La politica estera di Berlusconi dei "giri di valzer". Ma fino a quando?
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Come valutare la politica estera di Berlusconi? Da profani, diciamo che andrebbe giudicata dal punto di vista degli interessi geopolitici, storici e attuali, di una media-grande potenza, com'è appunto l'Italia: dell’aderenza o meno alle costanti geopolitiche che ne hanno dettato la politica estera dall’Unità ai nostri giorni.
Ora, sotto tale profilo la politica estera del centrodestra (come quella dei governi di centrosinistra), continua a muoversi lungo i tradizionali binari mediterranei e balcanici. L'Italia, pur dichiarando, come in passato, di essere fedele agli alleati di riferimento (dalla Triplice Allenza alla Nato), continua a guardare, come ha sempre fatto nella sua storia, a Est e Sud. Ferma restando l’opzione "ufficiale" per l’Occidente (rovesciata, solo una volta, e con risultati disastrosi, nella seconda metà degli anni Trenta).
Berlusconi vi ha aggiunto di suo un maggiore attivismo, tipico dell'imprenditore e dell'uomo. Infatti, pur confermando l’opzione americana e israeliana, il Cavaliere ha continuato a sviluppare, a ritmo piuttosto intenso, rapporti economici con la Libia, l’Iran, la Russia e gli stati balcanici e caucasici. Nonché con la Turchia.
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Come valutare la politica estera di Berlusconi? Da profani, diciamo che andrebbe giudicata dal punto di vista degli interessi geopolitici, storici e attuali, di una media-grande potenza, com'è appunto l'Italia: dell’aderenza o meno alle costanti geopolitiche che ne hanno dettato la politica estera dall’Unità ai nostri giorni.
Ora, sotto tale profilo la politica estera del centrodestra (come quella dei governi di centrosinistra), continua a muoversi lungo i tradizionali binari mediterranei e balcanici. L'Italia, pur dichiarando, come in passato, di essere fedele agli alleati di riferimento (dalla Triplice Allenza alla Nato), continua a guardare, come ha sempre fatto nella sua storia, a Est e Sud. Ferma restando l’opzione "ufficiale" per l’Occidente (rovesciata, solo una volta, e con risultati disastrosi, nella seconda metà degli anni Trenta).
Berlusconi vi ha aggiunto di suo un maggiore attivismo, tipico dell'imprenditore e dell'uomo. Infatti, pur confermando l’opzione americana e israeliana, il Cavaliere ha continuato a sviluppare, a ritmo piuttosto intenso, rapporti economici con la Libia, l’Iran, la Russia e gli stati balcanici e caucasici. Nonché con la Turchia.
Gli statunitensi, per ora sopportano l’attivismo soprattutto geo-economico di Berlusconi (in verità l’attuale amministrazione Obama-Clinton un po’ meno), a causa dell’utile presenza militare italiana in Afghanistan e in altri scenari caldi. Mentre gli europei, in particolare britannici e tedeschi, un po’ meno.
Gli inglesi non vedono di buon occhio l’attivismo italiano in Medio Oriente, e i tedeschi quello verso Russia e Turchia. Anche qui sono in gioco le storiche opzioni geopolitiche di inglesi e tedeschi. Mentre i francesi, per il momento stanno a guardare (come fanno almeno da novant’anni, dalla pace di Versailles). Pur non digerendo del tutto la presenza italiana in Libano.
Ora, qualsiasi dichiarazione politica di Berlusconi (che, a tutti gli effetti, è il Ministro degli Esteri, altro che Frattini…) va letta come rivolta a guadagnare spazio per la sua attiva politica geo-economica. Come ad esempio, da ultima, l’idea dell’ ingresso di Israele nella Ue. Che, difficilmente avverrà, e che per gli alleati europei rischia solo di risolversi, come Berlusconi sa benissimo, nella famigerata “patata bollente”. Mentre consente all’Italia di poter continuare, presentandosi ufficialmente come alleato fedele di Israele, i suoi “giri di valzer” con i nemici mediorientali di Gerusalemme. E tutto ciò è sicuramente molto abile.
Tuttavia vanno segnalati due limiti.
