Anticapitalismo. Una breve messa a punto
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Sul significato dell’antismo in generale ci siamo già soffermati in passato (http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2007/02/la-cultura-ideologia-dell-antismo.html ). Oggi perciò vorremmo trattare - certo, per cenni - una tipologia particolare, presente in Occidente. Quale? l’anticapitalismo.
Innanzitutto, va subito sottolineato che esistono due grandi forme di anticapitalismo: di destra e di sinistra.
L’anticapitalismo di destra, può essere reazionario e conservatore.
L’anticapitalismo di sinistra, marxista e anarchico. Esistono infine altre tre forme di anticapitalismo: cattolico, fascista e decrescista.
Insomma, sette tipologie in tutto.
Il comune denominatore è nel rifiuto della riduzione di ogni relazione umana a puro scambio economico. Ovviamente, con alcune differenze sul piano dei contenuti politici e sociali. L’anticapitalismo reazionario oppone al capitalismo la società aristocratica e premoderna; l’anticapitalismo conservatore il “Dio, Patria e Famiglia; l’anticapitalismo marxista e anarchista, pur differendo nei mezzi, sono simili nel fine: la società collettivista priva di qualsiasi gerarchia; l’anticapitalismo cattolico punta sulla società organica; l’anticapitalismo fascista sulla società corporativa imperniata sui bisogni dello stato-nazione; infine, l’anticapitalismo decrescista-ecologista oppone al capitalismo la società della sobrietà e del “piccolo e bello”.
Naturalmente, sul piano storico, tra i diversi anticapitalismi possono nascere alleanze più o meno temporanee. Ad esempio, l’ organicismo cattolico può condividere un tratto di strada con il corporativismo fascista, con il nazionalismo conservatore e con l’aristocraticismo reazionario. Come del resto l’anticapitalismo decrescista-ecologista, sulla base “del piccolo e bello”, può trovare punti di contatto con la visione libertaria di un anarchismo basato sullo sviluppo di micro-comunità solidali. Meno “digeribile” , ovviamente per i nemici di destra ma anche per le “amiche” dottrine sociali di sinistra, resta il marxismo: dottrina fortemente monadica e reinterpretabile e manipolabile, solo dall’interno e da parte di chi ne condivide i presupposti messianici.
Ora, l’argomento forte del capitalismo verso i diversi antismi è che “il capitalismo produce e distribuisce ricchezza, magari in modo imperfetto, ma la produce, mentre gli anticapitalismi finora hanno prodotto e ridistribuito solo miseria”.
In effetti resta difficile, almeno a tutt’oggi, provare il contrario. E questa “impossibilità della prova” (per ora), accresce quell’odio inestinguibile per l’avversario che caratterizza, di regola, ogni forma di antismo. E in particolare l’anticapitalismo.
Di qui il rischio per le minoranze anticapitaliste di non “produrre” pensiero ma solo di secernere bile, odio e pietose recriminazioni. Magari, credendo di scorgere, scambiando la nuvoletta per il temporale, anche nel più piccolo segnale l’arrivo della "crisi finale". Siamo davanti a un atteggiamento privo di sano realismo politico, e che perciò, talvolta, rischia di sconfinare nel ridicolo. Del resto dove c'è l'odio latita l' immaginazione.
Certo, i Tartari un giorno arriveranno. Nessun sistema socio-economico può essere eterno. Ma per ora il contributo delle lunatic fringes anticapitaliste - proprio perché impregnate di odio - alla costruzione teorica di una futura società post-capitalista è nullo. Infatti, passato il tempo dei “distintivi” (comunisti e fascisti) che cosa resta? Solo le “chiacchiere” dei decrescisti.
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Copyright © 2010 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlogambescia@yahoo.com
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Sul significato dell’antismo in generale ci siamo già soffermati in passato (http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2007/02/la-cultura-ideologia-dell-antismo.html ). Oggi perciò vorremmo trattare - certo, per cenni - una tipologia particolare, presente in Occidente. Quale? l’anticapitalismo.
Innanzitutto, va subito sottolineato che esistono due grandi forme di anticapitalismo: di destra e di sinistra.
L’anticapitalismo di destra, può essere reazionario e conservatore.
L’anticapitalismo di sinistra, marxista e anarchico. Esistono infine altre tre forme di anticapitalismo: cattolico, fascista e decrescista.
Insomma, sette tipologie in tutto.
