La sconfitta del centrosinistra in Sardegna: vittoria della democrazia? No del Bonapartismo.
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La dura sconfitta del centrosinistra in Sardegna (la distanza tra i due candidati al momento è intorno all’8 per cento; (http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/elezioni-sardegna/capellacci-governatore/capellacci-governatore.html) spinge a fare una riflessione sul carisma bonapartistico di Berlusconi.
Partendo proprio da una sua dichiarazione a caldo: in queste elezioni “ci ho messo la faccia (…) non potevo perdere...". Queste parole, che non vanno liquidate come buffonesche, rivelano, meglio di tante altre, la natura bonapartistica del berlusconismo e il segreto dei suoi successi elettoriali. Ci spieghiamo meglio.
Innanzi tutto che cos’è il Bonapartismo? Per scoprirlo si dovrebbe rileggere un classico delle scienze sociali e politiche. Quale? Roberto Michels, La sociologia del partito politico nella democrazia moderna, uscito quasi cento anni fa, riedito dal Mulino nel 1966 (con introduzione di un altro “gigante politologico” , Juan J. Linz), esaurito da più di trent'anni e mai più ristampato dalla casa editrice bolognese. E non si capisce perché. Ma questa è un'altra storia.
Il libro racchiude, come pietra preziosa, incastonata in una collana già di grandissimo valore, un capitolo sull’ideologia bonapartistica (pp. 293-305).
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La dura sconfitta del centrosinistra in Sardegna (la distanza tra i due candidati al momento è intorno all’8 per cento; (http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/elezioni-sardegna/capellacci-governatore/capellacci-governatore.html) spinge a fare una riflessione sul carisma bonapartistico di Berlusconi.
Partendo proprio da una sua dichiarazione a caldo: in queste elezioni “ci ho messo la faccia (…) non potevo perdere...". Queste parole, che non vanno liquidate come buffonesche, rivelano, meglio di tante altre, la natura bonapartistica del berlusconismo e il segreto dei suoi successi elettoriali. Ci spieghiamo meglio.
Innanzi tutto che cos’è il Bonapartismo? Per scoprirlo si dovrebbe rileggere un classico delle scienze sociali e politiche. Quale? Roberto Michels, La sociologia del partito politico nella democrazia moderna, uscito quasi cento anni fa, riedito dal Mulino nel 1966 (con introduzione di un altro “gigante politologico” , Juan J. Linz), esaurito da più di trent'anni e mai più ristampato dalla casa editrice bolognese. E non si capisce perché. Ma questa è un'altra storia.
Il libro racchiude, come pietra preziosa, incastonata in una collana già di grandissimo valore, un capitolo sull’ideologia bonapartistica (pp. 293-305).
Ora, noi non siamo i primi a parlare del Bonapartismo di Berlusconi, ma desideriamo discuterne in altri termini, e sicuramente non nella chiave giornalistica dei soliti alti e bassi del ciclo elettorale italiano. Vogliamo andare più a fondo, oltre le stesse elezioni sarde. Ed esaminarlo come forma di legittimazione democratica. I cui limiti dovrebbero far riflettere onestamente, pur non respingendolo, sull'ambigua natura del moderno concetto di sovranità popolare. Per ragioni di spazio, diamo qui per scontata da parte del lettore la conoscenza della genesi storica del Bonapartismo.
Scrive Michels:
Scrive Michels:
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“Il Bonapartismo riconosce la volontà popolare in modo tanto illimitato da concederle perfino il diritto al suicidio. Il principio della sovranità popolare ha la sua completa esplicazione nel diritto di abolire se stessa (…) Il Bonapartismo è la teorizzazione della volontà individuale, scaturita in origine dalla volontà collettiva, ma emancipata col tempo per diventare a sua volta sovrana: la sua genesi democratica la protegge dai pericoli che potrebbero derivare dal suo presente antidemocratico. Nel Bonapartismo il governo del Cesare diventa (…) un organo regolare della sovranità popolare” ( pp. 294-295).
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Il che implica quattro conseguenze.
