mercoledì, marzo 09, 2011


Una replica a Fabrizio Marchi
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Dal post di ieri sulla Festa della Donna è scaturito un interessante dibattito su Facebook. Di particolare rilievo l’intervento di Fabrizio Marchi, giornalista, scrittore, fondatore del Movimento degli Uomini Beta, impegnato, come dire, nel contro-femminismo militante, nonché autore di Le donne una rivoluzione mai nata (Mimesis), recensito qui: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2007/10/il-libro-della-settimana-fabrizio.html
Ecco la mia replica. Prima però il commento di Fabrizio Marchi:
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Caro Carlo,
in realtà la mia critica era rivolta soprattutto alla prima parte del tuo intervento (sulla questione eguaglianza fra i sessi e il riferimento a Tocqueville dirò qualcosa fra breve). Quella, per capirci, dove sostieni che, cito testualmente “le donne oggi guadagnano meno degli uomini, sono licenziate prima degli uomini, e non fruiscono nella stessa misura degli uomini, pur essendo spesso più brave, di analoghe posizioni di comando e responsabilità. Quindi sotto questo profilo resta ancora strada da percorrere”.Non sono d’accordo, oggi la grande maggioranza degli uomini (quelli non appartenenti alle elite maschili dominanti) , come spieghiamo (non a chiacchiere ma con i fatti) in tanti articoli del nostro sito, vive una condizione di oggettiva subordinazione, materiale e psicologica, sia nei confronti delle suddette elite dominanti (sia maschili che femminili), sia nei confronti del genere femminile nel suo complesso. A tutt’oggi, nel terzo millennio, i maschi di “terza classe“sono coloro che svolgono i mestieri più pesanti, nocivi e rischiosi. E sono gli stessi a crepare sul lavoro con percentuali che definire bulgare è un eufemismo (97%; il rimanente 3% di donne muore in itinere, cioè mentre si reca sul posto di lavoro… ). Sarai d’accordo con me che è quanto meno singolare che in una società dominata dalla spregevole oppressione maschilista” a morire sul lavoro siano quasi esclusivamente uomini…Pensa se invece la società fossimo dominati dal femminismo…(è ovviamente ironico ciò che dico, noi pensiamo che in realtà lo siamo…)Oggi un uomo e un padre “normale” (cioè un impiegato, un operaio, un tecnico, un insegnante, un precario) che si separa, viene espropriato di tutto: dei figli, della casa (anche se è di sua proprietà e ci sta pagando il mutuo), del reddito. In altre parole viene letteralmente buttato fuori di casa, gettato sul lastrico, in una condizione di prostrazione psicologica e morale devastante. E’ ormai noto che una gran parte degli “ospiti “ delle varie sedi della Caritas sono uomini e padri separati. Oggi un uomo che non appartenga alla elite dei maschi “vincenti” e di successo, economicamente e socialmente affermati, è praticamente un “invisibile”, costretto a sbattersi e a scimmiottare penosamente i modelli sociali dominanti senza averne i mezzi, sia materiali che immateriali, per poter vivere uno straccio di sessualità, “affettività” (a condizione…) e di vita relazionale, altrimenti negategli. In parole molto povere, è un povero cristo costretto ad elemosinare o peggio, a “comprare” (direttamente o, il più delle volte indirettamente) dei “beni” immateriali (sessualità e affettività) ridotti concettualmente, culturalmente, prima ancora che praticamente, a merce.Questa storia degli uomini (tutti) , sempre e comunque oppressori e privilegiati, e delle donne, sempre e comunque oppresse, discriminate e vittime innocenti è ormai, come si suol dire, una leggenda metropolitana che deve essere sfatata. Un banale quanto rozzo copia-incolla del concetto marxiano di conflitto di classe applicato alla relazione fra i generi. Poco più di una favola per bambini, per quanto mi riguarda. Eppure si è fatto largo nella cosiddetta “sinistra” occidentale liberal e post sessantottina che lo ha sposato in toto. Ricordo peraltro (senza nessuna nostalgia, sia chiaro, ma solo per correttezza di informazione…) che il femminismo non è nato né a Mosca né soprattutto a Pechino (nella Cina ultracomunista e ultra ideologizzata di Mao) dove era considerato, e non a torto, un “prodotto del capitalismo nonché un fenomeno piccolo borghese reazionario da combattere con risolutezza”...(sto usando quello stesso linguaggio utilizzato in quei contesti proprio per essere ancora più chiaro ed esaustivo…)Tornando a noi, quella del minor reddito complessivo femminile rispetto a quello maschile, è un’ altra delle grandi operazioni di mistificazione in corso da tempo (come quella sulla mano omicida degli uomini come prima causa di morte per le donne: 140 donne uccise in media ogni anno in Italia di cui il 20% per mano femminile, e circa 20.000 stroncate dal cancro…Nonostante l’evidenza sono arrivati a sostenere simili menzogne…) Il fatto che le donne guadagnino complessivamente meno degli uomini non è dovuto a discriminazione (sfido chiunque a portarmi un contratto di lavoro in cui a parità di qualifica e mansioni una donna guadagni meno di un uomo…)ma ad una serie di fattori: 1) la maternità 2) una gran parte opta per lavori meno impegnativi e con un minor orario e carico di lavoro (scuola e pubblica amministrazione 3) molte scelgono di lavorare part time e lasciano al marito il compito (e l’onere) di portare a casa la fetta maggiore di reddito, di cui comunque godono a loro volta i frutti, anche e soprattutto nel caso di separazione o divorzio… Il calcolo del reddito femminile è una delle operazioni più ipocrite, paragonabile a quelle sul PIL dei vari paesi. E’ ovvio che, sulla base delle considerazioni testè svolte, se mettiamo sulla bilancia il monte ore di lavoro complessivo delle donne e quello maschile, il reddito delle prime sarà minore di quello dei secondi…Ciò detto, nessuno disconosce che, ai più alti livelli (banche , finanza, industria ecc.) siano gli uomini (alcuni uomini, una esigua minoranza) ad occupare in maggioranza i posti più remunerati (e di più alta responsabilità). Ma questo è il risultato di un processo storico, sociale, culturale e antropologico estremamente complesso che rimanda alla divisione sociale dei compiti, dei ruoli e delle funzioni che nel corso dei millenni è andato costruendosi fra i generi e che non può essere ridotto (a meno di non voler essere banali) a questo banale paragone fatto col “bilancino” del dare avere, destoricizzato e decontestualizzato, come viene invece fatto dalla vulgata dominante corrente e “politically correct”.A fronte dei privilegi maschili (fra cui, ricordiamolo, anche quelli di crepare in miniera o in trincea o su una nave che affonda in pieno oceano) quali sono stati e quali sono tuttora i privilegi femminili? Ne vogliamo parlare? Quando volete, sono a disposizione di tutti e mi farebbe molto, molto piacere.
