mercoledì, marzo 02, 2011


Fli: anarco(-traditori)… di tutti...
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Del tormentone mediatico-giudiziario su Berlusconi e Ruby quel che più sorprende è l’acceso moralismo dei cosiddetti anarco-libertari targati Fli: Secolo d’Italia e officianti minori. I quali, pur di dare addosso al Cavaliere, fanno finta di aver dimenticato paginate intere dedicate alle celebrazioni delle anarco-sessual-ammucchiate fiumane. Oppure gli speciali sull’arrembante sessualità del gattaccio Pasolini in cerca di amori al cardiopalma tra i cespugli delle periferie romane (Petrolio insegna). O di altri mestieranti della cultura novecentesca, inclusi cabarettisti, fumettari, rockettari, tutti dediti al basta che respirino. Per non parlare, forse perché riconducibile al fascismo-movimento ( ma in camera da letto), della rovente sessualità di Mussolini, tuttora ammirata, ma solo tra le righe. Anche per non urtare la sensibilità politicamente corretta delle post-camicette nere.
E così appena Berlusconi ne combina una (perché il “ragazzo” ha l’argento vivo addosso), gli anarco-goodfellas di Fini tirano fuori il mitra per sparare raffiche mediatiche, giusto in tempo per il TG3 della sera. Finendo così per sposare l’infelice causa del bigottismo totale alla Bindi. Sembra infatti che gli anarco-flagellatori di Futuro e Libertà siano intenzionati a dare vita con Rosy a un’Associazione per la Protezione della (Velina) Giovane. Ovviamente da Berlusconi. Rischiando però di finire nelle male assortite ammucchiate, politicamente hard, suggerite dal Tafazzi-D’Alema.
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Anarchismo e fascismo
Fin qui abbiamo scherzato. In realtà il problema esiste ed è profondo. E riguarda il rapporto storico tra anarchismo e fascismo. Da cui Fini proviene e sul quale lui, postfascista per necessità ma fascista per formazione, dovrebbe riflettere prima di parlare ogni volta ad usum Micromega. Certo, l’argomento è politicamente scabroso, soprattutto a destra. Ma se si vuole capire lo sfascismo di Fini & Co. va affrontato. Domandona: esiste un’affinità storica, sociologica e culturale tra fascismo e anarchismo ? Sì e no. La questione è piuttosto complessa. Va subito rilevato che, tra Otto e Novecento, l’anarchismo si oppone al marxismo, come del resto il fascismo alla fine degli anni Dieci. Siamo perciò davanti a un fattore di comune “inimicizia” che può spiegare conversioni e abiure di alcuni singoli. Questa affinità verso il nemico comune non basta però a provare l’esistenza sul piano dottrinario di un fascismo anarchico-libertario. Dal momento che l’anarchismo, pur nelle sue varie espressioni, parte sempre da basi individualistiche, mentre il fascismo muove da posizioni olistiche. Tradotto: comunitarie e identitarie.
Inoltre sul piano sociologico, l’anarchismo, come dice il termine stesso (mancanza di governo, di comando), punta su una società di liberi individui in grado di autogovernarsi senza ricorrere al vincolo politico, mentre il fascismo, come rileva il termine stesso (fascio di forze), guarda a un superpotere politico capace di vincolare i vari gruppi sociali.
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Il "tanto peggio tanto meglio"
A dire il vero, il salto interventista e diciannovista di singole figure, non tanto dall’anarchismo quanto dal sindacalismo rivoluzionario al fascismo, va ricondotto come vedremo alla comune componente antiborghese. Comunque sia, le nostre considerazioni generali trovano conferma nella storia del Novecento. E aiutano a capire la vittoria - certo, a termine - del fascismo storico, più “politicamente” e socialmente strutturato (un capo, un destino, un partito unico, eccetera) rispetto alle varie forme realizzate (pochissime per verità) di anarchismo sociale. Oltre, ovviamente, a spiegare il successo storico del marxismo, in versione sovietica e militarizzata, sull’anarchismo. Esiste però - è vero… - un ’area grigia tra anarchismo e fascismo. Quale? Non è il caso di farsi troppo illusioni, perché si tratta di una terra di nessuno segnata dal ricorso alla violenza come principale mezzo politico. Una violenza, capace di metastasi, che nasce dall’ inestinguibile odio antiborghese. Un odio condannato, per sua natura, a servirsi dell’altrettanto terribile principio, soprattutto quando si sta per agguantare o perdere il potere, “del tanto peggio tanto meglio”. Pertanto se proprio si deve parlare di affinità, questa riguarda la scelta nichilistica: “il tanto peggio tanto meglio”. Opzione che accomuna l’anarchismo a sfondo terroristico, non tanto con il primo squadrismo fascista ( volto a ripristinare l’ordine sociale in chiave di valori combattentistici contro i valori antinazionali) o con quello di Salò (teso a difendere l’ultimo brandello di una patria, per contro mai amata dall’anarchico), quanto con il disperato terrorismo nero degli Anni di Piombo, votato alla pura e semplice distruzione dell’ordine borghese esistente: una scelta suicida e tragica - quindi degna di rispetto - esito però di una volontà pre-politica di ribellione (in chiave anarcoide), piuttosto che di rivoluzione politica e sociale ( in chiave leninista o mussoliniana).Un funesto legame a sfondo nichilistico di cui qualcuno, come talvolta capita di leggere, sembra addirittura andare fiero. Il che non è bene. Ma questa è un’altra storia.
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Il riflesso anarco-nichilista di Fini
Si dirà, ma che c’entra tutto questo con l’odio dei finiani verso il Cavaliere? Al tempo. Berlusconi è un borghese al cento per cento. Perciò contro di lui riemerge regolarmente il violento riflesso nichilista di cui sopra. Qualcosa di completamente diverso dal ragionato combattentismo del primo squadrismo e dalla motivazione nazionale e sociale di Salò. E per giunta privo della tragicità che innervava il terrorismo nero degli Anni di Piombo…
Di più: l’anarco-libertarismo posticcio messo in bocca a Fini, anche ammettendo alcune affinità “di riflesso” con certo fascismo antiborghese e violento (patrimonio di pochi singoli piuttosto che dottrinario), tradisce funzionalmente proprio la sua mission , perché si allinea al moralismo azionista della sinistra e al bigottismo clericale degli ex Dc. Trasformandosi così nella post-guardia bianca della cosiddetta borghesia buona, quella dei De Benedetti, contro quella cattiva, rappresentata da Berlusconi.
Sulla paurosa deriva borghese di Fli, Del Noce ci inzupperebbe teoricamente il pane: nel senso che vi vedrebbe il suicidio, come per quella marxista, anche della rivoluzione antiborghese (neo-)fascista… Ma ora non è questo il punto.
Riassumendo: per un verso, all’insegna dell’ anarcoide tanto peggio meglio, Fini ha sfasciato, nell’ordine, Msi, An e Pdl, per l’altro, ora sta favorendo la ricomposizione di un fronte politico borghese, da Bersani e D’Alema a Rutelli e Casini, che di libertario e anarchico non ha nulla.
Perciò si tratta di un anarco-libertarismo a mezzo servizio: vale per D’Annunzio a Fiume ma non per Berlusconi ad Arcore… Per le penne di Fini è una vitaccia: che fatica costruire l’ immaginario anarco-libertario, includendovi qualche letterato-rondinotto fascista, talvolta addirittura di antiche simpatie naziste, che non può far primavera anarchica, e al contempo spezzare il pane ( o le briciole…) con la borghesia più egoista e lontana dal popolo … Quella invidiosa del Berlusconi sceso in politica. Roba da esaurimento nervoso. O da Tartufo.
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P.S.
Celebre personaggio di Molière e non di Max Bunker. La precisazione è per le penne flielline, “diversamente colte”.
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4 commenti:

Giacomo Gabellini ha detto...

Eheheh, la solita penna affilata, caro Carlo. E' un pò il destino dei "desti" italiani quello di fare i duri e puri a seconda degli interlocutori, di adattare i propri "irriducibili" valori ad alcuni ma non ad altri. Il solito, ipocrita oltranzismo a corrente alternata e geometria variabile. Senza Berlusconi il signor Fini e la sua congrega di colonnelli non sarebbero andati da nessuna parte, e allora tanto valeva riciclare il riciclabile (e anche l'irriciclabile, per la verità...) per accaparrarsi la propria fetta di potere. Ce lo vedo, il signor Fini, a richiamarsi al "realismo" di Cavour in occasione della guerra di Crimea per legittimare le proprie continue "rinnegate". Cosa vuo farci Carlo? Sono stati alleati per un Ventennio (quando si dice il caso...) con Berlusconi, e solo ora ne scoprono l'"intollerabile" dissoluzione, l'"incompatibilità" del suo operato con la carica che ricopre eccetera eccetera... Raramente mi è capitato di assistere ad una degenerazione simile. Vedremo come finirà. Ciao Carlo, abbraccio.

di Carlo Gambescia ha detto...

Grazie carissimo.
Altro che penna affilata... Qui ci vorrebbe l'affettatrice elettrica. Oggi, ad esempio ho letto altre stupidaggini di Cardini, che fa il verso Franz Fanon... Penoso.
Altro ieri Massimo Fini...
Abbraccio.
Carlo

luigi puddu ha detto...

Interessante il tema "se Del Noce fosse vivo, cosa direbbe?", magari dilatato a tutta l'attualità politica e culturale.
Ci potresti fare un post...

di Carlo Gambescia ha detto...

Giusto. Grazie.
Buona giornata e abbraccio.
Carlo