Il comune denominatore è nel rifiuto della riduzione di ogni relazione umana a puro scambio economico. Ovviamente, con alcune differenze sul piano dei contenuti politici e sociali. L’anticapitalismo reazionario oppone al capitalismo la società aristocratica e premoderna; l’anticapitalismo conservatore il “Dio, Patria e Famiglia; l’anticapitalismo marxista e anarchista, pur differendo nei mezzi, sono simili nel fine: la società collettivista priva di qualsiasi gerarchia; l’anticapitalismo cattolico punta sulla società organica; l’anticapitalismo fascista sulla società corporativa imperniata sui bisogni dello stato-nazione; infine, l’anticapitalismo decrescista-ecologista oppone al capitalismo la società della sobrietà e del “piccolo e bello”.
Naturalmente, sul piano storico, tra i diversi anticapitalismi possono nascere alleanze più o meno temporanee. Ad esempio, l’ organicismo cattolico può condividere un tratto di strada con il corporativismo fascista, con il nazionalismo conservatore e con l’aristocraticismo reazionario. Come del resto l’anticapitalismo decrescista-ecologista, sulla base “del piccolo e bello”, può trovare punti di contatto con la visione libertaria di un anarchismo basato sullo sviluppo di micro-comunità solidali. Meno “digeribile” , ovviamente per i nemici di destra ma anche per le “amiche” dottrine sociali di sinistra, resta il marxismo: dottrina fortemente monadica e reinterpretabile e manipolabile, solo dall’interno e da parte di chi ne condivide i presupposti messianici.
Ora, l’argomento forte del capitalismo verso i diversi antismi è che “il capitalismo produce e distribuisce ricchezza, magari in modo imperfetto, ma la produce, mentre gli anticapitalismi finora hanno prodotto e ridistribuito solo miseria”.
In effetti resta difficile, almeno a tutt’oggi, provare il contrario. E questa “impossibilità della prova” (per ora), accresce quell’odio inestinguibile per l’avversario che caratterizza, di regola, ogni forma di antismo. E in particolare l’anticapitalismo.
Di qui il rischio per le minoranze anticapitaliste di non “produrre” pensiero ma solo di secernere bile, odio e pietose recriminazioni. Magari, credendo di scorgere, scambiando la nuvoletta per il temporale, anche nel più piccolo segnale l’arrivo della "crisi finale". Siamo davanti a un atteggiamento privo di sano realismo politico, e che perciò, talvolta, rischia di sconfinare nel ridicolo. Del resto dove c'è l'odio latita l' immaginazione.
Certo, i Tartari un giorno arriveranno. Nessun sistema socio-economico può essere eterno. Ma per ora il contributo delle lunatic fringes anticapitaliste - proprio perché impregnate di odio - alla costruzione teorica di una futura società post-capitalista è nullo. Infatti, passato il tempo dei “distintivi” (comunisti e fascisti) che cosa resta? Solo le “chiacchiere” dei decrescisti.
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11 commenti:
Sono d'accordo Carlo, ma va sottolineato che "l'imperfezione" nella redistribuzione capitalistica sta toccando livelli insondati finora. Il capitalismo europeo (quello, per intendersi, studiato da Marx) aveva caratteristiche proprie, e risentiva, specialmente in Italia, di una certa mentalità cattolica che prediligeva l'assistenzialismo. Il capitalismo anglosassone privo di classi sociali ha spostato l'ago della bilancia dalla fabbrica a Wall Street, mettendo in condizione i grandi agenti del capitale di scegliere la via più breve della speculazione, che non produce ricchezza per nessuno se non, appunto, per chi specula in prima persona. Il malcontento sta salendo vertiginosamente ma effettivamente di alternative vere e "tangibili" al capitalismo non se ne son trovate. Alcuni impegnano tutte le proprie forze in battaglie di retroguardia, auspicando talvolta un "ritorno al keynesisimo", convinti che battendo questa strada si risolverebbero molti dei problemi determinati dall'attuale ultracapitalismo, ma le cose non stanno affatto così. Quando i vari La Pira (cattolicissimo), Mattei e compagnia bella, ad esempio, fecero pressioni affinchè l'Italia adottasse il modello del cosiddetto "stato imprenditore", uno stato, cioè, titolare di aziende strategiche che va ad inserire nel libero mercato, dimostrarono di ragionare in termini che non sono propri ai grandi agenti del capitale odierni, ma di mirare all'ottenimento di una certa autonomia nazionale, che avrebbe consentito all'Italia di crescere, in alto e in basso. Analisi molto realista Carlo. Se hai voglia e tempo, ti invito a leggere un articolo che ho scritto tempo fa, il cui link è http://www.conflittiestrategie.splinder.com/post/23132887/scenari-di-crisi-di-ggabellini/comment/62481650. Un saluto e un abbraccio.
L’anticapitalismo non nasce spontaneo nella mente di pochi intellettuali o politici, ma rispecchia le diffuse insoddisfazioni e tensioni esistenti fra i cittadini; tensioni tanto più forti quanto più c’è squilibrio nella distribuzione del reddito e del prestigio sociale.
