Il caso di Luca Bianchini, tra conoscenza e virtù
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Su Luca Bianchini, il presunto “stupratore seriale" di Roma, dopo la "partenza a razzo" dei media, sembra essere scesa nell'ultima settimana una coltre di silenzio. Perché?
Difficile rispondere. Pare che verrà ripetuta la prova del Dna. In realtà, contro questo trentenne, a dir poco incolore ( e anche questo per i telegiornali, dopo poche ore, era già diventato un gravissimo indizio di colpevolezza) si è applicato il famigerato schema del mostro da "inchiodare" sulla prima pagina.
Schema che viene utilizzato dai media, ignorando la regola (di civiltà) giuridica che non si è colpevoli fino a pronuncia definitiva. Inoltre, nelle redazioni, nessuno si è interrogato sul fatto, che anche in caso di colpevolezza ( per ora si sono addebitati a Bianchini tre stupri), saremmo comunque davanti a una personalità fortemente disturbata. Un uomo, anzi una per-so-na, non da linciare, castrare o rinchiudere in gabbia, ma da curare.
Il comportamento dei media, con la sua ritualità (indicare un capro espiatorio e scavare nel suo passato, per comprovarne la “vera” natura di mostro) è un elemento che indica come i fatti sociali (o le rappresentazioni sociali dei fatti) - in questo caso il “fatto mostro” - abbiano consistenza propria. Ormai, a prescindere dalla sua colpevolezza o meno, esiste il “Mostro Bianchini” (e qui si potrebbe risalire fino al famigerato caso Girolimoni...).
Schema che viene utilizzato dai media, ignorando la regola (di civiltà) giuridica che non si è colpevoli fino a pronuncia definitiva. Inoltre, nelle redazioni, nessuno si è interrogato sul fatto, che anche in caso di colpevolezza ( per ora si sono addebitati a Bianchini tre stupri), saremmo comunque davanti a una personalità fortemente disturbata. Un uomo, anzi una per-so-na, non da linciare, castrare o rinchiudere in gabbia, ma da curare.
Il comportamento dei media, con la sua ritualità (indicare un capro espiatorio e scavare nel suo passato, per comprovarne la “vera” natura di mostro) è un elemento che indica come i fatti sociali (o le rappresentazioni sociali dei fatti) - in questo caso il “fatto mostro” - abbiano consistenza propria. Ormai, a prescindere dalla sua colpevolezza o meno, esiste il “Mostro Bianchini” (e qui si potrebbe risalire fino al famigerato caso Girolimoni...).
Il che rinvia a un fatto sociologico più profondo. Quale? La necessità sociale e ciclica di trovare un capro espiatorio. La cui figura di "colpevole perfetto" svolge una funzione di continuità identitaria e di rassicurazione simbolica. I gruppi sociali - semplificando - per sentirsi vivi, hanno la necessità di designare un nemico: dal “mostro quotidiano” ai “mostri incappucciati” che deciderebbero i destini del mondo.
E Bianchini, colpevole o meno, è finito negli ingranaggi di una macchina che pare non avere pietà di nessuno.
Infine, tutta la vicenda pone una questione più sottile. Quella del problema morale e sociologico del rapporto tra virtù e conoscenza, per usare una terminologia alta. Nel senso che i politici, i magistrati e i giornalisti, o comunque coloro che sono dotati di una conoscenza superiore alla media dei meccanismi sociali, di regola, non fanno nulla per evitare la “caccia al mostro”.
Finora nel caso Bianchini, soprattutto politici e giornalisti, probabilmente grazie alle solite "imbeccate", hanno dato il peggio di se stessi.
Il che significa, che la conoscenza dei fatti sociali, ovvero del rischio ciclico - accertato sociologicamente - di trasformare una persona innocente in capro espiatorio, non collima con la virtù, ossia con la disposizione, che pur esiste nell’uomo, a perseguire e praticare il bene, e dunque a fare il possibile perché nessuno possa soffrire ingiustamente: dal presunto colpevole alle vittime innocenti.
Ma questa, probabilmente, è un'altra storia. O no?
E Bianchini, colpevole o meno, è finito negli ingranaggi di una macchina che pare non avere pietà di nessuno.
Infine, tutta la vicenda pone una questione più sottile. Quella del problema morale e sociologico del rapporto tra virtù e conoscenza, per usare una terminologia alta. Nel senso che i politici, i magistrati e i giornalisti, o comunque coloro che sono dotati di una conoscenza superiore alla media dei meccanismi sociali, di regola, non fanno nulla per evitare la “caccia al mostro”.
