
La rivista della settimana: “Catholica”, n. 107, Printemps 2010, pp. 152, euro 12,00 – http://www.catholica.fr
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Come sempre ben scelto il dossier del nuovo fascicolo di “Catholica” (n. 107, Printemps 2010 ): Droits et dignité. Dove è messo a fuoco ciò che Claude Polin (L’idolâtrie des droits de l’homme et ses causes ) definisce un’autentica “nouvelle révélation” con i suoi sacerdoti e fedeli, tutti uniti nell’adorazione di se stessi, in quanto al tempo stesso creatori e fruitori degli “immortali diritti”. Va detto che l’immagine dei diritti dell’uomo, come fragile specchio in cui l’uomo ama riflettersi, ritorna anche in Miguel Gambra (La notion classique de dignité e les droits de l’homme ). Mentre Julio Alvear (Dignitatis Humanae) esamina lo sviluppo dell’idea di libertà religiosa da Giovanni XXIII ai nostri giorni, sempre più ristretta negli angusti confini del puro culturalismo.
Quest’ultimo punto è colto molto bene da Bernard Dumont (Liberté religieuse, droits de l’homme et normalisation). Nell' editoriale del bravissimo direttore viene infatti evidenziato lo scambio di fatto, accettato dalla Chiesa post-conciliare, tra religione dei diritti dell’uomo e culturalizzazione della fede. Una vera e propria ritirata che si è risolta per un verso nella riduzione delle religione a scelta culturale e per l’altro nella trasformazione dei diritti dell’uomo in religione. Completa la sezione monografica un testo di Giovanni Turco (Pic de La Mirandole. Genèse de la conception moderne de la dignité humaine).
Al dossier fa seguito una parte di spiccato contenuto teologico e storico-liturgico, comunque molto interessante anche per i non "addetti al lavori", con scritti di grande chiarezza di Laurent Jestine (Autour de la Messe), Marc Levatois (Les cérémonies extraordinaires du catholicisme baroque), Kostas Mavrakis (Les Nazaréens français).
Da non perdere inoltre le analisi di Jean-Pierre Sironneau sulla lezione di Del Noce circa l’imborghesimento senza speranza del comunismo (La révolution nihiliste), e di Boris Lejeune, per così dire, sullo zombie-communismo di Alain Badiou (La philosophie bobok)
Come sempre il fascicolo chiude con una ricchissima sezione di recensioni librarie e segnalazioni culturali. Tra le quali spiccano quelle di Joël Hautebert (Le communautariste serait-il anti-libéral?) e Christin Sourgin (Boltanski au Grand-Palais ou le triomphe de la Vanité) .
Quest’ultimo punto è colto molto bene da Bernard Dumont (Liberté religieuse, droits de l’homme et normalisation). Nell' editoriale del bravissimo direttore viene infatti evidenziato lo scambio di fatto, accettato dalla Chiesa post-conciliare, tra religione dei diritti dell’uomo e culturalizzazione della fede. Una vera e propria ritirata che si è risolta per un verso nella riduzione delle religione a scelta culturale e per l’altro nella trasformazione dei diritti dell’uomo in religione. Completa la sezione monografica un testo di Giovanni Turco (Pic de La Mirandole. Genèse de la conception moderne de la dignité humaine).
Al dossier fa seguito una parte di spiccato contenuto teologico e storico-liturgico, comunque molto interessante anche per i non "addetti al lavori", con scritti di grande chiarezza di Laurent Jestine (Autour de la Messe), Marc Levatois (Les cérémonies extraordinaires du catholicisme baroque), Kostas Mavrakis (Les Nazaréens français).
Da non perdere inoltre le analisi di Jean-Pierre Sironneau sulla lezione di Del Noce circa l’imborghesimento senza speranza del comunismo (La révolution nihiliste), e di Boris Lejeune, per così dire, sullo zombie-communismo di Alain Badiou (La philosophie bobok)
Come sempre il fascicolo chiude con una ricchissima sezione di recensioni librarie e segnalazioni culturali. Tra le quali spiccano quelle di Joël Hautebert (Le communautariste serait-il anti-libéral?) e Christin Sourgin (Boltanski au Grand-Palais ou le triomphe de la Vanité) .
Buona lettura.
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Copyright © 2010 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlo.gambescia@gmail.com
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3 commenti:
Sarebbe davvero interessante leggere l'editoriale del direttore, in quanto ritengo innegabile che oramai la fede sia stata ridotta a vera e propria scelta culturale, mentre la retorica dei diritti dell'uomo è stata senza dubbio santificata, il cui rispetto è stato elevato a imperativo categorico di kantiana memeoria, quale che sia il prezzo da pagare. Deve trattarsi di una rivista davvero interessante, anche per un ateo come me, caro Carlo :). Cari saluti e un abbraccio.
Ecco, bisognerebbe comprendere cosa si intende per culturalizzazione della fede. Che i diritti dell'uomo siano diventati una specie di ideologia religiosa non ci piove.
Grazie amici dei commenti.
Inserisco la risposta gentilmente inviatami da Bernard Dumont, direttore di Catholica":
"La culturalizzazione della fede è semplicemente la conservazione delle parole, dei simboli, delle pratiche, svuotati però dell'essenziale, la relazione a Dio. Ciò accade spesso al livello individuale, quando si dice che la fede è morta; da questa esce la categoria de "cristianesimo sociologico" e anzi "ateo" (per analogia, gli ebrei non credenti però non scomparsi nell'assimilazione); al livello sociale, quando la Chiesa si trasforma in organo funzionale alla cultura dominante e/o si automuseifica. Pensiamo al vescovo danese Mynster attaccato da Kierkegaard (L'Istante). La Chiesa si muta in agenza del supplemento d'anima del sistema vigente, in cauzione di moralità dello status quo.
Culturalizzazione può anche essere la visione storicistica coerente con lo schema di Comte (le tre età dell'umanità) o meglio, di Marcel Gauchet. Si celebra la fede del passato in quanto utile alla stagione dell'infanzia dell'umanità, poi passa allo stadio "adulto" per farsi cultura (autopoietica). Un elogio funebre.
Ci sono dunque la testa e la croce della stessa moneta: la riduzione attiva della fede dal sociologismo; l'accettazione più o meno premurosa di questo statuto dai "fedeli" (pastori, teologi) non fedeli.
Grazie dell'attenzione.
Bernard Dumont"
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