La Rete, Carl Schmitt e la teoria amico-nemico
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La Rete dipende dalla politica o dall’estetica? O da entrambe? Nel senso di una estetica della politica o viceversa di una politica dell’estetica.
Non giochiamo con la parole, ma cerchiamo di porre un problema fondamentale: quello del senso dello scrivere e pubblicare in Rete.
Diciamo subito che l’agenda della Rete - e mi riferisco in particolare alla Blogosfera e Social Network in genere - è fissata dai media tradizionali. Di regola post e commenti inseguono - commentando e indagando - i fatti accaduti così come sono comunicati da radio, televisione, giornali. Certo, le “reazioni” sono differenti, spesso più dure, o se si vuole, naive, anche perché vi scrivono tutti, senza magari avere alcuna preparazione specifica… Ma il punto non è questo ( o almeno non solo).
Le “reazioni” svolgono un ruolo di approfondimento? Difficile dire. Anche perché la Blogosfera è fortemente politicizzata, per non parlare di FaceBook e simili. Ma attenzione, politicizzata, non in senso strettamente partitico, ma in chiave schmittiana: sulla Rete si scrive sempre contro qualcuno… Deve esserci “un nemico”. Possibilmente da distruggere, per ora verbalmente.
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La Rete dipende dalla politica o dall’estetica? O da entrambe? Nel senso di una estetica della politica o viceversa di una politica dell’estetica.
Non giochiamo con la parole, ma cerchiamo di porre un problema fondamentale: quello del senso dello scrivere e pubblicare in Rete.
Diciamo subito che l’agenda della Rete - e mi riferisco in particolare alla Blogosfera e Social Network in genere - è fissata dai media tradizionali. Di regola post e commenti inseguono - commentando e indagando - i fatti accaduti così come sono comunicati da radio, televisione, giornali. Certo, le “reazioni” sono differenti, spesso più dure, o se si vuole, naive, anche perché vi scrivono tutti, senza magari avere alcuna preparazione specifica… Ma il punto non è questo ( o almeno non solo).
Le “reazioni” svolgono un ruolo di approfondimento? Difficile dire. Anche perché la Blogosfera è fortemente politicizzata, per non parlare di FaceBook e simili. Ma attenzione, politicizzata, non in senso strettamente partitico, ma in chiave schmittiana: sulla Rete si scrive sempre contro qualcuno… Deve esserci “un nemico”. Possibilmente da distruggere, per ora verbalmente.
La Rete è polemos per eccellenza. Spesso a livelli addirittura inenarrabili. Di qui il fascino estetico della violenza attraverso la parola. Ma di conseguenza politica ed estetica della parola, come nell' "incendio estetico-culturale prefascista e pre-guerra civile europea, rischiano di congiungersi con effetti esplosivi, come nel caso della campagna d’odio contro Berlusconi, successiva all'aggressione (benché anche prima...), fatta di immagini e parole di fuoco.
Di qui l’impossibilità di proporre qualsiasi ragionamento obiettivo, perché a un’estetica politica della violenza non si comanda: se non si è schierati, ci si deve schierare per forza... La Rete eleva al quadrato la faziosità e la terribile logica del colpo su colpo. La Rete non conosce avversari ma solo nemici: è la guerra di tutti contro tutti. Si va dal soggettivismo più spinto, del narciso che non vuole essere contraddetto, soprattutto se eterno adolescente, all’oggettivismo schmittiano delle categorie amico-nemico, professate dal complottista tipo…
In una parola, sulla Rete accade quel che non dovrebbe mai avvenire: la militarizzazione della cultura e di conseguenza dell'informazione. Un fenomeno, tra l'altro molto temuto dallo stesso Carl Schmitt: quello dell'estensione della dicotomia amico-nemico agli altri campi della vita sociale. In realtà la Rete, nonostante la sua tanto incensata postmodernità, è molto novecentesca.
Chiudiamo con una riflessione personale.
Di qui l’impossibilità di proporre qualsiasi ragionamento obiettivo, perché a un’estetica politica della violenza non si comanda: se non si è schierati, ci si deve schierare per forza... La Rete eleva al quadrato la faziosità e la terribile logica del colpo su colpo. La Rete non conosce avversari ma solo nemici: è la guerra di tutti contro tutti. Si va dal soggettivismo più spinto, del narciso che non vuole essere contraddetto, soprattutto se eterno adolescente, all’oggettivismo schmittiano delle categorie amico-nemico, professate dal complottista tipo…
In una parola, sulla Rete accade quel che non dovrebbe mai avvenire: la militarizzazione della cultura e di conseguenza dell'informazione. Un fenomeno, tra l'altro molto temuto dallo stesso Carl Schmitt: quello dell'estensione della dicotomia amico-nemico agli altri campi della vita sociale. In realtà la Rete, nonostante la sua tanto incensata postmodernità, è molto novecentesca.
