A proposito di un post di Giuseppe Genna su Eluana Englaro
Leggendo il post di Giuseppe Genna su Eluana Englaro, (http://www.carmillaonline.com/archives/2009/02/002934.html#002934 ) siamo rimasti colpiti da questa tesi. E sfavorevolmente, soprattutto per come viene sviluppata.
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“La tragedia prima è questa, cioè l'artificialità con cui la natura è stata soppressa da una seconda natura, violentissima, che ne ha stuprato la volontà certa, comprovata, che lei non avrebbe desiderato per sé l'artificio che mantenesse respirante un corpo incapace di sopravvivere, nemmeno di vivere, senza l'ausilio di questo emblema della tragedia tutta, che è 'il sondino' ".
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Leggendo il post di Giuseppe Genna su Eluana Englaro, (http://www.carmillaonline.com/archives/2009/02/002934.html#002934 ) siamo rimasti colpiti da questa tesi. E sfavorevolmente, soprattutto per come viene sviluppata.
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“La tragedia prima è questa, cioè l'artificialità con cui la natura è stata soppressa da una seconda natura, violentissima, che ne ha stuprato la volontà certa, comprovata, che lei non avrebbe desiderato per sé l'artificio che mantenesse respirante un corpo incapace di sopravvivere, nemmeno di vivere, senza l'ausilio di questo emblema della tragedia tutta, che è 'il sondino' ".
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Secondo Genna si tratta di un criterio di artificialità che sarebbe condiviso dalla Chiesa, per ragioni piuttosto tortuose, riprese da Illich.
In realtà, il poliedrico teologo e scrittore di origine austriaca, come tutti i profeti sociali, è purtroppo noto agli “addetti ai lavori” per non aver mai capito la differenza sociologica tra movimento e istituzione, nonché l’inevitabilità della trasformazione di ogni movimento in istituzione. E dunque anche della “chiesa-istituzione”, rispetto al “movimento cristianesimo primitivo”, esteticamente bello per la sua purezza, ma incapace di costituirsi, per semplice auto-diffusività del bene, in reale società (istituzionale) cristiana.
Il che però non significa che i “movimenti primitivisti”, non abbiano svolto nella storia del cristianesimo (non nel significato di Illich) un prezioso ruolo di rinnovamento. Il punto è che - se ci si perdona la caduta di stile - una pentola piena d' acqua non può bollire a cento gradi all'infinito, pena il prosciugamento del suo contenuto... Per farla breve: chi dice società, dice organizzazione, e chi dice organizzazione, dice gerarchia... Ma questa è un’altra questione, troppo lunga per essere affrontata qui. E comunque sia, consigliamo a Genna di leggere Le dottrine sociali delle chiese e dei gruppi cristiani (1912) di Ernst Troeltsch, contemporaneo di Max Weber. Un classico del pensiero sociologico in argomento. Esiste nelle biblioteche una versione italiana in due volumi pubblicata dalla Nuova Italia.
Il ragionamento di Genna può essere riassunto così: la tecnica è di per sé un’ idea di seconda natura artificiale che la Chiesa ha abbracciato; Luana è stata costretta a vivere e morire a causa di questa idea di seconda natura artificiale; ergo la Chiesa è colpevole.
Ora qui non interessa difendere la posizione di Santa Madre Chiesa (si difende benissimo da sola), ma semplicemente osservare che la tecnica, come trasformazione della realtà che ci circonda, è in se stessa neutrale. L’ energia atomica sul piano della sua gestione culturale, può servire a costruire bombe o alimentare la caldaia di un asilo nido. Dipende dai valori aggressivi o pacifici che gli uomini condividono in un determinato momento storico. La tecnica è una scatola vuota che viene riempita di contenuti storici e filosofici differenti. La seconda natura artificiale, ripetiamo, dipende dalla sua gestione culturale: esistono perciò una tecnica laicizzata in nome della scienza e del progresso, una tecnica cristianizzata in nome di Dio, una tecnica, nazistizzata in nome di Hitler e del razzismo, eccetera.
Ora, semplificando, mettere sullo stesso piano, come fa Genna, Auguste Comte, Dio e Hitler è scorretto. Un conto è una tecnica al servizio dell’eugenetica (idea presente anche in Comte) con una sua idea di “gestione” della seconda natura , pronta a eliminare chiunque non sia fisicamente in regola, un conto è una tecnica al servizio di una visione che vuole gestirla per preservare la vita in qualsiasi sua forma.
La questione che “quella vita”, da alcuni come Genna, non venga ritenuta tale, dipende dal contenuto storico e valoriale condiviso che si attribuisce al valore vita. Che Genna però riconduce nell’ambito di spiegazioni specializzate dal punto di vista scientifico (peso del cervello, statistica delle capacità percettive dei malati nelle condizioni di Eluana, eccetera). Facendo così rientrare dalla finestra la tecnica scacciata dalla porta.
Il che è molto scorretto logicamente. Perché non si può ricorrere a Comte, Dio e Hitler, secondo convenienza. A meno che Genna non ritenga che l’unica idea giusta di vita sia quella di natura scientista-tecnicista . Ma a questo punto mancherebbe di originalità. Il che per chiunque voglia fare da grande lo scrittore sarebbe disastroso.
In realtà, il poliedrico teologo e scrittore di origine austriaca, come tutti i profeti sociali, è purtroppo noto agli “addetti ai lavori” per non aver mai capito la differenza sociologica tra movimento e istituzione, nonché l’inevitabilità della trasformazione di ogni movimento in istituzione. E dunque anche della “chiesa-istituzione”, rispetto al “movimento cristianesimo primitivo”, esteticamente bello per la sua purezza, ma incapace di costituirsi, per semplice auto-diffusività del bene, in reale società (istituzionale) cristiana.
Il che però non significa che i “movimenti primitivisti”, non abbiano svolto nella storia del cristianesimo (non nel significato di Illich) un prezioso ruolo di rinnovamento. Il punto è che - se ci si perdona la caduta di stile - una pentola piena d' acqua non può bollire a cento gradi all'infinito, pena il prosciugamento del suo contenuto... Per farla breve: chi dice società, dice organizzazione, e chi dice organizzazione, dice gerarchia... Ma questa è un’altra questione, troppo lunga per essere affrontata qui. E comunque sia, consigliamo a Genna di leggere Le dottrine sociali delle chiese e dei gruppi cristiani (1912) di Ernst Troeltsch, contemporaneo di Max Weber. Un classico del pensiero sociologico in argomento. Esiste nelle biblioteche una versione italiana in due volumi pubblicata dalla Nuova Italia.
Il ragionamento di Genna può essere riassunto così: la tecnica è di per sé un’ idea di seconda natura artificiale che la Chiesa ha abbracciato; Luana è stata costretta a vivere e morire a causa di questa idea di seconda natura artificiale; ergo la Chiesa è colpevole.
Ora qui non interessa difendere la posizione di Santa Madre Chiesa (si difende benissimo da sola), ma semplicemente osservare che la tecnica, come trasformazione della realtà che ci circonda, è in se stessa neutrale. L’ energia atomica sul piano della sua gestione culturale, può servire a costruire bombe o alimentare la caldaia di un asilo nido. Dipende dai valori aggressivi o pacifici che gli uomini condividono in un determinato momento storico. La tecnica è una scatola vuota che viene riempita di contenuti storici e filosofici differenti. La seconda natura artificiale, ripetiamo, dipende dalla sua gestione culturale: esistono perciò una tecnica laicizzata in nome della scienza e del progresso, una tecnica cristianizzata in nome di Dio, una tecnica, nazistizzata in nome di Hitler e del razzismo, eccetera.
Ora, semplificando, mettere sullo stesso piano, come fa Genna, Auguste Comte, Dio e Hitler è scorretto. Un conto è una tecnica al servizio dell’eugenetica (idea presente anche in Comte) con una sua idea di “gestione” della seconda natura , pronta a eliminare chiunque non sia fisicamente in regola, un conto è una tecnica al servizio di una visione che vuole gestirla per preservare la vita in qualsiasi sua forma.
