Velinismo o razzismo?
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Le critiche di "Fare Futuro", apparse sul magazine della Fondazione e sostanzialmente recepite da Gianfranco Fini, sulla candidatura alle europee nel Pdl di alcune veline e attrici ("Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi, le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse"- http://www.farefuturofondazione.it/ ), sollevano un problema di fondo. Quale? Quello della dignità del mestiere dell’attore, e nel caso, dell’attrice. E di certo razzismo che sembra oggi prevalere verso di esso.
Ma di quali signore e signorine parliamo? Presto detto: Barbara Matera, già "letteronza", Angela Sozio, ex del Grande Fratello, Camilla Ferranti, reduce da Incantesimo, Eleonora Gaggioli, direttamente dai set di Don Matteo ed Elisa di Rivombrosa. Volti purtroppo destinati - come scrive moralisticamente la Repubblica - “a rappresentare l'Italia in Europa. In quel Parlamento europeo che con le ribalte televisive ha poco da spartire. O almeno dovrebbe”. (http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/politica/elezioni-2009-1/futuro-veline/futuro-veline.html ).
Questo moralismo, secondo alcuni lodevolemente postfascista, non ci convince. Se c’è parità, tra uomini e donne, deve esserci anche parità tra lavori. E soprattutto rispetto per tutte le professioni. Non vorremmo sbagliare, ma in passato, a destra come a sinistra, sono state giustamente candidate, sia in Italia sia in Europa, attrici e conduttrici. Se un Parlamento deve essere lo specchio professionale di una società, è giusto che in esso siano presenti le varie anime lavorative. Soprattutto se femminili.
Naturalmente la tesi di coloro che si oppongono, a prescindere dal camaleontismo di Fini che sta studiando da prossimo segretario del Pdl, è frutto di profondo antiberlusconismo e di odio viscerale nei riguardi della televisione commerciale. In nome di certo superficiale anticapitalismo, che sembra oggi distinguere, a livello di contentino interno, la cosiddetta destra postfascista. Due atteggiamenti, diffusi anche a sinistra, e animati dalle storie intorno al Cavaliere-Sultano che tanto intrigano gli italiani. Atteggiamenti che possono anche essere plausibili sul piano della lotta politica, dove tutto è ammesso, pur di sconfiggere "l’odiato" avversario (nel caso Berlusconi). Ma solo al prezzo, spesso, di violare le libertà formali, come appunto in questo caso. Dove lo svolgimento di un lavoro, quello dell’attrice, che fino a prova contraria va giudicato onesto come tanti altri, viene usato per discriminare politicamente le donne, cercando di privarle di fatto del diritto di elettorato passivo. Che se ricordiamo bene, non riguarda la professione di “velonza” ma gli eventuali requisiti posseduti da un soggetto per potersi candidare, come l’età, la cittadinanza, la posizione giudiziaria. E non risulta che le attrici di cui sopra siano prive di tali requisiti.
Sarebbe onesto perciò che le organizzazioni femministe e i maschi ancora in grado di ragionare con la testa propria, invece di sbavare dietro a Fini, autentico Uriah Heep della politica italiana, prendessero posizione, condannando questa ennesima campagna razzista contro l’inserimento delle donne in politica. O chiediamo troppo?
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Le critiche di "Fare Futuro", apparse sul magazine della Fondazione e sostanzialmente recepite da Gianfranco Fini, sulla candidatura alle europee nel Pdl di alcune veline e attrici ("Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi, le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse"- http://www.farefuturofondazione.it/ ), sollevano un problema di fondo. Quale? Quello della dignità del mestiere dell’attore, e nel caso, dell’attrice. E di certo razzismo che sembra oggi prevalere verso di esso.
Ma di quali signore e signorine parliamo? Presto detto: Barbara Matera, già "letteronza", Angela Sozio, ex del Grande Fratello, Camilla Ferranti, reduce da Incantesimo, Eleonora Gaggioli, direttamente dai set di Don Matteo ed Elisa di Rivombrosa. Volti purtroppo destinati - come scrive moralisticamente la Repubblica - “a rappresentare l'Italia in Europa. In quel Parlamento europeo che con le ribalte televisive ha poco da spartire. O almeno dovrebbe”. (http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/politica/elezioni-2009-1/futuro-veline/futuro-veline.html ).
