Fini e la Presidenza della Camera. Le osservazioni di un profano
.
In questa Italia dove ci si fa eleggere con un partito, per poi (ri)fondarne un altro di colore opposto o quasi, ci tocca pure indossare i panni curiali del costituzionalista, noi modesti studiosi di sociologia. Ci spieghiamo meglio.
Se alla Presidenza della Camera al posto di Fini vi fosse un Rutelli, uscito, mettiamo, dal Pd forza di governo, per creare un partito in pratica fiancheggiatore dell’opposizione berlusconiana, Bersani, Di Pietro, “Repubblica” & Company ne chiederebbero le dimissioni un giorno sì e l' altro pure.
Apparentemente non c’è leva costituzionale che obblighi l’ex delfino di Almirante alle dimissioni. In realtà però - questione sulla quale si è glissato, ovviamente a sinistra - tutti i precedenti Presidenti della Camera repubblicana (si veda l' omonima voce di wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Presidenti_della_Camera_dei_deputati ) non hanno mai ricoperto durante il loro incarico il ruolo di segretario politico del partito di provenienza, inclusi gli ultimi due (Casini e Bertinotti)… Mentre Fini addirittura ha (ri)fondato un partito (Futuro e Libertà per l’Italia) di cui è il capo di fatto se non pure di diritto.
Certo, se sollecitato, Fini potrebbe trasferire l’incarico politico ad altri e restare Presidente della Camera.
Rimane però un altro fatto importante. Nel 1994 (Primo Governo Berlusconi) venne interrotta la prassi per cui uno dei due Presidenti doveva appartenere alla maggioranza e l’altro al maggior gruppo di opposizione. Da allora fino ad oggi, la coalizione prevalente alle elezioni ha nominato come Presidenti di Camera e Senato esponenti della maggioranza stessa. Quindi Fini, dopo il salto della quaglia, sarebbe fuori.
Certo, l’ex fascista del Duemila per ora, appoggia, così dice, il Governo Berlusconi dall’esterno, e quindi nominalmente fa parte di questa maggioranza. Di conseguenza la forma sarebbe salva.
Ma la sostanza no. E la democrazia pure.
.
Copyright © 2010 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlogambescia@yahoo.it
.
.
In questa Italia dove ci si fa eleggere con un partito, per poi (ri)fondarne un altro di colore opposto o quasi, ci tocca pure indossare i panni curiali del costituzionalista, noi modesti studiosi di sociologia. Ci spieghiamo meglio.
Se alla Presidenza della Camera al posto di Fini vi fosse un Rutelli, uscito, mettiamo, dal Pd forza di governo, per creare un partito in pratica fiancheggiatore dell’opposizione berlusconiana, Bersani, Di Pietro, “Repubblica” & Company ne chiederebbero le dimissioni un giorno sì e l' altro pure.
Apparentemente non c’è leva costituzionale che obblighi l’ex delfino di Almirante alle dimissioni. In realtà però - questione sulla quale si è glissato, ovviamente a sinistra - tutti i precedenti Presidenti della Camera repubblicana (si veda l' omonima voce di wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Presidenti_della_Camera_dei_deputati ) non hanno mai ricoperto durante il loro incarico il ruolo di segretario politico del partito di provenienza, inclusi gli ultimi due (Casini e Bertinotti)… Mentre Fini addirittura ha (ri)fondato un partito (Futuro e Libertà per l’Italia) di cui è il capo di fatto se non pure di diritto.
Certo, se sollecitato, Fini potrebbe trasferire l’incarico politico ad altri e restare Presidente della Camera.
Rimane però un altro fatto importante. Nel 1994 (Primo Governo Berlusconi) venne interrotta la prassi per cui uno dei due Presidenti doveva appartenere alla maggioranza e l’altro al maggior gruppo di opposizione. Da allora fino ad oggi, la coalizione prevalente alle elezioni ha nominato come Presidenti di Camera e Senato esponenti della maggioranza stessa. Quindi Fini, dopo il salto della quaglia, sarebbe fuori.
Certo, l’ex fascista del Duemila per ora, appoggia, così dice, il Governo Berlusconi dall’esterno, e quindi nominalmente fa parte di questa maggioranza. Di conseguenza la forma sarebbe salva.
Ma la sostanza no. E la democrazia pure.
.
Copyright © 2010 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlogambescia@yahoo.it
.
5 commenti:
Onestamente, mi pare un discorso un po' "tirato per i capelli".
Nel senso che, stanti tutte le circostanze del caso (compresa quella che l'incarico di Presidente della Camera di fatto non è incompatibile nè con il far parte dell'opposizione - di cui Fini peraltro non fa parte - nè con l'essere a capo di un partito).
Si aggiunga anche che Fini non se ne è andato, ma è stato buttato fuori.
Ora, nel panorama a cui Berlusconi ci ha abituato (agghiaccianti conflitti di interesse, gente che non si dimette nemmeno con condanne penali di secondo grado, ecc. ecc.), chiedere a Fini di dimettersi perchè è stato sbattuto fuori dal PDL è come pretendere il più assoluto "bon ton" in una porcilaia.
scusa non ho riletto prima di lanciare il messaggio.
La costruzione in italiano è tutta sballata!
Ciao!
Sono in completo accordo con te Carlo. La carriera politica di Gianfranco Fini è fatta di sconfessioni; sconfessione del fascismo definito "male assoluto" in quel di Gerusalemme e soprattutto sconfessione di Berlusconi, tacciato di illiberalismo (si scopre l'acqua calda) dopo sedici anni di alleanza. Delle due l'una; o Fini in sedici anni non ha capito un tubo di Berlusconi, cosa che la dice lunga sulla sua statura politica, oppure dopo aver svenduto il patrimonio intellettuale non certo disprezzabile di Alleanza Nazionale, si è trovato a corto di spazio vitale, politicamente parlando, e si è tirato fuori per non rimanere eclissato dall'ombra di Berlusconi. In entrambi i casi si tratta di un uomo politico di pochissimo valore, che per tutelare i propri interessi ha spostato l'ottica su una non meglio specificata "questione morale", sempre spendibile per raccattare consensi presso una sedicente "sinistra" mai così a corto di idee e progetti credibili. Cari saluti e un abbraccio.
Solo una piccola osservazione ulteriore : si fanno considerazioni a riguardo della legittimità delle non dimissioni di Fini. Questione in sè, per la quale non ha rilievo la valutazione di Fini come statista in genere. Può valere poco o tanto, ma in entrambe i casi la questione è la stessa.
C'è anche da osservare - e ricordare - come sia nato il PDL. Attraverso una proclamazione unilaterale di piazza, dal famoso predellino, da parte di Berlusconi. Fini è tutt'altro che un "co-fondatore" del PDL, quale lui stesso oggi ipocritamente si definisce.
L'esito di oggi nasce dal predellino (mossa fatta proprio per spiazzare Fini).
Grazie Guido e Giacomo dei commenti, anche se critici (Guido) sempre graditi :-). Del resto sono riflessioni di un profano ;-)
Abbraccio.
Carlo
Posta un commento