giovedì, settembre 02, 2010




I libri della settimana: Franz Graf zu Solms-Laubach, Nietzsche and Early German and Austrian Sociology, Walter de Gruyter 2008, pp. XXVI-328 - http://www.degruyter.com/ ; Georg Simmel, Friedrich Nietzsche filosofo morale, Diabasis 2008, pp. 124 http://www.diabasis.it/database/diabasis/diabasis.nsf ; Luciano Arcella, L’innocenza di Zarathustra, Mimesis 2009, pp. 164 - http://www.mimesisedizioni.it/ ; Luciano Arcella, Lou e Nietzsche un’amicizia stellare, Edizioni Giuseppe Laterza, 2010. pp. 150 - http://www.giuseppelaterza.it/ .
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Nella sterminata bibliografia su Nietzsche mancava un volume sull’ influenza da lui giocata sulla sociologia tedesca tra Otto e Novecento. Più di vent’anni fa uscì un bel testo di Georg Stauth e Bryan S. Turner di contenuto sociologico: Nietzsche's Dance. Resentment, Reciprocity and Resistance in Social Life (Basil Blackwell 1989). Dopo di che scese il silenzio… E non per demerito dell’incursione di Stauth e Turner, ma probabilmente per il timore, soprattutto dei sociologi, di non riuscire a scalare un pensiero spesso ostico.
Ora, per fortuna, il vuoto viene colmato dal notevole studio di Franz Graf zu Solms-Laubach, Nietzsche and Early German and Austrian Sociology, Walter de Gruyter, Berlin 2008, pp. XXVI-328. Un accurato volume pubblicato, tra l'altro, nella prestigiosa collana internazionale “Monographien und Texte zur Nietszche-Forschung”.
Si tratta di un lavoro di ampio respiro. Nella parte introduttiva (Capitoli I e II) si spiega la scarsa attenzione della sociologia contemporanea nei riguardi di Nietzsche, per poi trattare la sua duratura influenza in ambito filosofico, letterario e artistico. Dopo di che (Capitolo III) si affronta la relazione intellettuale tra Nietzsche e la sociologia del suo tempo (Comte e Spencer), per poi entrare nel cuore dell’argomento (Capitoli IV-VIII) ricostruendo la sua influenza in particolare su Max e Alfred Weber, Tönnies e Rosa Mayreder.
Franz Graf zu Solms-Laubach evidenzia come la crema della sociologia tedesca recepì, in particolare e mai passivamente, due aspetti della teoria nietzschiana: il conflittualismo sociale e la tesi sulla natura culturale - e quindi relativa - di ogni morale.
Ma il libro si occupa anche di una questione fondamentale: quella ermeneutica. Ci spieghiamo meglio. Quale Nietzsche - si chiede l’autore - viene letto e recepito dalla sociologia tedesca tra Otto e Novecento? Quello edito, con tagli e manipolazioni, dalla sorella Elisabeth. Parliamo della cosiddetta Großoktavausgabe (1894-1926), giudicata dal Montinari “inattendibile o incompleta”: un Nietzsche “superuomo canonizzato", nel cui cono d’ombra si sviluppò la prima sociologia tedesca. Siamo perciò davanti a un “equivoco” ermeneutico, di cui ogni serio storico della sociologia, come nota Franz Graf zu Solms-Laubach, deve tenere conto.
In Nietzsche and Early German and Austrian Sociology non è concesso molto spazio Georg Simmel. Peccato, perché il sociologo della Filosofia del denaro dedicò un medaglione, ora finalmente pubblicato in Italia a cura di Ferruccio Andolfi: Friedrich Nietzsche filosofo morale ( Diabasis 2008, pp. 124). Simmel riconosce a Nietzsche il merito di aver intuito una questione sociologica per eccellenza: quella del tragico destino dell’individuo nella nascente società di massa.
Infine al "Nietzsche-Zarathustra", trascinante profeta dotato dell' "aurea" capacità "di rispondere con gratitudine alla offese ricevute”, ha dedicato due contributi seminali Luciano Arcella, L’innocenza di Zarathustra, Mimesis 2009, pp. 164 e Lou e Nietzsche un’amicizia stellare, Edizioni Giuseppe Laterza 2010. pp. 150. ( De L'innocenza di Zarathustra si veda anche la recensione di Nicola Vacca (http://nicolavacca.splinder.com/post/22264849 ) .
Nel primo volume, accuratissimo studio del Primo libro del Così parlò Zarathustra, sono poste le basi per uno studio esemplare del rapporto, essenziale in Nietzsche, tra amare e donare. La “volontà di potenza viene tradotta come “amore della vita, gioia della vita, gioia del donare e del donarsi, del divenire in funzione dell’essere” (L’innocenza di Zarathustra, cit., p. 145) .
Nel secondo volume si offre, quale esempio di prodigalità, la storia d’amore tra Nietzsche e Lou von Salomé. Un' eterea e spiritualmente tumultuosa vicenda in cui il “Nietzsche-Zarathustra “ "aveva lasciata libera" Lou. Nutrendo la "convinzione che spontaneamente sarebbe tornata perché lui l’amasse d’un ‘altro amore’ ". Purtroppo "Lou aveva ben tracciata la sua strada, che per quanto tortuosa, non prevedeva ritorni”(Lou e Nietzsche un’amicizia stellare , cit., p. 137).
Ma Nietzsche, come sappiamo, assolutamente convinto che nel trascorrere del tempo, tutto fiorisce, muore e ritorna a fiorire, non dubitò mai. Come nota finemente Luciano Arcella: “Del resto, ove si fosse dimostrata valida la sua teoria, tale ritorno si sarebbe verificato al di là dell’attuale congiunzione temporale, e il loro fatale incontro si sarebbe riproposto con la medesima intensità, con gli stessi fraintendimenti, assieme alla consapevolezza che non si trattava di qualcosa di esclusivo momentaneo, terreno, bensì di ‘un’amicizia stellare’ “ (Lou e Nietzsche un’amicizia stellare , cit., p. 142).
E così probabilmente sarà stato, ma in “altra dimensione”. A noi sconosciuta...
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2 commenti:

Giacomo Gabellini ha detto...

Di libri su Nietzsche ne sono usciti tantissimi Carlo. Io ne posseggo un paio che ritengo buoni, e altri due che non mi piacciono affatto. La scrittura di Nietzsche si presta molto a essere "tirata per lagiacca" ora da una parte ora dall'altra. Queste cose mi sono sempre piaciute poco, quindi mi sono rifiutato di leggere altri testi sul suo pensiero. Il Nietzsche presentato da Gilles Deleuze e quello presentato da Domenico Losurdo (anche alcune digressioni di Alain De Benoist sono, a mio parere, degne di nota, malgrado costui non abbia mai scritto un'opera critica sul filosofo tedesco) mi paiono buoni, mentre non mi piace affatto l'interpretazione che ne dà Gianni Vattimo. Alcuni mi hanno segnalato le opere di Colli, che si distinguerebbero per brillantezza, ma non le ho lette. Ora vengono questi tre libri, tra i quali spicca quello di Simmel, che so quanto ammiri, caro Carlo :). Rifletterò sul da farsi. Un saluto e un abbraccio.

di Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Giacomo del denso commento.
Un modesto consiglio, procurati in biblioteca Mazzino Montanari, "Che cosa ha veramente detto Nietzsche"(Ubaldini editore 1975). E' una sobria e autorevole messa a punto critica. Da lì puoi ripartire.
Montinari e Giorgio Colli ( di Colli vedi "Dopo Nietzsche", Adelphi) sono stati i curatori delle edizioni tedesca e italiana delle Opere e dei Carteggi di Nietzsche (De Gruyter in Germania, Adelphi in Italia).
Abbraccio,
Carlo

P.S.
Per una demitizzazione, cattivella ma informatissima, vedi Anacleto Verrecchia, "La tragedia di Nietzsche a Torino" (Bompiani 1997,2° ed.).