Di Pomigliano d’Arco gli italiani se ne fregano. Che tristezza
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Dal momento che, a differenza di tanti giornali, siti e blog, abbiamo fornito su Pomigliano d’Arco concreti elementi di riflessione, e non le solite chiacchiere dei liberal-qualunquisti o dei cretini del tanto peggio tanto meglio, ci saremmo aspettati qualche commento in più. E invece no. Perché?
Gli operai, specie se metalmeccanici e meridionali, sono fuori moda nel mondo delle partite Iva. Mentre non lo sono debito pubblico, nazionale di calcio e prossime vacanze, magari "a caccia dei borghi più belli d'Italia", come si legge oggi fra le "Top Stories" delle News di Libero... Che tristezza.
Ma non è più di moda neppure ciò che Mazzini chiamava “fratellanza operaia” e gli epigoni di Marx “internazionalismo proletario”. Perché uno stabilimento che resta aperto in una certa parte del mondo implica, di regola, la chiusura di una fabbrica in un'altra. E anche di ciò nessuno ha parlato: ognuno per sé, Pirlo per tutti. Che tristezza.
Ma c'è dell'altro. Che Tremonti possa impunemente definire una "rivincita del riformismo" il quasi totale cedimento del sindacato è veramente avvilente. Suona come una presa in giro nei riguardi del vero riformismo. Che, attenzione, non “sega” i diritti, come invece è accaduto a Pomigliano. Che tristezza.
Oggi sul “Foglio”, quotidiano diretto un signore che per il gran numero di tradimenti politici ricorda Pierre Laval (transfuga socialista finito Primo ministro di Petain), si anticipa e pregusta, con un' acquolina in bocca degna dei bisnipoti di Bava Beccaris, la sconfitta della Fiom-Cgil in occasione del referendum del prossimo 22 giugno. Dove andranno a votare operai con la pistola del licenziamento puntata alla tempia. Che tristezza.
Purtroppo stiamo assistendo non alla rivincita ma alla sconfitta del riformismo, quello vero, basato sull'onesta difesa dei diritti sociali e sindacali E ciò che è più grave è che gli italiani se ne fregano di impegnarsi in una battaglia di principio. Certo, meglio dare la caccia "ai borghi più belli". Che tristezza.
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Dal momento che, a differenza di tanti giornali, siti e blog, abbiamo fornito su Pomigliano d’Arco concreti elementi di riflessione, e non le solite chiacchiere dei liberal-qualunquisti o dei cretini del tanto peggio tanto meglio, ci saremmo aspettati qualche commento in più. E invece no. Perché?
Gli operai, specie se metalmeccanici e meridionali, sono fuori moda nel mondo delle partite Iva. Mentre non lo sono debito pubblico, nazionale di calcio e prossime vacanze, magari "a caccia dei borghi più belli d'Italia", come si legge oggi fra le "Top Stories" delle News di Libero... Che tristezza.
Ma non è più di moda neppure ciò che Mazzini chiamava “fratellanza operaia” e gli epigoni di Marx “internazionalismo proletario”. Perché uno stabilimento che resta aperto in una certa parte del mondo implica, di regola, la chiusura di una fabbrica in un'altra. E anche di ciò nessuno ha parlato: ognuno per sé, Pirlo per tutti. Che tristezza.
Ma c'è dell'altro. Che Tremonti possa impunemente definire una "rivincita del riformismo" il quasi totale cedimento del sindacato è veramente avvilente. Suona come una presa in giro nei riguardi del vero riformismo. Che, attenzione, non “sega” i diritti, come invece è accaduto a Pomigliano. Che tristezza.
Oggi sul “Foglio”, quotidiano diretto un signore che per il gran numero di tradimenti politici ricorda Pierre Laval (transfuga socialista finito Primo ministro di Petain), si anticipa e pregusta, con un' acquolina in bocca degna dei bisnipoti di Bava Beccaris, la sconfitta della Fiom-Cgil in occasione del referendum del prossimo 22 giugno. Dove andranno a votare operai con la pistola del licenziamento puntata alla tempia. Che tristezza.
Purtroppo stiamo assistendo non alla rivincita ma alla sconfitta del riformismo, quello vero, basato sull'onesta difesa dei diritti sociali e sindacali E ciò che è più grave è che gli italiani se ne fregano di impegnarsi in una battaglia di principio. Certo, meglio dare la caccia "ai borghi più belli". Che tristezza.
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11 commenti:
"Vae victis", diceva il capelluto e barbuto Brenno sul mio libre di scuola elementare. Eh, la sapeva lunga, il vecchio Brenno.
Purtroppo, caro Carlo, la "battaglia di principio" che invochi non solo non ci sarà, ma francamente non vedo neanche come ci potrebbe essere. Cosa dovrebbero fare, gli operai di Pomigliano? Resistere fino alla morte, armati di chiave inglese, nella ridotta di Piazzza San Giovanni a Roma, portando con sè le ceneri di Giuseppe Di Vittorio? Questi sono gente che sotto di sè sente l'abisso del nulla sociale, valuta correttamente i rapporti di forza, e probabilmente ha anche introiettato il giudizio sprezzante che i loro padroni stampano a chiare lettere tra le righe della loro proposta di servitù a contratto, come quella degli antichi emigranti nelle colonie anglosassoni. Come reagiranno (a parte la depressione)? Odio sciovinista? Separatismo (viste le condizioni di lavoro e di vita cinesi, a questo punto gli converrebbe, in busta paga, uscire dall'euro e chiamare i cinesi veri)? Per non parlare poi del fatterello che questo è un manifesto di reclutamento per la mafia, alla quale accorreranno numerosi i più forti, quelli che non hanno voglia di piegare la testa...mamma mia, mamma mia, che schifo...