Sulla questione dell’eguaglianza e del riferimento a Tocqueville. Ci siamo occupati molto di questo tema sul nostro sito. E’ stata fatta negli ultimi decenni, molta confusione su questo punto. Il concetto di eguaglianza è stato artificiosamente sovrapposto con quello di omogeneizzazione e massificazione, tipici della cultura dominante di quello che un acuto e non omologato pensatore di nome Costanzo Preve, definisce come “capitalismo assoluto”. Noi non pensiamo affatto che maschi e femmine siano eguali, nel senso di uniformi. Siamo altresì convinti che i due generi siano ontologicamente differenti. E’ ovvio (come spieghiamo in un articolo del sito dal titolo “Natura e cultura”) che non ha senso separare completamente natura e cultura. Gli esseri umani sono appunto esseri sia naturali che culturali, e sono il risultato di questo complesso processo evolutivo che vede i due fattori compenetrarsi vicendevolmente (la vulgata di destra ritiene che la natura umana sia immodificabile, quella di sinistra, al contrario, ritiene che tutto possa essere modificato in seguito ad operazioni di ingegneria sociale).Noi riteniamo invece che gli uomini e le donne debbano riconoscersi reciprocamente nelle loro rispettive diversità e peculiarità, cosa che oggi non avviene perché il genere maschile è stato ed è costantemente colpevolizzato e criminalizzato. Una operazione mascherata come “progressista”, di “sinistra” e “politicamente corretta”, ma in realtà profondamente qualunquista, interclassista, sessista e razzista. Il contrario insomma di ciò che dovrebbe essere la Sinistra (senza virgolette e con la S maiuscola).Naturalmente il discorso sarebbe ed è lunghissimo e sono stato fin troppo prolisso per un post su face book. Però rivolgo un appello a Carlo e agli altri amici e amiche di questa lista. Vogliamo approfondire la questione? Ne vogliamo parlare dal vivo e con più tempo e calma? Siamo consapevoli che l’argomento è tabù, sia a destra che soprattutto a sinistra (alla quale apparteniamo, senza dogmi né steccati, e credo che proprio quanto stiamo affermando lo dimostri…), dove siamo considerati alla stessa stregua dei “socialfascisti” al tempo dello stalinismo o di negazionisti dell’Olocausto. Devo purtroppo ammettere che a “sinistra”, l’integralismo e la rigidità ideologica sono tuttora molto più potenti e radicati che non a destra (credo). Proprio questo tema lo dimostra. A sinistra è crollato tutto quello che poteva crollare eppure se si prova anche solo ad avanzare una critica al femminismo (e a come si è evoluto) scattano i fili dell’alta tensione. Come mai? Cosa c’è dietro a questa riluttanza (è dir poco…) a voler mettere mano alla questione?...Io qualche idea ce l’ho ma mi fermo qui…Grazie e scusatemi ancora per la lunghezza ma se siete nella lista di Carlo Gambescia siete sicuramente in grado di “reggere” queste mie modestissime e forse noiose riflessioni.
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P. S. Vi invito a leggere alcuni articoli del sito, in particolare il Manifesto del Movimento, dal titolo “Il Movimento Beta”, a mia firma, e “L’emergere storico della Questione Maschile”, a firma di Rino Della Vecchia, entrambi sulla homepage)
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Fabrizio Marchi
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Caro Fabrizio,
un piccolo appunto. Non si risponde, diciamo così, ad una “Allocuzione” ( il mio post di ieri, circa tremila battute) con una “Enciclica" (il tuo commento, circa diecimila battute). Bisogna battersi ad armi pari: a tremila battute si risponde con tremila battute. Altrimenti, io che dovrei fare? Rispondere con una doppia Enciclica? O addirittura scrivere un libro sugli Uomini Beta? Del resto anche tu scrivi di mestiere e sai benissimo quali sono le regole del gioco. Tuttavia è proprio l’impetuosa lunghezza del tuo testo a denunciare un atteggiamento intellettuale - scusami - che a me non piace: quello della guerra culturale, del colpo su colpo… Che, di regola, non porta da nessuna parte. Come ben spiega, se condotta all’estremo, la nullificante retorica delle opposte statistiche ( e quindi nel "mucchio" mi ci infilo anch'io...). Però la sociologia politica, pur servendosi delle cifre, insegna che Auctoritas, non veritas facit legem…
E qui vengo al punto. La questione fondamentale è quella del principio organizzatore. Ora, in una società come la nostra che venera l’eguaglianza, riconoscendone l’ Auctoritas, a prescindere dalla sua Veritas, come è possibile opporsi ad essa rimanendo al suo interno? Tocqueville, suggeriva l’associazionismo, come forma di temperamento dell’ eguaglianza e dell’ individualismo dei moderni. Un rimedio che forse poteva funzionare nell’Ottocento, ma che nella nostra società tardo sensistica, praticamente disintegrata, implica quasi automaticamente - parlo sempre dell’associazionismo - la guerra per bande, come prova la nascita di movimenti intellettuali fortemente conflittuali (io li chiamo "antisti") come il tuo, e di altri movimenti, altrettanto duri, che vi si oppongono.
Il problema, purtroppo, non è quello di una diversa declinazione del concetto di eguaglianza (che ha due sole varietà, soprattutto sul piano applicativo: formale e sostanziale), ma di dove trovare un altro principio organizzatore. E soprattutto di come imporlo.
Perciò caro Fabrizio la rivoluzione non potrà non essere totale. Ma chi ci assicura che dopo staremo tutti ( uomini e donne) meglio?

