Il libro della settimana: Riccardo Campa, Mutare o perire. La sfida del transumanesimo, pref. di Stefano Vaj, Sestante Edizioni 2010, pp. 310 euro 25,00 - www.sestanteedizioni.it .
La sfida del transumanesimo può finalmente essere raccolta da chiunque, grazie alla chiara messa a punto di Riccardo Campa, professore di sociologia della scienza, presidente dell’Associazione Italiana Transumanisti, già direttore della World Transhumanist Association (WTA): Mutare o perire. La sfida del transumanesimo, pref. di Stefano Vaj (Sestante Edizioni 2010, pp. 310 euro 25,00 ).
Ma entriamo subito nel merito, citando dalla Carta dei Princìpi della WTA, commentata da Campa:
.Ma entriamo subito nel merito, citando dalla Carta dei Princìpi della WTA, commentata da Campa:
“Due punti di questa dichiarazione sono particolarmente importanti sul piano etico: il primo è l’affermazione del ‘diritto morale’ di utilizzare la tecnologia per superare le limitazioni biologiche dell’umanità; il secondo è l’affermazione che il titolare di tale diritto non è l’uomo, ma ‘l’essere senziente’. Si tratta di una definizione ampia che include l’uomo, ma insieme ad esso anche la macchina intelligente, l’animale potenziato, l’alieno se esiste, e l’ibrido uomo-macchina (caso paradigmatico: il cyborg). Siamo dunque di fronte - conclude Campa - ad una concezione della bioetica radicalmente nuova; una posizione che in genere lascia perplesse le persone più tradizionaliste e, di conseguenza, genera aspre polemiche”.
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E in particolare - aggiungiamo - con la Chiesa Cattolica.
Polemiche inevitabili, perché, come ammette anche Campa, tra cristianesimo e transumanesimo non c’è ponte:“Nel cristianesimo è Dio che si fa uomo per donare la salvezza alle sue creature, nel transumanesimo è l’uomo che si fa dio per salvarsi dal creatore”.
Polemiche inevitabili, perché, come ammette anche Campa, tra cristianesimo e transumanesimo non c’è ponte:“Nel cristianesimo è Dio che si fa uomo per donare la salvezza alle sue creature, nel transumanesimo è l’uomo che si fa dio per salvarsi dal creatore”.
Tuttavia preferiamo restare in ambito sociologico, ponendo due questioni.
Innanzitutto, per dirla con Sorokin, se ogni sistema di pensiero sembra portato nel tempo ad assolutizzare i valori in cui crede, il rischio “sociologico” maggiore, consiste nella sempre possibile egemonia di un solo credo. Si tratta di una “regola” sociologica che dipende anche dall’ eventuale “tasso di radicalismo” contenuto in un’idea. E che sembra valere per il cristianesimo, come per ogni altro sistema di pensiero.
Se le cose stanno così, che dire dell’overdose di radicalismo racchiusa nel “mutare o perire” del transumanesimo? Esito di una scelta “presentata” come obbligata fra il restare vittima dell’evoluzione-trasformazione (perire) dell’uomo, o dirigerla (mutare), puntando su un’ evoluzione autodiretta ?
Il rischio “sociologico” del transumanesimo - per ora, semplice verità tra le verità - è proprio nell’ aut-aut: un “di qua o di là” che in caso di vittoria” rischia di risolversi nell’ assolutizzazione egemonica del Divenire transumanista rispetto all’Essere cristiano. Per farla breve: perché fuggire dalla Chiesa Cattolica per entrare in quella dei Transumanisti?
Ma non va ignorato un altro aspetto sociologico, legato alla fase in cui il movimento, anche di pensiero, si fa istituzione. Ad esempio, per venire all’ attualità, come può essere articolato socialmente - istituzionalizzato, appunto - il diritto, pur condivisibile, al testamento biologico? Verranno istituite commissioni mediche, di “specialisti”? E su quali parametri? E in quali strutture? Pubbliche o private? Come evitare il rischio della routinizzazione delle decisioni? E quindi degli errori e abusi? E per favore, non si risponda asserendo che il problema è in via di superamento “perché tanto i cyborg non muoiono mai”…
Purtroppo, quel che può “filare” sul piano logico-ideologico, può non “filare” sul piano pratico-sociologico. Le idee vanno sempre rapportate alle gambe storte degli uomini. E il sociologo deve tenere in debita considerazione gli effetti perversi delle azioni sociali, persino le più nobili.
Ciò non significa respingere l’idea di mutamento, bensì rivendicare la natura complessa di ogni agire sociale e della società in particolare: un’ entità che precede e va oltre l’uomo e per la quale tutto muta, nulla perisce.