In primo luogo, la politica estera di Berlusconi è di natura geo-economica piuttosto che geopolitica in senso proprio. E questo per ragioni oggettive: le risorse italiane, militari e di materie prime, sono da sempre poca cosa. Di qui la necessità di fare buoni affari con tutti... O almeno con chi eventualmente "ci stia".
In secondo luogo, i “giri di valzer”, sebbene all’interno di quelle che sono le costanti geopolitiche italiane dall’Unità ai nostri giorni, non possono durare all’infinito. Prima o poi la storia mette davanti a scelte precise. Semplificando al massimo: nel 1915, l’Italia scelse l’Occidente, nel 1940 l’anti-Occidente, nel 1945, l’Occidente. Ora, dopo il biennio 1989-1991 i giochi si sono riaperti. Quindi Berlusconi e i governi che seguiranno (anche di segno opposto) dovranno fare, prima o poi, una scelta precisa.
Barcamenarsi all’infinito, anche in modo brillante, quando non si hanno sufficienti risorse militari e di materie prime, non è possibile. Il tenersi in equilibrio tra nazioni e alleanze opposte, implica prima o poi la prova di forza. E una potenza militarmente medio-grande resta tale. Da sola non può farcela. Anche se ogni tanto mostra i muscoli (ma anche questo rientra nei calcolati "giri di valzer" berlusconiani...). Come è accaduto di recente con l'invio all’isola di Haiti della portaerei Cavour. Scelta che ha irritato gli americani (altro che le dichiarazioni di Bertolaso...).
Gli inglesi non vedono di buon occhio l’attivismo italiano in Medio Oriente, e i tedeschi quello verso Russia e Turchia. Anche qui sono in gioco le storiche opzioni geopolitiche di inglesi e tedeschi. Mentre i francesi, per il momento stanno a guardare (come fanno almeno da novant’anni, dalla pace di Versailles). Pur non digerendo del tutto la presenza italiana in Libano.
Ora, qualsiasi dichiarazione politica di Berlusconi (che, a tutti gli effetti, è il Ministro degli Esteri, altro che Frattini…) va letta come rivolta a guadagnare spazio per la sua attiva politica geo-economica. Come ad esempio, da ultima, l’idea dell’ ingresso di Israele nella Ue. Che, difficilmente avverrà, e che per gli alleati europei rischia solo di risolversi, come Berlusconi sa benissimo, nella famigerata “patata bollente”. Mentre consente all’Italia di poter continuare, presentandosi ufficialmente come alleato fedele di Israele, i suoi “giri di valzer” con i nemici mediorientali di Gerusalemme. E tutto ciò è sicuramente molto abile.
Tuttavia vanno segnalati due limiti.
In primo luogo, la politica estera di Berlusconi è di natura geo-economica piuttosto che geopolitica in senso proprio. E questo per ragioni oggettive: le risorse italiane, militari e di materie prime, sono da sempre poca cosa. Di qui la necessità di fare buoni affari con tutti... O almeno con chi eventualmente "ci stia".
In secondo luogo, i “giri di valzer”, sebbene all’interno di quelle che sono le costanti geopolitiche italiane dall’Unità ai nostri giorni, non possono durare all’infinito. Prima o poi la storia mette davanti a scelte precise. Semplificando al massimo: nel 1915, l’Italia scelse l’Occidente, nel 1940 l’anti-Occidente, nel 1945, l’Occidente. Ora, dopo il biennio 1989-1991 i giochi si sono riaperti. Quindi Berlusconi e i governi che seguiranno (anche di segno opposto) dovranno fare, prima o poi, una scelta precisa.
Barcamenarsi all’infinito, anche in modo brillante, quando non si hanno sufficienti risorse militari e di materie prime, non è possibile. Il tenersi in equilibrio tra nazioni e alleanze opposte, implica prima o poi la prova di forza. E una potenza militarmente medio-grande resta tale. Da sola non può farcela. Anche se ogni tanto mostra i muscoli (ma anche questo rientra nei calcolati "giri di valzer" berlusconiani...). Come è accaduto di recente con l'invio all’isola di Haiti della portaerei Cavour. Scelta che ha irritato gli americani (altro che le dichiarazioni di Bertolaso...).