La questione che “quella vita”, da alcuni come Genna, non venga ritenuta tale, dipende dal contenuto storico e valoriale condiviso che si attribuisce al valore vita. Che Genna però riconduce nell’ambito di spiegazioni specializzate dal punto di vista scientifico (peso del cervello, statistica delle capacità percettive dei malati nelle condizioni di Eluana, eccetera). Facendo così rientrare dalla finestra la tecnica scacciata dalla porta.
Il che è molto scorretto logicamente. Perché non si può ricorrere a Comte, Dio e Hitler, secondo convenienza. A meno che Genna non ritenga che l’unica idea giusta di vita sia quella di natura scientista-tecnicista . Ma a questo punto mancherebbe di originalità. Il che per chiunque voglia fare da grande lo scrittore sarebbe disastroso.
54 commenti:
Se non ho capito male, secondo il testo citato anche una casa riscaldata e un letto costituiscono una artificialità (assolutamente spregevole per un soldato di Gengis Khan o di Hengist) che permette a un uomo di vivere ancora una ventina d'anni, una volta perduta la capacità di sopravvivere all'aperto, dormendo sull'erba.
Speriamo che qualcuno non decida di toglierci anche questo "sondino"!
Cari saluti.
Michele
Caro Carlo,
ieri ho a lungo esitato: volevo commentare il tuo post “Bingo! Anche il caso Englaro si è trasformato in plebiscito pro o contro Berlusconi”, ma sentivo che la tendenza fortissima era quella di risponderti “di pancia” e mi sono trattenuto.
La mia intenzione era proprio quella di linkarti il post di Genna, e poi quello secco e breve di Giulietto Chiesa su www.megachip.info .
In ogni caso era mia intenzione soffermarmi solo su quello che Genna definisce “lo stupro politico”.
Invece, sulla base del tuo post odierno, voglio anche fare un accenno – alquanto parziale – a quello che Genna chiama “lo stupro cattolico”.
Relativamente a quest’ultimo non voglio addentrarmi nelle dotte disquisizioni sulla valenza della “seconda natura artificiale”, sulle posizioni di Illich sui “movimenti cristiani primitivi” - non ho problemi a dichiararmi totalmente ignorante in materia (iniziai a leggere Illich e lo trovai, almeno per me, alquanto ostico) - sul pensiero di Comte (quello che studiai al liceo l'ho completamente dimenticato), di Troeltsch o altri: penso che su tutto debba prevalere la questione della fede (o della mancanza di questo "dono").
E rispetto tantissimo, pur avendo una visione diametralmente opposta data dal mio nichilismo e dalla mia “lotta” contro Dio, contro la sofferenza etc, (di cui ti feci cenno commentando una tua recensione di un libro sull’argomento) il tuo ”timore, come di altri, frutto di convinzioni religiose e non di ordini provenienti da Berlusconi o da Santa Madre Chiesa” e la liceità della tua richiesta “è troppo ardito ritenere che tante persone, come chi scrive, possano credere sinceramente nella difesa della vita?”
Ma il problema sta proprio qua, e la cagnara mediatica che è montata sta a dimostrarlo. Quante delle persone che manifestavano sbandierando all’ingresso della clinica una pagnotta, credono in tutta sincerità nella difesa della vita? Quanti hanno almeno un barlume se non di Dio, del sacro e dei valori religiosi di quelli, più terra terra “umani”? Quelli “che la notte non si può girare più” e poi vanno a mignotte mentre i figli guardan la tv”; quelli delle “mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica, mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano”? (Frankie Hi-Nrg Mc - Quelli Che Benpensano).
Quelli ai quali non gli è fregato assolutamente nulla dei 1500 civili innocenti massacrati a Gaza (mi fa piacere che tu li abbia citati)? quelli che, separati, mignottari, cocainomani, marciano al family-day?
E la cagnara, sono sicuro, proviene proprio da “quelli” e non dalle persone che in buona fede vivono i propri valori religiosi.
E tale cagnara si collega inevitabilmente a quello che Genna definisce appunto lo “stupro politico”; lo dico papale, papale – è chiaramente la mia opinione e come tale vale: la cagnara sollevata è anche (o forse maggiormente) in tal caso squallida e oscena.
A Berlusconi non gliene frega assolutamente nulla di Eluana, dei valori cristiani, dei valori cattolici etc; il tizio ha messo in piedi una prova di forza, non solo con il colle, con la magistratura e quant'altro, ma con la nazione intera: questo è il “sondaggio” definitivo per capire se è il momento per passare definitivamente al “pensiero/partito unico”.
E penso di poterlo dire abbastanza pacatamente: non appartengo alle schiere di tifosi del “plebiscito pro o contro Berlusconi”, e ritengo che Berlusconi non sia neanche il principale responsabile di ciò: “[…]Lo si vuole capire che non è lui che ha fatto noi ma noi che abbiamo fatto lui? Silvio Berlusconi non ci ha rimbecilliti, ci ha semplicemente rispecchiati. E allo specchio ci siamo perduti in noi stessi.[…] (Paolo Barnard - L’informazione è noi); ci siamo perduti in quella corsa del mondo occidentale all'osceno, di cui noi italiani siamo l'avanguardia.
Un saluto
Alfredo
I profeti "non hanno capito"...
La Chiesa primitiva è "esteticamente bella", ma incapace di costituirsi in reale società cristiana...
Il Grande Inquisitore le fa un baffo, Dottor Gambescia!
Luca Ceccarelli
Condivido in toto quanto detto da Alfredo, (ho già espresso nel post precedente il mio parere sull'indegno comportamento del "governo" (si fa per dire)) e aggiungo solamente una chiosa.
Il giorno che la scienza ci dicesse che congelando il nostro corpo lo si preservasse vivo per durata indefinita, sarebbe una difesa della vita o una forzatura delle leggi naturali?
E la chiesa farebbe manifestazioni per difendere la ipotetica "vita" conservata sotto ghiaccio o che altro direbbe?
Direi che è evidente che l'utilizzo della artificialità per presunti principi di difesa della "vita" puo' portare molto lontano e forse a qualcosa che di cattolico e di religioso ha ben poco.
Grazie Michele.
Alfredo, grazie per il lungo e meditato commento. Capisco, pur non condividendo la tua posizione.
Ai due Luca: grazie dei commenti. Un modesto consiglio evitate di scambiare la realtà (soprattutto sociale)con i vostri desideri. E' gratificante sul piano individuale, ma su quello dell'analisi sociale non serve a nulla.
Luca L. rileggi con attenzione il mio post non difendo l'artificialità, ma dico ben altro. E soprattutto critico le idee di Genna esposte in quel post.
Ho dimenticato di aggiungere che personalmente approvo in pieno il testo di Giuseppe Genna. Ho un debole per i profeti...
Cordialità
Luca Ceccarelli
Prendo atto Luca C., ma ti invito a rileggere il mio post con attenzione: uso il termine profeta solo per Illich.
Genna, invece, che in pratica cita e parafrasa Illich, non mi sembra alla stessa altezza :-)
Quindi, se proprio ci tieni, e non lo hai ancora fatto, approfondisci Illich, che resta un autore originale e interessante. A prescindere.
Ciao,
Carlo
Carlo Faccio fatica.....mi sembra di capire che in sociologia come del resto in tutte le scenze umane ci sono sempre più punti di vista sulla stessa cosa. Ora sempre se non ricordo male è stato Weber che invita lo scienziato sociale a stare fuori da giudizi di valore ( anche se un economista come M.Dobb in storia del pensiero economico, afferma che è impossibile essere imparziali dalle proprie ideologie).
Non credi che di fronte a temi cosi complessi si dovrebbe tornare a domande elementari del tipo fino a che punto possiamo considerare la vita umana degna della parola vita e di essere vissuta nell'interesse della persona?
Altrimenti mi sembra che io ( o quelli come me)che non sono un cattolico praticante ma nemmeno un ateo e che lascio vivere al prossimo la propria idealità di fede fin tanto che non mi costrige ad abbracciarla privandomi della mia libertà individuale, se seguo il tuo ragionamento ( ma forse ho letto con furia i post) mi sono donato alla chiesa di Dio e al suo volere a prescindere. E questo non dovrebbe far contento nessuno perchè di fatto una spolizione di un diritto naturale che mi dice che io decido con chi associarmi nelle aasociazioni libere e non obbligate da vincoli di costrizione sociale, altrimenti mi ci assoggetto ma per il semplice fatto che decido di vivere in quella comunità.
