venerdì, luglio 24, 2009

Il "Nuovo Welfare" secondo il decreto anticrisi. Nella follia c'è sempre un metodo...

Partiamo da un "professore" del Corriere della Sera.
Ieri Maurizio Ferrera, politologo ed esperto di questioni di welfare, a proposito di queste due misure recepite dal decreto anticrisi,

L'età di pensiona­mento delle dipendenti pubbliche verrà progressi­vamente elevata da 60 a 65 anni (come quella degli uomini), così come stabili­to dalla Corte di giustizia europea. A partire dal 2015 i requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione ver­ranno periodicamente ade­guati all'incremento della speranza di vita: se gli ita­liani (uomini e donne) vi­vranno più a lungo, an­dranno in pensione un po' più tardi”,
(http://www.corriere.it/editoriali/09_luglio_23/ferrera_0a3b343e-7746-11de-a20d-00144f02aabc.shtml )
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ha manifestato tutto il suo entusiasmo:
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Le due misure non avranno un grande impat­to finanziario ma introdu­cono due promettenti in­novazioni istituzionali. Le risorse risparmiate dovran­no essere usate «per inter­venti dedicati a politiche sociali e familiari, con par­ticolare attenzione alla non autosufficienza». E' forse la prima volta che si istituisce un collegamento diretto e formale tra una «sottrazione» in campo pensionistico e una «addi­zione » nel campo dell'assi­stenza e dei servizi alle per­sone. L'impegno sarà ri­spettato?”.
( http://www.corriere.it/editoriali/09_luglio_23/ferrera_0a3b343e-7746-11de-a20d-00144f02aabc.shtml )
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Ora, ci chiediamo se istituire “collegamento diretto e formale” tra l’annacquamento del diritto alla pensione (la sottrazione) e, semplificando, il famigerato “ diritto di accompagno”, i trenta denari di Giuda distribuiti alle famiglie (l' addizione), affinché gli anziani non autosufficienti non gravino più "fisicamente" sulle strutture pubbliche (perché il succo della misura è questo), sia compatibile con una politica di welfare rispettosa dei diritti sociali di tutti cittadini, uomini e donne. Perché qui in gioco non è il "genere" del lavoratore, ma il suo "diritto" a vivere con dignità. Soprattutto gli ultimi anni.
Bene, secondo Ferrera e il Governo il collegamento è compatibile; secondo noi, no. Per quale ragione?
Perché lo scambio, virtuoso solo in termini di bilancio, tra previdenza e assistenza (due sacrosanti diritti sociali) penalizza coloro che hanno pensioni basse (la maggioranza dei cittadini, in futuro). I quali, in questo modo, potranno fruire solo di un’assistenza, che graverà su una previdenza, pagata dai lavoratori con l’allungamento dell’età pensionabile.
In buona sostanza si lavorerà fino e oltre i sessantacinque anni, perché, tra l’altro, è previsto un meccanismo - definito da Ferrera “promettente” - grazie al quale la soglia ana­grafica alla pensione verrà automaticamente, modificata sulla base dei dati sull’allungamento del ciclo di vita, rilevati periodicamente dall’Istat. Per poi “godere”, viste le prevedibili precarie condizione di salute - dal momento che nell'epoca "dello stress" una vita più lunga non sempre è sinonimo di buone condizione fisiche - di una badante pagata con i risparmi sulla spesa pensionistica, grazie all’automatico elevamento dell’età pensionabile e all’uso di coefficienti per il calcolo delle pensioni scalarmente sempre più bassi, introdotti da Dini e confermati da Prodi e Tremonti.
Se non è follia questa... Ovviamente, con un suo metodo . Altrimenti Ferrera non sarebbe lì ad applaudire.
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6 commenti:

Giacomo Gabellini ha detto...

Sarà che leggo da sempre Fini, Latouche e De Benoist, ma ho la nitidissima impressione che noi occidentali stiamo raschiando il fondo del barile. Lavorare fino alle soglie dei settant'anni è una cosa orripilante, terribile. Al di la delle ineluttabili controindicazioni economiche da te analizzate, caro Carlo, io mi chiedo che senso abbia vivere vite così misere. L'intelligenza suggerisce che si lavora per vivere, non che si vive per lavorare. Noi dove stiamo andando?

Anonimo ha detto...

Questi interventi che tendono a ridurre le risorse dedicate allo stato sociale [da un quarto ad un terzo del bilancio, nei paesi dell'Europa occidentale] sono da considerarsi nel solco delle politiche [anti]sociali neoliberiste.
Si vuole scaricare il costo necessario per assicurare una vecchiaia [quasi] dignitosa agli anziani sulle spalle di chi lavora, in previsione di dinamiche demografiche non favorevoli, nei termini di aumento della popolazione attiva, da qui al 2050.
Ci si può quindi attendere un peggioramento delle condizioni dei pensionati, già oggi critiche per molti milioni fra loro, ed anche di quelle degli attivi occupati.
In pratica, con questi escamotage vergognosi e ipocriti, la fascia d'età dai 15[/ 18] ai 64 anni [tipicamente quella della popolazione attiva] dovrà farsi carico della fascia d'età dai 65 anni in su [popolazione anziana, in larga parte non attiva], con indici di dipendenza senile previsti in peggioramento, per il futuro.
Scaricare il mantenimento degli anziani sulle spalle dei [pochi]attivi, equivale, in termini di "visione" politica, a fare peloso affidamento sulle reti familiari e amicali per risolvere la questione della disoccupazione giovanile e della crescente scarsità di posti di lavoro degni di questo nome.
Se la Generación «ni-ni», ni estudia ni trabaja - per noi Generazione X, incognita - è a carico delle summenzionate reti, e di famiglie iper-protettive che coccolano e viziano i figli ritardando il raggiungimento della maturità e l'assunzione diretta di responsabilità, la fascia anziana della popolazione, in particolare in quella Italia che divide con il Giappone il titolo di "paese più vecchio del mondo", sarà a carico dei lavoratori regolari [e in larga parte dipendenti, date l'evasione fiscale e quella contributiva concessa ai "bottegai"].

Yuri Gregorin detto Gagarin

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie degli interessanti commenti.
Un abbraccio,
Carlo

IL RAGAZZACCIO ha detto...

sanità privata,aumento dell'età pensionabile, maggiori investimenti bellici,giovani ignoranti che fanno tronisti e veline...il futuro che si prospetta è questo.... :-(
ciao

LucaCec ha detto...

Rientro oggi da alcuni giorni di vacanza (noi poveretti possiamo andare in vacanza solo alcuni giorni, altrimenti dovremmo rinunciare, che ne so, alla connessione al web).
Questo infierire sulle pensioni lo trovo di un'ipocrisia abbastanza disgustosa. E lo dico con cognizione di causa, essendomi sorbito a suo tempo un articolo del ministro Brunetta di due paginate di Libero, che spiegava il perché e il per come.
Questo allineamento poi dell'età pensionabile con l'aspettativa di vita, prescindendo dalle condizioni di salute e dal fatto che l'aspettativa di vita è sempre un fatto abbastanza aleatorio, ha anche una componente totalitaria.
Ma lo sappiamo già dallo scorso anno, ogni anno prima delle vacanze il governo Berlusconi-Tremonti-Brunetta deve riservarci una pillola avvelenata.

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Beppe, un abbraccio,
Carlo

Bentornato Luca. Puntuale come sempre.
Un abbraccio,
Carlo