Innanzitutto, per dirla con Sorokin, se ogni sistema di pensiero sembra portato nel tempo ad assolutizzare i valori in cui crede, il rischio “sociologico” maggiore, consiste nella sempre possibile egemonia di un solo credo. Si tratta di una “regola” sociologica che dipende anche dall’ eventuale “tasso di radicalismo” contenuto in un’idea. E che sembra valere per il cristianesimo, come per ogni altro sistema di pensiero.
Se le cose stanno così, che dire dell’overdose di radicalismo racchiusa nel “mutare o perire” del transumanesimo? Esito di una scelta “presentata” come obbligata fra il restare vittima dell’evoluzione-trasformazione (perire) dell’uomo, o dirigerla (mutare), puntando su un’ evoluzione autodiretta ?
Il rischio “sociologico” del transumanesimo - per ora, semplice verità tra le verità - è proprio nell’ aut-aut: un “di qua o di là” che in caso di vittoria” rischia di risolversi nell’ assolutizzazione egemonica del Divenire transumanista rispetto all’Essere cristiano. Per farla breve: perché fuggire dalla Chiesa Cattolica per entrare in quella dei Transumanisti?
Ma non va ignorato un altro aspetto sociologico, legato alla fase in cui il movimento, anche di pensiero, si fa istituzione. Ad esempio, per venire all’ attualità, come può essere articolato socialmente - istituzionalizzato, appunto - il diritto, pur condivisibile, al testamento biologico? Verranno istituite commissioni mediche, di “specialisti”? E su quali parametri? E in quali strutture? Pubbliche o private? Come evitare il rischio della routinizzazione delle decisioni? E quindi degli errori e abusi? E per favore, non si risponda asserendo che il problema è in via di superamento “perché tanto i cyborg non muoiono mai”…
Purtroppo, quel che può “filare” sul piano logico-ideologico, può non “filare” sul piano pratico-sociologico. Le idee vanno sempre rapportate alle gambe storte degli uomini. E il sociologo deve tenere in debita considerazione gli effetti perversi delle azioni sociali, persino le più nobili.
Ciò non significa respingere l’idea di mutamento, bensì rivendicare la natura complessa di ogni agire sociale e della società in particolare: un’ entità che precede e va oltre l’uomo e per la quale tutto muta, nulla perisce.
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Copyright © 2010 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlo.gambescia@gmail.com
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29 commenti:
C'è dell'eracliteo in questa impostazione ;). Posizioni interessanti comunque. Cari saluti e un abbraccio.
Ciao Carlo,
come sai, questo è un argomento che mi interessa e che ho affrontato, seppure "umoristicamente", nel mio romanzo.
Credo che comunque il problema no sia slo nella dialettica cristianesimo/transumanesimo. Penso a quello che scrive De Benoist in "Ultimo anno" riguardo ad "Archeofuturismo" di Faye, autore controverso e abbastanza vicino a questa corrente negli ultimi anni. Insomma, alla società attuale, di per sé discutibile, è per forza necessario rispondere con un'esasperazione di essa? Non c'è nessun "futurismo" in tutto questo, almeno secondo De Benoist. Alla fine quest'invito alla "radicalità" non è che l'esasperazione del peggio dell'esistente, spacciato per Utopia. Chi ci sta va bene, sennò peggio per voi.
Mi sa tanto, alla fine. di pensiero novecentesco, dove la radicalità si traveste da messianismo adeguato ai tempi.
Caro Carlo,
se è a questo tema che ti riferivi ieri, affermando che ci sarebbe stato pane per i miei denti, direi che qui il pane basta per altri 20 più integralisti di me.
Ti confesso di aver dovuto metter mano a wikipaedia, per avere un idea più precisa sulla parola ”transumanesimo”, anche se ho dato solo una velocissima scorsa al relativo articolo, senza leggerlo.
Per questa ragione, ci tengo a precisare che quanto esprimerò in questo commento non si fonda su conoscenza diretta o approfondita, né su una lunga riflessione. D’altra parte, l’argomento mi stimola e il tuo invito-sfida di ieri mi… autorizza.
Pochi punti essenziali (sono in ufficio):
1. Il transumanesimo ha radici anglosassoni ed illuministe.
2. Ci sono state altri movimenti, con le stesse radici, a promettere una liberazione ed un sostanziale miglioramento della condizione umana.
3. I movimenti precursori, che hanno fatto uso di semplice propaganda culturale (libri, musica, cinema ed altri mass media), hanno prodotto grandi cambiamenti nella mentalità delle persone e quindi nella società.
4. Tali cambiamenti, in nome della libertà, hanno comportato la disgregazione di alcune strutture sociali di base, quali la famiglia, il villaggio ed altre comunità. Gli individui risultanti da una tale disgregazione sono passati dal controllo di una piccola autorità famigliare o locale a quello sempre più totalitario del grande capitale.
5. Gli individui passati sotto il controllo del nuovo potere sono più infelici di prima, nella misura in cui un grande imprenditore ama i suoi dipendenti meno di quanto un padre ami i suoi figli.