Carlo Gambescia
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Ecco la contro-contro-replica di Fabrizio Marchi, appena pubblicata su Facebook:
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Caro Carlo,
mi scuso ancora per la lunghezza, non voleva assolutamente essere una forma di scortesia nè tanto meno di scorrettezza nei tuoi confronti. Ci mancherebbe altro...Purtroppo la sintesi non è il mio forte e la passionalità con cui ...porto avanti le mie idee mi porta talvolta involontariamente a debordare...Sono certo che hai compreso perfettamente quale fosse il mio spirito. In realtà non c’era nessuna polemica nelle mie parole, ho solo preso spunto dalle tue considerazioni, sempre estremamente interessanti, puntuali e mai scontate (anche in quei casi in cui non le si condividono), per sostenere le mie ragioni. Diciamo che ho approfittato per prendermi un po’ di spazio…Un peccato veniale che certamente mi perdonerai perché tu per primo sai quanto sia difficile portare avanti argomenti che cozzano con il cosiddetto “pensiero unico dominante” (in qualsiasi ambito e su qualsiasi materia…).Ciò detto, ti ringrazio moltissimo per lo spazio, la considerazione e la stima (assolutamente reciproca) che hai nei miei e nei nostri confronti. Ribadisco che, avendone tempo e voglia, si potrebbe organizzare un incontro su questo tema che io considero “strutturale”, come ben sai. Non sono necessarie iniziative ufficiali (convegni, conferenze ecc.). Anzi, credo che sia opportuno che innanzi tutto gli uomini si incontrino ufficiosamente per discutere di queste problematiche che li riguardano molto da vicino e che invece normalmente tendono a rimuovere (spiego le ragioni di questa rimozione sul sito http://www.uominibeta.org/ nell’articolo a mia firma dal titolo “Ciò che paralizza gli uomini”,proprio sulla homepage).Mi metto naturalmente a disposizione per l’eventuale organizzazione di questo incontro informale e ufficioso. Naturalmente chiunque volesse mettersi in contatto con noi può farlo scrivendo alla posta del sito.Grazie ancora per tutto. Un sentito, sincero e affettuoso abbraccio a te e agli altri amici e amiche della tua lista!
Fabrizio Marchi
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Caro Fabrizio,
grazie, prendo nota di tutto. Benché - e ti prego di apprezzare la sincerità - io sia piuttosto pessimista sugli esiti di eventuali incontri pubblici o parapubblici.
Carlo Gambescia
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15 commenti:

Giacomo Gabellini ha detto...

L'ultima volta che ho tentato di affrontare un discorso simile, caro Carlo, mi sono visto vomitare addosso caterve di insulti da due femministe, adirate con me perchè avevo invitato a riflettere su ciò che aveva scritto a suo tempo l'amico Paolo Barnard, anziché attacrlo a priori. Niente da fare, purtroppo quando si toccano certi argomenti esce sempre qualcuna a disintegrare la discussione. Ora, a quanto vedo, è il turno di tale "LaMega Dirigenta", che si è messa a rispondere istericamente a tutti. In ogni caso, a mio parere la discussione è stata molto interessante, e trovo che, malgrado non condivida il suo "oltranzismo", alcune argomentazioni di Marchi siano degno di nota. Ciao Carlo, abbraccio.

di Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Giacomo.
Oddìo, Barnard non è uno che ci vada piano... in genere.
Comunque sia, andiamo avanti.

Ricambio l'abbraccio

Fabrizio Marchi ha detto...

Purtroppo, caro Carlo, confermo al 100% ciò che scrive Giacomo. E' praticamente impossibile toccare l'argomento, a meno che non lo si faccia per celebrare le donne e il "femminile", sempre, comunque e dovunque...Da questo punto di vista viviamo in una sorta di "Matrix". Quando una donna, come quella di stamane con il nick di LaMegaDirigenta, esordisce dandomi dell'idiota e poi arrivando a sostenere che le donne che partoriscono sono trattate come delle vacche, significa che la realtà è stata arificialmente deformata , al punto tale di averne costruita un'altra, di sana pianta. Mi permetto di postare la citazione di Cioran (autore che apprezzo molto) che ho trovato sul profilo fb di Giacomo: ""Quando un solo cane si mette ad abbaiare a un'ombra, diecimila cani ne fanno una realtà". E' proprio così, purtroppo.
Questo dovrebbe farci riflettere. In che mondo viviamo? Di che natura è e dove trae origine la potenza del condizionamento sociale, culturale e soprattutto psicologico che questo sistema è in grado di sprigionare?
Mi fermo per non essere prolisso...:-)

di Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Fabrizio dell'intervento.
Non sei assolutamento prolisso, la mia critica era legata al solo rapporto allocuzione-enciclica :-) nelle polemiche... Tutto qui.

