di Carlo Gambescia
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Non siamo vaticanisti di professione e non conosciamo a fondo i problemi della Chiesa Cattolica ai tempi di Benedetto XVI . Pertanto ci limiteremo a una sola osservazione, frutto di certo nostro "impressionismo sociologico", piuttosto che di un' analisi ricostruttiva e fattuale . E ad alcune (azzardate) conclusioni.
La sensazione è questa. Crediamo, che l’attuale Chiesa a più voci, per usare un eufemismo, sia frutto di una debolezza costitutiva del suo timoniere. Ci spieghiamo meglio.
Benedetto XVI è essenzialmente uno studioso: un uomo di penna e non di azione. Di qui le sue titubanze nei riguardi della disciplina interna e delle questioni organizzative e quel concentrarsi sulle questioni squisitamente teologiche, spesso secondo modalità “alte”, se non “altissime”.
Si tratta però di un fattore "umano" - ecco il punto - con effetti di ricaduta sociologica. Perché determina ( o quantomeno condiziona fortemente) una situazione che vede le forze centrifughe avere la meglio su quelle centripete, nell’ambito di quella dinamica sociologica tra centro e periferia che segna ogni istituzione, secondo la grande lezione di Edward Shils (cfr. qui: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2006/11/il-libro-della-settimana-edward-shils.html ). E che, come sostengono alcuni storici della Chiesa, si sarebbe accentuata (in chiave centrifuga) negli ultimi anni del pontificato di Papa Giovanni Paolo II: un grande accentratore e organizzatore, ma non nell’ ultimo quinquennio del suo pontificato, a causa del progressivo peggioramento dello stato di salute.
Di conseguenza, è nostra nostra impressione (di studiosi) che la Chiesa Cattolica da almeno dieci anni (e come fedeli non dovremmo dirlo), sia priva di un timoniere in grado di guidarla sotto il profilo organizzativo e “politico”. Dal momento che ogni presa di posizione teologica e pastorale, come è sotto gli occhi di tutti, invece di risolversi, all'interno della gerarchia, in pacate e fisiologiche prese d'atto per il bene dell'istituzione, scatena patologiche discussioni, che non fanno bene a nessuno: alte gerarchie, medio e basso clero, fedeli.
Di qui il nostro diverso giudizio su quello che certo mondo laico definisce lo strapotere della Chiesa Cattolica. Infatti riteniamo che certe prese di posizione del Papa siano segno di debolezza istituzionale e non di forza. E che siano rivolte all’interno piuttosto che all’esterno: un invito a serrare i ranghi, al quale il Papa-teologo, ma pessimo organizzatore ( o se si preferisce pessimo uomo di potere), non fa regolarmente seguire la riorganizzazione pratica e l’ ”occupazione” - perché le istituzioni funzionano così e a maggior ragione quelle che dipendono da un potere monocentrico - delle varie cariche, da parte di (pii) uomini, ma di sua fiducia.
La situazione istituzionale della Chiesa Cattolica è perciò veramente seria. Altro che strapotere… La Chiesa rischia di essere investita da una crisi simile a quella cinquecentesca. E con una riproposizione, ma più aggressiva, delle stesse tematiche, apparentemente in chiave anti-istituzionale, del protestantesimo, in parte (minima o massima secondo la posizione dottrinaria cattolica) accolte dal Concilio Vaticano II. Protestantesimo, che a sua volta però, - semplificando il concetto - dovette farsi Istituzione e dunque Chiesa. Ma questa è un'altra storia. Sociologica.
La sensazione è questa. Crediamo, che l’attuale Chiesa a più voci, per usare un eufemismo, sia frutto di una debolezza costitutiva del suo timoniere. Ci spieghiamo meglio.
Benedetto XVI è essenzialmente uno studioso: un uomo di penna e non di azione. Di qui le sue titubanze nei riguardi della disciplina interna e delle questioni organizzative e quel concentrarsi sulle questioni squisitamente teologiche, spesso secondo modalità “alte”, se non “altissime”.
Si tratta però di un fattore "umano" - ecco il punto - con effetti di ricaduta sociologica. Perché determina ( o quantomeno condiziona fortemente) una situazione che vede le forze centrifughe avere la meglio su quelle centripete, nell’ambito di quella dinamica sociologica tra centro e periferia che segna ogni istituzione, secondo la grande lezione di Edward Shils (cfr. qui: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2006/11/il-libro-della-settimana-edward-shils.html ). E che, come sostengono alcuni storici della Chiesa, si sarebbe accentuata (in chiave centrifuga) negli ultimi anni del pontificato di Papa Giovanni Paolo II: un grande accentratore e organizzatore, ma non nell’ ultimo quinquennio del suo pontificato, a causa del progressivo peggioramento dello stato di salute.
