
Delusione...
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In merito al post sul licenziamento della Perina, abbiamo appena ricevuto un commento offensivo del dottor Adriano Scianca, giornalista del “Secolo d’Italia”. Che delusione...
Peccato che fino a qualche tempo fa, il dottor Scianca, sul nostro conto, non la pensasse così. Come del resto prova la copertina, qui riprodotta, di un volume al quale, su nostra richiesta, egli collaborò con grande entusiasmo, uscito nella collana “Le interviste”, da noi diretta presso le Edizioni Settimo Sigillo.
Forse il dottor Scianca è ancora troppo giovane e impulsivo. Però, quando si dice l’ingratitudine umana...
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Carlo Gambescia
Forse il dottor Scianca è ancora troppo giovane e impulsivo. Però, quando si dice l’ingratitudine umana...
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Carlo Gambescia
8 commenti:
Ah, capisco. Quindi quel libro non era un'iniziativa culturale che si riteneva fosse valida di per sé, per i temi e gli argomenti trattati, ma un mero "favore" personale che mi renderebbe ora "in debito", tanto da indurmi al silenzio qualora il primo venuto mettesse in discussione la mia libertà di pensiero e il mio onore personale...
E' un curioso modo di pensare, che mi induce a credere che il suo interessato "attraversamento" di un certo mondo politico culturale non abbia lasciato in lei tracce visibili di etica "alta".
Ultima cosa: domani vado ad una conferenza a Brescia. Devo andarci scortato come un camorrista, dato che la situazione si annuncia abbastanza pesante. Ma ovviamente questo non conta rispetto al peccato mortale di non essermi dimesso in seguito all'esonero di Flavia (rispetto alla quale ho un legame di stima e riconoscenza che non devo certo dimostrare qui). Ovviamente come e quanto rischiare per le proprie idee devo venire ad apprenderlo qui... ma pensa te...
Adriano Scianca
Dottor Scianca, considero l’iniziativa di Brescia importantissima. Sa benissimo quanto io stimi Gabriele Adinolfi. E come la stima sia ricambiata. Perciò fa benissimo a partecipare. Ha tutta la mia solidarietà.
Quanto al resto, mi dispiace ma non cambio una virgola: lei mi ha deluso, e umanamente. Beh, allora chieda a Stefano Vaj se mi sono mai permesso di chiedergli anche il più piccolo favore. Oppure ad altri.
Un’ultima cosa, studi la storia del giornalismo. In biblioteca ci sono ottime storie, a partire da quella di Tranfaglia. E vedrà quanti giornalisti hanno detto no. Si documenti. A partire da quelli - che purtroppo per cultura non le appartengono - che seppero dire no al fascismo.
Visto però che non è mai troppo tardi, se non vuole imparare da me, impari almeno da loro.
Carlo Gambescia
Aderire o meno al fascismo credo sia una questione un filino più dirimente e coinvolgente rispetto a tutto ciò che sta interessando il Secolo in questi giorni e fare un paragone tra i due casi è semplicemente capzioso.
Cosa mi appartenga o meno "per cultura" lei non può permettersi di stabilirlo, anche perché il mio percorso di studi nelle università della repubblica italiana è del tutto trasparente e a prova di simili illazioni.
Tutto questo, comunque, non ha nulla a che fare con il nocciolo della questione, che rimane uno: per antipatie personali tutte sue lei ha infangato la reputazione di un'intera redazione giornalistica di cui non sa nulla, spacciando fior di professionisti per paraculi ataccati al posto di lavoro anche a costo di svendere la propria onorabilità.
E tutto questo è semplicemente inaccettabile.
Della sua stima non me ne faccio nulla, del mio onore invece credo di poter ancora andar fiero a prescindere dalle sue malevole considerazioni.
Adriano Scianca
Inutile provare a ragionare. Prendo atto.
Guardi dottor Scianca, l'argomento delle antipatie è roba da sottoscala del giornalismo. Risibile. E' la hegeliana storia vista con gli occhi del cameriere. Forse lei proietta se stesso negli altri. E tutto ciò mal si concilia con il suo ricordare, a ogni piè sospinto, quando lei vada fiero del suo onore...
Per ora, tuttavia, con me lei si è dimostrato un ingrato. E dunque non all'altezza di questo suo tanto celebrato onore. Vedremo, con gli altri, che oggi tanto difende, come si comporterà in futuro: il tempo è galantuomo e se, per così dire, si nasce ingrati, tali si resta per tutta la vita. L'ingrato tradisce la lecita stima che si ripone in lui, e tradendo disonora e si disonora.