Io credo ci siano due problemi:
1) quello dello smascheramento dei comportamenti, quando tu dici, che certe reazioni dovrebbe farci riflettere sulla "potenza del condizionamento sociale, culturale e soprattutto psicologico che questo sistema è in grado di sprigionare".
2) quello connesso al principio organizzatore, ossia l'eguaglianza.

Ora, ogni sistema sociale è condizionante, il punto importante è quello di individuare in termini di funzionamento sociale il valore-premessa che condiziona il sistema nel suo insieme. Quindi smascherare i comportamenti è importante, ma capire che un certo principio produce determinate conseguenze è ancora più importante, come capire - comparando - che un altro sistema ne produce altre, e così via.

Tornando al nostro mondo, l'eguaglianza, come ogni altro valore, implica costi e profitti... Ne vale la pena? Sì, allora andiamo avanti. Non ne vale pena? Allora rivolgiamoci a un principio diverso. Studiamone i costi i profitti, gli effetti di ricaduta economici, sociali, politici, eccetera...

Ragionare solo di smascheramento significa studiare una "forma sociale", se vuoi un sistema comportamentale di difesa o di reazione. Qui invece servirebbe arrivare ai contenuti valoriali e sistemici: alla premessa sistemica.

Morale: più si polemizza sullo smascheramento, e più ci si attrezza per polemizzare al fine di smascherare l'altro(ad esempio facendo un certo uso delle cifre, sia pro che contro una questione), più ci si allontana dal cuore del problema. E si rischia di giocare su reazioni, nostre e altrui, sempre più esasperate. Perché si vanno a colpire le autodifese socioculturali dell'altro e per giunta in chiave polemica... E ciò spiega a livello di "forma" psichica, il perché di certi comportamenti aggressivi-difensivi...

Diciamo che - concludendo - quanto ho appena detto è solo "la" premessa metodologica di un sistema di analisi molto complesso, come, caro Fabrizio, avrai sicuramente intuito.

P.S. E forse troppo in là - non per te ovviamente - a livello di ragionamento astratto :-) Vedi, così, ti fornisco argomenti per attaccarmi...

Fabrizio Marchi ha detto...