Di conseguenza, è nostra nostra impressione (di studiosi) che la Chiesa Cattolica da almeno dieci anni (e come fedeli non dovremmo dirlo), sia priva di un timoniere in grado di guidarla sotto il profilo organizzativo e “politico”. Dal momento che ogni presa di posizione teologica e pastorale, come è sotto gli occhi di tutti, invece di risolversi, all'interno della gerarchia, in pacate e fisiologiche prese d'atto per il bene dell'istituzione, scatena patologiche discussioni, che non fanno bene a nessuno: alte gerarchie, medio e basso clero, fedeli.
Di qui il nostro diverso giudizio su quello che certo mondo laico definisce lo strapotere della Chiesa Cattolica. Infatti riteniamo che certe prese di posizione del Papa siano segno di debolezza istituzionale e non di forza. E che siano rivolte all’interno piuttosto che all’esterno: un invito a serrare i ranghi, al quale il Papa-teologo, ma pessimo organizzatore ( o se si preferisce pessimo uomo di potere), non fa regolarmente seguire la riorganizzazione pratica e l’ ”occupazione” - perché le istituzioni funzionano così e a maggior ragione quelle che dipendono da un potere monocentrico - delle varie cariche, da parte di (pii) uomini, ma di sua fiducia.
La situazione istituzionale della Chiesa Cattolica è perciò veramente seria. Altro che strapotere… La Chiesa rischia di essere investita da una crisi simile a quella cinquecentesca. E con una riproposizione, ma più aggressiva, delle stesse tematiche, apparentemente in chiave anti-istituzionale, del protestantesimo, in parte (minima o massima secondo la posizione dottrinaria cattolica) accolte dal Concilio Vaticano II. Protestantesimo, che a sua volta però, - semplificando il concetto - dovette farsi Istituzione e dunque Chiesa. Ma questa è un'altra storia. Sociologica.
Di conseguenza i laici invece di inveire dovrebbero solo tacere e aspettare… Mentre i fedeli cattolici, pregare e sperare nell’illuminazione divina. E nella pura forza conservativa delle istituzioni. Che può proteggere la Chiesa Cattolica, ma solo entro certi limiti. E a che prezzo?
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Carlo Gambescia
(21 marzo 2009)
Riceviamo e pubblichiamo volentieri questa interessante nota di Roberto Buffagni. Che ovviamente riguarda da vicino soprattutto noi cattolici.
***
Il punto, caro Roberto, è come mettere d'accordo al nostro interno le varie forme in cui oggi si manifesta il cattolicesimo. Soprattutto quando la Guida vacilla.
Ferma restando la giustezza della tua domanda su chi oggi abbia ancora "necessità" di una religione cristiana. E per giunta istituzionalizzata. O se preferisci: un'istituzione con anima e non un'istituzione benefica, punto e basta.
Un quesito pesante come un macigno, al quale è molto difficile, se non impossibile rispondere. Perché il cuore e la fede imporrebbero di rispondere sì (c'è necessità), la fredda ragione, capace di sezionare sociologicamente il nostro tempo, un secco no. (c.g.)
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Quando la religione cristiana diventa superflua...
di Roberto Buffagni
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Cercando di guardare dall'esterno la Chiesa alla quale appartengo, mi pare di vedere un problema di fondo, questo.
Oggi, la religione cristiana in tutte le sue declinazioni non è più necessaria a giustificare il principio ordinatore della società (capitalistica, occidentale, insomma noi).
Per farla breve, se c'è bene, se non c'è fa lo stesso. Nella vita sociale e nella storia, essere superflui è MOLTO pericoloso.
Dunque, le istituzioni sociali, e le classi dirigenti che le orientano, tengono naturalmente conto della presenza, dell'influenza e del peso dell'istituzione ecclesiastica (specie della cattolica, che nonostante tutto è meglio organizzata e difesa del pulviscolo protestante, da decenni in coma vegetativo tipo Eluana)e la trattano per quel che conta.
Contano, insomma, le divisioni del papa, e ci fanno i conti, come con le divisioni degli animalisti o dei tifosi del Milan: ma la cosa si ferma lì.
La baracca va avanti benissimo (o malissimo) anche senza il cristianesimo.
Quindi, chi sostiene che il papa, capo religioso, dovrebbe limitarsi a parlare di religione, come se la religione fosse un hobby e la Chiesa un club di ex alpini, filatelici, adepti del birdwatching, dice una sciocchezza ma è perfettamente in linea con la realtà culturale e sociale egemone.