In conclusione Carlo il disritto su Eluana non è ne della Chiesa ne dello Stato, ma fra i due l'ultima parola spetta allo stato perchè l'unica cosa sicura che sappiamo e che Eluana era cittadina Italiana e qundi membra di questa comunità, ma chi ci dice che fosse una devota Cristiana tanto da accettare i postulati Papali.
Ernesto Scontento
Non credo che la cosa ti interessi più di tanto, ma mi limito a dire che, pur non essendo cattolico, sono contrario all'interruzione della somministrazione di alimentazione e acqua a Eluana.
Penso, semplicemente, che lo Stato (come, del resto, ogni altra istituzione) non abbia il diritto di stabilire quando la vita debba essere vissuta o meno, soprattutto in mancanza di un atto che documenti in maniera certa la reale volontà di chi si viene a trovare in condizioni come quelle di Eluana.
Se si lascia allo stato la decisione su quando e come la vita sia degna o meno di essere vissuta, ci si incammina per una china pericolosa che può avere esiti mostruosi.
Si tratta di una scelta che ognuno deve fare da sé.
E se ciò non è più possibile, occorre che la volontà di porre termine alla propria esistenza sia certa e documentata.
X albcor
Ma come è in questo caso la certezza della sua volontà è desunta tramite testimoni.
La presunzione tramite testimoni in Italia e nella maggior parte degli stati di diritto a mandato in galera fior di galantuomini, che poi sono risultati innocenti. Non è che per questo motivo noi non facciamo più i processi, e neanche gridiamo allo stato oppressore che ci priva della libertà, ma accettiamo il limite imposto da una regolamentazione che come comunità ci siamo dati con il presupposto di avere una convivenza pacifica.
Ora la statistica ci dice che dopo 10 anni non esiste nessun caso che si è risvegliato dal coma.
Qualora avvenisse questo miracolo Eluana sarebbe irrimediabilmente menomata in tutte le sue funzioni.
Insomma non sono questi i casi in cui si può gridare allo scandalo dell'omicidio, questo è solo un caso di umana pietà.
Se è omicidio far fare una dolce fine a una ragazza che non a più nessuna speranza di vita salvo il fatidico miracolo ( ma bisogna crederci nei miracoli). Allora mi domando che cosa è l'aborto che di fatto stronca un embrione di vita ancora tutta da vivere????
Il caso come quello di Eluana in mancanza di un vuoto normativo ( il testamento biologico) va visto come un caso di Umana Pietà e va accettato come il male minore.
Ernesto Scontento
Ernesto, nel nostro ordinamento tramite testimoni non sarebbe valida la compra-vendita di una caramella.
Qui stiamo parlando della ricostruzione di una volontà di disporre di sé, non della ricostruzione di un fatto in cui il soggetto è imputato e per il quale ha tutto l'interesse a negare l'esistenza.
Non bisogna confondere diritto privato e diritto penale che sono branche diverse del diritto che rispondono a finalità diverse.
In uno stato di diritto, non esiste che, in caso di vuoto normativo, qualcuno si prenda la briga di supplire per mezzo delle proprie idee personali (rispettabili fin che si vuole), tantomeno in un caso che coinvolge la vita umana.
Qui ci troviamo in presenza di un caso lampante in cui si vogliono introdurre modifiche ai principi giuridici fondamentali dello stato italiano senza passare per il legislatore.
Non c'è solo Berlusconi che vuole cambiare la Costituzione in maniera surrettizia e al di fuori delle procedure previste!
X albcor
"Qui stiamo parlando della ricostruzione di una volontà di disporre di sé"
Che non c'è purtroppo. Magari ci fosse stata sarebbe stato per tutti molto più chiaro cosa fare.
Ma in questo caso e in questa situazione non sitratta di dare ragione alla chiesa o allo stato ma di vivere la cosa come il male minore. Non so se è stato Carlo a scriverlo o se è stato oggetto di dibattito televisivo. Ma pare che questo caso a preso rilevanza perchè nella maggior parte dei casi i familiari portano a casa la persona in coma e sono loro visto anche l'impossibilità di avere una struttura opsedaliera efficiente che accompagnano lla dolce morte la persona. Ma non lo fanno volontariamente sono le condizioni surrettizie che sono create in casa che diminuiscono la possibilità di sopravvivenza del malcapitato.
Qui invece il padre di Eluana dice che è cittadino e vuole esercitare un suo diritto e che non è lui deputato alla cosa.
Ecco perchè c'è tanto scalpore.
A me per la verità mi sembra che sia tutta una falsa.
Ernesto Scontento
Ernesto, purtroppo non ci capiamo.
Nel nostro ordinamento giuridico nessuno in mancanza di una volontà espressa (alla quale, s'intende, lo stesso ordinamento giuridico, riconosca efficacia) può disporre non solo della persona, ma nemmeno dei beni altrui.
Qui stiamo assistendo al tentativo di forzare i principi (anche laici!) che governano la disciplina dei diritti della persona.
E nessuno mi toglie dalla testa che ciò avvenga per introddure surrettiziamente (come dicevo) mostruosità tipo l'eutanasia (in forme più o meno blande) e simili.
X albcor, ho capito tu vuoi la certezza che l'atto sia voluto dalla persona.
Ma qui l'atto formale non c'è purtroppo.
E personalmente mi resta difficile sperare oltre che Eluana si riprenda.
Se poi come dici tu questo serve per aprire spiragli a future aperture la cosa è diversa e oltretutto anche disgustosa dal mio punto di vista.
La politica non dovrebbe politicizzare certe cose.
Si dovrebbe prendere atto del vuoto normativo cercare di porre rimedio al problema.
E dopo legiferare per fare una legge seria e onesta, magari senza farsi prendere dallo stato del momento contingente che il più delle volte non è buon consigliere.
Lo ripeto certezze non c'è ne sono in questi casi, ma fino ad oggi nessuno è mai uscito da un coma superati i 10 anni.
Qui sono 17 gli anni di coma e onestamente mi sembrano tanti.
Ernesto Scontento
Trovo grave in effetti l'ossessione (negativa) per l'"artificialità" che manifesta l'intervento commentato, ma anche, se ci si pensa, il fronte favorevole alla soppressione di Eluana Englaro.
Personalmente, non ho dubbio alcuno che la stessa sia in stato vegetativo permanente, e che vada rispettata la volontà al riguardo dell'interessata e/o di chi è chiamato a rappresentarla di porvi termine.
Ma, almeno nel caso delle persone normali, *neppure i vegetali* si uccidono sottraendo loro gradualmente nutrimento e idratazione, nella persuasione ipocrita di non far altro che "lasciar fare alla natura il suo corso".
Sarebbe più elegante, decente ed estetico, anziché togliere all'interessata l'acqua, facendo lentamente deperire ed avvizzire foss'anche solo il povero guscio del suo corpo (vilipendio di cadavere?) toglierle ad esempio... l'aria.
Ma questo naturalmente viene a cozzare con una sensibilità che non ha per nulla fatto i suoi conti con la morte e con la visione superstiziosa che di essa ha il mentale monoteista; ma anzi accetta l'idea dell'eutanasia solo a patto di poter evitare di chiamarla con il suo nome, ed attribuirne gli effetti alla Natura o al Buon Dio.
Benvenuto Stefano e grazie del commento.
Grazie anche a Ernesto e Albcor.
Ciao Carlo.
Io non ho letto Ilich, ma la posizione di Genna mi sembra condivisibile e fondata. La chiesa-istituzione manifesta di avere una dottrina contraddittoria sull'approccio alla scienza e alla tecnologia. Sembra quasi che davvero la chiesa persegua l'ideale di un'umanità sfruttata e sofferente perchè in quest'ideologia di morte trova humus fertile per fare proseliti.
Voglio dire: pensa alla proibizione dell'uso del preservativo nell'africa nera, propagandato dai missionari (non tutti x fortuna): a me pare una prescrizione omicida e creatrice di realtà di sofferenza inimmaginabili. O al rifiuto della chiesa di studiare le cellule staminali embrionali.