Non ho nessun bisogno malsano di attaccarti, caro Carlo, e anzi condivido, dal punto di vista del metodo, quanto affermi. Non però nei contenuti. Non è il principio dell'eguaglianza l’origine della questione, a mio parere. Se mai, come dicevo, è nell’ omogeneizzazione e nella massificazione, che sono concetti completamente diversi dall'eguaglianza e sono fenomeni tipici delle diverse tipologie di totalitarismo, anche dell’ apparentemente incruento, liberal e politicamente corretto sistema dominante.
Ma anche i concetti di omogeneizzazione e di massificazione sono degli effetti (hai ragione tu) non la causa prima che, a mio avviso, ha origini estremamente complesse che sono da individuare, nel caso specifico della relazione maschile-femminile (mi rendo conto di semplificare fino all’inverosimile), in una sorta di “matrimonio” più o meno combinato fra un aspetto dell’essere e del manifestarsi del “femminile” nel mondo (quindi anche un aspetto di natura ontologica, fermo rimanendo che se nulla è immutabile, al tempo non tutto non è completamente mutabile…,) e la ragione strumentale e capitalistica dall’altra. E’ questo il punto di snodo; la madre dell’intera questione. E’ stato un processo decisamente geniale quello che si è sviluppato negli ultimi quarant’anni ad oggi e tuttora in corso, di cui in pochissimi si sono resi conto. Anzi, siamo appena agli inizi. Il primo stadio è stato il passaggio dal lavoro materiale a quello immateriale che ha visto l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro (nessuna donna ha mai rivendicato l’autonomia economica quando questa significava spezzarsi la schiena in una risaia). La politica delle quote rosa è solo il punto di partenza di una offensiva più complessa e articolata che prevede la marginalizzazione del maschile anche in quei settori che da sempre occupa tradizionalmente (in tutti i paesi scandinavi le donne sono ormai maggioranza nelle assemblee elettive, nei governi e nei CdA delle aziende, e ben presto avverrà in tutto il mondo occidentale). Il secondo, come ben sai, perché hai letto il mio libro, è consistito nell’attribuzione di un valore di mercato (valore di scambio e valore d’uso) alla sessualità femminile, soprattutto da un punto di vista psicologico e concettuale, prima ancora che pratico. In altre parole è stato creato una sorta di plusvalore (relativo e spesso assoluto) applicato alla sfera più profonda, subliminale, come si suol dire, degli individui (quindi sessualità e affettività ridotte concettualmente a merce, più o meno consapevolmente). La qual cosa pone gli uomini non appartenenti alle elite dominanti in una condizione di subalternità psicologica, culturale ma anche pratica (più legislazione antimaschile) Il terzo stadio (già in atto, ma il fenomeno esploderà nei prossimi decenni), e uno dei più inquietanti, sarà la piena e totale autonomia femminile in tema di procreazione (fecondazione assistita ecc.) . A tutto ciò dobbiamo ovviamente aggiungere la tradizionale dipendenza sessuale maschile da quella femminile. Tradotto: il maschile, già in larga misura messo fuori gioco, lo sarà del tutto nell’arco di qualche generazione. Tutto ciò sta passando ed è in larghissima parte già passato, giustificato e supportato da una campagna mediatica (di colpevolizzazione e criminalizzazione del maschile) la cui potenza, a mio parere, non ha precedenti nella storia. L’aspetto tragicomico, paradossale e fantascientifico della questione, è che il tutto sta avvenendo all’insegna della battaglia per porre fine all’oppressione maschilista di cui sarebbe intrisa la nostra società…Se la cosa non fosse seria sembrerebbe di essere su “Scherzi a parte”…

Fabrizio Marchi ha detto...

Ciò detto, sono di conseguenza assolutamente convinto, per dirla con le tue parole, che la premessa sistemica risieda quindi altrove, in quella che noi abbiamo definito SIA (Società Industriale Avanzata), oggi del tutto sovrapponibile al Capitalismo e alle sue dinamiche, e non, appunto, nel principio di eguaglianza, che è soltanto la bandiera sventolata ipocritamente dal femminismo e dal “politicamente corretto” come specchietto per allodole. Sarebbe troppo lungo e complesso per me approfondire in questa sede. La cosa migliore è rinviarvi alla lettura del sito, e di alcuni articoli dove spieghiamo la nostra "Weltanschauung" (che parolone!...:-) ), in particolare il nostro "Manifesto" (Il Movimento Beta), e "L'emergere storico della Questione Maschile", entrambi sulla homepage del sito. E' lì (e anche in diversi altri articoli che abbiamo pubblicato) che si può comprendere meglio la nostra analisi.

Anonimo ha detto...

Libertà, Uguaglianza, Fraternità? No, ha detto giustamente de Benoist, meglio sarebbe stato: Libertà, Qualità, Identità! Ed è chiaro quel che comporterebbe pure per questo discorso su maschi e femmine. Ma la società occidentale contemporanea, ossia il potere che la domina, punta verso la trinità: Femminilità, Sorveglianza, Amorfità.

Anonimo ha detto...

fab. marchi scrive:
"la causa prima che, a mio avviso, ha origini estremamente complesse che sono da individuare, nel caso specifico della relazione maschile-femminile (mi rendo conto di semplificare fino all’inverosimile), in una sorta di “matrimonio” più o meno combinato fra un aspetto dell’essere e del manifestarsi del “femminile” nel mondo (quindi anche un aspetto di natura ontologica, fermo rimanendo che se nulla è immutabile, al tempo non tutto non è completamente mutabile…,) e la ragione strumentale e capitalistica dall’altra"

ma come parli? ignorante. Se devi spacciare le tue menzogne disoneste, almeno non usare il linguaggio filosofico a sproposito per riempirti la bocca.

