Senso dello Stato e crisi italiana. La parola ai lettori.
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Che cos’è il Senso dello Stato? In un attore politico è consapevolezza. E di che cosa? E' quasi banale dirlo: del fatto che gli uomini passano mentre le istituzioni restano. E che quindi le istituzioni sono più importanti dei singoli.
Il Senso dello Stato si interseca e spesso confligge con la Ragion di Stato. Ossia - parliamo da sociologi - con la tendenza a considerare le istituzioni, oltre ogni ragionevole limite, come "proprietà" personale o di gruppo.
Perciò il confine tra Senso dello Stato e Ragion di Stato resta piuttosto labile, soprattutto quando un uomo politico identifica se stesso con una determinata istituzione. In linea di principio l' identificazione dovrebbe essere massima nella monarchia, minima o pari a zero nella democrazia. Abbiamo usato il condizionale perché non sempre è così. La storia mostra re che hanno favorito la democrazia parlamentare e politici democratici assurti a monarchi.
Dal punto di vista sociologico un’istituzione (monarchica o democratica) è una rappresentazione sociale. Il che significa che le istituzioni si nutrono di “consenso sociale”: la rappresentazione, oltre a rinviare al rappresentante, rimanda, perché ne vive, al rappresentato. Dove non c’è il consenso sociale ( di qualsiasi tipo, non semplicemente espresso con il voto) non c’è rappresentazione. Certo, sussiste il rappresentante, ma presto privo di qualsiasi rappresentatività.
In questo quadro, il Senso dello Stato, principalmente nelle democrazie moderne, assolve un ruolo confermativo delle istituzioni: le legittima. Nel senso che maggiore sarà il Senso dello Stato mostrato dagli attori politici ( di maggioranza come di opposizione), maggiore sarà la rappresentatività delle istituzioni. In certa misura il vero uomo di Stato, non “lavora per se stesso” ma “lavora” altruisticamente per le istituzioni, affinché possano “durare nel tempo”.
Su queste basi come giudicare quel che sta accadendo in questi giorni nella politica italiana? Lasciamo la parola ai lettori.
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Copyright © 2010 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlogambescia@yahoo.it
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Che cos’è il Senso dello Stato? In un attore politico è consapevolezza. E di che cosa? E' quasi banale dirlo: del fatto che gli uomini passano mentre le istituzioni restano. E che quindi le istituzioni sono più importanti dei singoli.
Il Senso dello Stato si interseca e spesso confligge con la Ragion di Stato. Ossia - parliamo da sociologi - con la tendenza a considerare le istituzioni, oltre ogni ragionevole limite, come "proprietà" personale o di gruppo.
Perciò il confine tra Senso dello Stato e Ragion di Stato resta piuttosto labile, soprattutto quando un uomo politico identifica se stesso con una determinata istituzione. In linea di principio l' identificazione dovrebbe essere massima nella monarchia, minima o pari a zero nella democrazia. Abbiamo usato il condizionale perché non sempre è così. La storia mostra re che hanno favorito la democrazia parlamentare e politici democratici assurti a monarchi.
Dal punto di vista sociologico un’istituzione (monarchica o democratica) è una rappresentazione sociale. Il che significa che le istituzioni si nutrono di “consenso sociale”: la rappresentazione, oltre a rinviare al rappresentante, rimanda, perché ne vive, al rappresentato. Dove non c’è il consenso sociale ( di qualsiasi tipo, non semplicemente espresso con il voto) non c’è rappresentazione. Certo, sussiste il rappresentante, ma presto privo di qualsiasi rappresentatività.
In questo quadro, il Senso dello Stato, principalmente nelle democrazie moderne, assolve un ruolo confermativo delle istituzioni: le legittima. Nel senso che maggiore sarà il Senso dello Stato mostrato dagli attori politici ( di maggioranza come di opposizione), maggiore sarà la rappresentatività delle istituzioni. In certa misura il vero uomo di Stato, non “lavora per se stesso” ma “lavora” altruisticamente per le istituzioni, affinché possano “durare nel tempo”.
Su queste basi come giudicare quel che sta accadendo in questi giorni nella politica italiana? Lasciamo la parola ai lettori.
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7 commenti:
Beh Carlo, negli ultimi anni si è sentito e visto di tutto. Politici che insultano la magistratura, la magistratura che abusa dei propri poteri, e, come sempre, uomini istituzionali che insultano altri uomini istituzionali (Berlusconi a Napolitano e viceversa). Di senso dello stato al momento non se ne vede nemmeno l'ombra, cosa che vale in specie per il signor Gianfranco Fini, che per opportunismo e per tutelare gli interessi propri e personalissimi, dà luogo a un "caos controllato" in corrispondenza della maggior congiuntura di crisi da cento anni a questa parte, indebolendo il governo e prestando il fianco dello stato italiano alle brame degli speculatori. Una cosa vergognosa. Ciao Carlo, un abbraccio.
Bè, caro Carlo, la risposta giusta al tuo invito ("la parola ai lettori") sarebbe forse il silenzio, ma visto che finalmente riesco ad accedere al tuo nuovo sito (ho scaricato un altro browser) qualcosa lo dico anche io, questo:
In Italia, di gente col senso dello Stato ce ne sarebbe anche, e alcuni di costoro lavorano anche all'interno del suddetto Stato; solo che al momento buono - il momento decisivo di metterlo in pratica, il sdS, con i rischi connessi, etc. etc, etc. - c'è sempre qualcuno che lo Stato lo sente in un modo diverso, e gliela tira nel *** a vari livelli di violenza: dalla fregatura semplice all'assassinio con o senza strage dei parenti prossimi.
Il che provoca, inevitabilmente, una conseguenza darwiniana: e cioè che the fittest to survive sia nello, sia allo Stato, sia uno che di senso dello Stato non ne ha proprio; con relativa retroazione cibernetica, etc.
E' forse l'effetto di lunga durata della scena primaria dell'8 settembre, forse: quando a Umberto che voleva restare e mettersi al comando delle sue truppe per combattere, papà e mamma risposero: "Bepu, i te massi!" E Umbertino obbedì ai genitori.
Dopo questo alto esempio, che si può pretendere? Mah.
Grazie Giacomo. Giusto, "caos controllato"... Ma fino a un certo punto ;-)
A proposito hai avuto anche tu, come Roberto, problemi con il browser?
Bentornato Roberto. In effetti ho osato troppo... Forse, nel momento in cui tutti gridano, il silenzio e lo studio sono la risposta più appropriata.
Purtroppo, al punto in cui siamo, il rischio di incontrare all'uscita del tunnel, il "buon tiranno", magari tecnocratico-bancario, non è così remoto.
Grazie del brillante commento.
Abbraccio.
Carlo
Si Carlo, per due giorni non sono riuscito a connettermi a questo blog, poi il fatto che sia praticamente un analfabeta in materia infromatica non mi ha di certo aiutato :)
Chissà se anche gli altri lettori...
Ho avuto problemi (non riuscivo proprio ad accedere al sito) con IE &, che uso perchè il mio sistema operativo è Windows 2000, e non ho voglia di cambiarlo per non perdere tempo a impararne uno nuovo.
Dopo varie consulenze, ho scaricato firefox, e ora tutto va bene.
Un caro saluto al nostro gentile ospite
Errata corrige: "ho avuto problemi con Internet Explorer 6".
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