giovedì, febbraio 24, 2011


Il libro della settimana: Luciano Lanna, Il fascista libertario. Da destra oltre la destra tra Clint Eastwood e Gianfranco Fini, Sperling & Kupfer 2011, pp. 256, euro 17,00 - www.sperling.it
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È possibile far andare a braccetto Eugenio Scalfari e Alain de Benoist? Il plutocrate del giornalismo radicale e lo spartano avversario del Pensiero Unico? No. A meno che non ci sia sotto il tentativo di nobilitare, attraverso un libro, un progetto politico parassitario. Ora, il libro è quello di Luciano Lanna, Il fascista libertario ( Sperling & Kupfer), mentre il progetto politico rinvia a Gianfranco Fini. Sulla natura personalistica dello strappo finiano è inutile sprecare parole. Soprattutto alla luce del flop milanese.
Che dire invece del libro di Lanna? Che non è un rigoroso saggio di storia delle idee, visto che la bibliografia secondaria è quasi tutta basata su fonti giornalistiche. Né, come sfugge allo stesso autore, « un libro di politica» o di teoria politica, perché, come spiegheremo, privo di qualsiasi valore teorico. E non è neppure, come lo definisce il volatile prefatore, Luca Barbareschi, una «cronaca culturale». Perché quando si fa “cronaca” (si pensi a certi affreschi di Montanelli) non si cerca, una pagina sì e l’altra pure, di certificare la coerenza delle posizioni politiche di Fini. Sfiorando il ridicolo, come sull’ immigrazione, dove mai si accenna alla Bossi-Fini. E nelle Conclusioni, dove in onore del Fini-Radamès, Lanna si attacca a pieni polmoni alle trombe dell’Aida.
Quanto al fascismo libertario, per tornare sull' inesistente valore teorico del libro, diciamo che viene ricondotto, all’insegna dell’et-et debenoistiano (ma leggendo Del Noce al contrario) a un azionismo di destra (buono) che occhieggia alla sinistra non comunista (buona). Che però non avrebbe radici illuministiche. Probabilmente si tratta di romanticismo fascista rispolverato e purificato… Lanna infatti accenna all’ omonimo libro di Sérant, ma in modo soft. Sapendo benissimo che l’et-et debenoistiano è una cosa, mentre l’aut-aut azionista-antifascista di Scalfari, principale sponsor del progetto finiano, un’altra. E così glissa su quei temi, come l’antisemitismo (Arendt) e il feroce anticapitalismo ( Kunnas e Furet), che avvelenarono il versante dark del fascismo immenso e rosso: sia a livello di regime che di movimento. Come provano le Leggi razziali del 1938, poi ribadite a Salò, che libertarie di certo non furono…
Insomma, il metodo Lanna - visto che altrove si parla di «metodo Perina» - consiste nelle citazioni e parafrasi, selettivamente aggiustate “in funzione di”. Prendiamo il caso della Nuova di Destra anni Ottanta. Secondo Lanna, dietro il progetto tarchiano c’era una «sensibilità nuova» ovvero «per dirla in positivo, comunitaria e libertaria a un tempo, postliberale e radicata nella grande cultura del Novecento, dalla vocazione euromediterranea e contraria allo “scontro di civiltà”, pacifica e solidarista, capace di pensare e declinare una dimensione del sacro nel rispetto della società secolarizzata, in grado di ipotizzare un’alternativa nella sfera economica al paradigma utilitarista e al modello dell’egoismo sociale, attenta alla qualità della vita e all’idea di una “modernità con l’anima” promotrice di un mondo plurale in cui le specificità vengano valorizzate e integrate, avversa a qualsiasi forma di imperialismo culturale e alla logica di esportare la democrazia con le armi fautrice di una prospettiva inclusiva e aperta di cittadinanza democratica». Perfetto. Siamo davanti a una bellissima parafrasi - certo, dichiarata - del miglior Tarchi. Ma di quello antisistemico e anticapitalista. Che c’entra tutto questo con l’ insistente ricerca da parte di Fini di rendite sistemiche e filocapitaliste ? Giudichi il lettore.
Ma il culmine del metodo Lanna è raggiunto a pagina 131, dove per edificare le ultime giravolte centriste di Fini, si ricorda che « il 31 maggio 1984, parlarono allo stesso tavolo Umberto Croppi, Giuseppe Niccolai e Giano Accame con l’esponente del Psi Antonio Landolfi e, soprattutto, con il giovane Francesco Rutelli»…
Si noti il «soprattutto». Inutile aggiungere altro.
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5 commenti:

Giacomo Gabellini ha detto...

Che dire Carlo, parafrasando Goebbels, quando senti nominare simili nostaligici riciclatisi e ripulitisi - ora finiani tutti d'un pezzo - metti mano alla pistola ;). Avevo già avuto questa impressione leggendo "A destra per caso", che infatti mi è immediatamente balenato in mente dopo aver letto poche righe della presente recensione. Ciao Carlo, abbraccio.

di Carlo Gambescia ha detto...

Grazie! Oggi sono di FB...
Ho visto il post popperiano. Buono.
Abbraccio.
Carlo

Giacomo Gabellini ha detto...

Grazie mille ;)

ANGELO CICCARELLA ha detto...

Caro Carlo, i 'finiani' sono una truppa sparuta di avventurieri con velleità epocali, da Rossi a Perina, fino al prode Bocchino, personaggi spuntati fuori all'improvviso, illuminati dai riflettori di comodo di una sinistra al tubo del gas; personaggi che credono di parlar di politica alta, quando dimostrano soltanto un livore da amanti traditi. Penso che pochi siano quelli che abbiano compreso il pensiero politico (ossimoro) di Fini, men che meno il suo programma. E quei pochi che credono di averlo compreso si son sbagliati. La Destra in Italia è un'espressione geografica parlamentare, ormai, impegnata soprattutto a gestire la cosa pubblica senza una idea, una passione, un ethos. Ma almeno c'ha i numeri per governare e in democrazia contano. Il tentativo di Fini di riposizionarsi è miseramente fallito, invece, come fallita è stata la spallata al premier. Fini è un uomo che naviga a vista sin da quando dentro il FdG attendeva l'occasione della vita.

di Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Angelo e bentornato al commento!