6. I movimenti precursori, così come i cambiamenti che hanno comportato, sono stati controllati e sostenuti da grandi poteri capitalisti (basti pensare ad Hollywood, che da almeno una quindicina d’anni canta le delizie dell’adulterio).
7. Il transumanesimo non sfuggirà al controllo degli stessi poteri (la continuità rispetto ai movimenti precursori è intuibile dalla stessa Hollywood, che da parecchio tempo esalta l’uso di droghe d’ogni sorta). Ciò implica che contribuirà a trasformare le coscienze e la società nello stesso senso, cioè aumentando il controllo delle oligarchie sugli individui. Inoltre, farà uso (o lo fa già) di mezzi più efficaci e pericolosi, per programmerà la psiche umana.
8. Credo che da quanto sopra consegua altra infelicità.
Quanto ho affermato non esclude che possano esserci delle applicazioni utili, in campo medico.
Concludo con una nota specifica per la realtà italiana. Quelli che ho chiamato “movimenti precursori” hanno portato il nostro tasso di fertilità (immigrati inclusi) ad 1,3, che è meno di due terzi di quanto occorre per mantenere costante la popolazione. In considerazione di ciò, se il transumanesimo dovesse spingerci nella stessa direzione, sarebbe opportuno usare i verbi del titolo in un altro modo (parafrasando Shakespeare): “Mutare, perire, sparire forse”.
Sarò felice di rimangiarmi tutto se, leggendo il libro, scoprirò di aver capito male cos’è il transumanesimo.
Cari saluti.
Michele
Grazie Giacomo del puntuale e simpatico commento...
Grazie Claudio,
pongo problemi sociologici (istituzionalizzazione ed effetti perversi delle azioni sociali). E di ciò vorrei discutere ;-)
Michele, il punto 7, andrebbe sviluppato anche riguardo ad eventuali implicazioni di tipo biopolitico (controllo dei corpi)... E quindi di natura "istitutiva". Sociologica. Sul resto non mi pronuncio ;-)
Grazie a tutti. Spero sia solo l'inzio di un interessante dibattito.
Carlo
Ciao Carlo,
qualche tempo fa ho programmato un piccolo convegno, presso l'associazione delle colline, su questo tipo di controlli. Ho dovuto rimandare, ma non è detto che non si possa riprendere l'argomento, sul quale ho anche un minimo d'esperienza professionale.
A presto.
Michele
Ringraziando Carlo per l'articolo, che riguarda un'importante collezione di testi sull'argomento da parte del presidente di un'associazione di cui sono segretario nazionale, e che ho prefato, rispondo qui ad una sola delle sue domande, anche perché gran parte di quello che avevo da dire al riguardo l'ho già detto anch'io in un libro che oggi è disponibile full-text anche online all'indirizzo http://www.biopolitica.it.
"Per farla breve: perché fuggire dalla Chiesa Cattolica per entrare in quella dei Transumanisti?"
Francamente? Per una pura questione di Geschmack nietzschano, di inclinazione personale. Per ciò che riguarda alcune questioni di fondo, non è tanto questione di "essere nel vero", tantomeno di "chi ha ragione", ma semplicemente di pensare sino in fondo quello che si pensa.
In questo credo che il libro recensito possa essere di aiuto anche ad un bioluddita arrabbiato o ad un fondamentalista cristiano, che potrebbe anzi venirne benissimo rafforzato nelle sue idee.
@Michele Antopnelli
"Ti confesso di aver dovuto metter mano a wikipedia, per avere un idea più precisa sulla parola ”transumanesimo”, anche se ho dato solo una velocissima scorsa al relativo articolo, senza leggerlo."
Questo è un buon esempio degli sfracelli ingenerati dalla fiducia in Wikipedia. Se dai un'occhiata alla discussione sulla relativa pagina, vedi che comunque esiste in WP un edit war esattamente riguardo all'impressione che alcuni per motivi ideologici propri tentano di dare del movimento esattamente nel senso che ne hai ricavato tu.
Se d'altronde leggi qualcosa di davvero transumanista, ad esempio i sommari, gli autori e i testi all'indirizzo http://www.divenire.org, credo che l'impressione possa essere profondamente diversa. E come dimostra la rassegna stampa a http://www.transumanisti.it/3_articolo.asp?id=85, che parla più di Nietzsche che di D'Alembert.
Stefano, grazie dell'intervento.
Capisco.
Il problema però resta. Nel senso che il pensare fino in fondo, poi (ovviamente) implica l'azione, e di riflesso quei due problemi sociologici da me rilevati. Problemi che non sono insormontabili, ma di cui è bene tenere sempre conto.
Comunque sia , si tratta di un libro ricco, scritto in modo chiarissimo e perciò degno di essere letto e discusso.
