Anche Standard & Poor's vota....
Si possono affidare le chiavi di casa a un topo di appartamento, per giunta brillo? No. Eppure, ci si continua a fidare delle Agenzie di Rating che, pur dando i numeri ( si pensi alla tripla A assegnata ai titoli Lehman Brothers a pochi giorni dal crollo del 2008), continuano a entrare e uscire dalle nostre abitazioni (nazionali), portandosi via quadri e altri oggetti preziosi Esageriamo? E sia. Allora riformuliamo la questione: Ok, è il capitalismo bellezza! Se vuoi un prestito, devi provare di essere economicamente sano, in una parola solvibile. E chi meglio delle società rating è in grado di fare il contropelo?
Il ragionamento sembra filare, ma fino a un certo punto. Perché non è assolutamente corretto mettere sullo stesso piano un individuo in coda per un prestito e una nazione di sessanta milioni di cittadini? Tutti in fila davanti allo sportello? Ma scherziamo? Anche perché trasparenza nisba. Infatti, come non nutrire sospetti verso il taglio dell’outlook dell’Italia, passato da stabile a negativo, deciso da Standard & Poor’s?
In primo luogo, per il momento in cui cade: tra due turni di amministrative, con Maggioranza e Opposizione in piena battaglia. Va però riconosciuto, come qualcuno ha notato, che la patata bollente è rimbalzata tra le manine a forbice di Tremonti nel week end, a borse chiuse. In fondo, un trattamento di riguardo, come usano fare certi “cravattari” con i buoni clienti (le famose galline dalle uova d’oro cui c’è sempre tempo per tirare il collo…). Però, dopo il sabato e la domenica, di solito, arriva il lunedì. E la settimana in corso rischia di non essere troppo favorevole per titoli italiani ed euro.
In secondo luogo, non essendo economisti non possiamo entrare nel merito del giudizio di S&P. Però, una tantum, ci fidiamo di Tremonti, il quale coglie bene un punto: che senso ha asserire che le prospettive di crescita e di riduzione del debito pubblico, sono diminuite? Quando i fondamentali macroeconomici ( per capirsi, Pil, investimenti, consumi, risparmio, reddito, eccetera)), sono più o meno gli stessi di dicembre? Possibile che in pochi mesi la situazione sia precipitata? Mah…
Che dire infine della sciabolata di S&P sullo stallo politico italiano («political gridlock»)? E di conseguenza - e ti pareva… - circa la necessità di nuove liberalizzazioni? Ma dove è scritto che un commercialista, sia pure targato S&P, debba indicare a un cittadino per chi votare? E, guarda caso a Sinistra… Vista la reazione giuliva di Bersani & Co., subito accodatisi alla richieste di ulteriori liberalizzazioni, che - altra coincidenza… - piacciono tanto ai manchesteriani delle rottamazioni di Confindustria.
Forse sbagliamo, forse no… Ma l’affondo di S&P mostra, ancora un volta, che i mercati votano. E che votano contro Berlusconi. Non è una novità, ma dài e dài il Cavaliere rischia di rimanere per strada. E, purtroppo, l’Italia con lui.
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copyright © Linea 2011 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlogambescia@yahoo.it
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4 commenti:
Non credo proprio che tu stia sbagliando Carlo. La sedicente "sinistra", dopo aver chiuso nella teca delle reliquie da rinnegare sia Marx che Lenin ha abbracciato in toto la grande finanza internazionale. L'identikit dei loro "alti rappresentanti" europei - da Mitterand al gabbato Strauss Kahn, da D'Alema a Joschka Fischer - corrisponde alla perfezione alla descrizione dell'ultimo uomo resa da Friedrich Nietzsche. Sono , per dirla tutta, gli "ultimi uomini" rimasti dopo la "morte di Dio". Se la finanza è il loro Verbo, le agenzie di rating non possono che essere il loro Vangelo, di cui prendono alla lettera ogni singola "indicazione", malgrado le figure rimediate in relazione ai giudizi espressi sui titoli di stato argentini, sulla tenuta di Lehmann Brothers (come da te giustamente sottolineato) e sullo stato di salute del colosso di assicurazioni AIG. Dei veri fondamentalisti insomma, capaci di lanciare scomuniche e anatemi a chiunque si mostri "laico" in materia. Ciao Carlo, abbraccio.
Sono d'accordo su (quasi) tutto. Ovvero non condivido l'apertura di credito (sarà un lapsus la scelta di questa dizione?)verso Tremonti. Il quale non più tardi di qualche giorno fa, a commento dei dati Istat sui rischi di povertà per 1 italiano su 4 è così intervenuto sulla questione: "Un italiano su quattro è povero? Allora alzi la mano chi di voi lo è.... Ecco, nessuno". rivolto alla platea che, a Palazzo Giustiniani, ha seguito la presentazione del Rapporto 2011 della Corte dei Conti. Piccolo dettaglio la tipologia delle presenze in sala: ...molti parlamentari, esponenti della Corte dei Conti, dei ministeri e i vertici della Cassa Depositi e Prestiti...
Come diceva Totò: " ...e poi dicono che uno si butta a sinistra!"
Grazie, carissimo Giacomo. Ottimo. Avverto, echi di letture previane... ;-) Abbraccio!
Grazie Mauro dell'agguerrito commento.
Una tantum, nel senso della linea di credito, non è sempre :-)
Un caro saluto!
Un grazie anche a Massimo Janigro, attento e discreto correttore di bozze :-)
Un caro saluto!
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