E comunque, Carlo, resto della mia atavica idea che chi ha idee così scioviniste in particolare contro le donne, è un omosessuale represso e automistificato. E' una vergogna che nel nostro mondo ci sia gente eretta alla dignità di "intellettuale" (scrittore) che esprime simili vili e sottoculturali concetti. Non sto nemmeno a discutere con uno che scrive "uomini e donne sono ONTOLOGICAMENTE diversi" senza manco sapere che significa "ontologicamente" e tirando le conseguenze scioviniste di tale farlocca affermazione (rispetto all'Essere tutti siamo uguali. Al limite, Aristotele direbbe che siamo diversi in quanto al GENERE (e non riguardo alla specie, per esempio). Concludo con solo un invito per il marchi: prima di pontificare idee "alla bisogna" del sistema autocratico-imperialista che ci governa, back to school, sempre che abbia la materia grigia per imparare qualcosa...
B A

Anonimo ha detto...

Comunque Barnard è uno degno di risposta..casomai scoreggi antifemminismo...questo marchi delirante dalle idee violente NO
BA

Anonimo ha detto...

Carlo, cazzo...tu mi sei immensamente simpatico...sei un intellettuale sempre onesto, non hai secondi fini di natura ideologica e io, credimi, questo lo apprezzo molto, anche tu fossi un fascista dichiarato (mio padre lo era, anche se nn ha mai avuto la tessera). Tuttavia devi stare attento: essere troppo tolleranti puo' danneggiare la propria immagine: marchi culturalmente non vale nulla. E' un propugnatore di idee di odio/conflitto, di suprematismo maschile accompgnato da vittimismo, nè piu' nè meno dei sionisti. Ora: capisco che tu sia "moderato" anche forse di carattere, ma non puoi lanciare il sasso e nascondere la mano: se hai pubblicato un simile aborto, mò ti tieni le conseguenze. Praticamente hai fatto pubblicità a quest'individuo...e cio' (te lo dico con tutto affetto) mi piace poco. Quindi p.p. pubblica i miei commenti e censura i piu' facinorosi...ciao e grazie.
BA

di Carlo Gambescia ha detto...

Fabrizio, buondì.
Allora...

Primo punto. L’omogeneizzazione è una cosa, la massificazione un’altra: diciamo che la massificazione (fenomeno moderno) è la ricaduta dell’ omogeneizzazione ( o conformismo sociale), presente in tutte le società (quale costante sociale), certo articolandosi su valori diversi. Probabilmente il conformismo sarà socialmente “attivo” anche in una futura società degli Uomini Beta, Gamma, eccetera… O delle femministe integrali….
Quindi il conformismo (omogeneizzazione) è una causa, la massificazione l’effetto (però nelle società moderne). Se le parole, in sociologia, hanno un senso.

Secondo punto. La relazione Maschile-Femminile è sempre esistita come forma di rapporto sociale, ma ha incarnato, di volta in volta, valori storici diversi, seguendo il rapporto contenutistico gerarchia-eguaglianza. Non è detto però, visto che nessuno ha in tasca le chiave della storia, che in futuro, non si possa arrivare a quell’unisex, di cui parlavo nel mio post. Come ultimo portato, per l'appunto, di un’idea di eguaglianza, rivolta a eliminare qualsiasi differenza tra gli esseri umani, inclusa quella tra i sessi, magari duramente imposta dall’alto, come è avvenuto e avverrà ancora nella storia umana E’ un bene o è un male? Come per l’idea di eguaglianza, non spetta al sociologo dirlo: hic sunt leones. Il mio, - lo ripeto - è un atteggiamento neutralmente affettivo. Sono un analista sociale, non posso venir convertito a nessuna causa…

Terzo e ultimo punto, perciò come puoi dire che l’eguaglianza - anche ammesso e non concesso quel processo di trasformazione economico-sociale indotto dal SIA – non sia premessa sistemica? Dal momento che proprio il movimento degli Uomini Beta (come tanti altri movimenti dal 1789 ad oggi, non ultime le femministe) la rivendica nei riguardi delle donne…

