Da Max Weber a Ernst von Salomon: un percorso metapolitico
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In questi giorni stiamo rileggendo I Proscritti di Ernst von Salomon: inno alla logica del sangue e della guerra. Si tratta di un’ opera che rinvia ad altre pagine, altrettanto crude e forti: quelle scritte da Ernst Jünger ( Nelle tempeste d’acciaio). Una piccola premessa: non abbiamo ma condiviso il flaccido pacifismo del Remarque di Niente di nuovo sul Fronte Occidentale.
Subito la nostra mente è andata a Max Weber che nello stesso tormentato dopoguerra provò a indicare un' altra via: quella di una ragion politica, attenta alla scienza delle costituzioni. Si pensi ad esempio al suo bellissimo Parlamento e Governo nel nuovo ordinamento della Germania. Dove Weber tenta di ricondurre nell'alveo delle istituzioni parlamentari la tumultuosa forza carismatica del “politico”, senza per questo dover rinunciare alla sua “essenza” trasformatrice e formatrice delle élite repubblicane.
Qual è la lezione del confronto von Salomon-Weber? Di non contrapporre mai le due logiche: logica del sangue versus logica della ragion politica. C’è una pagina de I Proscritti - forse l’unica - dove von Salomon, sembra miracolosamente intuire la differenze tra le diverse logiche ma anche la necessità di una coesistenza tra spada, libro e libertà individuale. Ecco il passo.
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“Marciammo nei sobborghi e dalle case tranquille, eleganti, nascoste tra il verde, ci venivano gettati gridi di saluto e fiori. Molti borghesi erano nelle strade e ci salutavano, e qualche casa era imbandierata. Ciò che si nascondeva dietro quelle tendine abbassate, dietro quelle finestre indifferenti, sotto le quali passavano grigi, esausti, decisi, meritava, ne eravamo convinti, la nostra dedizione. Qui la vita aveva preso un altro corso, raggiunto un altro livello; la sua intensità era portata a un raffinamento estremo che stonava con i nostri stivali rozzi e con le nostre mani sporche. La nostra cupidigia non saliva fino a quelle case, ma vi erano rifugiati, lo sapevamo, i frutti della cultura di un secolo appena trascorso. Il mondo dei borghesi, l’educazione mondana, la libertà personale, l’orgoglio del lavoro, l’agilità dello spirito: tutto ciò era esposto all’assalto delle masse imbestialite e noi eravamo coscienti di difenderlo perché insostituibile” (Ernst von Salomon, I Proscritti, Baldini & Castoldi 1994, p. 41).
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L’ intuizione però non sempre implica lo sviluppo dell’idea... E di conseguenza il resto de I Proscritti è pura celebrazione - certo scritta benissimo - del mito guerriero: della vittoria della spada sul libro e sulla libertà.
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In questi giorni stiamo rileggendo I Proscritti di Ernst von Salomon: inno alla logica del sangue e della guerra. Si tratta di un’ opera che rinvia ad altre pagine, altrettanto crude e forti: quelle scritte da Ernst Jünger ( Nelle tempeste d’acciaio). Una piccola premessa: non abbiamo ma condiviso il flaccido pacifismo del Remarque di Niente di nuovo sul Fronte Occidentale.
Subito la nostra mente è andata a Max Weber che nello stesso tormentato dopoguerra provò a indicare un' altra via: quella di una ragion politica, attenta alla scienza delle costituzioni. Si pensi ad esempio al suo bellissimo Parlamento e Governo nel nuovo ordinamento della Germania. Dove Weber tenta di ricondurre nell'alveo delle istituzioni parlamentari la tumultuosa forza carismatica del “politico”, senza per questo dover rinunciare alla sua “essenza” trasformatrice e formatrice delle élite repubblicane.
Qual è la lezione del confronto von Salomon-Weber? Di non contrapporre mai le due logiche: logica del sangue versus logica della ragion politica. C’è una pagina de I Proscritti - forse l’unica - dove von Salomon, sembra miracolosamente intuire la differenze tra le diverse logiche ma anche la necessità di una coesistenza tra spada, libro e libertà individuale. Ecco il passo.
