Un commento molto stimolante sulla cultura della "vera destra"
.
Gino Salvi ( http://www.blogger.com/profile/07278718757570202848 ) ha commentato il post sulle dieci domande a Veneziani ( http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2009/11/blog-post_23.html ), direi, in modo molto stimolante. Ponendo dei paletti tra destra berlusconiana e "vera destra".
Salvi coglie un punto fondamentale. Merita perciò una risposta in "Home Page".
.
Gino Salvi ( http://www.blogger.com/profile/07278718757570202848 ) ha commentato il post sulle dieci domande a Veneziani ( http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2009/11/blog-post_23.html ), direi, in modo molto stimolante. Ponendo dei paletti tra destra berlusconiana e "vera destra".
Salvi coglie un punto fondamentale. Merita perciò una risposta in "Home Page".
Ma meglio procedere per gradi, prima il commento di Salvi.
.
Caro Gambescia,
Sì sono delle belle domande. E, soprattutto, mettono in luce una questione, a mio parere, fondamentale: l'innesto di un "corpo estraneo", cioè il berlusconismo, sul tronco della destra, e lo snaturamento della destra stessa. Qualcuno obietterebbe che è grazie al berlusconismo se la destra è andata al governo. Non ne sono convinto però anche se fosse vero è successo a costo del taglio delle radici storiche, dell'assunzione del pensiero liberista come valore unico, dell'esclusione della vera cultura della destra. Non credo che la cultura della destra, quella vera, debba ringraziare Berlusconi visto che,in un recente articolo su "Il Riformista" s'identificava la cultura della destra con la sottocultura televisiva dei reality e delle fiction. La cultura della destra, quella vera, quella di Evola, di Marinetti, di Jünger, di Spengler non ha niente a che spartire con il liberismo berlusconiano
Gino Salvi
.
Caro Salvi,
Grazie dello stimolante commento.
Gli autori dai lei citati sono tutti di grandissimo valore. E meritano di essere letti e studiati con la massima attenzione.
Però, a parte Marinetti, che in un testo, credo della fine degli anni Dieci, si pronunciò a favore della democrazia diretta (senza però mai più tornare sull'argomento), gli altri autori non mi sembrano conciliabili con la teoria liberaldemocratica (attenzione, non parlo di liberismo, ma di liberalismo politico: due cose diverse, se diamo ascolto a Tocqueville e Croce...). Anche perché nelle loro, pur validissime opere, gli autori dai lei ricordati non affrontano il tema decisivo della forma di rappresentanza, se non in termini - ecco il punto fondamentale - di forme politiche né democratiche né liberali (ripeto: liberali in senso politico, non economico).
Sono totalmente d’accordo con lei sulle critiche al berlusconismo. Anche perché Berlusconi, al di là della questione della grossolana sottocultura veicolata dalle sue televisioni (la nostra è pur sempre una società di massa, con i suoi pregi e difetti, indietro non si può tornare...), sembra comunque muoversi all’interno di un cesarismo nemico dello stato di diritto liberale.
Caro Gambescia,
Sì sono delle belle domande. E, soprattutto, mettono in luce una questione, a mio parere, fondamentale: l'innesto di un "corpo estraneo", cioè il berlusconismo, sul tronco della destra, e lo snaturamento della destra stessa. Qualcuno obietterebbe che è grazie al berlusconismo se la destra è andata al governo. Non ne sono convinto però anche se fosse vero è successo a costo del taglio delle radici storiche, dell'assunzione del pensiero liberista come valore unico, dell'esclusione della vera cultura della destra. Non credo che la cultura della destra, quella vera, debba ringraziare Berlusconi visto che,in un recente articolo su "Il Riformista" s'identificava la cultura della destra con la sottocultura televisiva dei reality e delle fiction. La cultura della destra, quella vera, quella di Evola, di Marinetti, di Jünger, di Spengler non ha niente a che spartire con il liberismo berlusconiano
Gino Salvi
.
Caro Salvi,
Grazie dello stimolante commento.
Gli autori dai lei citati sono tutti di grandissimo valore. E meritano di essere letti e studiati con la massima attenzione.
Però, a parte Marinetti, che in un testo, credo della fine degli anni Dieci, si pronunciò a favore della democrazia diretta (senza però mai più tornare sull'argomento), gli altri autori non mi sembrano conciliabili con la teoria liberaldemocratica (attenzione, non parlo di liberismo, ma di liberalismo politico: due cose diverse, se diamo ascolto a Tocqueville e Croce...). Anche perché nelle loro, pur validissime opere, gli autori dai lei ricordati non affrontano il tema decisivo della forma di rappresentanza, se non in termini - ecco il punto fondamentale - di forme politiche né democratiche né liberali (ripeto: liberali in senso politico, non economico).
