venerdì, settembre 03, 2010

Mirabello, Gianfranco Fini e Alessandro Campi
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Teatrino o meno della politica, in agosto ci aveva incuriosito il silenzio di Alessandro Campi, Direttore Scientifico della Fondazione Fare Futuro e unica testa veramente pensante tra le tante comparse farfuturiste. E fino al punto di sospettare un inizio di sobrio “defilamento”. Ma di che tipo? Dal destino non più radioso di un Presidente della Camera "Re Tentenna", per tornare all' amatissima storia delle dottrine politiche? Oppure in coraggiosa direzione, totalmente sperimentale, puntando a metapoliticizzare, anche senza le cravatte rosa di Fini, l’ala siculo-napoletana oltranzista dei Granata e dei Bocchino?
Diciamo subito che il suo editoriale apparso ieri sul “Mattino” e prontamente ripreso da “FFWeb magazine”, va nella seconda direzione: quella del mare aperto e tempestoso... Ovviamente, in modo felpato. Campi usa il linguaggio dello studioso di scienze sociali. In che modo? Prova a trincerarsi, come Machiavelli, dietro "l'effettualità" delle cose politiche, enfatizzando “inevitabilità” politologica e storica di un progetto, quello del FLI, che ormai andrebbe oltre lo stesso Fini. Insomma, una strada senza ritorno. Ma lasciamo a lui la parola:
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"Le cronache politiche di queste ore sono piene di appelli alla concordia e di inviti alla tregua. Si parla di ricompattare la maggioranza intorno a pochi punti di programma e della possibilità di far rientrare i ribelli nei ranghi del Pdl in cambio di un loro atto di lealtà che tanto somiglierebbe, in realtà, a un atto di sottomissione. Si cerca di scongiurare in tutti i modi, pena la minaccia di tornare alle urne, la nascita di un nuovo partito che secondo molti condannerebbe Fini a una definitiva irrilevanza.
Ma tutti questi propositi edificanti non tengono conto del fatto che il cammino intrapreso da Fini, sempre che quest’ultimo non abbia scherzato in questi anni, ma a questo punto avrebbero ragione i suoi denigratori, è ormai oggettivamente diverso da quello di Berlusconi: concorrenziale a quest’ultimo senza peraltro essere necessariamente alternativo (…). Il progetto finiano, rispetto a quello sin qui perseguito dal Cavaliere, presuppone ormai una diversa lettura della società e della storia italiana, utilizza un altro linguaggio, interpreta in modo differente le dinamiche istituzionali, concepisce in altra maniera lo Stato e la regole della democrazia, punta a coinvolgere settori della società civile estranei al blocco sociale che storicamente ha sostenuto il berlusconismo. È un progetto che, almeno sulla carta, si candida a raccogliere in parte l’eredità di quest’ultimo ma su basi nuove. La vera sorpresa, ma negativa e a questo punto dannosa per la sua immagine politica, sarebbe se a Mirabello Fini sconfessasse tutto questo".
(http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=8015&Cat=1&I=../immagini/PERSONAGGI/fini_occhi_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=L'Analisi&Codi_Cate_Arti=38)
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Se la nostra ipotesi fosse giusta: quella di un Campi che fiutando la possibile marcia indietro di un Fini, rivelatosi per quello che era ed è (non "nuovo principe" ma "lanzichenecco" della politica), tenta da patetico profeta disarmato di mettere “paletti” intorno al “capo” per limitarne i movimenti... Se fosse giusta, dicevamo, l'intervento finiano di domenica a Mirabello, come si intuisce dall'editoriale di Campi, potrebbe essere se non conciliante, interlocutorio. Fermo restando che la possibile provocazione “squadrista”, di cui si è parlato in questi giorni - gradita ai falchi del PdL e non invisa all' ala oltranzista del FLI – potrebbe far precipitare le cose, spingendo Fini a sparare ad alzo zero, e magari a braccio, contro Berlusconi.
Va da sé - ma questo è un dato personale - che un Alessandro Campi capace, nel caso dell'ennesima giravolta di Fini, di andare fino in fondo in compagnia di Granata & co., avrebbe diritto, pur seguendo un' idea pasticciata di "destra nuova", a tutto il nostro rispetto.
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2 commenti:

Giacomo Gabellini ha detto...

La storia di Fini è tutto un susseguirsi di giravolte, sortite in avanti e ritorni sulle proprie posizioni, alterazioni politiche e prepolitiche da far perdere la testa. Io Carlo sono purtroppo dell'opnione che Fini stia preparando il colpo di spugna definitivo, in grado di seppellire una volta per tutte quel gatto a nove vite che è Silvio Berlusconi. A me pare che Campi cerchi, oggettivamente, di salvare il salvabile, invitando, neanche troppo implicitamente, Gianfranco Fini a scoprire le carte una volta per tutte, e a rivelare i suoi reali intenti. L'invito è senza dubbio necessario ed onorevole, ma credo che cadrà nel vuoto. Fini farà il camaleonte per un altro pò, magari attendendo che i tempi siano maturi, per portare a termine ciò che ha iniziato. Se hai letto qualche mio scritto recente, caro Carlo, sarai al corrente che io ritengo che Fini sia in mano a qualche burattinaio pronto a mettere le mani su quel poco di autonomia rimasta. So che non ti piace ragionare in questo modo, ma io sono di questa opinione. Un saluto e un abbraccio.

di Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Giacomo per il bel commento.
Anche troppo di lusso per un modesto post di "cucina interna" ;-)
Abbraccio.
Carlo