martedì, giugno 15, 2010

Pomigliano d'Arco. Marchionne? Un ricattatore. Fini? Un servo
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Le proposte della Fiat di Marchionne ai lavoratori di Pomigliano d’Arco sono un puro e semplice ricatto. Una atto di prepotenza. Una vergogna per un paese civile.
Il piano per la ristrutturazione dello stabilimento prevede per un verso l' investimento di 700 milioni di euro nel biennio 2010-11 rivolto alla produzione della futura Panda (uscita prevista 2011). Inoltre, a regime, lo stabilimento campano, secondo il piano Fiat dovrà produrre 270mila automobili all'anno , rispetto alle 35mila del 2009. Un vero tour de force produttivo da "capitalismo" cinese ... Ma era proprio necessario fissare parametri così alti? Perché tutto deve essere rapportato alla pura competitività? Se le cose stanno così, perché parlare, come fanno di continuo il Governo e Tremonti, di capitalismo sociale di mercato? Qui sembra prevalere solo il capitalismo. E per giunta selvaggio. Dov'è il "sociale"?
Per altro verso, infatti, si pongono condizioni iugulatorie: massimo utilizzo degli impianti senza alcun riguardo per i possibili incidenti sul lavoro (che crescono in relazione agli alti tassi di utilizzo); flessibilità sfrenata nei turni e nei giorni lavorativi; netta riduzione dei tempi di pausa alla linea montaggio; forte mobilità interna; contrasto durissimo alle forme anomale di assenteismo (tradotto: licenziamenti facili). Queste richieste si traducono in una modifica dei turni sul modello Melfi, con 18 turni settimanali e 80 ore di straordinario obbligatorio in più rispetto alle 40 attuali. Un inferno a cui verrebbero condannati - a cascata - quindicimila lavoratori, indotto incluso.
Richiamiamo di nuovo l’attenzione, perché implicano licenziamenti facili, sui seguenti punti:
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(…)
13. CLAUSOLA DI RESPONSABILITA'
Tutti i punti di questo documento costituiscono un insieme integrato, sicché tutte le sue clausole sono correlate ed inscindibili tra loro, con la conseguenza che il mancato rispetto degli impegni eventualmente assunti dalle Organizzazioni Sindacali e/o dalla RSU ovvero comportamenti idonei a rendere inesigibili le condizioni concordate per la realizzazione del Piano e i conseguenti diritti o l’esercizio dei poteri riconosciuti all’Azienda dal presente accordo, posti in essere dalle Organizzazioni Sindacali e/o dalla RSU, anche a livello di singoli componenti, libera l’Azienda dagli obblighi derivanti dalla eventuale intesa nonché da quelli derivanti dal CCNL Metalmeccanici in materia di:
-contributi sindacali
-permessi sindacali retribuiti di 24 ore al trimestre per i componenti degli organi direttivi nazionali e provinciali delle Organizzazioni Sindacali
ed esonera l’Azienda dal riconoscimento e conseguente applicazione delle condizioni di miglior favore rispetto al CCNL Metalmeccanici contenute negli accordi aziendali in materia di:
-permessi sindacali aggiuntivi oltre le ore previste dalla legge 300/70 per i componenti della RSU
-riconoscimento della figura di esperto sindacale e relativi permessi sindacali.
Inoltre comportamenti, individuali e/o collettivi, dei lavoratori idonei a violare, in tutto o in parte e in misura significativa, le presenti clausole ovvero a rendere inesigibili i diritti o l’esercizio dei poteri riconosciuti da esso all’Azienda, facendo venir meno l’interesse aziendale alla permanenza dello scambio contrattuale ed inficiando lo spirito che lo anima, producono per l’Azienda gli stessi effetti liberatori di quanto indicato alla precedente parte del presente punto.
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14. CLAUSOLE INTEGRATIVE DEL CONTRATTO INDIVIDUALE DI LAVORO
Le clausole indicate integrano la regolamentazione dei contratti individuali di lavoro al cui interno sono da considerarsi correlate ed inscindibili, sicché la violazione da parte del singolo lavoratore di una di esse costituisce infrazione disciplinare di cui agli elenchi, secondo gradualità, degli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari conservativi e ai licenziamenti per mancanze e comporta il venir meno dell’efficacia nei suoi confronti delle altre clausole".
(...)
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(Per i 16 punti del testo completo, firmato il 15 giugno 2010 da FIM, UILM, FISMIC nazionali e di Napoli, si veda qui: http://www.fim.cisl.it/ ).
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Dal punto dei vista delle garanzie riguardanti il diritto di sciopero, quanto sopra implica netti profili di incostituzionalità. Mentre su quello delle relazioni industriali un chiaro ritorno al passato. E potrebbe essere solo l'inizio. La Fiat sembra rimpiangere gli anni Cinquanta del Novecento, quando il lavoratori non avevano diritti. Quindi la Fiom-Cgil ha perfettamente ragione. E fa bene a non firmare
Purtroppo - realisticamente - riteniamo che la Fiat finirà per avere la meglio. Il dislivello di potere, stante anche la crisi economica , fra lavoratori e azienda è diventato enorme. Pertanto la paura di perdere il lavoro - paura che in una società civile non dovrebbe esistere - finirà per vincere costringendo i lavoratori alla resa.
Interessante, infine, dal punto di vista della psicologia del perfetto maggiordomo dei poteri forti, la seguente dichiarazione di Gianfranco Fini:
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"Cosa ha chiesto Marchionne? Solo più turni di lavoro e di combattere l'assenteismo". Così il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel corso di un'intervista pubblica a Benevento, ha commentato il piano di rilancio della Fiat per lo stabilimento di Pomigliano d'Arco. Se agli operai fosse stato detto "di rinunciare ai vostri diritti per avere il lavoro, io avrei detto di no", ha aggiunto Fini, ribadendo che non è "stato questo l'approccio. Anzi è stato un approccio che riecheggia un appello alla concordia tra capitale e lavoro che fa parte della cultura politica del secolo scorso della dottrina sociale della Chiesa". (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/06/14/visualizza_new.html_1822575127.html ).
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Capito, "dottrina sociale dell Chiesa"... "Concordia tra capitale e lavoro"... Che faccia di bronzo. Vergogna! Che brutta Italia, divisa tra padroni egoisti, servi della politica e poveri lavoratori che rischiano di perdere ogni diritto.