Stefano, mi sembra che Michele, umilmente, abbia premesso di conoscere poco la questione e quindi di puntare le sue carte su una maggiore documentazione . Il suo, mi sembra già, in nuce, un atteggiamento cripto-transumanista ;-)
Abbraccio,
Carlo
Abbraccio,
Carlo
Caro Stefano,
ti ho risposto ma il mio testo è troppo lungo per le capacità del blog.
Proverò ad inviarlo a pezzi.
Cordialmente.
Michele
Caro Stefano,
nessuno “sfracello”, stai tranquillo.
Ho premesso i limiti delle mie affermazioni, ho accusato la scherzosa provocazione di Carlo per la mia avventatezza (non avrei scritto un commento, se non mi avesse “sfidato”) ed ho concluso dichiarandomi apertissimo a cambiare un’opinione assai poco fondata.
Ho visitato i siti da te indicati. È vero, l’impressione che se ne ricava è alquanto diversa rispetto a quella ottenuta scorrendo l’articolo di Wikipaedia. Da “Divenire” sono riuscito a scaricare solo un articolo (recensione del Prof. Campa al tuo “Dove va la biopolitica?”) e due brevi notizie biografiche (del Prof. Campa e del Dott. Pireddu), mentre da “Transumanisti” mi sono limitato a scaricare i “Principi transumanisti”. So bene che ciò è poco perché io possa discutere sull’argomento, però mi permette già di esprimere alcuni dubbi e di porre delle domande, se ti farà piacere rispondermi oppure darmi altre “dritte” per un approfondimento. Purtroppo, infatti, ancora per alcuni giorni non posso permettermi di leggere testi più lunghi, trovandomi in missione all’estero.
Mi permetto di esternare i miei dubbi, elencati in alternanza con i principi:
PRINCIPI TRANSUMANISTI
1. "L'umanità sarà radicalmente trasformata dalla tecnologia del futuro. Si prevede la possibilità di ri-progettare la condizione umana in modo di evitare l'inevitabilità del processo di invecchiamento, le limitazioni dell'intelletto umano (e artificiale), un profilo psicologico dettato dalle circostanze piuttosto che dalla volontà individuale, la nostra prigionia sul pianeta terra e la sofferenza in generale."
Su questo punto vedo già molti problemi pratici. Chi dirigerà il progetto? I politici dei vari paesi sono in conflitto perenne benché sappiano che tra non molti anni moriranno. Che faranno se ci sarà la possibilità di diventare eterni? Che faranno i grandi accumulatori di soldi? Penso che l’aggressività aumenterebbe a un punto tale che il problema della vecchiaia non si porrebbe più, perché nessuno ci arriverebbe.
Scherzi a parte, è bastata la speculazione sui vaccini dell’influenza suina per inondarci di menzogne biotecnologiche. Che ci racconterebbero se fosse in gioco l’eternità di ognuno di noi?
Quanta pulizia, etnica e non, ho visto in giro caro Stefano! Buttare la gente in un deserto e infischiarsi di cosa sarà di loro, affinché i propri figli abbiano una casa e un terreno, poco importa se rubato. Questa tendenza si moltiplicherebbe per 10 se diventassimo eterni, e i figli diventassero eterni, e i loro figli eterni… Anzi, al posto dei figli qualcuno preferirebbe dei cloni. Eserciti di cloni addestrati… E poi i messianici, quelli a cui Dio ha affidato la terra, anche quelli si moltiplicherebbero.
In tempi come questi, la prima cosa che si fa con una tecnologia è analizzarla per usi di dominio, siano essi bellici o commerciali. Non farebbero eccezione né le tecnologie anti-invecchiamento, né quelle di potenziamento dell’intelligenza, come non fanno eccezione quelle informatiche, che prima di essere immesse sul mercato sono vagliate dalle istituzioni militari.
Le conquiste menzionate in questo punto sarebbero tali se l’uomo fosse capace di giustizia. Ma mi sembra che tale capacità negli ultimi tempi sia molto peggiorata.
2. "È necessario uno sforzo di ricerca sistematico per comprendere l'impatto di tali sviluppi per ora all'orizzonte e le loro conseguenze a lungo termine."
Sono d’accordo. È necessario anche che i ricercatori non siano corruttibili e che non mentano.
[continua]
3. "Occorre un'apertura mentale che ci permetta di adottare tali tecnologie invece che di tentare di proibirne l'uso o lo sviluppo."
Non capisco. Al punto 2 si afferma che occorre uno sforzo di ricerca per capire l’impatto e le conseguenze a lungo termine e qui, prima di aver ottenuto dei risultati dalla ricerca, già diciamo che dobbiamo essere disposti ad accettare i suddetti sviluppi. L’apertura mentale occorre sia per accettarli, se hanno effetti positivi, che per proibirli, se hanno effetti negativi.