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“Marciammo nei sobborghi e dalle case tranquille, eleganti, nascoste tra il verde, ci venivano gettati gridi di saluto e fiori. Molti borghesi erano nelle strade e ci salutavano, e qualche casa era imbandierata. Ciò che si nascondeva dietro quelle tendine abbassate, dietro quelle finestre indifferenti, sotto le quali passavano grigi, esausti, decisi, meritava, ne eravamo convinti, la nostra dedizione. Qui la vita aveva preso un altro corso, raggiunto un altro livello; la sua intensità era portata a un raffinamento estremo che stonava con i nostri stivali rozzi e con le nostre mani sporche. La nostra cupidigia non saliva fino a quelle case, ma vi erano rifugiati, lo sapevamo, i frutti della cultura di un secolo appena trascorso. Il mondo dei borghesi, l’educazione mondana, la libertà personale, l’orgoglio del lavoro, l’agilità dello spirito: tutto ciò era esposto all’assalto delle masse imbestialite e noi eravamo coscienti di difenderlo perché insostituibile” (Ernst von Salomon, I Proscritti, Baldini & Castoldi 1994, p. 41).
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L’ intuizione però non sempre implica lo sviluppo dell’idea... E di conseguenza il resto de I Proscritti è pura celebrazione - certo scritta benissimo - del mito guerriero: della vittoria della spada sul libro e sulla libertà.
Mentre il vero problema resta quello di come conciliare le due logiche. Ma come? Come addomesticare il "politico" senza privarlo della sua forza trasformatrice? Come impedire che il "politico" sia ridotto a pura manifestazione di forza?
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Copyright © 2010 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlogambescia@yahoo.it
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5 commenti:
Però in un passo successivo del romanzo, Salomon mostra il ripensamento del protagonista (lui stesso), che si rende conto di come i Freikorps avessero semplicemente difeso l'ordine e il privilegio borghese. E scrive:
“La parte più attiva del fronte marciò, a destra come a sinistra. Ma noialtri, che combattevamo sotto vecchie bandiere, la salvammo noi la patria del caos. Dio ci perdoni, quello fu il nostro peccato contro lo spirito. Credevamo di salvare il cittadino e salvammo il borghese. Il caos è più benefico dell’ordine a chi è in formazione; la rinunzia è nemica di ogni movimento. Salvando la patria dal caos, noi chiudemmo la finestra a ciò che stava per essere e lasciammo libera la strada alla rinunzia”.
Stefano Sissa
Una strada la suggerisce lo stesso Junger ne "L'operaio", ottimo testo oramai messo all'indice dalla smania politicamente corretta intenta a punire l'uso stumentale che ne è stato fatto dai nazisti. Junger però non parlava specificamente di uomini politici ma si riferiva a un insieme comunitario coerentizzato. Nono so cosa risponderti Carlo, le domandi che poni corrono sul filo del rasoio. Se si addomestica il politico, si frena inesorabilmente la sua spinta innovatrice; se, al contrario, gli si lascia mano libera, tale forza innovatrice potrebbe degenerare nella creazione di scenari inquitanti, potenzialmente esplosivi. Cari saluti e un abbraccio.
Grazie Giacomo. Hai capito perfettamente tutto. Del resto sei il primo della classe...
Sul pensiero jüngeriano, "entre-deux-guerres" userei maggiore cautela ... ;-) (vedi la raccolta "Scritti politici e di guerra": dinamite politica pura)
Abbraccio
Carlo
Caro Sissa, grazie e benvenuto al commento.
Non ho capito - probabilmente per colpa mia - il senso della sua precisazione ;-) Io rimprovero a von Salomon non di aver fatto "scarsa pulizia" ma di aver colto in quella pagina senza poi svilupparla nei termini di ragion politica weberiana - probabilmente perché animato da una logica del sangue della guerra - l'importanza di alcuni valori borghesi di libertà (perché di quelli si parla nel passo da me riportato...) Ovviamente, in contrasto con Weber, il cui pensiero sociale resta significativo, soprattutto in ambito liberale, come tentativo di conciliazione tra ragion politica, ragione borghese e "ragioni" della forza. Che poi Weber sia riuscito o meno è un'altra questione... Tuttavia, la strada - almeno a mio modesto parere - resta quella da lui indicata. E da lì si deve ripartire.
Colgo l'occasione per ricordare agli amici lettori, che il dottor Sissa è autore di un pregevole volume su Alain de Benoist: http://www.macroedizioni.it/ebooks/pensare-la-politica-controcorrente.php
Carlo Gambescia
Remarque l'ho letto, e in effetti non l'ho trovato eccezionale (comunque secondo me è da leggere). Tempeste d'acciaio l'ho trovato più coinvolgente.
Salomon onestamente non sapevo neppure chi fosse, ma da quanto scrivi non so se vale la pena andarlo a leggere, tanto più che hai scritto "stiamo rileggendo", il che non fa pensare a una riedizione dell'opera.
Grazie Luca del commento e abbraccio.
Carlo
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