Finora nel caso Bianchini, soprattutto politici e giornalisti, probabilmente grazie alle solite "imbeccate", hanno dato il peggio di se stessi.
Il che significa, che la conoscenza dei fatti sociali, ovvero del rischio ciclico - accertato sociologicamente - di trasformare una persona innocente in capro espiatorio, non collima con la virtù, ossia con la disposizione, che pur esiste nell’uomo, a perseguire e praticare il bene, e dunque a fare il possibile perché nessuno possa soffrire ingiustamente: dal presunto colpevole alle vittime innocenti.
Ma questa, probabilmente, è un'altra storia. O no?
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8 commenti:
Caro Carlo,
Sono cose che fanno Girard le scatole :-).
Ciao da Teofilatto
Concordo con quanto scritto da te, Carlo. Nietzsche scrisse che "La sofferenza degli altri fa bene. Questa è la dura sentenza". I giornalisti dimostrano, giorno dopo giorno, di aver imparato a menadito tale lezione. Con Bianchini hanno infatti ripetuto la medesima prassi adottata, qualche mese fa, nei confronti dei due rumeni accusati di essere gli stupratori di quella ragazzina non ricordo dove. Sociologicamente, il meccanismo è semplicissimo, e prima di noi l'avevano compreso decisamente bene i romani. Ogni qualvolta nel paese si respiri un'aria pesante, di tensione, viene sacrificato all'opinione pubblica il consueto capro espiatorio (vero e proprio canalizzatore di rabbia e frustrazione) in grado di alleviare la situazione. Poco importa se il suddetto capro espiatorio si riveli, in fin dei conti, del tutto innocente. La sete di sangue e dolore altrui della cosiddetta "società civile" sarà placata e la situazione tornerà a stabilizzarsi. Personalmente mi rifiuto di prendere una posizione in merito al caso Bianchini. Mi limito a sottolineare, come hai fatto tu, caro Carlo, che egli, come prevede la concezione di diritto che abbiamo qui in Italia, è innocente fino a prova contraria, e la sua eventuale colpevolezza si stabilirà al termine del processo e non dell'istruttoria. Se ne ricordino, talvolta, coloro i quali vanno predicando garantismo e non proferiscono parola di protesta di fronte a un simile scempio. Tanti saluti.
-:) Grande Teo!
Grazie Giacomo del puntuale commento.
Un abbraccio
Carlo
Concordo...bello spunto di riflessione. Mi vengono in mente i rumeni..capri espiatori di turno in questa società malata nella quale viviamo.
Grazie a te, Fabrizio.
Un caro saluto,
Carlo
Condivido, oltre al fatto che ho la vaga sensazione che le indagini dovranno prendere un corso diverso da quello fin qui intrapreso. Trovo particolarmente patetiche le dichiarazioni dell'insigne professor Ignazio Marino, "l'Umberto Veronesi dei poveri" candidato a leader del Pd, al riguardo. Faccio infine notare, di passaggio, che anche alcuni blog si sono cimentati in un pigro e patetico pontificare al riguardo di questo "untorello". Qualcuno ha fatto anche un accostamento a mio avviso disgustoso tra il Bianchini e il povero Gabriele Sandri.
Grazie, Luca.
Non sapevo di Sandri. Roba da pazzi.
Un abbraccio,
Carlo
Comunico che mentre l'Italia intera è informata da ossessive ripetizioni di servizi televisivi con interviste al Capo della squadra mobile di Roma che ha aggiunto IN DIRETTA ASSOLUTA per la plebe neroniana (pardon il pubblico) la storia dell'impronta digitale l'imputato non è stato informato ancora di niente e magari aspetta il 14 agosto per l'esito di un esame che invece è stato anticipato di 14 giorni magari per non cadere proprio durante la vacanza di ferragosto con scarso pubblico televisivo
Continua a suscitare in me sconcerto la vicenda Luca Bianchini. Era stato annunziato che i risultati sul nuovo esame del DNA richiesto dallo stesso accusato si sarebbero saputi il 14 agosto. Oggi alle 17 a Rai 1 è stata data la notizia dell'avvenuto esame e della compatibilità del DNA con quello trovato sui corpi delle tre vittime dello stupratore.
Ho anche letto una dichiarazione degli avvocati che difendono il Bianchini. Dicono che avevano dato per scontato l'esito dell'esame voluto dall'imputato ma da loro accettato con freddezza e si sono portati sul terreno della richiesta di una visita medica e di una eventuale visita psichiatrica. In sostanza mostrano di non credere alla innocenza del Bianchini e si aggrappano alla possibile patologia. Non mi pare una linea di difesa soddisfacente.
Pietro Ancona
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