Non è vero che scienza e tecnologia sono neutre e la storia di Eluana lo dimostra: in questo caso la tecnologia ha permesso di spacciare l'accanimento terapeutico per "tutela della vita" (e non sono l'unica a pensarla cosi
http://www.teleradioerre.it/news/articolo.asp?idart=41882 )
e del resto basti pensare a come nel sistema capitalistico vengono distribuiti e destinati i fondi per la ricerca e l'innovazione, scegliendo orizzonti che non sono certo la pensabilità di un concetto di "vita" condivisibile e rispettoso delle volontà umane.
Edmund Husserl denunciava agli inizi del '900 questa carenza di una direzione (lui la chiamava "orizzonte d'essere") nel progresso scientifico che prescindesse dalle necessità imposte dall'evoluzione umana storica e dai gruppi di potere economico. Una visione "essenziale" della scienza che non soltanto manca a chi gestisce il potere "laicamente" non riuscendo a svincolarsi dall'economia e da chi la anima, ma è anche totalmente assente nella dottrina della chiesa, che trovando nella teoria intepretativa delle scritture il suo orizzonte dovrebbe piu facilmente trovare e perseguire coerenza.
Invece la chiesa si dibatte in contraddizioni talmente gravi proprio sul "valore della vita" che arriva a promuovere come un buon cristiano un Giuliano Ferrara che la settimana prima brindava con i filoisraeliani al massacro e la settimana dopo denuncia con toni scandalizzati "l'uccisione di Eluana".
Ferrara secondo me è il prototipo della versione laica del conservatorismo-competamente avulso dal dialogo con la compagine sociale con cui si rapporta- della chiesa.
Nel link che ti ho postato si menziona Woytila, si menziona una convinzone che non è affatto incompatibile col pensiero cristiano: chi non vuole che la scienza si accanisca a tener vivo chi sarebbe morto va rispettato. Non è affatto contro-natura rispettarlo. E questa è stata la battaglia di Beppino Englaro che ha semplicemente preteso che la figliola fosse rispettata nel suo essere e volere (espresso chiaramente da testimoni, nelle varie udienze che ci sono state x permetterglielo).
Qui si trattava di accanimento terapeutico e basta. Allungare, nell'indefinitezza di un progresso scientifico (che già chi ha inventato sto termine ebbe non pochi problemi nel definirlo) un'agonia. Che per me equivale a torturare la gente. Spero che la battaglia di Beppino non sia stata vana per la nostra civiltà.
Non riletto.
ciao, un abbraccio
Cloro
cioè: per sintetizzarti il succo del mio pensiero
-il capitalismo non ha alcuna pretesa di assolutezza, la laicità post illuminista rivendica la libertà fondante del relativismo
-la religione no, ha pensieri e convinzioni universali.
Ma poichè l'universale è coerente (secondo il pensiero di Aristotele e di Tommaso Aquinate)come chiarisce la chiesa, per esempio l'attaccamento alla "macchina foriera di vita" nel caso di Luana e il "preservativo demoniaco" nell'Africa nera? Qual'è la pensabilità della vita-dono-di-dio che dicono di perseguire?
Io penso che voi cattolici dovreste pretendere chiarimenti, perchè anche in un'ottica tomistica, ragioni di fede ce ne sono ben poche.
ciao
Ciao Carlo,
ora che questa vicenda tristissima si è conclusa, provo a ordinare in qualche modo il mio pensiero a riguardo...
- È ignobile lo sciacallaggio di TUTTE le parti politiche (e non), che hanno strumentalizzato la vicenda e la sua carica emotiva per legittimare le proprie (interessate) posizioni.
- In un caso come questo, che a me personalmente riesce solo a suscitare un dubbio dopo l'altro, ho assisistito in questi giorni a una serie di prese di posizione contraddistinte tutte da un manicheismo che mi è apparso stolto quanto inquietante (e questo - ribadisco - da tutte le parti)
- La tragica storia di Eluana avrebbe semmai dovuto essere uno stimolo affinché si aprisse un dibattito serio e costruttivo su questi temi, con lo scopo di dar vita a una legge. E invece la vicenda si è ben presto trasformata in una faccenda da tifoserie calcistiche: prima cattolici-laici, poi berlusconiani-antiberlusconiani (fermo restando lo scempio che il presidente del consiglio ha fatto delle più elementari norme costituzionali)
Entrando invece nel merito faccio alcune riflessioni...
- Stabilire se e quando una vita è degna o meno di essere vissuta, è una questione filosofica, etica, anche religiosa per chi è credente... in altre parole è una questione culturale, in merito alla quale la scienza e la tecnica di per se stesse a rigori non hanno granché da dire. Il fatto che invece ci si rivolga ad esse per avere risposte di questo tipo (tendenza peraltro comune a laici e cattolici) rende evidente che la direzione verso cui si sta andando sia sempre più quella di una società tecnocratica e tecnicista.
- Premesso che in merito al testamento biologico mi pare ci sia un'ampia convergenza di opinione (nel senso che anche moltissimi cattolici sono favorevoli), la questione è: che si fa quando non c'è una volontà espressa chiaramente da parte del diretto interessato? In questo caso chi decide?
La famiglia? E se, come nel caso di Terry Schiavo, tra i famigliari vi è disaccordo? E se, come spesso purtroppo accade (non è certo il caso di Eluana, ma una eventuale legge non la si fa certo pensando a un caso particolare), ci si dovesse trovare di fronte a famiglie tutt'altro che amorevoli?
O decide lo stato? E su quali basi? Seguendo quale principio? Di preferenza "si stacca la spina" o "si interrompe l'alimentazione", oppure il contrario?
Ed è lecito oppure no porsi il problema riguardo lo spirito e la visione del mondo che sta dietro alle leggi, sul loro significato e sulle conseguenze che esse possono avere nel determinare il senso comune di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Carlo mi perdonerà se non ricordo l'autore, ma ho impressa nella memoria un'affermazione, reminiscenza di un vecchio esame di sociologia: "Noi non condanniamo un atto perché è criminale, ma un atto è criminale perché lo condanniamo".
Tutte questioni che penso sia lecito porsi, se si parte dal presupposto che una legge si deve - o si dovrebbe - preoccupare del bene comune. E con questa espressione non si intende semplicemente il bene di una maggioranza numerica (per quanto ampia) di persone. Si intende il bene di una collettività nel suo complesso, la quale non è semplicemente la somma aritmetica di individualità atomizzate.
Sarà un giorno possibile una discussione seria su queste basi? Oppure ci dobbiamo rassegnare a una guerra di slogan da derby calcistico, facenti peraltro appello a nozioni scientifiche (quando non meramente tecniche) per giustificare considerazioni di ordine filosofico, etico, morale o religioso? O - ancora peggio - dettata non dai convincimenti etici dei partecipanti ma dal loro essere schierati pro o contro la Chiesa, pro o contro Berlusconi?
Mi scuso con Carlo e i suoi lettori per la prolissità.
Dario Romeo
Secondo me Genna (la cui impostazione complessiva non condivido), coglie tuttavia un punto ineludibile e con cui occorre fare i conti: ed è la reale difficoltà - stanti le tecniche mediche attuali, di distinguere in certi casi il punto in cui il "diritto alla vita" cede il passo al diritto di non subire un accanimento terapeutico.
Su questo è necessario fare molta chiarezza.
Non ce n'è tanta in giro, forse.
Perchè ovviamente questo dubbio, nel caso di Eluana, non poteva esserci: non vi era nessun accanimento, ma solo un mantenere alcuni accorgimenti per mantenerla in vita.
E comunque, anche nel caso di Eluana, le volontà dei singoli hanno - che lo si voglia o no, un peso.
Possiamo ad esempio "misurare" il peso della volontà dei familiari confrontando il caso di Eluana con quello di Terri Schiavo. La soppressione di quest'ultima fu, chiaramente, un abominio. Laddove nel caso di Eluana la volontà del padre (e la sua forte convinzione che quella fosse la stessa volontà di lei) rende le valutazioni certamente meno drastiche.
Quello che voglio dire è che è giusto che ci siano dei principi forti, primari ecc. Tuttavia ci sono, per ogni vicenda, infinite sfumature, conflitti con altri principi. Ed in certi casi, l'affermare l'assoluta prevalenza del principio della vita a tutti i costi, rischia d'essere, in certi casi, non meno brutale e privo di fede delle azioni di principio contrario.