In primo luogo, che il Bonapartismo, è una forma di legittimazione democratica e moderna, legata alla sovranità popolare, che non ha nulla a che vedere con le forme di legittimazione premoderne, legate alla sovranità di un principe, al quale tutti dovevano obbedire “perché ciò avrebbe significato peccare contro Dio” (p. 300). Di qui il rischio di un suo uso intensivo da parte di quei leader democratici, con propensioni autoritarie. E qui, sia detto per inciso, il problema non riguarda solo Berlusconi e comunque esula dal sistema politico italiano.
In secondo luogo, come è ovvio, il Bonapartismo ha necessità di un Cesare. Un uomo capace di mescolare nella sua persona, con abilità, “le due forme contrastanti (…) della democrazia e dell’autocrazia” (p. 296).
In terzo luogo, il Bonapartismo è gradito alle masse democratiche perché le fa sentire importanti. Nota Michels:
In primo luogo, che il Bonapartismo, è una forma di legittimazione democratica e moderna, legata alla sovranità popolare, che non ha nulla a che vedere con le forme di legittimazione premoderne, legate alla sovranità di un principe, al quale tutti dovevano obbedire “perché ciò avrebbe significato peccare contro Dio” (p. 300). Di qui il rischio di un suo uso intensivo da parte di quei leader democratici, con propensioni autoritarie. E qui, sia detto per inciso, il problema non riguarda solo Berlusconi e comunque esula dal sistema politico italiano.
In secondo luogo, come è ovvio, il Bonapartismo ha necessità di un Cesare. Un uomo capace di mescolare nella sua persona, con abilità, “le due forme contrastanti (…) della democrazia e dell’autocrazia” (p. 296).
In terzo luogo, il Bonapartismo è gradito alle masse democratiche perché le fa sentire importanti. Nota Michels:
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“Il Bonapartismo ha sempre buone probabilità di successi presso folle imbevute di sentimenti democratici perché lascia l’illusione di rimanere padroni dei propri padroni; e tramite la procedura della delegazione da parte di vaste masse popolari, dà inoltre a questa illusione un’apparenza giuridica, cosa molto gradita alle masse che lottano per il loro ‘diritto’ (p. 299).
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In quarto luogo, il Bonapartismo alimenta nell’elettorato il mito della sua revocabilità ( nel senso della revoca del Bonaparte di turno al potere). Osserva Michels:
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“Il conferimento del mandato e la conseguente rinuncia ai propri poteri da parte del popolo, ha il carattere di un processo naturale nato da un atto consapevole della volontà popolare e non da quel metafisico aiuto divino cui si appella l’odiata monarchia ereditaria e legittima. Il capo prescelto sembra essere stato eletto al suo posto da un atto di spontanea volontà, anzi di arbitrio delle masse, ed è apparentemente una loro creatura. Questo pensiero lusinga l’amor proprio di ogni singolo elettore, che si dice: ‘ Quello non sarebbe diventato ciò che è diventato, se non lo avessi fatto io’, ‘Quello l’ho eletto io!’ “ (p. 299).
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Adesso, dovrebbe essere chiaro perché Berlusconi “ci ha messo la faccia” anche nelle elezioni in Sardegna e perché continui a prendere valanghe di voti...
Al di là dell'inevitabile fascino della ricchezza e del successo, della controversa forza dei media, dell’ ”egoismo-populismo” degli italiani (come scrivono alcuni), del malgoverno del centrosinistra (come scrivono altri), l’elettore medio che vota per lui, crede che Berlusconi - il vero il nodo è qui - sia una sua creatura e che il suo potere possa sempre essere revocato.
Il che per il momento è vero, ma sarebbe bene che gli italiani non tirassero troppo la corda.
Al di là dell'inevitabile fascino della ricchezza e del successo, della controversa forza dei media, dell’ ”egoismo-populismo” degli italiani (come scrivono alcuni), del malgoverno del centrosinistra (come scrivono altri), l’elettore medio che vota per lui, crede che Berlusconi - il vero il nodo è qui - sia una sua creatura e che il suo potere possa sempre essere revocato.
Il che per il momento è vero, ma sarebbe bene che gli italiani non tirassero troppo la corda.
14 commenti:
Condivido l'analisi del "bonapartismo" berlusconiano, aggiungendo un paio di cose.
Credo che nella mia sfortunata regione si replichi un "meccanismo" già visto.
Alias la Sindrome di Stoccolma.
