiero di Giovanni Paolo II è l’esatto contrario di quello di Sartre e di tante altre figure del nichilismo novecentesco, tragiche e talvolta patetiche come l’ intellettuale tipo della rive gauche, di cui Sartre resta l’esempio inconfondibile. Invece, secondo Wojtyla, conclude Reale, « l’uomo per essere veramente uomo e quindi realizzarsi come persona non può vivere se non in comunione con gli altri e per gli altri. La “solitudine” è il peggiore dei mali e si oppone in modo radicale alla ricerca e del bene e dell’amore».
E qui giunge a proposito una citazione tratta da Considerazioni sulla Paternità (1964). Scrive Giovanni Paolo II: «Un’analisi radicale della parola “mio” conduce sempre a Te - ed ecco io preferisco perfino rinunciare alla parola mio anziché ritrovarla alla fine in te. Se è un controsenso - allora la gente si è impastoiata in questo controsenso. Perché come sono gli uomini in questa massa sempre crescente? Non sono forse sempre più soli? Il numero non cresce l’amore . La solitudine non rende indipendenti ma genera la lotta» .
È fin troppo ovvio come il « Te » rinvii a Dio… Non potrebbe essere altrimenti. Ma come restare indifferenti alla giusta affermazione che la solitudine non rende indipendenti e moltiplica i conflitti? Soprattutto a fronte della patetica codardia di un Sartre?
Certo, siamo davanti a un pensiero impolitico, che rifiuta i conflitto e la distinzione amico-nemico Ma fino a un certo punto. Perché, come oggi sappiamo, proprio l’impoliticità dei sacrifici di martiri e santi ha fatto grande il cristianesimo, anche sotto l’aspetto politico. Purtroppo si tratta di un fatto che oggi molti cattolici preferiscono non ricordare. Per contro, va rilevato quanto la caduta stessa del comunismo sovietico sia la prova, come osserva Giovanni Paolo II, che il numero «non cresce l’amore». Quindi la politica, da sola, non basta.
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4 commenti:
Ciao Carlo,
dubito che spenderei 100 euro per una raccolta di scritti di Wojtyla, ma a questa tua recensione, e all'introduzione di Reale, riconosco un merito: quello di non additare a Ratzinger l'intera paternità del suo pensiero, come fanno in troppi.
Claudio Ughetto.
Ciao Claudio.
Grazie del commento.
Io invece li ho spesi, nell'arco di alcuni anni, per leggere le principali opere di Sartre...
Ciao Carlo,
a parte gli interessanti commenti sulle opere di Giovanni Paolo II, è illuminante quanto scrivi su Sartre, che rende meno inspiegabile la sua gloria!
Grazie e a presto.
Michele
Grazie a te Michele.
Abbraccio.
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