Ancora una cosa.
Presso gli "illuminati" (quanto dogmatici e intolleranti più di ogni altro) supporters della soppressione di Eluana, sta prendendo piede l'idea che la volontà di ciascuno debba essere l'unico principio che regoli la questione.
Per assurdo però, questo porterebbe, al limite, al suicidio assistito per futili motivi ... voglio suicidarmi e pretendo che in ospedale mi facciano l'iniezione.
Ecco, questo ragionamento per assurdo dimostra che il diritto riguardo a questi temi non possa necessariamente limitarsi alle pure e semplici volontà singole.
Leggo: "stabilire se e quando una vita è degna o meno di essere vissuta, è una questione filosofica, etica, anche religiosa per chi è credente...".
Magari è vero. Ma diciamocelo chiaramente: diventerebbe una questione politica unicamente in un'ipotetica discussione, di cui oggi non vi è traccia, sulla soppressione *obbligatoria* di chi si trovi in determinate condizioni (es. morte cerebrale), perché diversamente non vi è alcuna ragione plausibile per cui valutazioni legislative o giudiziarie sul fatto che una vita sia "degna" debbeno venire ad incidere sulle decisioni personali al riguardo.
Sono stato accusato di molte cose, ma mai di essere un "liberale". Eppure non vedo francamente perché a priori non possa essere lasciato decidere all'interessato (o, con tutte le cautele del caso, a chi lo rappresenta) se uno vuole essere mantenuto attaccato ad un respiratore, foss'anche dopo una sicura diagnosi di morte, essere viceversa soppresso quando semplicemente venga a trovarsi in stato di incoscienza permanente, essere cremato, o non piuttosto posto in stato di sospensione crionica nella speranza che qualcuno lo rianimi e lo curi in un futuro indeterminato.
Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la "protezione" (da se stesso?) del soggetto coinvolto, e tutto con i pregiudizi moralistici del legislatore e del pubblico al riguardo.
x Biz: no. Secondo me la questione eluana è proprio particolare e la chiesa sta prendendo piu di altre volte un abbaglio.
Eluana non mangiava. Nella flebo con cui la si teneva in vita c'erano vitamine, proteine, carboidrati e, sicuramente, acido folico. L'acido folico presiede alla costruzione di nuove cellule e quindi fortifica un corpo che altrimenti vedrebbe ridotto progressivamente il volume del cervello fino ad annullarne la capacità di presiedere alle funzioni fondamentali. Il fatto che ELuana sia morta per disfunzione renale (ben prima dell'azione della disidratazione, praticamente in 48 ore) dimostra che il cervello era gia compromesso in modo tale che senza il contributo chimico dell'attivatore del metabolismo avrebbe fatto sopravvivere per poco tempo ELuana.
L'acido folico, per la cronaca, non viene somministrato ai malati di tumore perchè è un farmaco di accanimento, in quanto stimola un metabolismo che rafforza il corpo allungandone il periodo di resistenza, quindi l'agonia.
Ma di sicuro per far sopravvivere Eluana in tutto questo tempo le è stato somministrato (non deglutiva nulla) facendola entrare in un range di allungamento dell'agonia che è stato temporalmente intollerabile.
I cultori della morte non possono capire cosa sia l’amore per la vita, il sacrificio. Rinnegano il Cristo che si è sacrificato per Noi.
Ieri al moderno campo di concentramento “Quiete” hanno praticato l’eutanasia a una ragazza – dicono - già morta 16 anni fa. Bugie. Bugie in nome della nuova società senza limiti e dei perfetti.
Povera Eluana: cavia ideologica come Welby e Terry Schiavo, usata per gli esperimenti della lobby pro-eutanasia e vittima di una medicina che non vuol più essere consolazione e cura delle ferite umane, ma una nuova barbarie, mascherata da pietoso umanitarismo. Questo diritto alla morte altrui, ammantato da una finta dolce compassione, ha qualcosa di diabolico nella sua bestemmia contro la vita.
Infatti non esisteva alcuna spina da staccare: Eluana era come un neonato incapace di nutrirsi da sé, non un vegetale tenuto in vita da una macchina, aveva sentimenti, amava la vita perchè era cristiana.
Festeggiate oggi discepoli della morte, festeggiate voi con le mani lorde di sangue di una vittima innocente mentre cercate la prossima vittima e magari cercherete di far morire di fame e di sete dei bimbi prematuri, gli handicappati e gli anziani senza futuro! Che Dio abbia pietà di Voi.
In realtà, l'acido folico non è affatto un farmaco, ma una vitamina del gruppo B, presente in vari alimenti, ed assunta anche sotto forma di integratore alimentare da molti, compreso il sottoscritto, che appunto vedono con favore "la costruzione di nuove cellule" e la "fortificazione di un corpo" che altrimenti vedrebbe *comunque* "ridotto progressivamente il volume del cervello", indipendentemente dall'esistenza di altre patologie.
In effetti, togliere l'acido folico ad un malato incurabile per evitare di prolungare la sua malattia non è diverso da togliergli la vitamina C per consentirgli di sviluppare lo scorbuto.
Questo punto ben dimostra, a mio avviso, come sia assurda e non porti da nessuna parte la questione dell'"accanimento". Ciò che solo conta è il risultato che si vuole produrre: se tale risultato è la cessazione di funzioni (pseudo?) vitali che non presentano più interesse, togliere l'acqua, togliere l'acido folico o togliere l'ossigeno è esattamente la stessa cosa, con la differenza che l'ultima scelta è meno ipocritamente ed inutilmente devastante per le spoglie del soggetto.
X Stefano
dato che hai citato una mia frase (posso darti del tu, vero?) preciso meglio cosa intendevo...
La mia opinione è che chiedersi se una vita sia degna o meno di essere vissuta è un interrogativo al quale si può dare una risposta sensata (pur nella più assoluta variabilità di opinioni) solo se lo si fa ricorrendo a motivazioni di ordine filosofico, etico, o anche religioso. Rimango invece perplesso (per usare un eufemismo) quando si ricorre a ragionamenti di tipo tecnico-scientifico perché penso che tutto ciò non rientri nei compiti della scienza (e men che mai della tecnica).
Riguardo la libertà di scelta individuale voglio precisare che sono assolutamente d'accordo con te, i problemi però sorgono quando la persona interessata non è per qualsiasi motivo nelle condizioni di decidere. È allora che è lecito porsi il problema: chi decide? E in base a quali principi?
In questo senso e in questi casi credo la questione investa la sfera politica e culturale, e che di conseguenza necessiti di un dibattito sereno e costruttivo...
Dario Romeo
"I cultori della morte non possono capire cosa sia l’amore per la vita, il sacrificio. Rinnegano il Cristo che si è sacrificato per Noi."
Esatto, hai perfettamente ragione.
Non mi considero un "cultore della morte", ma non posso né capire né condividere il superstizioso attaccamento alla vita ad ogni costo (beninteso, fintanto che non entri in causa la diffidenza cristiana per il longevismo o per le tecnologie riproduttive), e tanto meno il sacrificio fine a se stesso.
Ma indubbiamente rinnego anche il Cristo che si sarebbe sacrificato per noi, per cui dal tuo punto di vista tutto si tiene. :-)
Barbara, i criteri che poni non sono validi per stabilire se una vita vada soppressa con apposito protocollo.
In realtà, dato che l'interruzione della nutrizione e della idratazione è qualcosa di assai violento - e, dunque, forse causa di sofferenze terribili, anche se non vi è certezza di tale percezione, ma probabilità si ... tant'è che poi vengono anche imbottiti di sedativi), il buon mantenimento in vita di persone come Eluana è esattamente il contrario di - come si vuol far credere, non so fino a che punto in buona fede - "prolungare la sofferenza". E' in realtà volto al mantenimento del benessere e all'allontanamento della sofferenza.
Il non saper distiguere ed immaginare, da parte di molti autorevoli commentatori sui giornali, le differenze fra una condizione tipo Eluana, e quella di una persona affetta da una malattia vorace, e mantenuta in vita sofferente da macchine, tubi, tracheotomie, non è indice di sensibilità e/o di onestà intellettuale da parte loro.
x Dario Romeo:
OK, direi che siamo d'accordo sul fatto che la scienza di per sé non ha nulla da dire sull'argomento, e sull'autodeterminazione al riguardo.