Questo aspetto della questione, il Papa attuale lo ha capito perfettamente, sia perchè è una vicenda anche filosofica e ideale, sia perchè viene da un paese, la Germania, dove il protestantesimo è morto not with a bang but with a whisper, e il cattolicesimo è uno zombie.
Infatti, per la sua prima enciclica scelse il tema dell'amore: il che equivale a ricominciare da pagina 1 del manuale, visto che la Chiesa, su questa terra, ci sta per lo scopo principale di insegnare ad amare.
E fin qui ci siamo: è dopo, che viene il difficile.
Una volta che abbiamo capito di essere superflui (e che c'è un esercito di riserva di crumiri pronto a portarci via il posto di lavoro, tipo le sette finanziate dalle fondazioni americane, la New Age, il buddhismo in scatola di montaggio, etc.)che facciamo?
Certo, cerchiamo di tirare fuori dal cilindro un paio di santi di prima grandezza, diciamo un San Tommaso e un San Francesco: se ci riuscissimo, sarebbe una innovazione di prodotto vincente e farebbe salire letteralmente al cielo le nostre azioni.
Ma in attesa che nei laboratori di R&S della Chiesa Trionfante si decidano a tirare fuori l'arma segreta, qua giù, nelle baracche malconce della Chiesa militante, che facciamo?
I nostri generali, e il comandante in capo, stanno seguendo senza troppa convinzione la via più facile: quella di ricombattere l'ultima guerra (senza ricordare che l'abbiamo anche persa).
Che ti combina, lo Stato Maggiore? Cerca una nuova alleanza con il potere temporale egemone.
Il potere temporale egemone, naturalmente, mica ci dice di no - e ci mancherebbe - ma oltre ad avere grossi problemi per conto suo, sa bene che siamo una forza trascurabile: un alleato utile sì, ma non decisivo, e per di più inaffidabile, perchè da un momento all'altro, messo di fronte a politiche e posizioni ideali inaccettabili, potrebbe trovare la forza di dire clamorosamente di no (non credo che a Washington abbiano scordato lo sgarro di papa Woytila al tempo della guerra irachena).
Insomma, è vero che le analogie storiche sono pericolose, ma credo che il papa farebbe bene a meditare le sorti dell'Italia fascista, quando si alleò con la Germania nazista. (Per i più piccini: NON voglio dire che gli USA sono i nuovi nazisti, nè tanto meno che la Chiesa è il nuovo fascismo).
Sul piano politico e metapolitico, qua ci vuole una svolta, e secondo le leggi elementari della
Oggi, la religione cristiana in tutte le sue declinazioni non è più necessaria a giustificare il principio ordinatore della società (capitalistica, occidentale, insomma noi).
Per farla breve, se c'è bene, se non c'è fa lo stesso. Nella vita sociale e nella storia, essere superflui è MOLTO pericoloso.
Dunque, le istituzioni sociali, e le classi dirigenti che le orientano, tengono naturalmente conto della presenza, dell'influenza e del peso dell'istituzione ecclesiastica (specie della cattolica, che nonostante tutto è meglio organizzata e difesa del pulviscolo protestante, da decenni in coma vegetativo tipo Eluana)e la trattano per quel che conta.
Contano, insomma, le divisioni del papa, e ci fanno i conti, come con le divisioni degli animalisti o dei tifosi del Milan: ma la cosa si ferma lì.
La baracca va avanti benissimo (o malissimo) anche senza il cristianesimo.
Quindi, chi sostiene che il papa, capo religioso, dovrebbe limitarsi a parlare di religione, come se la religione fosse un hobby e la Chiesa un club di ex alpini, filatelici, adepti del birdwatching, dice una sciocchezza ma è perfettamente in linea con la realtà culturale e sociale egemone.
Questo aspetto della questione, il Papa attuale lo ha capito perfettamente, sia perchè è una vicenda anche filosofica e ideale, sia perchè viene da un paese, la Germania, dove il protestantesimo è morto not with a bang but with a whisper, e il cattolicesimo è uno zombie.
Infatti, per la sua prima enciclica scelse il tema dell'amore: il che equivale a ricominciare da pagina 1 del manuale, visto che la Chiesa, su questa terra, ci sta per lo scopo principale di insegnare ad amare.
E fin qui ci siamo: è dopo, che viene il difficile.
Una volta che abbiamo capito di essere superflui (e che c'è un esercito di riserva di crumiri pronto a portarci via il posto di lavoro, tipo le sette finanziate dalle fondazioni americane, la New Age, il buddhismo in scatola di montaggio, etc.)che facciamo?
Certo, cerchiamo di tirare fuori dal cilindro un paio di santi di prima grandezza, diciamo un San Tommaso e un San Francesco: se ci riuscissimo, sarebbe una innovazione di prodotto vincente e farebbe salire letteralmente al cielo le nostre azioni.