Questo moralismo, secondo alcuni lodevolemente postfascista, non ci convince. Se c’è parità, tra uomini e donne, deve esserci anche parità tra lavori. E soprattutto rispetto per tutte le professioni. Non vorremmo sbagliare, ma in passato, a destra come a sinistra, sono state giustamente candidate, sia in Italia sia in Europa, attrici e conduttrici. Se un Parlamento deve essere lo specchio professionale di una società, è giusto che in esso siano presenti le varie anime lavorative. Soprattutto se femminili.
Naturalmente la tesi di coloro che si oppongono, a prescindere dal camaleontismo di Fini che sta studiando da prossimo segretario del Pdl, è frutto di profondo antiberlusconismo e di odio viscerale nei riguardi della televisione commerciale. In nome di certo superficiale anticapitalismo, che sembra oggi distinguere, a livello di contentino interno, la cosiddetta destra postfascista. Due atteggiamenti, diffusi anche a sinistra, e animati dalle storie intorno al Cavaliere-Sultano che tanto intrigano gli italiani. Atteggiamenti che possono anche essere plausibili sul piano della lotta politica, dove tutto è ammesso, pur di sconfiggere "l’odiato" avversario (nel caso Berlusconi). Ma solo al prezzo, spesso, di violare le libertà formali, come appunto in questo caso. Dove lo svolgimento di un lavoro, quello dell’attrice, che fino a prova contraria va giudicato onesto come tanti altri, viene usato per discriminare politicamente le donne, cercando di privarle di fatto del diritto di elettorato passivo. Che se ricordiamo bene, non riguarda la professione di “velonza” ma gli eventuali requisiti posseduti da un soggetto per potersi candidare, come l’età, la cittadinanza, la posizione giudiziaria. E non risulta che le attrici di cui sopra siano prive di tali requisiti.
Sarebbe onesto perciò che le organizzazioni femministe e i maschi ancora in grado di ragionare con la testa propria, invece di sbavare dietro a Fini, autentico Uriah Heep della politica italiana, prendessero posizione, condannando questa ennesima campagna razzista contro l’inserimento delle donne in politica. O chiediamo troppo?
16 commenti:
Buongiorno Sig. Gambescia,
e quanto da Lei sostenuto in relazione alla necessità di studiare, studiare, studiare, vale a quale livello sociale?
Non forse a quello di europarlamentare?
Non crede che questo momento storico abbia particolare bisogno di soggetti appena appena preparati ad affrontare le difficoltà che, a breve e con buona approssimazione, si potrebbero manifestare in tutta la loro drammaticità?
Saluti
Riccardo
Signor Riccardo,
Le regole sull'elettorato passivo, come scrivo nel post, non possono valere a seconda delle convenienze. Tutto qui.
Saluti,
Carlo
Gambescia, ma che razza di post è questo?
cioè: siamo un milione e passa insegnanti in questo paese: ti sembra che la "bella democrazia" che viviamo permetta un minimo di principio di rappresentatività, che della democrazia è il fondamento?
Quante sono le 18enni e le 20enni che partcipano ad eventi da VIP? io ho in casa una carciofona con il fisico da Naomi Campbell, ma mica viene dal grande fratello. Chi la candida a lei? il partito dei pensionati fra 60 anni...
dai su, Carlo...
Personalmente non sono mai stato molto a favore delle candidature alle elezioni di attori e attrici, che trovo in genere scarsamente affidabili. Non cambio idea.
Non capisco poi che lavoro sia partecipare a quella baracconata semipornografica del Grande Fratello.
Infine, ma non ultimo per importanza, il lavoro di attrice che esercita una velina a mio modesto avviso non è altro che pornografia soft.
Ora, siccome mi sembra che il comportamento prostitutivo mascherato da emancipazione della donna ha già modo di esplicarsi largamente in politica e nelle professioni, non mi pare che vi sia bisogno di incrementarlo ancora di più con la scusa di un'equiparazione di tutti i mestieri che mi pare più che altro un indifferentismo dove tutte le vacche sono nere.