Una volta fatto questo passo, il "chi decide" direi che diventa quasi un particolare tecnico.
Direi
- in primo luogo l'interessato,
- in secondo luogo le volontà dell'interessato espresse preventivamente (esattamente come quelle relative al luogo di inumazione, alla eventuale cremazione, auspicabilmente alla sospensione crionica in punto di morte, etc.),
- in terzo luogo, cioè ove sia impossibile ricorrere agli altri due criteri, la volontà di chi è chiamato a rappresentare l'incapace, ed in base alla ricostruzione per quanto possibile tanto dei suoi "interessi" che delle sue eventuali posizioni al riguardo di quand'era in grado di intendere e di volere.
Tale processo ha inevitabilmente un margine di arbitrarietà, ma non mi sembra che vi siano alternative, ed è ben possibile sottoporlo a tutti i controlli, integrazioni e prevenzioni di conflitti di interesse che sono già noti nella pratica relativa alla rappresentanza degli incapaci.
x Biz:
Non credo che per evitare le zampe da una formica o di far morire di sete una pianta o di fare scosse elettriche ad un cadavere qualcuno di noi davvero si chieda se la formica o la pianta o il cadavere "soffrano".
Sono semplicemente procedimenti che urtano la nostra empatia naturale, così che la procedura di far cessare le funzioni vitali indesiderate tramite deperimento e disidratazione, anziché un qualsiasi altro metodo più rapido, semplice e non grottesco, rappresenta *comunque* un esito come al solito barbarico delle ipocrisie "umaniste", "naturiste" e "provvidenzialiste" da cui siamo afflitti.
Stefano, sono d'accordo.
Ed è appunto per questo che, in questa circostanza, i tifosi della sentenza di morte per disidratazione (e guai a chi osava aprire bocca) li ho trovati particolarmente repellenti, e mi hanno quasi reso simpatico persino Berlusconi.
Ed ancora, continuano a pontificare senza ritegno e dare patentini di "sciacalli" ed altro a destra e manca. Disumani, privi di qualsiasi cosa che assomigli alla "empatia" di cui parli.
Comunque, credo che il piano ideologico vada messo sottotono.
Jannacci, anche da medico (e non religioso), nei giorni scorsi ha rilasciato una intervista di grande buon senso.
Ne riporto un brano
"Non staccherei mai una spina e mai sospenderei l'alimentazione a un paziente: interrompere una vita è allucinante e bestiale».
D: È un discorso che vale anche nei confronti di chi ha trascorso diciassette anni in stato vegetativo?
R: «Sono tanti, lo so, ma valgono per noi, e non sappiamo nulla di come sono vissuti da una persona in coma vigile. Nessuno può entrare nel loro sonno misterioso e dirci cosa sia davvero, perciò non è giusto misurarlo con il tempo dei nostri orologi. Ecco perché vale sempre la pena di aspettare: quando e se sarà il momento, le cellule del paziente moriranno da sole. (...)
D: Ma una volta che il cervello non reagisce più, l'attesa non rischia di essere inutile?
R«Piano, piano... inutile? Cervello morto? Si usano queste espressioni troppo alla leggera. Se si trattasse di mio figlio basterebbe un solo battito delle ciglia a farmelo sentire vivo. Non sopporterei l'idea di non potergli più stare accanto».
D: Sono considerazioni di un genitore o di un medico?
«Io da medico ragiono esattamente così: la vita è sempre importante, non soltanto quando è attraente ed emozionante, ma anche se si presenta inerme e indifesa. L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque. Decidere di interromperla in un ospedale non è come fare una tracheotomia...».
Io però NON sono d'accordo con la tesi di Jannacci secondo cui interrompere una vita è necessariamente "allucinante e bestiale".Talora lo è certamente di più prolungarla.
La mia vera contestazione è sull'idea che l'unico modo lecito di evitare di prolungarla consista in comportamenti che si pretendono puramente "omissivi".
Ad esempio, è pacificamente consentito al paziente rifiutare un amputazione che condiziona le sue possibilità di sopravvivenza. Davvero la scelta "etica" per il medico che si arresta di fronte a tale scelta è farlo morire di cancrena, magari nella speranza che "cambi idea sotto tortura"? Di che etica stiamo parlando?
Si, immaginavo tu non fossi d'accordo.
Facciamo allora finta di avere il potere e di dover noi fare la legge :-)
Un punto me lo concedi: la vita umana ha un valore. Io ti concedo non solo che non è esclusivo, ma anche che non è incondizionato.
Andiamo avanti, parliamo ora della volontà del soggetto. Tu dici è l'unico criterio. Io lo contesto in base alla prima concessione che mi hai fatto "in linea di massima e in genere, la vita ha un valore".
Se una volontà è contraria alla vita (specie quella altrui, ma anche alla propria), tale volontà non è accettabile come criterio.
Tu mi risponderai: dipende a che condizioni questa vita si prolunga. Se è un inutile prolungamento di una tortura ...
D'accordo.
Allora abbozzerei una risposta di questo genere.
Se l'intervento medico (a giudizio del medico) non fornisce più - allo stato delle conoscenze mediche - garanzia di guarigione; e le possibilità che rimangono sono o la sopravvivenza con sofferenza prolungata, o terapie improbabili e devastanti, allora decida il paziente che cosa fare: se lasciarsi morire con lenimenti al dolore e se necessario magari qualche "accelerante", o continuare.
Se il paziente non è più in grado d'intendere e di volere non valga però una volontà pregressa: perchè la volontà non può che essere attuale oltre che specifica, inutile negarselo. E allora, decida la famiglia (che oltretutto, è anche una fondamentale garante a che le condizioni di permanenza in vita siano adeguate).
Quindi, la volontà del soggetto è certamente cosa da tenere in considerazione, ma non in modo assoluto. Allo stesso modo, la permanenza in vita è considerata come valore primario, sebbene non assoluto e incondizionato.
Notare che, nello schema che ho proposto, non ci dovrebbe stare dentro Eluana Englaro: infatti non risulta che la sua permanenza in vita fosse sofferente.
In caso di dubbio, dovrebbe prevalere comunque la decisione di tenere in vita, nel miglior modo possibile.
Non vorrei mancare di "cavalleria", stanti le tue "reciproche" concessioni, ma non sono affatto sicuro di cosa voglia dire "la vita umana ha un valore" e se sono d'accordo.
Per esempio, è immorale decidere di avere un figlio in meno, riducendo così di una vita il totale generale? E' immorale praticare uno sport pericoloso, aumentando il rischio di perderne una?
In compenso, non giudico per niente la possibile scelta favorevole invece a "un inutile prolungamento di una tortura". In fondo, quando mi fai l'esempio in cui "l'intervento medico (a giudizio del medico) non fornisce più - allo stato delle conoscenze mediche - garanzia di guarigione" stai descrivendo una condizione che non è molto diversa da quella che ognuno di noi finisce per conoscere con l'invecchiamento, e che pure ben è compatibile con la scelta di tirare avanti malgrado la certezza di un peggioramento progressivo e di un esito fatale che - sino ad oggi - sono stati da considerare ineluttabili.
Ripeto il mio quesito ai "difensori della vita".
Il giorno che la scienza ci dicesse che congelando il nostro corpo lo si preservasse vivo per durata indefinita, sarebbe una difesa della vita o una forzatura delle leggi naturali?
E la chiesa (o voi) fareste manifestazioni e iniziative per difendere la ipotetica "vita" conservata sotto ghiaccio o che altro direste?
Il quesito è solo apparentemente paradossale, ed è invece pienamente pertinente.
La morte fa parte della vita.
Provo a continuare Stefano.
Mettiamo da parte per un attimo il "valore della vita".
Riguardo alla seconda tua obiezione, non puoi negare che esista, per ogni organismo, una condizione fisiologica, ed una patologica.
Il processo d'invecchiamento, e persino la morte per causa d'esso, son cose di fatto fisiologiche.
Se una persona si becca una malattia, però, esiste un fattore esterno tale da debilitare, patologicamente, questo processo.