Caro Fabrizio, la tua, la vostra - quelle degli uomini Beta è una teoria conflittualista (contro le donne) del sociale (come lo è quella delle femministe, contro gli uomini), e come tutte le teorie conflittualiste ( o monafattoriali: basate su un solo fattore di analisi, il conflitto), vede solo una parte della questione, quella polemica nel significato di polemos… Come ad esempio, e per contro, le teorie pacifiste, scorgono solo l’aspetto irenico…
Tieni presenti che il conflittualismo sociologico (non tutto ovviamente, pensa però ad esempio all’uso del concetto di Rassenkampf nella sociologia e nella cultura tedesca tra Otto e Novecento) è uno degli ingredienti, secondo accreditati studiosi, di quel brodo culturale da cui nacque il nazismo…
Ovviamente, anche la cultura femminista è conflittuale...

di Carlo Gambescia ha detto...

Ecco, si parlava appunto di conflittualismo culturale...
Barbara i commenti non te li cancello, perché anche tu mi stai simpatica.
Però sono del parere che certe cose si possano dire senza insultare nessuno... O no?

Quanto all'Anonimo clone di de Benoist, si presenti, altrmenti sarò costretto a cassarlo...

Fabrizio Marchi ha detto...

Ma ella (la “Liberata”) non è ancora soddisfatta. Deve cercare di distruggere il sottoscritto disconoscendolo come “intellettuale” (per me questa è quasi una “parolaccia”, per lo meno per come è stata di fatto declinata…) o come scrittore. Chiarisco che il sottoscritto è soltanto un uomo, come tanti altri, che ha una sola presunzione: quella di poter esprimere liberamente le proprie opinioni sulle cose del mondo per come le vede, con gli strumenti, senz’altro molto scarsi, su questo non c’è dubbio, di cui dispone. Punto. Gli intellettuali (che sono quasi sempre “organici”, anche quando non lo sono…) fanno un altro mestiere, in genere anche ben retribuito... E glielo lascio tutto. Però sarebbe più coerente evitare di distribuire (o togliere) patenti a questo o a quello: è molto poco “progressista”, molto poco di “sinistra” e soprattutto molto poco in sintonia con lo spirito di questo blog. A meno che non abbia capito nulla…
E questa volta, come ieri, sono io a dirtelo, caro Carlo, sei troppo tollerante con certi individui. Nel blog degli Uomini Beta, che gestisco in quanto fondatore, non permetterei mai simili atteggiamenti denigratori e offensivi nei confronti di chicchessia. Nel nostro blog ci siamo dati delle regole molto precise alle quali tutti/e devono attenersi: nessun insulto e nessuna offesa gratuita. Si discute e ci si divide, spesso aspramente, solo nel merito degli argomenti Chi non rispetta queste regole viene espulso dal blog. Tutti gli utenti e gli amici che lo frequentano te lo potranno confermare.
Scusa l’appunto ma è ciò che penso. E siccome mi considero un ospite, spero gradito, nel tuo spazio, e in due giorni mi sono beccato una raffica di insulti gratuiti da due persone, ho ritenuto giusto dirtelo.
P.S. sul merito delle tue osservazioni ti risponderò più avanti

di Carlo Gambescia ha detto...

Fabrizio, scusami, ma se non sei d'accordo su come gestisco questo spazio, puoi anche astenerti dall'intervenire.
Grazie.

di Carlo Gambescia ha detto...

AVVISO AI COMMENTATORI

Ho ricevuto, sempre in argomento, una serie di commenti, alcuni anche debitamente firmati. Grazie.
Commenti, che tuttavia non pubblicherò, poiché risultano privi di qualsiasi interesse euristico, dal momento che tutti gli estensori (dei due sessi) fanno a gara per insultarsi, scaricando, ovviamente, sempre sull'altro la responsabilità, eccetera, eccetera...
Pertanto sono costretto a chiudere qui i commenti, tutti i commenti.
Se però Fabrizio Marchi desidera ancora aggiungere qualcosa al mio specifico commento al suo intervento, e in termini pertinenti, ne ha la facoltà.
Carlo Gambescia