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3 commenti:

C0nc0rd3 ha detto...

Ciao Carlo,

Non riuscivo a capire la situazione e quello che esigeva Marchionne e, ora che l'ho letto, da un lato avrei preferito non saperlo.
Sono letteralmente senza parole.
Ti dico che la FIAT non è l'unica azienda in Italia a perseguire politiche in stile cinese; ci sono altre aziende, di cui preferisco non fare il nome, che pur avendo ricevuto diversi ordini aumenteranno la produzione, ma manterranno la cassa integrazione, in stile FIAT da quando c'è Montezemolo.
Basta, dico senza peli sulla lingua che d'ora in poi comprerò auto tedesche o giapponesi. Che senso ha comprare una macchina FIAT se la produzione viene delocalizzata?
Ti do un suggerimento per un prossimo post: l'escalation dei partiti indipendentisti, non solo in Italia, vedi il Belgio, e il forte astensionismo dal voto (Sardegna), con aumento di voti dei partiti indipendentisti.

Un abbraccio,
Roberto

epigrammiefacezie ha detto...

Non c'è dubbio, le norme in oggetto assumono un carattere decisamente ricattatorio e del tutto inaccettabile. Si torna a condizioni di lavoro prettamente ottocentesche, con buona pace delle chiacchiere di Tremonti sull'economia sociale di mercato, per non parlare delle fesserie di Fini.
E forse non è casuale che questo accordo venga imposto in "combinato disposto" con le sparate sulla costituzione che, così com'è, impedirebbe di governare.
Se fosse per me, se queste sono le condizioni, Marchionne e compagnia bella possono andare tranquillamente a produrre in Cina e in Polonia.

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie carissimi dei puntuali commenti.
Abbraccio.

Carlo

P.S.
Roberto, grazie del consiglio.