Sarà anche vero che pur la malattia è "naturale", ecc. Ma naturalmente, l'istinto è di prolungare la vita più a lungo possibile (compresi provvedimenti atti a ritardare i processi d'invecchiamento).
Beh, naturalmente il discorso è lungo. Capisco anche che volendo è interminabile, perchè "filosoficamente" possono essere compiute osservazioni limite tali da dimostrare tutto e il contrario di tutto.
Ma il procedimento giusto, dovrebbe essere quello di considerare una media abbastanza ragionevole valida, e considerare osservazioni e casi limite in un momento successivo, non come elementi fondanti. Perchè così facendo, si fa saltare qualsiasi costruzione logica.
Il nichilismo è di moda, ed è anche l'unica "soluzione" fuori da una visione religiosa.
Ma la sua incapacità di non negare vorrà pure dire qualcosa contro di esso.
Un'altra cosa di cui mi sono accorto Stefano.
Le tue domande "è morale ..." non hanno pertinenza con il valore della vita. La vita ha valore a prescindere dalla morale. Senza vita non esiste nulla, figuriamoci la morale.
Non so se un figlio non nato sia immorale. So che ogni mio figlio nato è un bene; non solo mio o suo, ma in sè. Lo sento. Il resto non ha importanza; che sia malthusianamente immorale, o cattolicamente immorale, è del tutto irrilevante.
Così, ci sarà un momento in cui mio figlio morirà (spero, fisiologicamente, dopo di me); e questo avverrà, anche, per bene. Affinchè, chiuso il suo ciclo di vita sulla terra, se ne aprano altri.
Ma io farei di tutto per salvarlo dalla morte. Ed anche questo, è un bene. E' scritto, dentro di me.
Oggi non volevo intervenire.
Sarebbe stato elegante, oltre che gentile da parte degli amici, visto che sono ospiti, associarsi (come hanno fatto alcuni in privato), evitando qualsiasi commento pubblico e sollecitazione.
Solo alcune osservazioni.
1) Non esistono su questa Terra riposte definitive ai problemi della vita e della morte (anche quella della Chiesa è "una" posizione tra le altre). Di qui l'inutilità di rispondere al quesiti fantascientifici.
2) Si può solo discutere della ricaduta sociale delle varie posizioni "terrene" intorno alle risposte non definitive al punto 1). Cosa che qui che non è stata affrontata da nessuno. Vi sieti incartati tutti sui massimi sistemi. Anche con una certa eleganza (colgo l'occasione per segnalare che Stefano Vaj, oltre che noto avvocato civilista, studioso di biopolitica, è docente a Padova di diritto delle nuove tecnologie). Problemi per i quali, almeno su questa Terra, non c'è risposta. Ognuno ha la sua. Di qui, ripeto, "l'incartamento". Ecco una aspetto interessante da indagare sociologicamente - qui ignorato - è quello della ricaduta sociale del relativismo. Se tutti hanno ragione chi decide politicamente?
3) Nel mio post mi ero limitato a mettere in luce le contraddizioni racchiuse nel post di Genna. Tutto qui. Il quale si è ben guardato dal rispondere. E dal momento che il sottoscritto quando dice una cosa "pesca" subito nel sua memoria di studioso. E dunque non deve documentarsi, almeno per scrivere un post, Genna è fuori tempo massimo.
4) Ho detto che la tecnica non è neutrale nelle sue traduzioni socioculturali. Di qui le contraddizioni di Genna, che la critica o la accetta, secondo convenienza. Leggete con attenzione il mio post.
5) Non difendo la vita, come non difendo morte, né la Chiesa Cattolica. Ma studio i meccanismi sociali senza guardare in faccia a nessuno. Quindi non mi mettete in bocca cose che nel post su Genna non ho detto.
6) Barbara, grazie per il tempo che mi hai dedicato. Ma rassegnati, chi dice società dice gerarchia. E ci siano capiti, carissima. Un abbraccio.
Dunque, no, da buon transumanista non faccio alcuna differenza di "naturalità" tra l'invecchiamento e la malattia, così che non vi alcuna ragione per considerare i due fenomeni in modo diverso. Del resto, nessuno muore davvero di "vecchiaia", ma sempre di una patologia precisa.
Quanto alle domande "è morale?", puoi anche rileggerle come "ha valore?".
Ora, se dubito molto dell'esistenza di valori "in sé", io penso tanto che sia impossibile pensare ed agire se non a partire da qualche tipo di scelta di valore, quanto che tale scelta debba essere coerente anche e proprio nei casi limite.
Oops. Scusami, ma non sono mai passato dalla home page, e non mi sono neppure accorto della presenza dell'ultimo post e della relativa "giornata di silenzio", così che per me restava aperto il dibattito sul penultimo.
Grazie Stefano.
Ma ormai l'"incantesimo" si è rotto.
Quindi il dibattito può continuare.
Quel che dici su qualche "tipo di scelta di valore", da cui partire è realistico e sociologicamente interessante.
Ma basterà la tecnica giuridica (oltre quella "sovrumanista") per "ammaestrare" socialmente la vita e la morte, come si evince da una delle tue risposte a Biz?
Chiedendo scusa al padrone di casa, io sono contrario ai minuti di silenzio figurarsi ai giorni...non ho capito bene alcune cose; la tecnica di cui si parla che cosa sarebbe? Se si intende la Tecnica come realtà oggettivata del mondo moderno, allora le connessioni messianiche e titaniche fra Scienza e Chiesa possono sussistere, poichè come tutte le Istituzioni essa è qui e ora;ma se si parla di tecnica in senso di tecnologia(come credo faccia Carlo), allora tutto è tecnica, ogni mezzo è tecnica, pure il sondino che, perdonate il triste paradosso, è risultato un mero comfort per una creatura fino a ieri sera perfettamente in grado di deglutire.
Caro Lucius,
Mi fa specie che tu sia un brillante studente di sociologia, perché non hai capito che il mio post su Genna riguardava non tanto il problema del rapporto tra chiesa, scienza e tecnica, quanto quello di come gestire la tecnica, come seconda natura artificiale, all’interno di una società relativista, come la nostra.
Perché il punto è questo: il cattolico invoca Dio, il laico il Progresso e i Diritti dell’Individuo, Genna la confusione che ha in testa, l’amico professor Vaj la tecnica giuridica e il Sovrumanismo, Cloro, il Socialismo Umanitario eccetera. Ma come mettere d’accordo politicamente in termini di istituzioni condivise tutte queste posizioni? Come trovare una sintesi pluralistica,?
Perché credo, e con vero dolore (il giorno di silenzio caro Lucius non è un mio capriccio…) che Eluana, per come è morta, sia stata vittima di un relativismo sciatto, incapace di decidere politicamente, salvo risse finali. Di qui il ruolo sostitutivo della magistratura, con tutti i limiti del caso, eccetera.
'Ma basterà la tecnica giuridica (oltre quella "sovrumanista") per "ammaestrare" socialmente la vita e la morte, come si evince da una delle tue risposte a Biz?'
Non credo certo che queste cose possano essere "ammaestrate".
Credo semplicemente che andrà sempre più determinandosi uno scontro tra chi ritiene di privilegiare l'autodeterminazione (individuale *e* collettiva) e chi invece rifiuta in generale ogni tentazione faustiana, non tanto e non solo come sua irrilevante scelta individuale, ma in termini di spinta verso il proibizionismo culturale e giuridico.
A questo riguardo non c'è veramente da discutere di una ragione o di un torto, c'è solo da constatare la coerenza o la serietà con cui una posizione o l'altra viene sostenuta, e quanto chi le sostiene ha il coraggio di andare sino in fondo su quello che dice.
Il secondo schieramento è attualmente perdente a mio avviso per due ragioni:
- la prima, che ha un atteggiamento puramente difensivo e teso più ad accreditare distinzioni di lana caprima e formalismi giuridici che ad affrontare discussioni di fondo;
- la seconda, che è solo il secondo schieramento, foss'anche ipoteticamente minoritario, ad essere oggi capace di esprimere una reale mobilitazione di massa (cfr. il referendum sulla procreazione assistita, in cui chi non era interessato all'introduzione di norme proibizioniste non è andato a votare, chi invece le voleva... neppure).