Guardo le cose un po’ da sinistra, ma in questo sito trovo sempre ottimi spunti di riflessione.
Complimenti e grazie
Aldo
Grazie Giacomo e Aldo per il tempo che mi avete dedicato.
Aldo, si può presentare con nome e cognome? Se vuole può farlo anche privatamente (dia, per piacere, un'occhiata all'ultimo capoverso di "Perché Metapolitics?". Grazie.
Abbraccio.
Ciao Carlo, rieccomi.
Interessantissima la tua divisione in 7 tipi di anticapitalismo.
Quando ho letto ieri il post stavo per commentare "Ma anticapitalismo conservatore e cattolico sono la stessa cosa allora!", poi riflettendo un po' mi sono ricordato che il cattolicesimo va verso una chiamata universale, quindi il concetto di Patria è, come dire, "lato".
Mi chiedo se l'anticapitalismo reazionario, che si oppone con la concezione di vita aristocratica, e anticapitalismo cattolico possano convergere. Silvano Panunzio esaltava la concezione aristocratica della vita e allo stesso tempo invocava il valore della centralità nella politica. Esiste dunque un anticapitalismo di centro?
Abbraccio,
Roberto
Carissimo Roberto,
Grazie. Giusta provocazione. E' probabile che esista ;-) Ci devo lavorare sopra.
Un abbraccio
Carlo
interessante - ma opinabile.
non tanto per la categorizzazione, perché troppo schematica: questo è il suo fine, che poi la realtà sia più sfumata e ambigua viene da sé.
non entro neppure nel merito, troppo complesso per affrontarlo in un commento.
a parte che mi pare altrettanto difficile dimostrare che il capitalismo non crea ricchezza che dimostrare che la crea.
nulla si crea e nulla si distrugge, perciò è sicuramente vero piuttosto che il capitalismo "trasforma" ricchezza: e qui resta il busillis!
aggiungerei solo che capitalismo oggi è qualcosa che non corrisponde ad un cliché che tu sembri avvallare: diciamo che un capitalismo di fatto oggi non esiste più - se mai è esistito.
non esistono più i capitalisti (coloro cioè che "possiedono" i capitali) e probabilmente non esistono neppure più i capitali.
ma permettimi di farti un'altra osservazione: "meta" - se è lecito.
anche tu attribuisci agli "anti" un sentimento univoco: l'odio.
molto berlusconiano, ahimè!
e capzioso: ti attribuisco un sentimento che in sé discredita le tue opinioni.
e da dimostrare.
pare invece, la neurologia attuale lo afferma, che i centri attivati in questo genere di stimolazioni siano quelli del "disgusto" (e affini).
sbaglierò, ma questo cambia di molto, di molto, il quadro della cosa.
:-)
Grazie Angelo.
Angelo, possibile che su questo blog stia diventando sempre più difficile firmarsi con nome e cognome? La "faccia" ce la devo mettere solo io?
Angelo - visto che mi dai del tu - direi che tu vai oltre la mia rapida messa a punto, essenzialmente descrittiva. Se avessi scritto un post sulle tipologie di filocapitalismo ( liberista, liberale, produttivista, tecnocratico, socialdemocratico, economicista, utilitarista ), allora altri commentatori, di segno opposto, mi avrebbero dato dell'anticapitalista...
Perché, non proporsi, di leggere un post per quello che è rinunciando alla dietrologia applicata? O peggio, sulle basi di pregiudizi politici (come tra l'altro si evince dal tuo link), come quando, en passant, a proposito del rapporto antismo e odio (che sarà pure discutibile), tiri fuori Berlusconi per screditare la mia messa a punto... Ti pare, ancor prima che logicamente corretto, moralmente giusto ricorrere all'argomento ad personam ;-) ?
Quanto alla neurologia, sarei più cauto di te; ogni giorno, in questa "disciplina" se ne inventano una, come nell’ambito della "neuroeconomics", dove si dichiara di aver scoperto l'esistenza di neuroni preposti alle attività di calcolo economico razionale nel quadro del libero mercato... ;-)
Insomma, meglio la vecchia sociologia. Descrittiva.