Chiudiamo con una riflessione personale.
Che senso può avere proporre riflessioni pacate (così sono definite le nostre...) a chi crede di essere sempre in trincea? Perché attratto da un' estetica jüngeriana della mobilitazione totale dell'operaio della Rete, contro un nemico continuamente reinventato e "anatemizzato"... E dunque frutto, anch’esso, di un’estetica, probabilmente barbara, della politica…
Metapolitica e sociologia, in ultima istanza, non possono nulla contro la spada dei prepotenti. La ragione, purtroppo, finisce sempre per cedere il passo alla violenza.
Anche sulla Rete. Per ora verbale, poi chissà...
Metapolitica e sociologia, in ultima istanza, non possono nulla contro la spada dei prepotenti. La ragione, purtroppo, finisce sempre per cedere il passo alla violenza.
Anche sulla Rete. Per ora verbale, poi chissà...
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6 commenti:
Una riflessione a dir poco stimolante, caro Carlo. Sono sostanzialmente d'accordo con quanto affermi, ma trovo il tuo approccio forse eccessivamente, per così dire, serioso. Hai fatto bene, a mio parere, a tirare in ballo Carl Schmitt, secondo il quale la presenza di un nemico, e non di un avversario, è indispensabile per ottenere il pieno dispiegamento del regime politico dominante, specie se democratico. In questo senso la Rete è effettivamente il luogo del polemos eracliteo, la conflittualità pura madre di tutte le cose. Secondo il mio punto di vista, però, la Rete è anche, e forse soprattutto, la valvola di sfogo della generale frustrazione imperante. La rete offre agli individui la possibilità di liberare l'aggressività in modo comodo e subdolo, consentendo loro di insultare il prossimo senza ritegno celando l'identità dietro la rassicurante protezione dell'anonimato. Vedo, nella Rete, più discussioni da bar che altro, soprattutto, ahimè, sui siti che si presentano "controinformativi" (Comedonchisciotte ad esempio), nei quali domina il conformismo più totale, cosa della quale ci avevano messo in guardia, inascoltati, due illuminati come Indro Montanelli e Gillo Dorfles. E qui mi trovo a sposare totalmente la conclusione che trai nel tuo ottimo articolo, cioè che in un contesto simile risulta, nella stragrande maggioranza dei casi, totalmente inutile offrire spunti di analisi a chi si sente costantemente in trincea. Su questo hai pienamente ragione. Devo dire tuttavia che in questo tuo sito si fa davvero fatica a trovare eccessi simili, che tu giustamente stigmatizzi ogni qualvolta si presentano. Questi, credo, sono gli invidiabilissimi risultati da te ottenuti mediante la lucidità e la franchezza con le quali analizzi le questioni che si pongono di giorno in giorno. Ti saluto, ti abbraccio, e ti porgo i più sentiti auguri di trascorrere delle buone feste, caro Carlo.
Devo rileggere Mc Luhan. Ma indubbiamente la rete è un media più caldo della TV (la tv fa dormire, inebetisce). Più caldo della carta stampata, per via della interazione possibile, per via della istantaneità, dentro il mezzo della scrittura.
Detto questo, mi pare che la tua analisi sia troppo drastica.
In qualche modo, la rete riproduce elementi esterni ad essa.
Sicchè, più un sito è affollato, più è simile ad una ressa da stadio (vedi i commenti nel blog di Grillo), o quantomeno ad una di quelle assemblee di una volta.
Ma nei siti e blog qualificati (il tuo è uno di questi), si può discutere civilmente e con profitto.
Conclusione: non posso che avere forte preoccupazione ogni qualvolta qualcuno propone di porre a censura e controllo il web.
Come oggi alcuni esponenti del governo.
Mi puzza.
ah,dimenticavo: auguri Carlo
carlo
tanti auguri:-)
Ti leggo.
maria
Grazie Giacomo e Biz degli accurati commenti.
Biz prendo atto. Ma il merito è anche tuo, vostro...
Grazie Maria. Mi fa piacere sentirti.
Auguri a tutti.
A domani, con una poesia di Nicola Vacca.
Carlo
La rete è luogo di archetipi ben desti e di regressione, come dovunque la tecnica domini sulla cultura. Per questo, scrivendo o comunque manifestandoci in rete, siamo portati alla violenza (non solo in ambito politico: è esperienza comune che persone miti ed educate diventino molto feroci e aggressive sul web). La domanda, a questo punto, è: quanto tempo passerà prima che questo atteggiamento neo-primitivo abbia ripercussioni massicce sul "mondo reale"? I fenomeni Grillo e simili, mere avvisaglie, sono sostanzialmente falliti, ma sembra di scorgere una tendenza inarrestabile. Bell'articolo, un saluto.
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