Sono quasi sempre in disaccordo con Fini e con An, ma questa volta no.
Grazie Barbara e Luca per il tempo che mi avete dedicato.
Credo possa valere anche per voi, la riposta da me data a Riccardo.
Del resto il post è molto chiaro.
Un abbraccio,
Carlo
Diciamo che sono coerenti.
Nani e ballerine, i giornalisti a fare i trapezisti, pagliacci ce ne sono in quantità, mi manca pero' ancora la donna cannone.
Giusto, Luca L.
E attaccarli frontalmente, come faccio io, a destra e sinistra, senza guardare in faccia a nessuno, non mi rende la vita più facile. Credimi.
Un abbraccio,
Carlo
Caro Carlo,
In genere sono contento di darti ragione, stavolta debbo dartela a malincuore. Nel senso che la polemica sulla preparazione delle aspiranti deputate europee mi pare sia un fatto del tutto strumentale, che serve a non affrontare il problema (ben più serio) dei meccanismi di reclutamento della classe dirigente (Vito e Schifani non sono veline, grazie al cielo, ma che meriti hanno maturato per ricoprire le loro cariche?). Serve inoltre a Fini e al suo entourage per scimmiottare temi e toni della sinistra e accreditarsi come prossimo leader del PdL.
Spero che la memoria non m'inganni, ma non fu la tanto idolatrata Emma Bonino che osò opporsi a Pannella (battendosi per la querela d'ufficio anziché di parte, all'epoca dell'approvazione della legge sulla violenza sessuale). Fu la tanto disprezzata Ilona Staller, che faceva un mestiere ben più imbarazzante delle veline di oggi.
Ciao da Teofilatto
Ciao Carlo, certo che avere la Carfagna come ministro , beh ...la dice tutta ;-)
e poi la Prestigiacomo all'ambiente :-P
dai non scherziamo
tanti cari saluti
Grazie Teo e Beppe dei commenti.
Ricambio i cari saluti,
Carlo
Sorvolo sul fatto che la qualifica di "attrici" riferita alle signorine in questione è stata attribuita alquanto generosamente.
Se razzismo c'è, è nei confronti delle donne: le candidature in questione dimostrano, infatti, come una certa parte politica le consideri ancora esseri incapaci di ragionare, buone solo per la bella presenza e da trattare come serve.
E, per favore, non tiriamo fuori le presunte discriminazioni nei confronti dei loro colleghi maschi che vengono dal mondo dello spettacolo!
Se avessero candidato Costantino e altri tronisti i commenti sarebbero stati analoghi.
La verità è che certe candidature mettono in luce quale considerazione il Signor Silvio abbia della politica e delle istituzioni!
Pertanto, Carlo, va bene essere berlusconiani sfegatati, ma difendere il Cavaliere anche in casi come questo mi sembra troppo.
Nemmeno Emilio Fede...
Albcor,
Io non difendo Berlusconi. Ma per capirlo bisogna essere in buona fede e intelligenti. E tu non lo sei.
Io difendo le regole. Perché le regole non possono essere stravolte a seconda delle convenienze politiche.
Perciò togliti la maschera e battiti per inserire tra i requisiti dell'elettorato passivo quello di non essere attore o attrice. Poi seguiranno le persone di colore e quelle di religione ebraica...
Conosco la gente del tuo stampo.
Per questo motivo non ti ci voglio qui.
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Eh sì, sono considerazioni queste che, a malincuore, bisogna sottoscrivere. Stante però la qualità di questo spazio, sulla scorta di queste riflessioni vorrei sviluppare un ragionamento metapolitico.
