
Il libro della settimana: Eva Perón. Una biografia politica (Rubbettino, Soveria Mannelli 2009, pp. 336, euro 19,00 - www.rubbettino.it ).
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Potere carismatico o potere razionale? O entrambi? Queste sono le giuste domande che ci si deve porre quando si affronta la biografia di Eva Perón. Magari approfondendole alla luce della storia sociale argentina. E, in particolare, di quel decennio 1943-1952, che abbraccia la parabola politica di Eva, compagna di Juan Domingo Perón e anima nazional-cattolica e sociale del peronismo.
Quesiti con i quali si cimenta Loris Zanatta, storico dell’America Latina e studioso del peronismo, con il suo Eva Perón. Una biografia politica (Rubbettino, Soveria Mannelli 2009, pp. 336, euro 19,00).
Innanzitutto, perché una biografia politica? Per la semplice ragione che l’autore, docente all’Università di Bologna, si occupa del decennio politicamente caldissimo di cui sopra, trascurando il periodo precedente della vita di Eva, nata nel 1919.
Ne emerge un quadro biografico particolare, dove ragione e passione, razionalità del potere e carisma parareligioso si intrecciano: da un lato l’edificazione, quasi miracolosa, di grandi opere sociali, dall’altro la fredda gestione di un potere personale. Sullo sfondo di una società in “transizione verso la modernità”, per usare una terminologia cara Gino Germani, insigne studioso della modernizzazione argentina
Il tornado Evita si muove in un contesto antico e moderno, al tempo stesso bisognoso di carisma e riforme. Un mondo, tuttora in bilico tra passato e presente, sul quale nessun altro politico in seguito riuscirà a incidere con lo stesso vigore, soprattutto sul piano del welfare.
Probabilmente nuoce alla pur densa sintesi di Zanatta, certo illuminismo morale di fondo. Scrive, infatti, l’autore:
Quesiti con i quali si cimenta Loris Zanatta, storico dell’America Latina e studioso del peronismo, con il suo Eva Perón. Una biografia politica (Rubbettino, Soveria Mannelli 2009, pp. 336, euro 19,00).
Innanzitutto, perché una biografia politica? Per la semplice ragione che l’autore, docente all’Università di Bologna, si occupa del decennio politicamente caldissimo di cui sopra, trascurando il periodo precedente della vita di Eva, nata nel 1919.
Ne emerge un quadro biografico particolare, dove ragione e passione, razionalità del potere e carisma parareligioso si intrecciano: da un lato l’edificazione, quasi miracolosa, di grandi opere sociali, dall’altro la fredda gestione di un potere personale. Sullo sfondo di una società in “transizione verso la modernità”, per usare una terminologia cara Gino Germani, insigne studioso della modernizzazione argentina
Il tornado Evita si muove in un contesto antico e moderno, al tempo stesso bisognoso di carisma e riforme. Un mondo, tuttora in bilico tra passato e presente, sul quale nessun altro politico in seguito riuscirà a incidere con lo stesso vigore, soprattutto sul piano del welfare.
Probabilmente nuoce alla pur densa sintesi di Zanatta, certo illuminismo morale di fondo. Scrive, infatti, l’autore:
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“Di certo Eva ‘fece del bene’: tanti, se non tutti, lo riconobbero; perfino tra i suoi avversari. Proprio a ciò, d’altronde, dovette la sua immensa popolarità e deve oggi il ruolo che occupa nella storia: Come però recita il celebre aforisma di Denis Diderot, ‘non basta fare il bene, ma bisogna farlo bene’. Poiché il bene fatto male può risultare nocivo. E proprio questa - conclude Zanatta - in sintesi è la porta d’ingresso alla biografia politica di Eva”.
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Il che in linea di principio può essere vero. Però, l’ idea del “bene fatto male”, almeno in questa occasione, crediamo finisca per influire sull’economia del lavoro, e non bene. Perché, ad esempio, si registra l’assenza di qualsiasi dato quantitativo su un welfare carismatico e patrimoniale, ma edificato a passi forzati e in un contesto socialmente retrivo dalla ventenne Eva Perón.