Perciò, ripetiamo, l’Italia prima o poi dovrà schierarsi.
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Copyright © 2010 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlo.gambescia@gmail.com
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9 commenti:
Della serie la politica estera di Berlusconi e una Spa.E Silvio nazionale quando va all'estero più che rappresentare l'Italia parla da amministratore delegato
nicola vacca
La tua analisi è interessante. Vale la pena aggingere che secondo alcune voci gran parte della strategia di politica estera italiana di Berlusconi sarebbe ispirata dal vecchio Gianni De Michelis.
Non so, sinceramente, se questo sia il momento giusto e opportuno per scelte di campo trastiche.
Gli USA sono in un momento di difficoltà, ma dal punto di vista militare conservano ancora un certo primato. A questo si aggiunge una sicura infiltrazione nelle nostre elites politiche e militari, anche (ma non solo) attraverso le logge massoniche.
Mettersi contro di loro per Berlusconi vorrebbe dire anticipare la propria fine, politica e forse non solo.
Ottima analisi che ridimensiona ad appropriato livello colui che, con eccessiva enfasi, è stato descritto come un novello Mattei.
Dal punto di vista geo-economico mi pare che Berlusconi si sia nettamente schierato, se giudichiamo i fatti. Il Cavalisrpiazzista di Scaroni ha collezionato una serie di accordi economici sull'energia che da tempo hanno evidenziato una scelta di campo. South Stream, accordo con Libia, gas e petrolio iraniano (Rockfeller/Frattini è stato l'unico a caldeggiare una delegazione UE in quel paese). Il buon piazzista usa la sua abilità di comunicatore per gettare fumo negli occhi ma, se la politica energetica è ancora il nodo geopolitico per eccellenza, i dubbi svaniscono del tutto. Consideriamo poi che l'utimo affare stipulato da ENI è avvenuto in Venezuela alla faccia degli amici yankees. Più indizi fanno un'evidenza..
Siccome potrebbe portare ad equivoci, qui sopra parlo di Rockfeller /Frattini riferendomi al corvo pupazzo usato da un noto ventriloquo negli anni '80.
Meglio specificare.
Tullio
Grazie Nicola e Luca dei commenti
Benvenuto Tullio e grazie.
Tullio Chi? ;-)
Abbraccio,
Carlo
Bah, a me questo tourbillion estero di Berlusconi sta facendo venire i capogiri. Fa il simpaticone con Obama, affari con Putin, sdogana Lukashenko e si presenta alla Knesset con il volto scuro e serio di chi vorrebbe ma non può (appunto l'ingresso di Israele nell'UE).
Nulla da eccepire sugli accordi economici ed energetigi, ma questo "giro di valzer" (o sarebbe più opportuno richiamarci alle nostre tradizioni con la tarantella) rischia prima o poi di bruciarlo.
L'Italia dovrebbe richiamarsi alla sua posizione geografica per fare da ponte con i popoli del Mediterraneo e quindi essere la testa di ponte tra il mondo arabo e quello occidentale-europeo. Il resto sono deliri di un presidente che si autoproclama il più grade statista del secolo.
Un saluto a tutti.
L'espressione "giro di valzer" fu coniata da Bernhard von Bülow, cancelliere tedesco, appositamente per l'Italia di inizio Novecento, che pur essendo alleata delle cosiddette potenze centrali, strizzava l'occhio ai francesi...
Bulow, che conosceva bene l'Italia, ancha per ragioni familiari, sosteneva che a una moglie fedele, si poteva ocncedere ogni tanto un giro di valzer con qualche bel cavaliere... :-)
Grazie dell'interessante commento.
Abbraccio,
Carlo
Carlo, come al solito la tua conoscenza riesce a spiazzarmi. Chiedo venia ma non credevo ci potesse essere un riferimento storico. Concedimi ugualmente la tarantella che presenta un ritmo più veloce e ben può calzare ai rapidi giri internazionali del "nostro" Berlusconi.
Un affettuoso saluto.
Grazie a te Giuseppe.
Ricambio l'affettuso saluto.
Carlo
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