P.S. Scordavo. A proposito di dottrina sociale della chiesa, menzionata dal Presidente della Camera: e la chiesa, o Chiesa che dir si voglia, luogo fisico e/o mistico nel quale anch'io mi reco e/o mi trasumano, che cazzo ha intenzione di dire su questa bella manifestazione di umanesimo cristiano? Ma va', ma va', ma va', ma vaff...
Questo "nuovo modello di relazioni" (parole di Sacconi), ossia il più brutale ricatto (o mangi sta minestra o chiudo e me ne vado all'est ... a proposito, l'Europa si è allargata così tanto chissà perchè?)è talmente terrificante, come precedente, che si rimane quasi senza parole.
Però hai ragione: molti non si rendono conto che la cosa, prima o poi, riguarderà anche loro. Passi per chi è a destra, ma per quelli che si ritengono "a sinistra" è vergognoso.
Finchè, di questo passo, non aumenteranno le persone che si ritroveranno le pezze al culo.
E allora, poi, capiranno amaramente il loro menefreghismo
Tutto tristemente vero Carlo. Mi chiedo come sia possibile che un'industria parassitaria come la Fiat si trovi in una posizione tale da tenere in scacco politica e sindacati. Mi chiedo anche come sia possibile che CGIL - FIOM sia stata lasciata sola da tutte le altre associazioni sindacali, che hanno accettato supinamente i diktat imposti dal signor Marchionne, uno degli imprenditori più immotivatamente lodati degli ultimi dieci anni. La sottoscrizione dell'accordo con questi pescecani sancisce la sconfitta totale del sindacato. Viene spontaneo domandarsi se, al punto in cui siamo, abbia ancora senso tenerlo in piedi... Cari saluti e un abbraccio.
Eh, gli operai hanno paura... ma perché, della riduzione in schiavitù non hanno paura? No? Fanno male a non averne, perché scendi scendi, non è che ci può volere niente ad arrivarci.
Qualcosa fa pensare che per esempio nell'edilizia ci si sia di fatto già arrivati da un pezzo.
Una grande fabbrica ha un senso se si pone come perno di un sistema che poi sarà, oltre che di imprese (con l'indotto) anche sociale, culturale. L'Alfasud di Pomigliano d'Arco ai tempi andati era anche questo. Grazie a quell'industrializzazione si è anche determinato il radicamento di una classe dirigente locale di sinistra che spesso e volentieri ha vinto le elezioni. Qui non c'è possibilità di far nascere niente.
In quanto al referendum, secondo me questi referendum tra i lavoratori sono soltanto delle manifestazioni demagogiche, anche piuttosto dubbie sul piano del corretto svolgimento.
Caro Carlo,mi scuso per la mia assenza prolungata dal commento. Ciò non vuol dire che non ti legga quotidianamente. E' che purtroppo la mia attività professionale spesso mi lascia veramente molto poco tempo e giacchè i commenti sintetici non sono una mia prerogativa, mi riservo di riuscire a farlo a fine giornata. Oggi però mi sono obbligato a ritagliarmi un po' di spazio.
Sul ricatto Fiat a Pomigliano condivido la tua analisi. Mi sono ritrovato in questi ultimi due giorni a commentare la notizia con i colleghi di lavoro i quali ovviamente non solo non vedono la "fratellanza operaia" di mazziniana memoria, ma interpretano il problema come una cosa assolutamente locale nata da una mancaza di disciplina dei lavoratori Fiat. "E cosa pretendi che faccia un'azienda quando gli operai si comportano come dipendenti pubblici, si assentano per malattia e non si curano della qualità del lavoro svolto?"
La liceità dell'azione fatta dal Lingotto, peraltro viene vista in un ottica di necessario sacrificio per non fare la fine della Grecia: "Ma che stronzi quelli della Fiom, sempre a dir di no. Piuttosto che pensare a lavurar (detta alla milanese) si fanno ciulare il posto dai polacchi".
Quello che non passa è il fatto di avere uno statuto dei lavoratori da difendere. Non passa il fatto che questo prossimo accordo basato su un ricatto e sul calpestamento dei diritti basilari del lavoratori creerà un precedente che potrà essere applicato ad altre realtà aziendali italiane.
Le visioni di Pasolini sui danni creati dalla civiltà dei consumi (individualismo, edonismo, atomizzazione umana) si sono tristemente avverate. A questo punto ho il timore che dovremo aspettarci il peggio perchè la società è disposta ad accettare qualsiasi sopruso.
Un affettuoso saluto Carlo!
Grazie a tutti dei notevoli commenti.
Purtroppo il mal comune - individuato insieme - non può essere ragione neppure di "mezzo" gaudio ;-)
Abbraccio.
Carlo
Pomigliano crea un precedente, e l'Elite Economica- Finanziaria (e politica, come mera esecutrice) ha fatto breccia nel Bel Paese; mancava solo il Sindacato come ultimo anello da abbattere. 30 anni fa' sarebbe stato impensabile, mah...
PS: commento poco ma seguo sempre con attenzione.
Grazie.
E' una brutta storia.
Abbraccio.
Carlo
Non mi sento di aggiungere tanto al tuo post, Carlo. Tranne il fatto che ormai gli italiani se ne fregano solo di veline, letterine e le italiane dei calciatori, dei tronisti.. Che tristezza!
Abbraccio,
Roberto
Ricambio l'abbraccio.
Carlo
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