4. "Sosteniamo il diritto individuale di espandere le capacità fisiche ed intellettuali e di aumentare il controllo sulla propria vita. Aspiriamo ad una crescita personale ben al di là delle limitazioni biologiche a cui siamo oggi legati."
Secondo me questo punto andrebbe spiegato meglio. Come si intendono superare “le limitazioni biologiche a cui siamo oggi legati”? Con dei prodotti tecnologici? In tal caso il proprietario del prodotto avrebbe il potere di autorizzare superuomini e di lasciare gli altri nei loro limiti. Bisognerebbe accertarsi che il proprietario dei prodotti tecnologici voglia il bene di tutti e che gli uomini potenziati (penso ai marines in Afghanistan, con tutte le loro apparecchiature) non facciano del male a quelli “limitati”.
5. "La perdita di potenziali benefici, a causa di tecnofobia e proibizioni immotivate sarebbe una tragedia per il genere umano. Dobbiamo comunque tenere presente che un disastro o una guerra, causati o resi possibili da una tecnologia avanzata, potrebbero portare all’estinzione di ogni forma di vita intelligente."
Sono d’accordo che i benefici della tecnologia vadano colti. Però dobbiamo riconoscere che le tecnologie belliche avanzate di cui si parla in questo punto, capaci di distruggere ogni essere intelligente, sono nate da un atteggiamento spregiudicato nei confronti della tecnologia. Gibbon (se non ricordo male) racconta che già Diocleziano vietò la chimica nell’impero. Per non parlare dei cristiani e dei loro contemporanei di altre civiltà. Non sarebbe sensato, oltre a sviluppare tecnologie che ci rendano più resistenti all’azione delle armi, invitare gli spregiudicati “apprendisti stregoni” che le producono a frenare la loro corsa alla distruzione?
6. "Sono necessari luoghi di incontro in cui discutere razionalmente e strutture sociali per decisioni responsabili."
Senza dubbio. Ma nelle giuste modalità. Non dimentichiamoci che le rivoluzioni borghesi, pilotate dai soldi, furono realizzate attraverso le società di pensiero.
7. "Il transumanismo è fautore del benessere di tutti gli esseri senzienti (siano questi umani, intelligenze artificiali, animali o eventuali esseri extraterrestri) ed include molti principi dell’umanesimo moderno. Il Transumanesimo non è legato ad alcun partito o programma politico."
Questo è senz’altro lodevole. Non so se l’espressione “intelligenza artificiale” abbia un significato più esteso rispetto a quello dell’informatica. Comunque, spero non si voglia riconoscere lo status di essere senziente ai calcolatori elettronici.
L’estraneità ai partiti politici fa senz’altro onore.
Avrei finito.
Visto l’impegno che sembra tu abbia dedicato a questa disciplina, sarai sicuramente abituato a osservazioni piuttosto elementari come le mie. Capirei quindi la tua riluttanza a rispondere ai miei quesiti o a ribadire le mie affermazioni, avendolo già fatto, probabilmente, nei tuoi testi. Quindi, al mio ritorno in Italia cercherò i tuoi libri, per approfondire.
Cordialmente.
Michele
Caro Carlo,
grazie mille per la tua difesa!
D'altra parte, è il minimo, dopo avermi attirato su un terreno che non conosco...
Un abbraccio.
Michele
Non proprio carissimo :-), visto che sei un ingegnere informatico, di solida cultura umanistica, filosofica e storica. Senza dimenticare... che sei uno che ha viaggiato moltissimo e scritto un intrigante libro sull'implosione della Jugloslavia.
Ricambio l'abbraccio!
Carlo
Grazie, grazie...
Cosa non ci fanno dire, i sensi di colpa!
A presto.
Michele
Grazie per la segnalazione dei malfunzionamenti di http://www.divenire.org, cui spero sia posto presto rimedio, magari nel quadro del carimento dei testi del terzo numero, che è interamente dedicato al futurismo, con interventi di Faye, Cecchini, Scianca, Boco, Guerra, oltre che del sottoscritto e di altri.
Sulle numerose e complesse questioni che sollevi, non vorrei abusare dei limiti della piattaforma (e dell'ospitalità di Carlo), per cui mi limiti alla replica che in molti tendiamo ad opporre a queste obiezioni: mettiamo che sia tutto vero.
Questo però, come notano anche Gehlen o Spengler, era esattamente ed altrettanto vero per lo Zeit-Umbruch, per la "rottura-del-tempo-della-storia" che ha comportato la rivoluzione neolitica. Sarebbe stata davvero una buona ragione per restarne fuori, come hanno scelto di fare gli aborigeni australiani o i pigmei? Contando anche che oggi nessuno gode del relativo grado di segregazione di cui tali popolazioni hanno potuto approfittare?