Detto questo, passo e chiudo. De-fi-ni-ti-va-men-te
Il modo scorretto in cui continua ad impostare questa discussione parla da solo...
a) non sono io ad aver posto questioni di onore e reputazione, è lei che ha commentato l'esonero di Flavia Perina esattamente ponendo sul piatto la dignità di tutta una redazione. Quindi non sono io un fissato con l'onore né, del resto, sono qui in ballo solo io.
b) fare un commento così acidulo e velenoso come il suo sul Secolo, del tutto privo della sua tanto decantata avalutatività di studioso, e poi riversare su di me l'accusa degli argomenti "da sottoscala" è cosa che farebbe la gioia di Freud...
c) Io non le devo nulla, quindi anche l'argomento della "ingratitudine" lascia il tempo che trova. Mi faccia capire, tuttavia, com'è che funziona secondo lei: lei mi fa scrivere un libro e io per il resto della mia vita sono vincolato al silenzio nei suoi confronti, anche qualora lei dovesse offendere me e i miei colleghi?
Adriano Scianca
Come ho già detto, passo e chiudo,
de-fi-ni-ti-va-men-te.
Caro Carlo,
scusami se scrivo, con un certo ritardo, una piccola nota su questo post. Volevo farlo dalla settimana scorsa ma è stato difficile trovare una mezz’oretta tranquilla.
Premetto che non voglio esprimere alcun giudizio sulla polemica di cui esso è parte integrante, ignorando i dettagli dei fatti.
Mi ha colpito, invece, la tua aspirazione a una moralità che non è tanto comune ai nostri giorni, e forse ancora meno sul web oppure in ambito intellettuale/giornalistico, dove quasi tutto verte intorno a… parole.
Tu sembri pretendere dalle persone una certa coerenza e una certa gratitudine. Sono due qualità importanti in un mondo di persone che collaborano e convivono in una condizione di equilibrio sociale. Sono bandite, invece, in un mondo dominato da chi, attraverso i mucchi dei soldi, detiene tutti i poteri. Perché le suddette qualità sono tra quelle che permettono agli uomini di strutturarsi e di opporre una qualche resistenza ai suddetti accumulatori.
Quindi… la prima è stata annientata da una visione relativistica della realtà che rende ogni comportamento moralmente equivalente al suo contrario. La seconda, oltre che dalla stessa visione relativistica, dal ricatto economico e dal cosiddetto spirito di competizione (modo politicamente corretto di chiamare l’egoismo). Gli esempi di incoerenza abbondano dappertutto, soprattutto nella nostra classe politica. Ma anche l’ingratitudine… pensa a quanti hanno faticato tutta una vita per i figli, i quali li hanno poi scaricati in un ospizio; pensa a quanti mantengono una moglie che li tratta come autisti o camerieri inadempienti… Ce ne sono di esempi!
Quanto ai giovani, sono costretto a citare un altro aneddoto. Ieri, ho comprato il “libro delle vacanze” di mio figlio, di 5 anni. Sfogliandolo, vi ho trovato la favola della cicala e della formica in nuova versione: la prima, simpatica e amata da tutti; la seconda acida e cattivella, ottimo esempio di demonizzazione per bambini.
So che non ami il “complottismo”, ma credo che qualcuno stia capovolgendo intenzionalmente la scala dei valori del mondo. Dovremmo combattere questo nuovo spirito e questa nuova cultura a tutto campo, da “dotti della tradizione universalistica” più che da “intellettuali moderni”, senza troppa paura di essere chiamati talebani o reazionari. Se non lo faremo, possiamo aspettarci qualsiasi variante alle nostre aspettative, nel comportamento dei giovani. Quel che è peggio, e quello che mi preoccupa di più, è che dei bambini saranno cacciati di casa e buttati in strada, come risultato della degenerazione in corso. Soprattutto per questo, vale la pena andare incontro a qualunque sacrificio.
Cari saluti.
Michele
Caro Michele,
Grazie. Come sai i tuoi commenti sono sempre graditi. Nel frattempo ne ho ricevuti altri, pro e contro, ma non pacati come il tuo. Ma, come tu ben sai, non ho mai ritenuto corretto alimentare tra i lettori, a livello di commenti, un clima da stadio: di scontro tra tifoserie contrapposte. E quindi ho preferito non pubblicare, né gli uni né gli altri.
Il tuo invece, oltre a essere pacato, affronta una questione di carattere generale, a mio avviso molto interessante e in termini che condivido. Grazie ancora.
Ovviamente, io continuerò a intervenire in argomento. Anche perché - santa ingenuità: e io che chiedevo le dimissioni... - mi sto accorgendo che la vicenda del Secolo d'Italia rischia di trasformarsi in una specie di soap capace di durare più di "Sentieri"…
Abbraccio.
Carlo
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