Berlusconi è un Mida al contrario, riesce a "plastificare" tutto ciò che tocca. E questo non è per forza un male. Cerco di spiegarmi con un esempio recente. lo scorso 25 aprile è stato "plastificato" dalla partecipazione del presidente del consiglio, che, al netto di tutte le annose querelle che da tempo si trascinano sulla festività prevista per quella data, ha sostanzialmente svilito quella festa a giorno grigio, giorno di "festa" per tutti. Non a caso ha proposto di rinominarlo festa delle libertà. Banalizzando una festa oggettivamente difficile, che ha nel proprio dna una carica tutt'altro che pacificatoria, Berlusconi h,a tutto sommato, e non so quanto consapevolmente, posto le basi per una pacificazione reale, forse meglio dire narcotizzazione, ma tant'è.
Lo stesso mi pare possa dirsi per il tema veline al parlamento. Glissando sul fatto che al parlamento le veline ci sono da tempo, anche se in doppio petto e con molta più arroganza, il fatto di portare il trash che alligna ovunque alle camere, ha come secondo effetto, e più importante a mio avviso, quello di rendere evidente la qualità e la reale importanza di quel consesso. Detto in altri termini, la patina plastificante che Mida/Berlusconi stende su ciò di cui si occupa, banalizza e al tempo stesso rivela la realtà per ciò che è: plastificabile, fiction.
Riconosco una vena nichilista in questa disamina, che non è certo un pregio nella mia prospettiva, ma tenderei a valutare il processo secondo una traiettoria più lunga, e considerare questa tappa di dissolvimento catodico come appunto un passaggio intermedio verso un qualcos'altro.
Mi scuso per il leggero OT e per l'uso del virgolettato, ma negli ambiti meta-..., come noto, i significati sono sempre analogici.
Un caro saluto.
Giampaolo
Scusa Carlo, non spetta a me sindacare sul tuo modo di gestire il tuo blog, ma entrando nel merito: chi ha mai parlato di cambiare le regole? Che io sappia nessuno.
E' del tutto evidente che è consentito candidare alle elezioni le concorrenti del Grande Fratello, dell'Isola dei Famosi, le veline, le letteronze... ciò non significa però che tutto quello che è legalmente ammissibile (e probabilmente deve restare legalmente ammissibile) possa essere politicamente giusto e opportuno.
E' giusto e opportuno candidare delle signorine che fanno mercato del proprio corpo al pari delle prostitute e delle attrici porno, senza farsi tuttavia carico degli inconvenienti, delle grandi fatiche e dei pericoli che spettano alle prostitute e alle attrici della pornografia hard core?
E cosa diciamo a quella signorina di tua conoscenza di cui raccontasti al tuo post del 1 ottobre ultimo scorso, che avrebbe fatto bene a suo tempo chiamare "Papi" un certo signore?
Senza dimenticare un altro inconveniente. Perché se è vero che chiudere la porta del parlamento agli ebrei o ai negri è un atto da rifiutare, ciò non vuol dire che io non possa dare un giudizio politico del tutto negativo della candidatura di Fiamma Nirenstein pena la facile (nonché disonesta) accusa di antisemitismo.
La modalità berlusconiana di gestire il personale politico femminile ha, a mio avviso, una componente, più che razzistica, corruttrice nei riguardi delle donne, o almeno di quelle molto giovani e non dotate di sufficiente spirito critico: quella di inculcare il convincimento che la donna realizza la propria esistenza esclusivamente a partire dalla seduzione. E che appartenendo al gentil sesso ed essendo appena minimamente attraenti (e oggi non ci vuole molto, con la chirurgia plastica ed estetica a buon mercato) coltivare altri talenti è una pura perdita di tempo, e anzi, al contrario, un po' di capricci, l'ambiguità, il servirsi del ricatto, sono quello che fa della vita una vita piena.
Su questo a mio avviso ha scritto cose interessanti Miguel Martinez, con i suoi post su Araba Dell'Utri e la "Jeune Fille", che peraltro erano molto più a largo raggio. Peraltro Martinez non si distingue certo per il berlusconismo a buon mercato.
P.s. nell'ultima riga volevo scrivere: "Martinez non si distingue certo per l'antiberlusconismo a buon mercato".
Grazie Giampaolo.
Un abbraccio,
Carlo
Grazie Luca C. per il tempo che mi ha dedicato, ne sono lusingato.
Tuttavia credo di aver già chiarito a sufficienza la mia posizione.
Un abbbraccio,
Carlo
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