
La Perina e i suoi fratelli: Primum vivere…
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Come previsto Flavia Perina ha perduto la poltrona di direttrice del Secolo d’Italia. Si tratta del classico regolamento di conti. Inutile nasconderlo. L’ex giornale del Movimento Sociale appoggiava apertamente Fini, attaccando Berlusconi, un giorno sì l’altro pure, e così gli ex colonnelli pro-Cavaliere, in maggioranza nel nuovo Consiglio di Amministrazione, hanno licenziato la Perina. Inutile nascondere che le due parti in conflitto sapevano benissimo, non venendo dalla montagna del sapone, quale fosse la posta in gioco.
Del resto la "direttora", deputata da due legislature, ben posizionata mediaticamente, brava nel suo mestiere, non finirà sicuramente disoccupata o in miseria. Tutto calcolato, insomma. Più scivolosa invece, la posizione del suo vice ufficioso, Luciano Lanna e degli altri periniani-finiani, non pochi tra redattori e collaboratori. Tutti economicamente e professionalmente meno muniti. E infatti i claudicanti di batteria, soprattutto se con famiglia e mutui a carico, si sono ben guardati dal dimettersi per solidarietà.
E invece dovevano, e subito. Perché l’unica vera libertà del giornalista, davanti alla giustizia sommaria tipo Secolo d’Italia, è dimettersi, soprattutto quando non si condivida la “nuova linea” editoriale, sicuramente normalizzatrice. Perciò i Flavia's boys - repetita juvant - dovevano dimettersi in massa.
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Come previsto Flavia Perina ha perduto la poltrona di direttrice del Secolo d’Italia. Si tratta del classico regolamento di conti. Inutile nasconderlo. L’ex giornale del Movimento Sociale appoggiava apertamente Fini, attaccando Berlusconi, un giorno sì l’altro pure, e così gli ex colonnelli pro-Cavaliere, in maggioranza nel nuovo Consiglio di Amministrazione, hanno licenziato la Perina. Inutile nascondere che le due parti in conflitto sapevano benissimo, non venendo dalla montagna del sapone, quale fosse la posta in gioco.
Del resto la "direttora", deputata da due legislature, ben posizionata mediaticamente, brava nel suo mestiere, non finirà sicuramente disoccupata o in miseria. Tutto calcolato, insomma. Più scivolosa invece, la posizione del suo vice ufficioso, Luciano Lanna e degli altri periniani-finiani, non pochi tra redattori e collaboratori. Tutti economicamente e professionalmente meno muniti. E infatti i claudicanti di batteria, soprattutto se con famiglia e mutui a carico, si sono ben guardati dal dimettersi per solidarietà.
E invece dovevano, e subito. Perché l’unica vera libertà del giornalista, davanti alla giustizia sommaria tipo Secolo d’Italia, è dimettersi, soprattutto quando non si condivida la “nuova linea” editoriale, sicuramente normalizzatrice. Perciò i Flavia's boys - repetita juvant - dovevano dimettersi in massa.
Quando si va ai materassi, un giornalista, se onesto e coraggioso, deve coerentemente cadere con le armi in pugno, con onore. E invece dalle parti di via della Scrofa si nicchia… Seguiremo comunque, con attenzione, i prossimi accadimenti. Chissà, un sussulto di libertà...
Mhhhh... Già però crediamo di conoscere la versione di comodo degli orfanelli incollati al desk. Quale? Restare e lottare, of course…
Certo, percependo lo stipendio. Primum vivere…
Certo, percependo lo stipendio. Primum vivere…
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4 commenti:
Che dire Carlo, da quelle parti il manganello va ancora di moda a quanto pare. Detto questo, non sono mai stato un ammiratore della signora Perina né tantomeno del suo vide Lanna. Per carità, ognuno ha le sue sacrosante idee, ma mi è parso francamente assurdo appoggiare i giri di Valzer compiuti da Fini, che ancora non si è deciso a fare una scelta vera e propria, ma persevera nel tenere i piedi in due staffe. Ho come l'impressione che costoro subiscano ancora il fascino del "leader inconstrastato", di cui si guardano bene dal mettere in discussione le mosse. In ogni caso, la Perina rimane la vittima sacrificale di una faida interna a quella martoriata redazione. Ciao Carlo, abbraccio.
Grazie Gaicomo.
Qui però il problema non è la faida interna (o comunque non solo), ma il fatto che non si sia più coscienti che il giornalista - che non è uno che vende banane, con tutto rispetto per l'ortofrutta - deve essere capace di dire no: costi... quel che costi. La libertà inizia da lì. E non dallo sparare a zero su questo o su quello, ma a comando... A causa di questi esempi ( di chi vuole fare il non conformista con due pensioni) stiamo tirando su giovani ( e parlo dei ventenni) privi di spina dorsale. Pronti a firmare pure sotto la carta igienica...
ciao Carlo , questa volta concordo con te ;-)
Beppe
Ne ho piacere Beppe. Grazie e buona giornata!
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