mercoledì, febbraio 09, 2011


Massimo Fini, tra Sorel e Abatantuono
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« In Tunisia sono bastati due giorni di manifestazioni, non armate, ma nient'affatto pacifiche, per cacciare Ben Alì, un dittatore che vi spadroneggiava da ventitré anni. Sarebbe sufficiente una spallata del genere per abbattere Silvio Berlusconi. Ma in Italia non si può. Siamo una democrazia, la violenza, anche minima, è bandita. Basta un cazzotto a Capezzone e siamo già al golpe. Ma qui si pone una domanda. Che difesa ha, in democrazia, il cittadino quando c'è un personaggio che l'ha svuotata di tutti i suoi contenuti e proprio grazie a questo inganno si mantiene al potere?Meditate, suorine democratiche del Fatto, meditate ».
(Massimo Fini -
http://www.massimofini.it/index.php?option=com_content&view=article&id=985%3Aberlusconi-come-mubara%20) )
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Cosa dire? Che di solito si alza la voce quando si teme di non essere ascoltati. Infatti, detto tra noi: ma, oggi, chi se lo fila Massimo Fini? Nessuno.
A destra, ha pescato lettori pubblicando cose scritte due secoli fa, e molto meglio di lui, da Joseph de Maistre. E grazie alla totale incultura di un ambiente fermo ai Littoriali. Attentissimo a presentarsi come perseguitato editoriale numero uno. Salvo poi, alla prima occasione, ritornare all’ovile della grande distribuzione. Lui che predicava e predica tuttora la decrescita e il piccolo è bello.
A sinistra, lo disistimano dagli anni Ottanta, quale ex socialista destrorso. E lui ricambia. Ogni tanto ne azzecca una.
Da qualche anno si è messo a fare il Sorel dei poveri… E francamente ce la mette tutta. Sorel parlava di violenza simbolica (*), lui il Sorel della Bovisa invece vuole il sangue.
A dire il vero, è roba vecchia che Fini ricicla, neppure abilmente. Ripetiamo: mercanzia inizio Novecento tipo guerra igiene del mondo e menate simili. Una brodaglia culturale che purtroppo ha prodotto dittature, guerre mondiale e milioni di morti.
Tutti l’hanno capito. Eccetto Massimo Fini. Che insieme all'attore Abatantuono è rimasto l’unico in Italia a gridare “viulenza!”. Solo che Diego fa ridere, mentre Fini fa pena. Anche, così dicono, come attore.
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Per il dibattito si veda anche qui: http://www.facebook.com/profile.php?id=1089056335
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(*) Alessio Mannino, redattore della "Voce del Ribelle", su FaceBook ha evidenziato che Sorel "non propugnava la violenza simbolica, ma la violenza e basta". Purtroppo Mannino, attualmente, è così invischiato nelle paranoie finiane al punto di non capire più che la violenza soreliana era simbolica, in quanto strettamente collegata al mito (simbolo) dello sciopero generale. E - punto importante - in un periodo storico, dove appena gli operai scendevano in piazza si trovavano davanti i soldati con i fucili spianati... e i morti tra i dimostranti non si contavano (proprio l'esatto contrario di quel che avviene oggi...).
Di qui la natura reattiva e simbolica dell'idea soreliana di violenza, in quanto atto di presenza in piazza e nelle fabbriche, capace di fare unione tra gi operai (nel senso del surplus morale proudhoniano) "contro" il potere borghese. E, attenzione, si trattava di una violenza a termine (non antropologizzata), perché perfettamente inutile nella futura società evocata da Sorel, basata sulla libera autogestione.
Quindi, per riassumere, l'uso della violenza politica in Sorel è limitato, difensivo e al massimo sindacal-educativo, ma non nel senso di dare le botte per le botte (la "violenza e basta" di Mannino), ma di cementare attraverso l'atto politico dello sciopero generale - ecco il valore simbolico della violenza - l'unione degli operai sindacalizzati. E per questo creativamente capaci, quali uomini nuovi, di far funzionare le fabbriche da soli. Lo sciopero generale soreliano - semplificando - preludeva a una futura società-fabbrica integralmente gestita dagli operai,
Che c'entra tutto questo con i pericolosi maltagliati ( a Roma e dintorni fregnacce...) di Fini?
. .Ora evi
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4 commenti:

Giacomo Gabellini ha detto...

Mamma mia, ci sei andato giù con l'accetta Carlo. Ma mi rispecchio in questa tua critica. Massimo Fini ha scritto cose degne di nota a mio parere (anche "Elogio della guerra" conteneva buone riflessioni) che mi colpirono diversi anni fa, ma che ora (vuoi perchè ho cambiato idea, vuoi perchè sono maturato, vuoi perchè mi sono rincoglionito) considero poco più che immondizia intellettuale ed editoriale, che si richiama a una sorta di neomalthusismo "ecologista" e "naturalista" prmotore di decrscita e abbattimento del sistema produttivo capitalistico, finalizzato alla riscoperta di una presunta, idilliaca natura umana. Una sorta di contraltare di Toni Negri. Aggregandosi ai dipietristi de Il Fatto ha poi concluso la sua parabola - discendente da anni - intellettuale. Dispiace perchè a mio parere Fini varrebbe molto di più di alcuni suoi strapagati "colleghi".

Abbraccio.

Alessandro Giorgiutti ha detto...

I moti tunisini ed egiziani hanno galvanizzato anche Guido Ceronetti:

"Noi non sappiamo far altro che deplorare sempre, ogni momento, ipocritamente, la violenza (...) Se da noi l’illegalità-chiave sono i partiti occupatori, ridotti a fazioni ruffiane di potere - come anomalmente predicano Pannella e i radicali - la nazione ha il dovere di non più tollerarli. Se le illegalità sono milioni, una sola grossissima può purgarle tutte, come un immane clistere"

(http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=X9JC5)

ANGELO CICCARELLA ha detto...

Carissimo Carlo, Massimo Fini sembra 'giggi er bullo', ricordi, quello del film con Alvaro Vitali, che a chiacchiere menava tutti, spaccava, strillava, poi alla fine era un fesso che s'atteggiava, un povero disgraziato, uno sfigato ante litteram. Troppi esponenti dell'opposizione tirano il sasso e nascondono la mano. Minacciano, usano parole al vetriolo, per poi dissociarsi non appena dei vandali sfasciano Roma o fanno gazzarra di fronte alla villa di Arcore. Gli intellettuali organici, fanno la rivoluzione dal divano di casa, tanto qualche facinoroso prima o poi passerà a vie di fatto.
La crisi in cui ci rivoltiamo, che è ben più grave di quanto si creda comunemente, non è soltanto economica, è soprattutto una crisi dell'intelligenza. Dopo la fine della dea ragione, subentra l'era della dissoluzione interiore.
Vai Carlo, vai avanti così che in Italia acuti analisti delle umani cose come te, ce ne sono veramente pochi.

di Carlo Gambescia ha detto...

Grazie carissimi.
Sapevo di Ceronetti. Grazie comunque.
Lo prenderò in considerazione appena fonderà la "Voce dell' imbelle". Anche se qualcuno che lo conosce da vicino, forse troppo, suggerisce "Voce delle ascelle"...
Abbraccio.
Carlo