Ma in attesa che nei laboratori di R&S della Chiesa Trionfante si decidano a tirare fuori l'arma segreta, qua giù, nelle baracche malconce della Chiesa militante, che facciamo?
I nostri generali, e il comandante in capo, stanno seguendo senza troppa convinzione la via più facile: quella di ricombattere l'ultima guerra (senza ricordare che l'abbiamo anche persa).
Che ti combina, lo Stato Maggiore? Cerca una nuova alleanza con il potere temporale egemone.
Il potere temporale egemone, naturalmente, mica ci dice di no - e ci mancherebbe - ma oltre ad avere grossi problemi per conto suo, sa bene che siamo una forza trascurabile: un alleato utile sì, ma non decisivo, e per di più inaffidabile, perchè da un momento all'altro, messo di fronte a politiche e posizioni ideali inaccettabili, potrebbe trovare la forza di dire clamorosamente di no (non credo che a Washington abbiano scordato lo sgarro di papa Woytila al tempo della guerra irachena).
Insomma, è vero che le analogie storiche sono pericolose, ma credo che il papa farebbe bene a meditare le sorti dell'Italia fascista, quando si alleò con la Germania nazista. (Per i più piccini: NON voglio dire che gli USA sono i nuovi nazisti, nè tanto meno che la Chiesa è il nuovo fascismo).
Sul piano politico e metapolitico, qua ci vuole una svolta, e secondo le leggi elementari della
politica (come della metapolitica: se mi sbaglio, Carlo mi corregga) la svolta deve puntare, strategicamente, a recuperare la sovranità che abbiamo perduto: a ritornare NECESSARI.
Oggi, chi (quali istituzioni, paesi, ceti, categorie, etc.) ha, NECESSITA' della Chiesa ( o potrebbe riscoprire di averla)? Io non so rispondere, da me. Ma forse, se la domanda è correttamente posta, chi ne sa più di me potrebbe cominciare a rispondere.
Oggi, chi (quali istituzioni, paesi, ceti, categorie, etc.) ha, NECESSITA' della Chiesa ( o potrebbe riscoprire di averla)? Io non so rispondere, da me. Ma forse, se la domanda è correttamente posta, chi ne sa più di me potrebbe cominciare a rispondere.
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Roberto Buffagni (drammaturgo e scrittore)
32 commenti:
Sono d'accordo con l'analisi di fondo, ovverossia che la chiesa sia in questo momento in una fase di debolezza anziche di forza.
Eppure il momento storico per certi versi era a lei favorevolissimo.
Con 2000 posti di lavoro persi al giorno, senza o con ben pochi ammortizzatori sociali la chiesa, con la sua struttura capillare di assistenza alle famiglie avrebbe dovuto mobilitarsi in blocco e potentemente per difendere davvero le famiglie, anzichè accucciarsi ai piedi del sistema dello show-business con i vari annunci "spot", vedi caso Englaro.
Una chiesa ripiegata su se stessa, interpretata da una figura ieratica, quasi "fissa" che non riesce piu' a comprendere nè la sofferenza nè la profonda sfiducia che serpeggia in tutta la società non solo italiana ma internazionale.
Mi sarei aspettato un "Piano Ratzinger" per la Caritas e tutte le associazioni di volontariato che aiutano il tessuto sociale, una presa di posizione forte e precisa contro tutte le distorsioni che il denaro vissuto per il denaro ha portato, ma in questo senso, oltre a vaghe enunciazioni di principio e qualche sillaba pronunciata "per il pubblico" a San Pietro, un silenzio tombale.
E invece lotte di potere e intrusioni nello Stato, ma per ragioni che nulla hanno a che vedere con la società reale, ma solo appunto con questione etiche e teologali o di potere che pur essendo importanti rappresentano attualmente qualcosa di lontanissimo dalla crisi reale che investe la società.
Una chiesa che non si fa interprete della vita reale di una società in crisi rischia non solo l'isolamento ma sopratutto la perdita della propria identità di "faro" di quei principi come la carità, la solidarietà e l'amore per il prossimo, che sono quelli alla base di tutta le fondamenta del Cristianesimo.
Sinceramente non mi piace molto questa impostazione per cui, quando parliamo di Chiesa cattolica, la discussione diventa "patologica", mentre il silenzio (se non l'applauso) diventa "fisiologico".
Ringrazio il nostro ospite per questa nitida polaroid della Chiesa cattolica, alla quale aggiungo solo una noterella: l'attuale Papa non solo è un professore (e un grande professore) ma un professore TEDESCO, e se dei professori tedeschi ha tutte le virtù, non va esente, ahimè, dal loro più disperante difetto: non distingue, se non per via puramente teorica, tra quel che uno dice di essere, quel che uno crede di essere, e quel che uno è.