Resta però certamente un disccorso fondamentale, che distingue la versione più europea e meno anglosassone e sempliciotta del transumanismo, su cui lascio la parola ad una famosa citazione di Heidegger: "«Nietzsche è il primo a riconoscere il momento storico in cui l'uomo si prepara ad assumere il dominio di tutta la Terra. Nietzsche è il primo pensatore che, in vista di una storia mondiale per la prima volta emergente, pone la domanda decisiva e pensa tutte le sue più profonde implicazioni. La domanda è: l'uomo, in quanto uomo nella sua natura sinora, pronto ad assumere la signoria del pianeta? Se no, cosa deve succedere all'uomo perché egli sia capace di sottomettere la terra e rivendicare così un antico legato? Non deve l'uomo, così com'è ora, essere portato oltre se stesso per adempiere a questo compito? [...] Di una cosa, comunque, dovremo presto renderci conto: questo pensiero che mira alla figura di un maestro che insegnerà il Superuomo concerne noi, concerne l'Europa, concerne tutta la Terra. Non solo oggi, ma ancor più domani. E lo fa sia che lo accettiamo sia che ci opponiamo ad esso, lo ignoriamo o lo imitiamo con accenti falsi»
Grazie Stefano.
In attesa della risposta di Michele, mi permetto a mia volta di citare Aristotele, che coglie con duemila e rotti anni di anticipo la complessità della questione:
"Chi raccomanda il governo della legge sembra raccomandare esclusivamente il governo di dio e della ragione, mentre chi raccomanda il governo dell'uomo, v'aggiunge anche quello della bestia perché il capriccio è questa bestia e la passione sconvolge, quando sono al potere anche gli uomini migliori" ("Politica", III, 16, 1287 a-b 29-34).
;-)
Abbraccio,
Carlo
Grazie a te di questa spiegazione.
Sono totalmente d'accordo sulla complessità delle tematiche e sulla inopportunità di prendere troppo spazio (anche se a Carlo non sembra dispiacere che il suo blog si tinga di rosso ;-) !!).
Vorrei solo esprimere un'altra osservazione, sperando di non apparire come quello che vuole per forza dire l'ultima parola.
Davanti alla possibilità di una rivoluzione come quella neolitica o quella industriale, i popoli hanno la possibilità di mettersi al passo, ma hanno anche quella di allearsi per combattere o convincere gli innovatori.
In certi casi non c'è scelta, lo ammetto, bisogna acquisire le tecnologie necessarie, in fretta ed anche a rischio di grosse alterazioni ambientali. Ma non vanno sottovalutate le possibilità alternative come quelle della predicazione religiosa che, soprattutto se si accompagna all'accettazione del martirio, può fare letteralmente miracoli (mi colpì una frase dell'Imam Khomeini, che suonava più o meno così: "Dove c'è il culto dei martiri l'imperialismo non può fare un bel niente").
Secondo me i popoli sono stati costantemente davanti a due opzioni:
1) Cercare le tecnologie più avanzate e coltivare l'efficienza, anche bellica, per essere pronti a qualsiasi conflitto. Un tale atteggiamento si contagia facilmente e si arriva all'escalation, dopodiché bisogna sperare di non essere spazzati via da un qualche esercito più forte del nostro;
2) Concordare con gli altri popoli una soglia all'avanzata tecnologica ed all'aggressività, quest'ultima da conseguire attraverso le pratiche ascetiche, sperando che gli altri popoli non facciano i furbi. Se ciò accade (come è tante volte accaduto) i popoli che hanno rispettato gli accordi possono trovarsi molto male!
Secondo gli andamenti sinusoidali identificati da un amico di Carlo (tale Sorokin) dovremmo avvicinarsi alla fine di una fase storica a dominanza materialista, per cui i nostri nipoti potranno rilassarsi un po'. Noi, però, dobbiamo essere molto vigili e studiare a fondo tutte le possibilità, siano esse tecnologiche o spirituali. Senza pregiudizi di sorta.
Cordialmente.
Michele
In effetti, la teoria dei giochi e l'esperienza storica paiono suggerire che uno "stop darwiniano" non abbia alcuna possibilità di consrvarsi stabilmente.
Ma quello che è importante sottolineare è che non si tratta semplicemente di darsi i mezzi per conservare una sovranità in senso militare (senza di che la questione di conservare scelte non si pone neppure; e le scelte tutt'altro che luddite dell'Iran contemporaneo mi paiono eloquenti riguardo alla sua consapevolezza al riguardo).
Le culture preneolitiche non sono scomparse per sterminio, si sono semplicemente estinte o marginalizzate per la forza delle cose, per la concorrenza culturale, genetica, "economica" cui si sono ritrovate confrontate.
E comunque, se vogliamo ritornare ancora più indietro, il fatto di rimettersi in discussione, o superare se stessi, non costituisce in fin dei conti l'essenza stessa dell'ominazione, lo "specificamente umano"?