Insomma, qualche statistica sociale, sul prima e dopo il tornado Evita, avrebbe contribuito a quantificare - e verificare - in quale proporzione, anche minima, il “bene”, di cui sopra, venne “fatto male”. Anche ammessa la difficile reperibilità delle fonti, qualcosa di più forse si poteva fare.
Ma c’è un altro aspetto che lascia perplessi. L’autore dà per scontato che il populismo “ossia l’idea di popolo come comunità organica”, incarnato da Eva, “sia il vero humus comune ai regimi fascisti e a quelli comunisti, l’invisibile ma potente trait d’union che li ha spesso fatti sembrare così affini”.
Il che è vero, ma fino a un certo punto. Come, infatti, ha mostrato Gino Germani, la differenza tra peronismo e fascismo resta nel fatto che il fascismo è una risposta alla mobilitazione delle classi medie che impone la smobilitazione della classe operaia, mentre il peronismo è una risposta alla mobilitazione delle classi popolari entrate nel vortice delle modernizzazione. Una distinzione, sembra, non tenuta in adeguata considerazione da Zanatta. Il quale pare ricondurre il peronismo - inclusa sopratutto la figura di Eva - nell’alveo del comunismo di destra o del fascismo sinistra. Dopo però essersi diffuso sulla natura nazional-cattolica della dottrina politico-sociale di Eva Peron… Quanto di più lontano dal nazi-fascismo e dal comunismo sovietico. Insomma i conti non tornano.
In conclusione, una biografia interessante, ben scritta, ma da leggere cum grano salis.
Insomma, qualche statistica sociale, sul prima e dopo il tornado Evita, avrebbe contribuito a quantificare - e verificare - in quale proporzione, anche minima, il “bene”, di cui sopra, venne “fatto male”. Anche ammessa la difficile reperibilità delle fonti, qualcosa di più forse si poteva fare.
Ma c’è un altro aspetto che lascia perplessi. L’autore dà per scontato che il populismo “ossia l’idea di popolo come comunità organica”, incarnato da Eva, “sia il vero humus comune ai regimi fascisti e a quelli comunisti, l’invisibile ma potente trait d’union che li ha spesso fatti sembrare così affini”.
Il che è vero, ma fino a un certo punto. Come, infatti, ha mostrato Gino Germani, la differenza tra peronismo e fascismo resta nel fatto che il fascismo è una risposta alla mobilitazione delle classi medie che impone la smobilitazione della classe operaia, mentre il peronismo è una risposta alla mobilitazione delle classi popolari entrate nel vortice delle modernizzazione. Una distinzione, sembra, non tenuta in adeguata considerazione da Zanatta. Il quale pare ricondurre il peronismo - inclusa sopratutto la figura di Eva - nell’alveo del comunismo di destra o del fascismo sinistra. Dopo però essersi diffuso sulla natura nazional-cattolica della dottrina politico-sociale di Eva Peron… Quanto di più lontano dal nazi-fascismo e dal comunismo sovietico. Insomma i conti non tornano.
In conclusione, una biografia interessante, ben scritta, ma da leggere cum grano salis.
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9 commenti:
Premetto di non essere un profondo conoscitore della storia argentina, mi sono limitato a qualche lettura critica, in particolare su quel sanguinario di Videla. Ho sempre notato però la tendenza dei nostri studiosi ad accomunare regimi politici nati e sviluppatisi in contesti estremamente differenti tra loro, e ciò vale in maniera particolare per quelli sudamericani. Ora, credo sia indiscutibile che il populismo trovi terreno fertile nelle culture sudamericane, ma non è possibile che, regolarmente, ai vari Chavez, Morales, Allende e Peron, per l'appunto, vengano avvicinate le analogie con il regime fascista (per unapanoramica sui vari "fascismi" consiglio il saggio "Fascismo - teoria e interpretazione" di Marco Tarchi, edito da "Il Mulino"). Per il resto ho l'impressione, per quel poco che ne so, che "Evita" Peron sia stata un personaggio positivo, con tutti i suoi pregi e gli innegabili difetti. Cari saluti e un abbraccio.