Per farla corta, manca di senso dell'umorismo, di scetticismo, di esperienza del mondo, ed è un totale impolitico, uno che quando si parla di idee e teoria riduce a polvere cosmica Habermas, quando si parla di interessi, opportunità, rapporti di forza, inganni, falsità, soldi, insomma vita vissuta, è un bambino dell'asilo in mezzo ai lupi della 'ndrangheta.
Personalmente, nella situazione attuale della chiesa, se invece dello Spirito Santo il conclave avesse interpellato me, io ci avrei messo (dotandolo di un massiccio arsenale nucleare) Giulio II, e come Segretario di Stato gli avrei suggerito il cardinale Richelieu (sottosegretario, il vescovo Talleyrand).
Però, la Santa Colomba ha deciso diversamente, e io m'inchino.
Dalla Chiesa, da tanti anni non m'aspetto nient'altro che continui a essere quel che è: che predichi il vangelo, che amministri i sacramenti, e stop (che sia, insomma, la Roccia: e sulle rocce non è detto che crescano le palme, o anche solo l'erba).
Tutto il resto, per quel che trovo buono lo considero un regalo, per quel che trovo meno buono o cattivo lo considero inevitabile e normale.
Sarà fede o cinismo? Chissà. Per parafrasare l'Alfieri, "lo chiarirà, poi, l'aldilà."
non avendo fede non posso che commentare obiettivamente il tuo post ma fi mando tanti cari saluti ;-)
Beppe
Aggiungerei che finora i problemi all'autorità ecclesiastica, e le sue messe in discussione più violente non sono giunte da portatori di argomenti e tematiche "protestantici" (come sembrerebbe paventare Carlo Gambescia), ma proprio al contrario, dai settori più tradizionalisti del clero e del laicato.
Tant'è vero che ultimamente il buon Papa Benedetto si sta adoperando per tentare di ricomporre lo scisma prodotto da un certo monsignor Lefebvre.
Grazie a tutti degli interessanti commenti. Ne farò tesoro.
Un abbraccio,
Carlo
Io ho un'impressione leggermente diversa da quella proposta. Ritengo sì vi sia una sofferenza al vertice, ma mi pare non sia da imputare ad una carenza nella persona del Papa, quanto piuttosto ad un'ipertrofia della curia che Gli è vicino.
Con GPII questa situazione era temperata dalla propria energia comunicativa, che sostanzialmente bilanciava le mene curiali, impotenti di fronte al suo carisma.
Con Benedetto, invece, emerge purtroppo il progressivo indebolimento che l'istituzione del papato ha subìto, probabilmente a partire dal Vaticano II.
Il crescente peso ottenuto dalle assemblee conciliari, le congregazioni vescovili, le chiese nazionali (che si permettono di rifiutare le nomine pontificie come in Austria) sono solo alcuni degli esempi che si potrebbero portare a significare le prerogative che il pontificato è andato via via perdendo.
Non è Benedetto XVI il problema, ma il tentativo (golpe cardinalzio verrebbe da scrivere) di ridisegnare il ruolo del pontificato secondo le istanze democratiche, proprie dei conciliarismi di cui si è accennato, in antitesi alla primazia papale avente come forma la monarchia.
Un saluto
Giampaolo
Grazie Giampaolo dell'analisi.
Democratiche, meglio chiamarle oligarchiche, eventualmente... ;-)
Ricambio il saluto.
Carlo
carissimo Carlo
Sarebbe più ben accetto il silenzio,o poche parole soppesate da buon padre!senza la pretesa di...pontificare...appunto!non è più tempo!parli di Gesù,Giuseppe e Maria...sarebbe meglio,ma non dica che gli "embrioni" sono persone!non è accettabile(tra le tante!)
per quanto sia ignorante il popolo italiano,certe affermazioni sono intollerabili e non fanno altro che sminuire il suo messaggio!la sua immagine!....