La Sindrome, che investe allo stesso modo vittima e carnefice, insorge solo in caso di vessazioni prolungate e la probabilità di svilupparla aumenta proporzionalmente al grado di dipendenza del sequestrato dal sequestratore: è più facile cioè che insorga in quelle circostanze nelle quali la vittima percepisce che la propria sopravvivenza è legata al proprio aguzzino, mentre di contro questa potrebbe percepire come ben più pericoloso per la propria incolumità un intervento della polizia. Non a caso gli ostaggi svedesi del 1973 dichiararono di aver temuto più la polizia dei rapitori.
Paradossale?
No, questa è una aberrante "normalità" italiana.
Questo per quanto riguarda i "votanti".
Se poi analizziamo anche il voto nello specifico ci accorgiamo immediatamente di due cose.
Le "schede nulle" sono il terzo partito, e l'astensione ha raggiunto un terzo dell'elettorato.
Direi che esiste la piena conferma del totale scollamento tra i cittadini e le classe politica.
Oramai le elezioni vengono decise tramite la cooptazione di tipo mafioso di un settore specifico della popolazione all'interno di una rete di favoritismi. A spese del bilancio pubblico e senza alcun meccanismo di controllo. Un po' come i meccanismi di presa del potere dei signorotti medievali.
La "democrazia", come già ampiamente espresso, è in Italia come in Sardegna, semplicemente un lontano ricordo.
Caro Carlo,
obiettivamente se Berlusconi continua a vincere dappertutto è anche perché a molti italiani piace e, ormai, il berlusconismo fa parte della cultura della nostra nazione, anche se mi permetto di osservare che non appartenga né a te né a me né ad altri. Indubbiamente, il fatto che a prevalere sia il bipolarismo è chiaro sintomo di carenza culturale del popolo. Rifettero' sulle tue osservazioni sul Bonapartismo, che vanno rilette attentamente. Arrivati a questo punto, faccio questa conclusione: è meglio o no un governo legittimato dall'alto e non dal basso?
Cari saluti
Roberto M (studente sardo non tornato a votare)
Dimenticavo: condivido al massimo la tua ultima frase: gli italiani stanno tirando troppo la corda!
Vale
RM
Mi causa qualche perplessità l'accostamento della figura di Berlusconi a grandi personaggi storici, quali Giulio Cesare e Napoleone Bonaparte.
Berlusconi non ha certo le qualità e le caratteristiche per poter stare al livello dei predetti.
Prodotto di un sapiente marketing elettorale che sfrutta i più bassi istinti degli italiani, coperto di cerone più della mummia di Lenin ma con molta minore dignità storica e politica, tale da sembrare ormai un personaggio da cartoon, una sorta di Roger Rabbit vagamente umano, più che un uomo in carne ed ossa, il nostro, nelle passate autocelebrazioni ha cercato di accostare il suo nome a quello di un Alcide De Gasperi, provocando persino le proteste dei familiari dello statista trentino …
Definitosi “miracolo che cammina”, in quanto oltre ad aver sconfitto i comunisti – spauracchio che un tempo agitava spesso – e salvato la patria da chissà quali derive, ha sconfitto anche il cancro, è stato presidente-operaio per esigenze di scena e di consenso, e “uno di voi” davanti alla platea confindustriale e ai rappresentati dell’industria decotta nazionale.
Aduso a infondere irragionevole ottimismo davanti al baratro del default, a sorridere di continuo come se fosse una sorta di maschera teatral-mediatica, nata dalla degenerazione nel tubo catodico della commedia dell’arte, ostenta in modo volgare e insopportabile il suo “raggiungimento del successo”, la sua ricchezza materiale cumulata al traino della peggior politica craxiana, quella dell’ottimismo della volontà, della Milano da bere, della dazione ambientale e delle saccocce piene di denaro … altrui.
Nelle sue uscite pubbliche e – quello che è peggio – internazionali, le gaffes non si contano più: dall’eurodeputato social democratico Schultz, accusato di essere un kapò di hitleriana memoria, al cucù fatto ad Angela Merkel in quel di Trieste e al “bello, alto e abbronzato” rivolto al neo presidente USA da Mosca, ospite del duo Putin-Medvedev non certo troppo gradito dagli americani.
Berlusconi è simile ad un ologramma mal riuscito con tendenza a diventare grottesco, che talvolta sfugge al controllo dei suoi creatori e provoca danni d’immagine e diplomatici.
