
8 Marzo Festa della Donna. Verso un mondo unisex
.
“Chi dice donna dice danno”. Negli anni Sessanta del secolo scorso c’era ancora - ed erano in molti - chi nella donna scorgeva solo una pericolosa ammaliatrice capace di procurare “danni” ai cuori maschili, e non solo, come recita l’adagio. Oppure, come si insegnava a scuola , c’era chi, per contro, la rappresentava come un perfetto “Angelo del Focolare”, seguendo il romantico canone ottocentesco.
Oggi, 8 marzo 2011 Festa della Donna, le cose sono molto cambiate. Forse anche troppo, almeno per alcuni. Non per chi scrive però.
Del resto in una società dove l’eguaglianza ha sostituito qualsiasi altro valore è scontato che la parità di diritti tra uomo e donna sia tuttora reclamata dall’Altra Metà del Cielo. Anche perché le cose sono cambiate, ma fino a un certo punto. Stando, infatti, alla statistica, le donne oggi guadagnano meno degli uomini, sono licenziate prima degli uomini, e non fruiscono nella stessa misura degli uomini, pur essendo spesso più brave, di analoghe posizioni di comando e responsabilità. Quindi sotto questo profilo resta ancora tanta strada da percorrere.
Secondo alcuni, il gigantesco processo di avanzamento sociale della donna, avrebbe portato con sé per un verso la “maschilizzazione” di quello che una volta veniva chiamato "sesso debole", e per l’altro, la femminilizzazione dell’uomo, un tempo “sesso forte”.
Purtroppo l’eguaglianza - e non lo sosteniamo noi, ma Tocqueville - è una macchina inarrestabile che tutto livella e assimila. Di qui il crescente diffondersi di quell’ uniformità di atteggiamenti e comportamenti che non definiremmo in termini di maschilizzazione-femminilizzazione bensì di sviluppo e diffusione di un modello unisessuale (o unisex), comune sia all’uomo che alla donna. E legato, per l’appunto, alla progressiva interscambiabilità delle funzioni di cura e lavoro tra uomo e donna.
Si tratta di un bene o di un male? Impossibile dire. Ed eventualmente la risposta (positiva o negativa), crediamo sia legata alle scelte di valore compiute da ciascuno di noi.
Ribadiamo solo che la società si va velocemente riorganizzando intorno alla figura del genitore-lavoratore unico, indipendentemente dal genere. L’eguaglianza, purtroppo, è un valore che non ammette eccezioni. Prendere o lasciare.
Dimenticavamo, buon 8 Marzo a tutte le lettrici!
.
copyright © 2011 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlogambescia@yahoo.it
.
.
“Chi dice donna dice danno”. Negli anni Sessanta del secolo scorso c’era ancora - ed erano in molti - chi nella donna scorgeva solo una pericolosa ammaliatrice capace di procurare “danni” ai cuori maschili, e non solo, come recita l’adagio. Oppure, come si insegnava a scuola , c’era chi, per contro, la rappresentava come un perfetto “Angelo del Focolare”, seguendo il romantico canone ottocentesco.
Oggi, 8 marzo 2011 Festa della Donna, le cose sono molto cambiate. Forse anche troppo, almeno per alcuni. Non per chi scrive però.
Del resto in una società dove l’eguaglianza ha sostituito qualsiasi altro valore è scontato che la parità di diritti tra uomo e donna sia tuttora reclamata dall’Altra Metà del Cielo. Anche perché le cose sono cambiate, ma fino a un certo punto. Stando, infatti, alla statistica, le donne oggi guadagnano meno degli uomini, sono licenziate prima degli uomini, e non fruiscono nella stessa misura degli uomini, pur essendo spesso più brave, di analoghe posizioni di comando e responsabilità. Quindi sotto questo profilo resta ancora tanta strada da percorrere.
Secondo alcuni, il gigantesco processo di avanzamento sociale della donna, avrebbe portato con sé per un verso la “maschilizzazione” di quello che una volta veniva chiamato "sesso debole", e per l’altro, la femminilizzazione dell’uomo, un tempo “sesso forte”.
Purtroppo l’eguaglianza - e non lo sosteniamo noi, ma Tocqueville - è una macchina inarrestabile che tutto livella e assimila. Di qui il crescente diffondersi di quell’ uniformità di atteggiamenti e comportamenti che non definiremmo in termini di maschilizzazione-femminilizzazione bensì di sviluppo e diffusione di un modello unisessuale (o unisex), comune sia all’uomo che alla donna. E legato, per l’appunto, alla progressiva interscambiabilità delle funzioni di cura e lavoro tra uomo e donna.
Si tratta di un bene o di un male? Impossibile dire. Ed eventualmente la risposta (positiva o negativa), crediamo sia legata alle scelte di valore compiute da ciascuno di noi.
Ribadiamo solo che la società si va velocemente riorganizzando intorno alla figura del genitore-lavoratore unico, indipendentemente dal genere. L’eguaglianza, purtroppo, è un valore che non ammette eccezioni. Prendere o lasciare.
Dimenticavamo, buon 8 Marzo a tutte le lettrici!
.
copyright © 2011 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlogambescia@yahoo.it
.
5 commenti:
Vero, dannatamente vero Carlo. Stiamo camminando a pié sospinto verso un'omologazione unisessuale che cancella ogni differenza, priorità e caratteristica. Nemmeno io so se sia un bene o un male ma viste le molte degenerazioni nevrotiche che stanno attanagliando sempre più tanto la componente maschile (frustrata e spaventata dall'agire maschilizzato della donna) quanto quella femminile (dispensata in un batter d'occhio da quelle che per secoli erano state sue indiscutibili prerogative), mi viene da pensare che si tratti di una vera e propria deriva. Stiamo a vedere. Ciao Carlo, abbraccio.
Grazie Giacomo...
Ho cercato di impostare il problema dall'alto... ragionando di assunti (sociologici) organizzativi. E, come al solito, tu hai capito perfettamente.
Abbraccio.
"Si tratta di un bene o di un male? Impossibile dire. Ed eventualmente la risposta (positiva o negativa), crediamo sia legata alle scelte di valore compiute da ciascuno di noi."
Non crede, invece, che la sociologia abbia già risposto a questa domanda in modo negativo? Penso alla "crisi di indifferenziazione", per fare un esempio.
Sì può presentare, per piacere.
Grazie. Dia un'occhiata agli "Avvisi ai naviganti"...
Ho capito che lei è girardiano/a ma non basta...
Perché Anonimo-Girardiano fa finta di non capire? (ricordi, intanto, che quella è solo una fra le tante teorie sulle origini della socialità politicamente organizzata e neppure strettamente sociologica...)
Se ha problemi di privacy, allora si presenti privatamente... c'è un indirizzo e-mail dedicato.
Se io ci metto la faccia (nome cognome, eccetera) devono mettercela anche gli altri.
I miei lettori conoscono le regole del blog.
Posta un commento