è un capo religioso?parli di Religione!che è l'unica competenza che ha!per il resto è assolutamente out!
carissimo saluto
angela
Secondo me la crisi nasce con il mancato rinnovamento del messaggio verso il vero protagonista, il pubblico! Uso una metafora e spero che i credenti non me ne vogliano, se mandi in atto uno spettacolo troppo a lungo senza cambiarlo, non puoi pretendere che le generazioni all'infinito stiano in fila al botteghino...ci si deve anche adattare, capire la situazione storica, magari fare dei mea culpa, e dare così la sensazione di amicizia e di umanità...! Questo nella chiesa non avviene,o se si, non dall'alto, di conseguenza continua a rivolgersi ai fedeli con tematiche coercitive e teorie assolutiste come quando non c'era alternativa a questo tipo di cultura. I tempi sono cambiati, anche i bisogni e le percezioni, per cui se l'interprete dello spettacolo stona la nota, lo si sente per bene e fa anche la eco!
ciao Ceci
Ogni autore che ricordi la “componente tacita” che innerva la componente esplicita della psiche dell’uomo e della “psiche sociale” è per me benvenuto. Grazie a Carlo, per il link, davvero rilevante, anche perché mostra il ritardo culturale di molto tradizionalismo. Ma c’è un’altra componente tacita che potrebbe essere espressa in termini sociologici: è la “vocazione”, che è contrapposta alla “professione”. Da questo punto di vista hanno ragione sia Buffagni che Giampaolo. Aldilà delle contrapposizioni estreme, però, occorre tener presente che, in un’epoca che ha riscoperto la dignità del “fenomeno”, la vocazione si deve esprimere “anche” con professionalità. Lo diceva anni fa Vittorio Messori, a proposito delle dinamiche comunicative, che lui voleva meno verbose e più immaginifiche (d’altronde, il Verbo del Padre è anche l’Immagine del Padre).
La diagnosi di Carlo può sembrare impietosa (il Papa come uomo ha i suoi pregi e i suoi difetti; come teologo [tedesco], poi, è messo molto meglio, rispetto alla media dei suoi colleghi (anche se c’è chi non è mai contento: http://certitudes.free.fr/nrc08/nrc08106.htm ); ma, organizzativamente parlando, oggi c’è una sconfortante approssimazione: si dimentica che all’opera non c’è solo il “mysterium salutis”, ma anche il “mysterium iniquitatis”.
Grazie a tutti per i notevoli commenti.
Quel che più apprezzo è la diversità di posizioni. Quanto alla sintesi... Ci vuole pazienza ;-)
Un abbraccio a tutti,
Carlo
Standing ovation per Roberto Buffagni!
A mio modesto avviso, come portatori della fede cristiana la domanda di Roberto Buffagni non ci può che apparire secondaria. Il che non significa che sul piano culturale non sia una domanda interessante, ma che la Chiesa va pensata, dopotutto e nonostante tutto, come la presenza corporea del Cristo nel mondo. I destinatari del messaggio del Vangelo non sono istituzioni, partiti, corpi sociali, sindacati, ma ogni uomo e donna di questo mondo.
Caro Carlo,
scusami ma il commento di ieri a nome Luigi l'ha inviato il sottoscritto, ma non sono Copertino!
Mi dispiace per il misunderstanding.
Luigi
PS
Il tuo libro su Del Noce io l'ho letto ;-)
Grazie per averlo letto :-)
E io mi scuso e ripubblico il tuo commento, al quale segue la mia replica riveduta e corretta :-)
LUIGI HA DETTO:
Caro Carlo,
ho spesso apprezzato le tue analisi e i tuoi commenti, ma questa volta mi trovo in netta contrapposizione a quanto scrivi.
Spiace leggere da parte tua espressioni e contenuti ("la debolezza costitutiva del suo timoniere", "la Guida [che] vacilla") che riecheggiano le posizioni trite e stantie strombazzate dal mainstream politically&religiously correct alla Kung, e che di tanto favore godono presso i media.
La mancanza di una guida "politica" della Chiesa è una scelta consapevole, in quanto la Chiesa non è paragonabile a nessun altra istituzione umana per definizione, dato che non ha un'origine umana!
Il compito di Pietro è quello di confermare i fratelli nella fede e nella verità, non di governare le masse ed attirarsi le simpatie del mondo. Anche al costo di ridurre la Chiesa cattolica a "piccolo gregge"... (per il momento questo sembra un rischio assai remoto, viste le folle oceaniche che si sono raccolte attorno a Benedetto XVI dall'Australia agli Stati Uniti, ed in queste ore in Africa;-)
Concordo con Giampaolo che sottolinea come determinati settori della Curia remino esplicitamente contro Benedetto XVI, e per pietà taccio delle gaffes comunicative del buon padre Lombardi...ma paradossalmente forse proprio la mancanza di supporto interno rende il Timoniere più apprezzato e seguito.
Come metro di giudizio "mondano" basti valutare le presenze (reali) a celebrazioni e udienze ed il successo editoriale dei suoi scritti.
Cordialmente
Luigi
Ed ecco allora la mia risposta riveduta e corretta -;)
CARLO GAMBESCIA HA DETTO:
Caro Luigi,
possibile che tu pur avendo letto il Del Noce :-), non abbia capito la costernazione di un cattolico (per il difficile momento attuale) che però non vuole rinunciare a ragionare con la sua testa (di sociologo).