Come mi chiedo in Biopolitica, rifiutare il sovrumano e il postumano, per condannarsi a ripetere ciò che hanno fatto i nostri progenitori, anziché ripetere la rottura che essi hanno saputo operare del proprio quadro di vita e della propria "essenza" stessa, non significa in fondo rifiutare anche lo "specificamente umano", quello che in fondo rende la nostra specie... "speciale" e meritevole di interesse?
Mi rendo conto che e' un po' irrituale intervenire in un blog quando e' oggetto di discussione un proprio libro. Ora mi sento un po' come Silvio quando interviene telefonicamente a Ballaro'. :-)Tuttavia, il mio intento e' innanzitutto quello di ringraziare pubblicamente Carlo Gambescia per avere dedicato una recensione alla mia opera ed avere formulato stimolanti quesiti "sociologici". Citando tra l'altro il maestro (Sorokin) del mio maestro (Merton) e, dunque, portandomi su un terreno che mi e' molto familiare. Il problema e' che lo spazio concessomi dal blog mi impedisce di dare una risposta esauriente alla domanda. Mi limito ad osservare che il transumanesimo non richiede necessariamente una rinuncia alla "trascendenza" o alla "spiritualita'". E' tuttavia vero che, in questo frangente storico, richiede una disobbedienza ad una istituzione umana che si chiama Chiesa cattolica (dato che questa istituzione ha dichiarato guerra all'idea di evoluzione autodiretta). Ma questo e' un discorso diverso. Se poi vogliamo uscire dal piano della coscienza individuale, per addentrarci nella dimensione collettiva, sociale, del processo, non posso esimermi dall'osservare che l'obbedienza alla Chiesa sulle questioni biotecnologiche nel lungo periodo rischia di indebolire la nazione. Sapere e' potere. La tecnica e' potenza. La volonta' di potenza richiede l'appropriazione della tecnica. I popoli o i gruppi umani che hanno rinunciato alle tecnologie industriali (gli Amish, per esempio), esistono "per gentile concessione" dei popoli o dei gruppi umani tecnologicamente avanzati. Poniamoci allora questa domanda: la nostra "comunita' di destino" vuole essere forte e libera, o vivere per gentile concessione di altri popoli piu' avanzati? A mio avviso, e' questo il punto chiave. Anche se mi rendo conto che quanto dico ha senso soprattutto per chi non crede nella Provvidenza e ritiene che il nostro destino di popolo e di specie sia interamente nelle nostre mani. Dunque, un punto di vista parziale. Vedo tuttavia che Stefano Vaj - come spesso accade - sta esprimendo idee molto vicine alle mie. E questo mi permette di non dilungarmi troppo.
Grazie Stefano dell'interessante replica (poi magari ti risponderà anche Michele).
Posso solo dire che non nego la necessità del "rimettersi in discussione", che tra l'altro è nelle cose umane, ma chiedo solo di valutare con la debita attenzione - almeno per quel che mi riguarda - le cosiddette conseguenze sociali delle azioni umane, che possono essere benevole ma anche malevole. Tutto qui.
Il che non deve implicare lo stop, ma solo una migliore articolazione euristica, cognitiva, comportamentale - per quando umanamente possibile - degli effetti di ricaduta sociali e istituzionali del possibile - per te auspicabile... - mutamento. Magari anche alle luce di quelle costanti sociologiche che ho indagato e proposto in "Metapolitica" (e scusami l'autocitazione...)
Caro Riccardo Campa,
sono io a ringraziarla per il gentile intervento, degno di una cortesia e onestà di altri tempi, altro che Berlusconi... Ma anche per aver scritto un libro con il quale, d'ora in poi dovremo tutti fare i conti. E che consiglio - nuovamente - agli amici del blog di leggere con la massima attenzione.
Quanto a Robert Merton, benissimo!
Confidiamo, allora, nel concetto di serendipity, da lui acutamente indagato nell'ambito della sociologia della scienza. Anche se a dirla tutta :-), ho sempre pensato che augurarsi di trovare una cosa cercandone un'altra, fosse una laicizzazione di quel concetto di provvidenza cristiana, da lei criticato... ;-)
Un abbraccio.
Carlo Gambescia
Mi scuso per la scomparsa dalla scena, dovuta al molto lavoro nei due ultimi giorni di missione, al viaggio di rientro e agli impegni che mi aspettavano appena rientrato.
Premetto che trovo anche i nuovi post stimolanti, tali da confermare il mio proposito di documentarmi in merito.
