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La chiusura di un giornale è sempre un fatto grave. Perché si spegne una voce, grande o piccola che sia. E il pluralismo non può non risentirne, dal momento che la libertà si compone di tante piccole fiammelle. E quando ne viene meno una, cresce il rischio anche per le altre, spesso piccole, voci libere. La nostra, sarà pure un'idea "formale" di libertà, ma spesso la forma è la sostanza delle cose. Crediamo, insomma, nel valore dell'importantissimo principio liberale racchiuso nel detto attribuito a Voltaire: "Disapprovo quel che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo".
Per tutte queste ragioni ci dispiace che il “Secolo d’Italia” rischi la chiusura. E poi in che modo... Attraverso una perfida manovra di corridoio che consiste, come si legge nel fondo di Flavia Perina, (http://www.secoloditalia.it/stories/Politica/865_vogliono_chiudere_il_secolo_ditalia/ ), nella mancata “concessione, da parte del consiglio dei garanti del giornale a maggioranza anti-finiana, di una “garanzia delle anticipazioni economiche che servono per arrivare a fine anno”.
Rifiuto ritorsivo, come capirebbe anche un bambino... Causato non da una violazione da parte del "Secolo" di un qualche articolo della legge sul finanziamento pubblico della stampa di partito, ma da un problema di linea politica, apertosi nell'aprile scorso dopo il famigerato scambio pubblico di accuse tra Fini e Berlusconi. Al quale il PdL avrebbe subito dovuto rispondere lanciando una controffensiva politica ( governativa, parlamentare, e nel caso, elettorale). E non con perfidie ad orologeria da consiglio d'amministrazione...
Rifiuto ritorsivo, come capirebbe anche un bambino... Causato non da una violazione da parte del "Secolo" di un qualche articolo della legge sul finanziamento pubblico della stampa di partito, ma da un problema di linea politica, apertosi nell'aprile scorso dopo il famigerato scambio pubblico di accuse tra Fini e Berlusconi. Al quale il PdL avrebbe subito dovuto rispondere lanciando una controffensiva politica ( governativa, parlamentare, e nel caso, elettorale). E non con perfidie ad orologeria da consiglio d'amministrazione...
Chi ci segue sa benissimo che non condividiamo la linea editoriale Perina-Lanna né lesiniamo critiche agli ispiratori della svolta: Gianfranco Fini e sodali. E così continueremo, senza fare sconti.
Però, non condividere la linea editoriale di un giornale, non significa auspicare o peggio favorirne la chiusura per pura ritorsione politica, negando una "garanzia" economica che per prassi consolidata doveva essere concessa al "Secolo", anche per quest'anno.
Certo, sarà poi dovere di Fini, così attento alle questioni etico-politiche e del pluralismo giornalistico, quando dovrà essere presentata alle autorità competenti l’annuale domanda di finanziamento, qualificare ex novo la richiesta come finanziamento all’organo di stampa di Futuro e Libertà.
Tuttavia, fino ad allora, ogni tentativo di penalizzare economicamente il "Secolo", andrà giudicato per quello che è: un volgarissimo espediente per colpire, a un tempo, la libertà di stampa e l' avversario politico, cambiando le regole mentre la partita è in corso.
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copyright © 2010 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlogambescia@yahoo.it
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