Del resto come replicare a un interlocutore che prima afferma che la Chiesa è un' istituzione “che non ha origini umane” e poi si pavoneggia con il successo editoriale degli scritti di Papa Ratzinger? E qui, visto che tu hai introdotto la "quaestio" editoriale, mi limito ad aggiungere che pure Saviano è campione di incassi, ma la Camorra sembra non voler mollare lo stesso la presa...
Qui l’unico dato sociologicamente certo - semplificando - è che da quarant’anni la pratica della messa domenicale in Occidente è tendenzialmente in calo, per non parlare delle vocazioni (vedi i lavori di Garelli e altri). E un Papa che “vacilla” non aiuta la ripresa nella "patria", diciamo così, d'adozione del cristianesimo...
E poi scusa, perché spiace dirlo, ma questa storia altrettanto trita e stantia, che riecheggia gli strombazzamenti di certo mainstream tradizionalista e "complottista", sulla curia che “rema contro”, non significa forse che Papa Ratzinger non sa farsi ubbidire? E un Papa che non sa farsi ubbidire non è un timoniere costitutivamente debole ? Ah, dimenticavo, in questo caso, visto che fa comodo, si tira fuori il misterioso disegno divino...
Cordialmente,
Carlo
Carlo,
Il Viaggio al termine dell'Occidente l'ho letto un annetto fa (ho fatto anche una certa fatica a reperirlo;-), per cui non ce l'ho proprio fresco in testa....
Capisco la costernazione del cattolico, però non mi sembra che la Chiesa sia priva di Timoniere, anzi! Solo che il Timoniere non puoi incasellarlo in categorie "politiche" o "sociologiche"! Non sono d'accordo col tuo giudizio che il Papa "vacilla" (scusami, non ti offendere, ma è qui che sento il fumus del Kung).
Ti chiedi: "un Papa che non sa farsi ubbidire non è un timoniere costitutivamente debole?" A me sembra tutt'altro che debole: le sue decisioni sono ferme e coerenti, anche se invise a molti dentro e fuori dalla Chiesa, e sempre più spesso vengono montate polemiche ad arte (e di certo la proverbiale diplomazia vaticana in più occasioni non è stata di aiuto, si veda ad es. la necessità di precisare in prima persona attraverso una lettera i termini della revoca della scomunica ai vescovi lefevriani).
Nel mio intervento precendete, e ti assicuro che non era un pavoneggiarsi, ma la semplice presa d'atto della realtà, il riferimento al successo editoriale, ma ancora di più alle folle che accorrono ad ascoltarlo - in Angola oggi si parla di "folla sterminata" (forse un milione di persone) - voleva contrapporsi a chi sostiene (vedi Kung e accoliti) che Benedetto XVI sia isolato, fuori dalla realtà, e che il cattolicesimo rischi di diventare una "setta"!
Forse bisognerebbe tentare di spiegare come mai - nonostante la pessima immagine che del Papa viene propagata da TV e giornali - l'attrazione esercitata da Benedetto XVI sulle persone comuni resta così elevata...
Io non tiro fuori il misterioso disegno divino, azzardo un'altra ipotesi:
forse che Benedetto XVI riesce davvero a raggiungere il cuore dell'uomo esaltandone la caratteristica precipua, ovvero la sua capacità razionale?
Per verificare tale ipotesi è però necessario dedicarsi alla lettura diretta degli scritti originali di Benedetto XVI/Joseph Ratzinger, e non accontentarsi di ciò che riportano giornali e TV. Potrei suggerire, per iniziare, "Dio e il mondo" (ed. Paoline).
Credo che tu abbia ragione quando dici "da quarant’anni la pratica della messa domenicale in Occidente è tendenzialmente in calo, per non parlare delle vocazioni (vedi i lavori di Garelli e altri)."
Su tale tema - come ben sai - si aprirebbe una discussione assai vasta, per cui mi fermo prima.
Cordialmente
LuigiM
Luigi, grazie della lunga replica.
Che aggiungere? Solo che non era e non è in discussione il valore del Ratzinger teologo.
Per il resto spero, come fedele, di sbagliarmi.
Un abbraccio,
Carlo
Caro Carlo, ti segnalo l'analisi della Spinelli http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=40 sulla Stampa che hai quasi "preconizzato" ;) e anche lei parla "coscientemente" e precisamente di cio' che sta accadendo in Vaticano ed alla chiesa stessa.
Grazie Luca L. Un abbraccio,
Caro Luca (Ceccarelli),
mi scuso per non aver risposto al tuo interessante commento, ma credevo "toccasse" a Roberto replicare.
