lunedì, marzo 08, 2010

Buon Otto Marzo!
.
Mia madre, nata all’inizio degli anni Trenta, giovanissima lavoratrice passata attraverso guerra, dopoguerra e infine un pizzico di benessere, festeggiava con gioia l’Otto Marzo. Ancora ne ricordo gli occhi ridenti, quando riceveva il suo rametto di mimosa.
Mia figlia, nata nei primi anni Ottanta, infanzia e adolescenza serene, amici, viaggi, buone letture, laurea in psicologia, detesta l’Otto Marzo.
Si dirà: base osservativa (una mamma e una figlia) insufficiente... Touché.
Ad ogni buon conto, che cosa è successo?
Indubbiamente ai giovani la retorica pubblica non piace. E peggio ancora se mescolata al consumismo sciatto. E l’Otto Marzo - è vero - si è trasformato nel trionfo del cattivo gusto: quello regalini, pasticcini e bottiglia. Ma era meglio prima, quando non si festeggiava? Difficile dire.
Ricordo, negli anni Settanta, i cortei femministi che invocavano la proprietà dell'utero. E noi lì, maschi afflitti da forti sensi di colpa, a fare sì con la testa.
Oggi invece, un femminismo maturo e colto, quello che snobba l'Otto Marzo, chiede più riforme e meno retorica di quasiasi tipo, anche quella rivoluzionaria.
Giusto. Ma perché non prendere atto che rispetto all’Otto Marzo 1960 - quando la magistratura, tanto per fare un esempio, era ancora preclusa alle donne - le cose sono abbastanza cambiate?
Credo che in Italia, a causa della retorica declinista, frutto della crescente distanza delle élites acculturate, anche femministe, dal "popolo", si sia perso il senso della misura: del cammino, comunque fatto. Il che ovviamente non significa che non resti ancora molta strada da fare.
Pertanto, anche per questa ragione, care Altre Metà del Cielo, buon Otto Marzo!
.
Copyright © 2010 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlo.gambescia@gmail.com.

3 commenti:

C0nc0rd3 ha detto...

Bravo, Carlo! Condivido nella maniera più assoluta. Ho appena preso il giornale di oggi (La Stampa) e, a sorpresa, il divario degli stipendi tra le donne e quello degli uomini in Italia,è il più basso d'Europa. Quindi, per una volta, non siamo il fanalino di coda, ma conduciamo.
Oggi, invece, gran parte delle nostre donne storcono il naso se non porti le mimose, senza magari sapere da che cosa ha origine la commemorazione.
Così come la festa di s.Valentino, quella del papà, della mamma, etc.
Ormai tutto è anti-tradizionale, vediamo di recuperare questi valori.
Un abbraccio!
Roberto

Giacomo Gabellini ha detto...

Credo che tu abbia ragione Carlo. Ritengo però che se la contestazione sessantottina da un lato abbia indubbiamente portato a conquiste sociali difficilmente pensabili prima, dall'altro abbia sancito il trionfo del consumismo all'insegna di quello che tu definisci giustamente "cattivo gusto". La stragrande maggioranza dei contestatori e delle contestatrici hanno prontamente rinnegato ogni ideale che a suo tempo non esitavano ad urlare per le strade romane e milanesi, per poi gettarsi a capofitto al conseguimento di quella famigerata prospettiva che oggi chiamiamo comunemente "carriera". E allora ci sono i sessantottini "pentiti" alla Giampiero Mughini o alla Paolo Liguori, che hanno elevato il trasformismo a stile di vita, e le femministe integerrime tipo Rossana Rossanda, la cui retorica soporifera rimanda inesorabilmente ai discorsi fiume del primo Fidel Castro. Ovviamente non tuto è andato così, ma credo, caro Carlo, di comprendere appieno il rigetto provato da tua figlia nei confronti di questa festa, che in sè dovrebbe rappresentare qualcosa di estremamente nobile, ma che in pratica è stata ridotta alla strenua di feste ridicole tipo quella del papà, in cui ogni ideale viene immolato in onore del dio denaro. Cari saluti.

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Roberto.

Grazie anche te Giacomo. Riferirò

Abbraccio,

Carlo