Il peronismo è fascismo di sinistra. E' ciò a cui molti sindacalisti del ventennio puntavano a realizzare. Peron ci riuscì qualche anno dopo in Argentina. Il peso delle organizzazioni sindacali in seno alla politica dello Stato era tutto. Nei regimi comunisti il partito era sostanzialmente lo stato, nella Germania nazista, a mio modo di vedere, si equivalevano, ma la sstruttura societaria era un'immensa caserma. Il fascismo italiano mantenne il piede in due staffe, sul piano progettuale indicava la smobilitazione rivoluzionaria della massa operaia in funzione anti-borghese e su quello pratico mantenne i legami con i grandi capitalisti. Ma c'era in seno ciò che poi Peron realizzò in Argentina.
Riprendo anche l'intervento di Giacomo per far notare le differenze esistenti tra regimi di destra (ad esempio Franco in Spagna che lo si può ricondurre a spinte nazional coservatrici) e regimi di sinistra socialista (il Venezuala di Chavez per esempio).
Sarò eretico, ma per me il fascismo è quello nato dalle istanze di San Sepolcro e mai portato a compimento. Tutto il resto, a dispetto di ciò che la stampa spesso ci dice, è altro.
Un caro saluto a tutti!
Caro Carlo,
bellissimo articolo. Un giornalismo culturale d'altri tempi. Sfogliando i giornali oggi nelle pagine culturali si trova di tutto da Goldrake a Lino Banfi...
un caro saluto
Amerigo
Grazie Giacomo del giudizio.
Mi permetto però di riprenderti su una piccola cosa: il libro di Tarchi è uscito con Laterza :-)
Abbraccio,
Carlo
Grazie Giuseppe, molto interessante.
Però ti consiglierei lo stesso di leggere Germani. Intanto comincia da qui:http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2006/03/riletture-gino-germani-1911-1979.html (e scusami per l'autocitazione).
Ovviamente, io parlo da non specialista (nel senso dello storico), e tu da quel che capisco ne sai forse più di me.
Abbraccio,
Carlo
Ben ritrovato Amerigo,
nome - come sai - a me caro...
Mi devo preoccupare? Sto preparando un pezzo sulla Fenech :-)
Abbraccio,
Carlo
Hari ragione Carlo, grazie della correzione :). Ho aperto anche io un blog da tre giorni, chissà cosa verrà fuori. Saluti e abbraccio.
E che cosa aspetti a comunicare a tutti il link?
;-)
Va bene Carlo, il link è http://nellibus.blogspot.com/ . Sono certo che non concorderai con me su certe cose che ho scritto, ma, come si suol dire, il sale della vita sta nelle differenze. Sei il benvenuto Carlo, assieme a tutti i frequentatori di questo tuo blog.
Carlo, invece ti ringrazio per l'autocitazione. Un punto di partenza per cominciare ad approfondire il pensiero di una mente a me ignota. Purtroppo nel marzo del 2006 non avevo ancora preso contatto con il tuo blog, ma leggendo il tuo sunto su Gino Germani qualche idea penso di essermela fatta. Sicuramente cercherò altro per approfondire e poter giudicare, la prima impressione è che il Nostro fosse sì socialista, ma anche liberale. Tu sai bene quante declinazioni abbia offerto la matrice socialista alla storia politica. A volte mi ci perdo e come in un caleidoscopio cerco di eviscerarne correnti, uomini e idee. Ad ogni modo, il peronismo ed il fascismo mal si confacevano certamente ad un pensatore come Gino Germani. Non per questo giudichiamo negativo il suo pensiero o ciò che è scaturito dal movimento nato da Juan Domingo Peron.
Un affettuoso saluto
Non è mai troppo tardi... :-)
Abbraccio carissimo,
Carlo
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