Comunque sia, prendo atto della tua posizione. E mi riprometto di affrontare la questione da te sollevata, direi in termini di individualismo teologico, in un prossimo post.
Un abbraccio
Carlo
Grazie Carlo, aspetto con interesse.
Già che ci siamo, a proposito del calo della partecipazione alla messa: sbaglio o la partecipazione regolare alla messa domenicale è una tipica abitudine invalsa nella Chiesa del post Concilio di Trento, quando nella Chiesa preconciliare i laici andavano a messa molto di rado (pur essendo in modo diverso molto pietosi)?
A proposito del calo delle vocazioni: se non sbaglio i seminari sono stati istituiti dal Concilio di Trento per la formazione del clero diocesano, che in precedenza veniva formato tramite una sorta di apprendistato... il basso clero era ignorante, i parroci spesso non sapevano leggere, ma forse erano meno distanti dal laòs (popolo).
Quello che voglio dire è che in definitiva quello che sta finendo è un paradigma, ma non significa che sta finendo la Chiesa. E non voglio dire nemmeno che basta avere di nuovo preti ignoranti (se non altro perché già ne abbiamo a volontà). Quello che ci vuole è un nuovo paradigma, ma i nuovi paradigmi si delineano nel corso dei decenni, e a volte dei secoli. Almeno la storia della Chiesa così dimostra...
Scusa la prolissità, a presto.
Luca
Mi permetto di segnalare anche l'analisi di Vittorio Messori - che condivido in pieno - sul Corriere del 23 marzo.
Assai lucida mi sembra la distinzione tra cristianesimo "primario" (la fede) e cristianesimo "secondario" (l'istituzione ecclesiale, l'insegnamento morale, l'impegno sociale).
Senza la scommessa sulla verità del
vangelo, le conseguenze, le applicazioni pratiche quotidiane appaiono campate in aria — se non adirrittura assurde.
link
http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa200903/090323messori.pdf
LuigiM
notevole la malafede e l'approssimazione della Spinelli...
piuttosto si legga Ravasi sull'Osservatore Romano a proposito della scomunica, e ci si informi meglio sui contorni dell'aborto imposto alla bambina di 9 anni senza che i genitori fossero chiaramente informati, e
si valuti la realtà dei fatti che mostra come la precentuale di persone infette da HIV in Africa è inversamente proporzionale alla percentuale della popolazione cattolica!
links
http://www.avvenire.it/Chiesa/Il+successo+dellUganda+d+ragione+al+Papa_200903190735076170000.htm
http://www.kreuz.net/article.8856.html
http://paparatzinger2-blograffaella.blogspot.com/2009/03/dalla-parte-della-bambina-brasiliana.html
LuigiM
Tacciare di "approssimazione e malafede" la Spinelli è l'ennesimo indice di come ci si riesca da soli a mettersi il prosciutto sugli occhi e a non riconoscere "nemmeno" delle umanissime e cristianissime logiche che cerchino di analizzare i fenomeni che ci circondano, ivi compresi quelli che riguardano l'agire del papa e della Chiesa.
Continuate pure cosi', tanto per me "laico" la cosa interessa oggettivamente ben poco, d'altra parte una chiesa cosi' lontana dall'umanità e dalla carità vera e umana e dalla comprensione a me personalmente non fa nè caldo nè freddo.
Potere tranquillamente continuare a sventolare le bandierine come Caifa senza riconoscere nulla di cio' che persino il Cristo stesso (inascoltato) diceva e predicava, ma d'altra parte il dogmatismo della Chiesa giudice e inalterabile non vi aiuterà a comprendere le sofferenze del mondo e nemmeno a farvi stare vicino a chi veramente avrebbe bisogno di aiuto. Fate pure le percentuali, e magari anche le divisioni e le sottrazioni.
@Luca Loi
A me piace il confronto sui fatti, mentre la Spinelli parte da premesse approssimative e quindi sviluppa un ragionamento tendenzioso - potrei anche definirlo aprioristico ed ideologico - sin dall'inizio. Ma del resto non ci si stupisce, considerata la firma ed il giornale.
LuigiM
Direi che l'unico commento possibile è:
"Dio perdona loro, perche' non sanno quello che fanno"
Intervengo solo per segnalare al commentatore Hagrid che, in primo luogo, certe affermazioni, come la sua, vanno firmate con nome e cognome. E che, in secondo luogo, devono essere rimosse dal blog, in quanto offensive.
Cosa che ho subito messo in atto.
Carlo Gambescia
good start
molto intiresno, grazie
imparato molto
necessita di verificare:)
leggere l'intero blog, pretty good
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