Il "non sorriso" di Belén.
Sul significato del sorriso l’etologia umana sembra saperla lunga. Secondo Eibl-Eibesfeldt il sorriso annuncia un’apertura al mondo. Chi sorride mostra di non voler mordere l’interlocutore. Dal momento che i denti, pur visibili, restano serrati, mentre i lineamenti, in particolare intorno agli occhi, si distendono.
Un sorriso disarma... anche in senso letterale. Al sorriso di solito si accompagna il braccio che si allunga, con la mano aperta, nel segno di saluto. Talvolta i corpi si avvicinano e alla stretta di mano può seguire l’abbraccio. Infine, le labbra all'improvviso possono unirsi in un bacio che si nutre di un’euforia vitale che moltiplica le forze umane invece di consumarle.
Perciò l’ uomo che sorride, come notava Laurence Sterne, non sarà mai pericoloso. Ma una donna? Melville, che non si fidava di nessuno, riteneva che il sorriso, soprattutto se femminile, “fosse veicolo d’ambiguità”. Freud avrebbe confermato. Del resto sul "misterioso" sorriso della Gioconda non si sono versati fiumi di inchiostro? Allora perché non versarne un poco anche per il sorriso altrettanto intrigante, benché meno misterioso, di Belén Rodriguez?
Ma come? Partendo da Erving Goffman, acuto palombaro dei riti sociali e autore di un brillante scritto sulla ritualizzazione della femminilità in campo pubblicitario (1977, ora in “Studi Culturali” 1/2010, pp. 50-70).
La sorridente Belén degli spot va perciò subito ricondotta nell'alveo idealtipico, scavato da Goffman, della donna giocosa dalle attitudini infantili. Si noti la divertente gestualità di Belén: molto latina, eccessiva, clownesca, volutamente infantile. Capace di irradiare, attraverso un sorriso che si allarga fin quasi a coprire lo schermo, la felicità di una donna-bambina che cattura per un attimo gli uomini, veicolando un’euforia, che è promessa di consumo sessuale… Belén che sorride e ammalia, per dirla con Goffman, trasmette l’immagine gioiosa “di un bambino che mangia il gelato”.
Ovviamente, per il maschio-spettatore il gelato è la sorridente e sinuosa Belén … In questo senso il sorriso smagliante della modella argentina è un “non sorriso”, perché completamente fuori contesto, visto che non racchiude alcun indizio di vera socialità.
Certo, si tratta di pubblicità. Quindi parliamo di un'attività rivolta a rendere ancora più convenzionali e stilizzate le convenzioni sociali. Detto altrimenti: la pubblicità, di regola, deve trasformare la "promessa di non mordere", racchiusa nel sorriso, in "promessa punto e basta": in qualcosa di iperconvenzionale o di iperstilizzato. Di qui la decontestualizzazione di un sorriso che non è più tale, perché teso a favorire l'acquisto di una merce: uno scambio economico, non sociale.
Concludendo, siamo davanti a un "non sorriso": un’ “euforia che consuma” e che, soprattutto, deve far consumare.
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copyright © 2010 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlogambescia@yahoo.it
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5 commenti:
Ciao Carlo,
post interessante ed appropriato!
Ricordo alcuni tipi di sorrisi insinceri, particolarmente rimarchevoli.
Uno è quello della donna specializzata in "Public Relations" che, quando si fa fotografare in gruppo, passa dall'espressione rapace di chi ha concreti obiettivi economicii a quella che tu descrivi a proposito della Rodriguez. Ricordo una donna americana sugli spalti della fortezza romana di Skopje, che si fece fotografare con un gruppo del luogo, la quale operò questa trasformazione più volte con velocità e risultati impressionanti.
Un altro è il sorriso ai potenti. E' interessante osservare come le persone di un gruppo sorridano tutte allo stesso modo davanti a un potente, quasi a prescindere da quello che dice. Ho una interessante foto, in proposito. Però nel gruppo c'erano anche uomini.
Pensandoci bene, credo che anche tra loro il sorriso utilitaristico e pubblicitario vada per la maggiore.
Rispetto a un secolo fa, tempo in cui circolavano foto dall'espressione imponente, quasi minacciosa, la foto standard dei nostri giorni è assai più sorridente, direi quasi più melensa (basta fare un giro per un camposanto, per rendersene conto).
Sarà perché il processo di monopolizzazione della violenza (di cui parlavi in un tuo post qualche giorno fa) è andato avanti, oppure perché le cose ci vanno meglio?
Un abbraccio e... un sorriso!
Michele
Caro Carlo,
Stamattina in classe parlavo degli ultrà, sottolineando come il loro comportamento non sia irrazioale e imprevedibile, ma risponda a regole ben precise. Poi, ho aggiunto, è vero che sono delle gran "teste di c...", precisando scherzosamente la valenza "didattica" dell'espressione.
Tu hai fatto un post molto interessante, che tra Sterne, Melville, Weber e Goffman ti ha consentito anche di citare una bella figliola.
Bello studiare scienze sociali. Puoi dire una parolaccia o occuparti di belle gnocche e ci hai pure l'alibi :-).
Ciao da Marcello Teofilatto
Grazie Michele per il "valore aggiunto" ;-)
Abbraccio.
Carlo
Grazie Marcello.
Eh sì, sempre meglio che lavorare ;-)
Abbraccio.
Carlo
Questo è il primo blog dove Belen è identificata per il sorriso.
Mi devo preoccupare? ;-)
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