Sebbene non conosca le modalità con le quali i transumanisti intendono conseguire il sovrumano o il post-umano, mi sembra che uno snodo di cruciale importanza, nelle loro prese di posizione, sia la rivoluzione neolitica. Ora, se non ho interpretato male le mie letture religiose, mi sembra che la stessa rivoluzione sia anche alla base della religione cristiana. Infatti, la disobbedienza di Adamo, cacciato dal paradiso terrestre allude in tutto e per tutto alla rivoluzione agricola e alle sue conseguenze. L’inversione di tendenza indotta dal cristianesimo (in Europa, come il Buddismo l’aveva indotta in estremo oriente) è un tentativo di ritorno verso lo stato pre-adamitico, o quanto meno di frenare un’escalation devastatrice operata principalmente da orde e legioni, ma che coinvolgeva tutte le categorie sociali. Il fine di rimediare al processo iniziato da Adamo è dimostrato, oltre che da tanta letteratura cristiana, dalla rappresentazione classica del crocefisso (specialmente nelle chiese ortodosse): il sangue di Cristo cola sul teschio di Adamo, per portare la vita dove questi portò la morte.
I teologi cristiani, tenendo ben presente i danni che secondo loro aveva combinato Adamo, hanno puntato su valori come ascesi, sapienza, carità, fede (importantissima quest’ultima, per sostenere i martiri), al fine di realizzare un mondo vivibile.
I transumanisti, invece, sembrano esprimere una certa ammirazione per Prometeo, che se non era dello stesso partito di Adamo era sicuramente dello stesso schieramento.
Sono due posizioni antagoniste basate su valutazioni diverse dello stesso fenomeno. Ora, confesso di aver ascoltato piuttosto a lungo le ragioni dei cristiani, negli ultimi anni. Per confrontare i due punti di vista, è indubbio che io debba ascoltare un po’ di più le ragioni dei transumanisti. Sicuramente, la mia analisi non sarà libera da pregiudizi, ma prometto che farò del mio meglio per valutare con obiettività le ragioni degli uni e degli altri.
Cordialmente.
Michele
Grazie a te Michele per il tempo che ci hai donato...
E per la pacatezza e la sincera voglia di capire le ragioni dell'Altro.
Un abbraccio.
Carlo
Naturalmente è difficile fare affermazioni valevoli per l'intero campo transumanista quasi quanto lo è nel caso del romanticismo o dell'esistenzialismo o dell'idealismo.
Ma credo che l'analisi di Michele Antonelli sia fortemente condivisa da buona parte quanto meno di coloro che in tale campo hanno posizioni più radicali e preoccupazioni più "filosofiche", e penso Campa e il suo ultimo libro(come del resto il sottoscritto) vadano esattamente in questa direzione.
Certamente, la cosa è riflessa dall'ultimo numero di Divenire. Rassegna di studi interdisciplinari sulla tecnica e il postumano, che è interamente dedicato al superamento dell'umanismo. Sia quello religioso che naturalmente anche quello secolarizzato.
Approfondiremo :-)
Grazie Stefano e un abbraccio.
Carlo
Grazie a te, Carlo,
per la tua ospitalità e per la fiducia dimostrata.
E grazie a Stefano Vaj per le nuove indicazioni.
Cari saluti.
Michele
Grazie Michele.
Una notazione personale.
il dibattito svoltosi intorno al libro di Riccardo Campa, resta un esempio. Anzi direi di più: un modello di discussione per chiarezza e civiltà, nonostante la differenza delle posizioni e la materia trattata, sicuramente "calda". Penso a un terreno come quello della vita, di per sé scivoloso, dove spesso prevalgono - soprattutto sulla Rete - scomuniche, insulti, narcisismi e, quel che è peggio, la politica della logica...
E' quindi per me motivo di orgoglio essere riuscito a mettere insieme lettori e commentatori di qualità su una questione così importante e controversa. E, cosa ancora più importante, privi di pregiudizi e malevolenza verso l'interlocutore, solo perché su posizioni diverse.
Il che di questi tempi non è cosa da poco.
Grazie a tutti. Veramente.
Carlo
Beh, io direi che è tutto merito del nostro ospite!
L'atmosfera del tuo salotto non invita certo alle escandescenze. E poi... superbia ed ira sono due vizi capitali: distruggono la società (e questa è la ragione per cui vengono propagandate in tale abbondanza)!
Grazie ancora e a presto!
Michele
E' un libro straordinario che descrive un passaggio fondamentale nella ricerca dell'uomo verso la conoscenza. Traccia una distinzione tra il metodo scientifico e quello imposto per fede (religiosa) e si inoltra in campi della futurologia che tra qualche decennio potremmo vedere in fase realizzativa.
Una completa review è anche sul mio sito:
http://www.futurology.it/recensione_libri/Libro_mutare_o_perire.htm
Ugo Spezza
Caro Spezza benvenuto.
Però - e non si offenda - le segnalazioni (dia un'occhiata all'ultimo capoverso di "Perché metapolitics?, alla sua destra in alto) andrebbero concordate prima.... Il mio blog non è una bacheca ;-)
Comunque sia, grazie.
Un cordiale saluto.
Carlo Gambescia
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