Ha mostrato di essere disponibile a sfruttare la sofferenza altrui – caso Englaro – e di fare concessioni quali DDL sicurezza e federalismo fiscale ai peggiori tribalisti – segnatamente la Lega Nord – pur di consolidare il suo miserando potere.
Inoltre, se la comicità spesso è involontaria, non certo voluta da chi suscita generale ilarità, per Berlusconi, al contrario e come scrisse il poeta Giovanni Giudici [se non ricordo male, cito a braccio] “tragico suo malgrado è il solo possibile esito della commedia”, in quanto le sue battute ben poco divertenti provocano regolarmente effetti negativi, inutili polemiche e non di rado consulti diplomatici.
Il problema è il seguente: chi e quali interessi si muovono dietro questo ologramma scadente, che sembra aver conquistato il popolino nel clima confuso di Finis Italie?
Cordiali saluti
Eugenio Orso
P.S.: è utile precisare, a questo punto, che non sono certo un fan di Berlusconi?
Trovo molto interessante ed azzeccata, al di là della contingenza berlusconiana, l'osservazione di Michels secondo cui il bonapartismo alimenta nell’elettorato il mito della sua revocabilità.
In effetti, questa, sancita dal costante ricorso bonapartista al plebiscito (reale o virtuale) contrasta non solo con la fondazione metafisica ed indisponibile del legittimismo, ma anche con la percezione di inamovibilità, autoreferenzialità, autoselezione per cooptazione della "classe politica" moschiana complessivamente intesa, di cui il capo bonapartista si trova per lo più ad essere al tempo stesso espressione ma anche in certa misura antagonista.
Questo fenomeno naturalmente finisce per essere enfatizzato quando la politica politicante cessa di essere il luogo dello scontro "politico* in senso schmittiano ma diventa al più quello della concorrenza tra comitati d'affari denotati da una precipitazione delle convergenze ideologiche nell'ambito di una sostanziale solidarietà di categoria.
Davvero interessanti le analisi di Carlo e, almeno per me, assolutamente condivisibili.
Il commento di Luca Loi, cui sono accomunato nella sfortuna, ha mostrato le difficoltà di uscire dall'impasse e la quasi impossibilità attuale di un'alternativa credibile.
A questo punto sorge la domanda: con quali modalità si può smontare il giocattolo bonapartista?
Se Carlo fosse il consigliere unico di un futuribile partito di opposizione, quale decalogo proporrebbe?
Il problema di come si esce dal bonapartismo purtroppo non è piu' nei termini nè della decisione politica e nemmeno nelle "corde" degli italiani.
In brevi termini, l'Italia è diventata il laboratorio politico (insieme alla Russia) per quanto concerne le nuove forme del totalitarismo del XXI secolo.
Chi smonta il giocattolo?
La crisi sistemica? La povertà diffusa? Una qualche forma di opposizione?
Forse niente di tutto questo.
Qualcuno che corre verso un baratro prima correrà piu' rapido e si sentirà piu' leggero, poi solo alla fine si accorgera' che non riesce piu' a controllare la discesa. E alla fine precipiterà.
E in un Italia dove ha totalmente perso senso qualsiasi riferimento ad un progetto "collettivo" di nazione o di ordinamento, ma siamo alla lotta di tutti contro tutti, il conflitto a "bassa intensità" che la solita Cassandra che qui scrive previde e profetizzo gia' diversi anni fa, diventerà semplicemente il punto di riferimento sul quale basare anche le lotte di potere. E l'Italia repubblicana attuale o perlomeno l'ordinamento "classico" al quale siamo abituati o affezionati non credo abbia alcunche' futuro come punto di riferimento o regolatore della società. E' probabile che in un certo senso Bossi abbia visto giusto. Ma non ne vedrà, nè potrà goderne alcun frutto, ne verrà travolto insieme al resto delle macerie. Ed è puerile pensare peraltro che una volta morto Berlusconi che la struttura che oggi lo circonda e lo sorregga possa "cambiare pelle". Non lo farà. E il suo successore, chiunque esso sia seguirà in tutto se non in peggio la filosofia distruttrice che pervade l'attuale "politica".
Si dice che a volte gli uomini come i lemmings si avviano tutti insieme al suicidio per ragioni ignote.