Infine, nel sistema politico attuale i pochi o tanti fautori del proibizionismo detengono un potere di coalizione che non può essere ignorato da nessun cartello politico, e che ben giustifica la loro sovraesposizione politica e mediatica. Persino il riflesso primario e il richiamo della foresta dell'antiberlusconismo sono in difficoltà di fronte a questi temi...
"Ammaestrate" da un punto di vista sociale, attraverso istituzioni.
Ad esempio la religione (sia politeista che monoteista), come istituzione, si è sempre distinta, come tentativo sociale di rispondere al problema della vita e della morte (Julien Freund).
Ora, questa battaglia, semplificando, tra proibizionisti e faustiani, dovrà pure in qualche modo tentare di rispondere, soprattuto da parte dei faustiani, a problemi eterni (a meno che non si ritenga con la tecnica di vincere la vita e la morte, sopprimendo la questione religiosa, andando oltre le pur rosee previsioni di Auguste Comte).
E in che modo? Una religione e mi riferisco anche alla tradizione politeista ha bisogno dei suoi tabù (anche se elimini il trascendente resta il bisogno di sacro). E come conciliare antiproibizionismo faustiano e interdizioni rituali... Se non attraverso nuove istituzioni sociali. Ma quali? Ecco tornare, magari dopo essersi liberati del cristianesimo :-) il problema del relativismo (Max Weber), non sempre gestibile politicamente (Carl Schmitt ).
Scusami Stefano forse corro troppo e affastello concetti. Ma quel che dici e scrivi è sempre così stimolante...
Un tabù potrebbe essere ad esempio quello contro le ingerenze gratuite nelle altrui questioni di vita e morte nel puro tentativo, in certo modo contraddittorio, di difendere disegni provvidenziali... :-)
L'autodeterminazione si esprime certo - anzi, soprattutto - nella produzione di norme culturali.
Ma la questione è che il contenuto di queste ultime non è indifferente. E la mia posizione non è certo quella velleitaria di abolire queste ultime, ma di ripensare profondamente gli ambiti di rispettiva applicazione delle categorie del *proibito*, del *lecito* e dell'*obbligatorio*, talora in netta opposizione all'opinione oggi dominante.
Grazie della risposta Stefano.
E soprattutto per aver "movimentato", con finezza, i commenti di oggi. A dire vero, ben stimolato da quell'eccellente "ragionatore" di Guido (Biz).
Bè. Auguro la buonanotte a tutti, E.E. compresa.
Prima di tutto mi scuso con Carlo, ma anche io mi sono collegato senza passare dalla home page. Tra l'altro proprio perché da tanti giorni avevo voglia di commentare, ma quasi per reazione al bailame mediatico avevo scelto il silenzio, e oggi dopo che si è arrivati all'epilogo ho deciso di dire la mia... Che dire, decisamente la mia tempistica non è stata felice, ma spero che non mi giudicherai troppo male per questo. Scusa ancora.
Avete aggiunto comunque tanta altra carne al fuoco e mi è difficle riprendere il filo del discorso.
Rispetto quello che ha detto Carlo nel suo primo post chiarisco un paio di punti:
- Nel dire che le questioni riguardanti la vita e la morte sono di ordine filosofico, etico, religioso, ovviamente ho ben presente che non esiste una risposta certa e definitiva. Nel momento in cui però una posizione avanza una pretesa di veridicità assoluta appellandosi motivazioni di ordine tecnico-scientifico, cade per me in contraddizione, dal momento che la scienza e la tecnica non hanno a rigor di logica nulla da dire sul senso della vita e della morte. Certo, esiste poi anche un'ideologia di tipo scientista e tecnocratico, come negarlo? Il punto è che i suoi sostenitori amano presentarla come la "Verità", contrapposta alle "ideologie" di chi si appella a filososfia, religione, etica ecc. E qui sta secondo me la loro disonestà intellettuale
- Ammesso che entro una certa misura si possa applicare il principio dell'autodeterminazione (penso al testamento biologico) cosa accade quando bisogna delegare ad altri la decisione? Chi decide e in base a che cosa? E qui rispondo anche a Stefano: secondo me c'è un salto fondamentale tra la mia scelta e quella di qualcuno altro che decide per me (sia esso mia moglie, mio padre, lo stato, un magistrato...)
Penso che questo interrogativo si possa riallacciare a quanto sollevato da Carlo circa il problema della ricaduta sociale del relativismo: chi decide politicamente?
Dario Romeo
Scusa Carlo, hai ragione ad aver notato la mia incoerenza nel fare silenzio da me e nel venire a parlare qua.
Ma non ho resistito.
I temi che avevi proposto erano stimolanti. E devo dire che effettivamente trovavo affascinante discutere con Stefano Vaj. Probabilmente perchè non individuavo (e non individuo :-) i confini del suo pensiero; mai banale.
Invece io, grazie per il ragionatore, ma mi rassegno, in questo campo, a cercare di ricondurre ad analogie con la morale tradizionale.
Temo la meccanica sull'uomo, temo la burocrazia, i vincoli impazziti e infine incoerenti che una società complessa e molteplice impone. Sono convinto che si debba tornare ad una maggiore semplicità e accettazione del destino.
Compreso il dolore, e la morte.
Mentre oggi spesso si cerca la morte quando ci spetta la vita, e si cerca la vita quando ci spetta la morte.
In base ad una astratto diritto di autodeterminazione, che sempre, nei fatti, rimarrà frustrato.
Solo una piccola replica a Stefano, spero sia ancora in ascolto.
1) Ammetterai pero che ci sia una differenza di senso fra una malattia di "disfuzione" anticipata rispetto ai tempi modali (modale nel senso statistico) del loro corretto funzionamento, e la malattia di obsolescenza, ossia entro il tempo modale organico. (la seconda rientra pienamente "nell'ordine delle cose", la prima appare, se non fuori da esso, quantomeno anomalo)
Non sapevo fossi un trasumanista (ho sentito questo termine ma non so che significhie per la verità), ma mi sarei aspettato invece che replicassi che il mio discorso di fatto legittimi il "ricambio dei pezzi" con ricorso a staminali ecc.
In realtà, non ci credo: ogni organismo non è una semplice sommatoria di pezzi.
2) morale-valore. Ho sempre più la sensazione che la morale sia un "fossile", magari utile convenzionalmente nella società, di un pensiero totale, religioso. Che nel suo spostarsi, più che morire, lascia questo fossile.
In altri termini, la morale sta solo nel cervello. Ma un pensiero totale, sta, e risiede soprattutto, "nel cuore" (infatti è vitale più d'ogni altra cosa, e fonte di vita). La sua morale è implicita e chiara, non ha bisogno di "regole morali" esterne.
Capisco che non si possa fare questo discorso "etsi Deus non daretur", quindi non è "scientifico". Ma non ci posso far niente.
3) Questo è un punto credo molto importante, determinante. Tu scrivi
"io penso tanto che sia impossibile pensare ed agire se non a partire da qualche tipo di scelta di valore, quanto che tale scelta debba essere coerente anche e proprio nei casi limite"
Devi rassegnarti, felicemente (perchè è una felicissima rassegnazione) al fatto che ciò sia impossibile.
Il mondo, l'universo, è sempre più grande di noi. Noi non possiamo interamente comprenderlo. Quindi, non possiamo nemmeno determinare aprioristicamente una scelta, un principio di pensiero, che non possa andare in tilt.
E' da 3000 anni che qualcuno ci prova. Specie dopo Hegel, mi pare, ci han provato in tanti.
Il male che hanno fatto si può, volendo, calcolare in milioni di morti, ma naturalmente questo è solo l'aspetto più superficiale del male arrecato da questa errata presunzione. Anche una religiosità sbagliata può portare a questi risultati.
Noi possiamo solo regolare il medio ed il ragionevole. Ma ci sono tante cose che sono oltre quei limiti, e li, dobbiamo arrenderci alla nostra piccolezza nell'universo.
Ma questo è l'imprevisto, il magico, della vita. Non è meraviglioso? :-)
Non preoccuparti Dario, anzi grazie per le acute precisazioni. Di cui prendo nota.
Grazie anche a te Biz.
Credo che il dibattito prosegua (aiuto! aiuto!) "sotto" il post di oggi.
Grazie ancora per la costanza!
Carlo
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