Sono totalmente d’accordo con lei sulle critiche al berlusconismo. Anche perché Berlusconi, al di là della questione della grossolana sottocultura veicolata dalle sue televisioni (la nostra è pur sempre una società di massa, con i suoi pregi e difetti, indietro non si può tornare...), sembra comunque muoversi all’interno di un cesarismo nemico dello stato di diritto liberale.
Ma come sviluppare una teoria della rappresentanza politica, rispettosa della liberaldemocrazia, partendo dall’humus antidemocratico, affascinante quanto vuole ma sociologicamente pericoloso, che caratterizza, sospendendo per ora il giudizio su Marinetti (che pure fu "fascistissimo"), le opere di Evola, Jünger, Spengler?
Carlo Gambescia
.
Copyright © 2009 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlo.gambescia@gmail.com
Carlo Gambescia
.
Copyright © 2009 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlo.gambescia@gmail.com
5 commenti:
La teoria politica che si evince dalla lettura dei classici citati nell'articolo (Spengler su tutti), a differenza di quella marxista, non parte dal presupposto che gli uomini siano tutti uguali, e tutto ciò, sottratto all'odierno buonismo imperante, non ha nulla a che vedere con il razzismo. Gli uomini nascono semplicemente diversi, e non tutti sono naturalmente dotati della capacità necessarie non tanto per governare, quanto per individuare la strada giusta che conduca alla effettiva tutela dei loro interessi e, cosa che la cultura di destra ha sempre rimarcato, di quelli dell'intera comunità. Sto semplificando brutalmente le idee di Spengler e Junger, ma applicando le loro tesi alla società odierna, viene da chiedersi perchè, in questa società basata sulla tecnica, quindi sulla competenza individuale, sia necessario, appunto, un documento che attesti le competenze necessarie che autorizzano il singolo ad esempio ad andare a funghi o a guidare(cosa non pericolosa se non per il soggetto cercatore), senza che la stessa cosa valga per il diritto di voto. Questo discorso è fortemente pericoloso e antidemocratico, ma altrettanto reale e concreto, e ritengo che costituisca la ragione principale per cui la cultura di destra (che viene vergogonosamente dipinta come inesistente) sia stata prepotentemente oscurata. Cari saluti e complimenti per la riflessione.
La cultura di un determinato partito, o raggruppamento politico, è determinata da quello che ha effettiva rilevanza oggi per quel raggruppamento.
Ammesso, e non concesso, che Evola e Junger (che ammiro entrambi) possano essere portatori di una cultura politica completa, mi sembra che con l'attuale destra ci entrino poco o niente.
E' semmai vero, come traspare in qualche modo anche dall'intervento di Gino Salvi, che la destra ha fatto proprie esattamente le cose contro cui era nata e si era delineata: il liberismo, il materialismo, la finanza, e così via, come ha rimarcato in modo molto ampio e inappellabile Alain de Benoist, che di destra se ne intende.
E' altresì vero che forse oggi, si tende a sopravvalutare il peso e l'influenza che ebbero nel Movimento sociale italiano le tendenze antiamericane e "terzaforziste", in genere da parte di persone che in quel partito non hanno mai militato. Non lo dico io, che non ho mai militato a destra e non l'ho mai votata, lo scrive Marco Tarchi che ha militato per diversi anni nel Movimento Sociale Italiano.
Grazie Giacomo G. e Luca degli interessanti commenti.
Abbraccio,
Carlo
Conciliare liberaldemocrazia e gli autori citati non è possibile; partire da questi autori per pensare una politica diversa assolutamente si. Spesso si confonde il pensiero della Rivoluzione Conservatrice con la sua degenerazione totalitaria (ricordo che un certo testo,Il Terzo Reich di van den Bruck fu censurato ed estirpato dalla memoria storica tedesca perchè parlava di democrazia organica). E' vero poi che lo stesso Junger, da l'Operaio, pur mantenendo forti critiche all'utilitarismo liberale si è evoluto su posizioni diverse, complesse, ma non più platoniche totu court.E che dire dell'infinità degli scritti "antifascisti" di Evola? Caro Carlo, si Berlsconi rappresenta una forma attuale di cesarismo, ma Spengler sarebbe certo d'accordo nel comprendere anche il liberalismo fra gli elementi a tramonto di questa fase.Un bel dibattito sulla Rc e sul concetto di democrazia organica non ci starebbe male.
Grazie Giacomo. Ritornerò sull'argomento in un prossimo post.
Abbraccio,
Carlo
Posta un commento