E' difficile spiegare il tramonto di un qualcosa come era difficile spiegare la decadenza dell'impero romano e come fosse possibile che gli uomini preferissero al diritto romano lo spadroneggiare senza legge dei barbari. Semplicemente, per usare le parole di Frigerio su Weimar, una repubblica priva di consenso, o comunque accettata da tutti con riserva, è giocoforza destinata a seppellire se' stessa.
A mio sommesso avviso, il problema non è soltanto il supposto, irresistibile "carisma" del cavaliere, novello Cesare-Bonaparte secondo Gambescia, ma anche la maggioranza degli italiani, condizionati ad arte e rimbecilliti da anni di trash-TV, dalla disinformazione praticata dai media di sistema, nonché dalla trimurti mediatica dell'intontimento di massa: Nazionale - Milan - Ferrari.
Lo scadere dell'elemento umano, da italico a itoliota ignorante e obnubilato [i grotteschi selvaggi con telefonino di Maurizio Blondet] ha aiutato molto l'instaurazione del "bonapartismo" berlusconiano.
E'certo che un rozzo consumatore-produttore si è progressivamente sostituito al cittadino, rimpiazzando la coscienza sociale con l'egoismo, l'amor patrio con forme di tribalismo, la volontà di migliorare culturalmente e di apprendere con la smania di possedere beni e oggetti inutili, molti dei quali non prodotti in Italia.
Il problema è anche che la crisi non è giunta al culmine e le sue previdibili asprezze sono per ora mitigate dai patrimoni residui delle famiglie, che consentono di tirare avanti ancora un po', di supportare i figli precari e senza futuro, e dalla sopravvivenza di qualche ammortizzatore sociale [cassa integrazione ordinaria e straordinaria, non penso alla ridicola social card tremontiana].
Quando la crisi raggiungerà il culmine, ci sarà un brusco risveglio di massa e ci si renderà conto che questo sistema - bonapartista o liberaldemocratico che sia - è irriformabile e va abbattuto ...
L'Italia non è la Russia di Putin e, per quanto riguarda un possibile parallelo fra la nostra attuale situazione e la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, ricordo che noi i barbari li abbiamo in casa ...
Cordialmente
Eugenio Orso
Grazie a tutti per gli stimolanti commenti.
Devo dire che non ho paragonato Berlusconi a Napoleone I o III, ma ho semplicemente, grazie alla categoria del bonapartismo, evidenziato i limiti della sovranità democratica (ogni forma di sovranità ha i suoi limiti...) E, diciamo così, per incidens, applicato la categoria a Berlusconi.
Il soggetto del post è il bonapartismo, classicamente interpretato da Michels, visto che possiamo usarlo tuttora. E su questo vi invito a riflettere.
Sotto questo aspetto il senso del post è stato ben colto da Stefano e Roberto M. (studente sardo) perché entrambi si sono interrogati (e mi hanno interrogato) sulla questione politica della legittimazione popolare.
Quesito al quale non è facile rispondere. Molto dipende dalle circostanze storiche e dai nemici :-)
E, a dire il vero, è questione soprattutto soggettiva, di scelte ideologiche e politiche.
Un abbraccio a tutti,
Carlo
Caro Carlo,
condivido in toto la tua analisi. In fin dei conti non si tratta di paragonare Berlusconi a Cesare o Bonaparte, ma di leggere gli eventi in chiave contemporanea, e come tu stesso affermi Berlusconi afferma una volontà popolare (consumista e individualista) secondo i canoni di una democrazia moderna, svuotata del suo elemento partecipativo.
Da parre mia penso che Soru abbia anche fatto degli errori (su tutti la gestione dell'importazione dei rifiuti in Sardegna - ma doveva anche rimediare ad errori di altri, ora occultati e non risolti) ma pensare che i sardi preferiscano il candidato berlusconiano, di uno che "ci ha messo la faccia" e che vuole trasformare la Sardegna in uno scempio speculativo mi fa stare abbastanza male.
Di nuovo: alla faccia della metapolitica.
Ciao.
Claudio.
Grazie Claudio del commento.
Un abbraccio,
Carlo
Dear Mr Gambescia,
Thank you for your interesting article.
Roberto Michels' book in .pdf here: http://www.archive.org/details/MICHELS_Robert_Political_parties
Thanks!
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