venerdì, settembre 02, 2011

Giovanni Sartori, il “tracollo” e i dilemmi del liberalismo politico
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La classe non è acqua… E Giovanni Sartori, il principe dei politologi italiani, ne ha da vendere. Ci spieghiamo subito.
In un suo editoriale (*), con poche e precise battute, ha spiegato le ragioni del «tracollo» economico, profetizzando addirittura «il crollo del sistema». Ma per quale ragione dovrebbe crollare? Perché «da mezzo secolo a questa parte gli economisti ci hanno incoraggiato a spendere più di quanto guadagniamo, creando così un progresso economico fondato sul debito».
Il che è vero. Ma solo in parte… Infatti, può esistere un capitalismo non fondato sull’anticipazione di capitale, da parte di qualcuno? E parliamo della banca che anticipa alle imprese, del datore di lavoro che assume “in previsione di”, del consumatore che per acquisire beni, anticipa quote dei suoi prossimi guadagni. In poche parole, può esistere un capitalismo non basato sulla fiducia in profitti, salari, stipendi e rendite futuri.
Il vero punto della questione, di cui Sartori, pur di polemizzare con gli economisti iperliberliberisti, sembra non avvedersi, non è l’incoraggiamento a spendere bensì la fiducia nelle capacità di riproduzione del sistema.
Ciò significa - per usare una parola grossa - che una civiltà rischia di crollare solo quando nessuno creda più in essa.
Tuttavia, editoriali come quello di Sartori, liberale a tutto tondo, segnalano la possibile “riemersione” di un liberalismo politico, giustamente stanco dei perversi effetti di ricaduta del liberismo economico.
Anche altri editorialisti, sempre del “Corriere”, pur con toni e sfumature differenti, sembrano muoversi in questa direzione (di netta contrapposizione a quella dei cosiddetti professori iperliberisti, come Francesco Giavazzi ad esempio): Angelo Panebianco, Ernesto Galli della Loggia, Sergio Romano, Piero Ostellino.
Altro aspetto interessante: nel liberalismo politico (che, semplificando, si basa sul predominio della decisione politica su quella economica), può essere rinvenuto un elemento antieconomicista e sovraindividuale, o se se preferisce relazionale. Quale? Proprio quello della fiducia pubblica, cui accennavamo. Infatti, se la finalità della politica è la protezione, allora solo una equilibrata dialettica tra privato e pubblico, anche in termini economici, può essere l’obiettivo principale di qualsiasi governo. E ogni sana dialettica non può fare a meno di una preventiva e crescente fiducia ad ogni livello istituzionale e sociale: fiducia soprattutto nel futuro, e nella capacità del sistema, nonostante le crisi, di riprendersi.
E qui, purtroppo, si apre un serio problema che può segnare la distanza tra liberalismo politico e realtà storica, tra idee e fatti: esistono attualmente classi politiche “liberali”, e non solo in Italia, in grado di riscuotere e veicolare fiducia nel sistema?
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(*) http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_29/un-tracollo-ben-preparato-giovanni-sartori_d8446e96-d1fc-11e0-a205-8c1e98b416f7.shtml
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3 commenti:

Giacomo Gabellini ha detto...

Ciao Carlo! Mi chiedevo che fine avessi fatto! Felice di rileggerti.
Un caro saluto e un abbraccio.

Cataldo Marino ha detto...

Certamente, se le previsioni di bilancio lo permettono, tanto gli imprenditori quanto i consumatori devono rispettivamente poter anticipare investimenti o consumi. Il guaio è che oggi imprese, banche e società finanziarie spingono agli acquisti anche chi ha redditi prospettici incerti, ed il fattore psicologico a questo punto altera i meccanismi economici. Le aziende devono anche sapersi autofinanziare e le famiglie devono anche saper risparmiare, altrimenti il circuito finanziario si blocca.
(Faccio una precisazione adesso ma vale anche per i successivi commenti. Seguo il tuo blog perchè lo trovo interessante, ma mi sembrerebbe stupido commentare per specificare ciò su cui sono d'accordo o per sottolineare la tua competenza: di questo non hai bisogno. Mi limito perciò a fare delle eventuali puntualizzazioni. Spero ti sia gradito, perchè aggiungere un'idea non significa contrapporsi.)
Un caro saluto
Cataldo

di Carlo Gambescia ha detto...

Grazie della visita Giacomo.

Grazie Cataldo dell'interessante puntualizzazione. Ma figurati :-)... Grazie ancora.

Abbraccio