E meglio ancora, poter dibattere con persone libere da qualsiasi pregiudizio ideologico :-)
ovviamente nessuno ha intenzione di dedicarsi alla "dietrologia applicata", semplicemente si gioca con gli argomenti, un po' di esercizio intellettuale, come si suol fare in un blog, massime chi legge e posta un commento - che non voleva affatto essere polemico né "antista", anche se dissentiva.
era un po' che non seguivo il suo blog, ci sono tornato oggi e siccome mi ricordo che ci si dava del tu...
poco male, presto rimediato :-)
per farla breve, se no annoio oltre misura, quello dell'odio oggi, non si può negare, è diventato un tipico argomento berlusconiano, suvvia!
non capisco perché dirlo sarebbe un argomento di discredito ad personam?
non era certo nelle mie intenzioni, né ho parlato io proprio di "odio" che, insomma, non è esattamente una categoria sociologica... o forse sì, non lo so - comunque d'istinto non mi piace (né credo che ci sia tutto questo odio, se non fomentato, in giro).
io poi non trovo che chi dissente si senta necessariamente "contro" o "antista", potrebbe anche solo sentirsi diverso, "altrove".
e volerlo esprimere senza essere tacciato "di secernere bile, odio e pietose recriminazioni".
perché chi la vede diversamente avrebbe senz'altro "un atteggiamento privo di sano realismo politico, e che perciò, talvolta, rischia di sconfinare nel ridicolo"?
forse perché "dove c'è l'odio latita l' immaginazione"?
non c'è un pochino di "pregiudizio ideologico" anche in queste affermazioni?
posso assicurarle che se pur probabilmente scarso di immaginazione non coltivo affatto l'odio ;-)
diciamo allora che mi sono fatto fraintendere (rischio da mettere sempre in conto in questo contesto), la seguo comunque con invariata stima e interesse (anche se non molta continuità, ahimè),
angelo mancini
p.s. link? da che link si evincono i miei "pregiudizi ideologici"? non mi ero accorto di aver indicato link. link a che?
Mi spiace Angelo di non ricordare. Grazie comunque per esserti "ripresentato".
Sostanzialmente, tu rivendichi il diritto il dissenso. Perfetto sono d'accordo. Ma che c'entra il diritto al dissenso con quel che qui si discute, se non per il fatto che l'antismo, al contrario, proprio perché basato sull'odio - ribadisco - condanna chiunque non condivida le sue stesse posizioni. Il dissenso è "liberale", rispetta l'avversario, l' "antismo" è totalitario, vuole sopprimerlo. Angelo hai mai provato a ragionare con un decrescista? E' come ragionare, pur se su sponde opposte, con un neoliberista.
Quanto alla questione del realismo politico ti faccio un esempio: come conciliare decrescita e paficismo? Si sospende anche la crescita dell'industria militare? E poi come ci si difende dai "non decrescisti" armati fino ai denti?
Ah! di colpo tutti diverranno buoni e mansueti come agnelli...
Battute a parte, se le cose stanno come ho detto (industria militare, eccetera) perché - non parlo di te ma degli antisti - "aizzare le folle" contro "il sistema", senza avere alcuna ricetta precisa. Anche perché - ribadisco - dove c'è l'odio latita l'immaginazione. :-)
Infatti, sembra non sia ancora bastata la lezione del marxismo-leninismo privo di una teoria dello Stato e della Politica... Tanto lo Stato Borghese deperisce... poi si è visto come è finita.
Quanto al link - per carità sei libero di votare per chi vuoi - leggo tra i tuoi preferiti PD padova. Che devo pensare? Ovviamente, parlerei di "pregiudizi", anche se leggessi PDL Milano... ;-)
Un'ultima cosa. Non apprezzo molto quelle diatribe tautologiche, tuttologiche, "narcisisticologiche"che fanno tanto Rete. So di essere antipatico nel dire questo, ma, come sento spesso dire tra giovani - e tu sei sicuramente giovane - per il futuro "regolati" di conseguenza :-)
Abbraccio,
Carlo
caro carlo,
non intendo continuare più a lungo, anche se avrei delle osservazioni da fare, ma so che finirei per annoiare i tuoi lettori, facendo la figura del troll.
ma non è che non avrei da ribadire ;-)
ti chiedo però solo: dove hai visto i cosiddetti miei preferiti?
davvero non mi ricordo di averli mai indicati da nessuna parte.
che poi proprio il pd risulti tra i miei preferiti… mi fa un po’ sorridere :-D
al limite rispondimi pure sulla mail personale (ti risulterà anche quella immagino), per cortesia, perché trovo poco gradevole una simile forma di raccolta dati e profilazione - che probabilmente fa automaticamente la piattaforma blogger/google – e vorrei almeno darci un’occhiata.
infine: mi lusinga che tu immagini che io sia giovane ma, se la foto che compariva nel tuo blog tempo fa era abbastanza recente, verosimilmente sei più giovane tu di me!
cordiali saluti
angelo
p.s. sul tuo ultimo paragrafo, "antipatico", credimi che lo capisco bene e anzi convengo persino che sia scegliere il male minore.
Angelo,
grazie del gentile commento,
Abbraccio.
Carlo
P.S.
Quando clicco su "Bangelo ha detto" si apre una pagina di blogger, a tuo nome (Angelo), dove in basso tra i link preferiti c'è PD Padova... Tutto qui :-)
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