Bruciano Eluana come bruciarono Giordano Bruno. Con il permesso dei giudici
di Carlo Gambescia
di Carlo Gambescia
(5-2-2009. A seguire un post di Roberto Buffagni)
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Probabilmente siamo alla fine. Da questa notte Eluana Englaro è ricoverata nella clinica “La Quiete” di Udine, dove, come riporta il Vaticano della laicità, Repubblica, i medici dovranno “attuare il protocollo del distacco dell'alimentazione forzata, che tiene in vita la donna in coma vegetativo da 17 anni”(http://www.repubblica.it/2009/02/dirette/sezioni/cronaca/eluana/eluana/index.html). Si brucia la vita di Eluana facendosi forti di una sentenza della magistratura.
Due osservazioni.
Punto primo. Questa non è una vicenda tra privati. Forse lo era all'inizio. Il suicidio ha una sua “rispettabilità” quando viene liberamente messo in atto dalla persona stessa, quando, come dire, una persona decida di passare dai propositi ai fatti: direttamente e personalmente. Si può non condividire una scelta del genere, per ragioni religiose e/o morali, ma non si può non rispettarla.
Nel caso di Eluana a tutt'oggi non si è raggiunta alcuna chiarezza intorno alla volontà “privata” della giovane di mettere fine alla propria vita. Certo il padre ha sempre dichiarato che una volta Eluana, eccetera... Ma si tratta delle classiche affermazioni cui possono credere solo coloro che già condividono una certa causa ... Sono affermazioni che racchiudono ( e difendono) ragioni più sociologiche che giuridiche.
Due osservazioni.
Punto primo. Questa non è una vicenda tra privati. Forse lo era all'inizio. Il suicidio ha una sua “rispettabilità” quando viene liberamente messo in atto dalla persona stessa, quando, come dire, una persona decida di passare dai propositi ai fatti: direttamente e personalmente. Si può non condividire una scelta del genere, per ragioni religiose e/o morali, ma non si può non rispettarla.
Nel caso di Eluana a tutt'oggi non si è raggiunta alcuna chiarezza intorno alla volontà “privata” della giovane di mettere fine alla propria vita. Certo il padre ha sempre dichiarato che una volta Eluana, eccetera... Ma si tratta delle classiche affermazioni cui possono credere solo coloro che già condividono una certa causa ... Sono affermazioni che racchiudono ( e difendono) ragioni più sociologiche che giuridiche.
Inoltre il conseguente iter giudiziario pubblico, intrapreso dai familiari di Eluana, e fortemente sostenuto da numerosi gruppi di pressione mediatici, ha definitivamente trasformato il fatto privato in sociale. Di conseguenza è inesatto e ridicolo parlare di questione privata. Basta dare un'occhiata ai giornali di oggi.
Se il padre di Eluana - e stiamo per dire un cosa terribile, di cui ci vergogniamo - avesse a suo tempo “provveduto” da solo, l'intera vicenda avrebbe assunto, anzi mantenuto, altro rilievo e significato. Privato. Pur trattandosi sempre di un omicidio…
Punto secondo. La trasformazione del fatto privato in pubblico e il tragico esito che si va profilando, segnano un punto di non ritorno. Da oggi in poi ci sarà sempre un precedente, quello di Eluana: per mano di "giudici-sacerdoti", interpreti e officianti della Santa Inquisizione Laicista e Individualista, si potrà uccidere. Altre donne innocenti, nella condizione di Eluana, potranno essere mandate al rogo.
Punto secondo. La trasformazione del fatto privato in pubblico e il tragico esito che si va profilando, segnano un punto di non ritorno. Da oggi in poi ci sarà sempre un precedente, quello di Eluana: per mano di "giudici-sacerdoti", interpreti e officianti della Santa Inquisizione Laicista e Individualista, si potrà uccidere. Altre donne innocenti, nella condizione di Eluana, potranno essere mandate al rogo.
Fatte le debite proporzioni, il sacrificio di Eluana sul rogo dell'intolleranza laicista e individualista, sta al sacrificio di Giordano Bruno suo rogo dell'intolleranza religiosa e olista .
Eluana Englaro e Giordano Bruno sono vittime innocenti di uno stesso meccanismo inquisitorio, dove alle torture fisiche si sono sostituite le torture mediatiche. Fermo restando il fatto che nel periodo di "vita" residuo, tra la sospensione dell'alimentazione e la morte, il corpo di Eluana soffrirà.
Eluana Englaro e Giordano Bruno sono vittime innocenti di uno stesso meccanismo inquisitorio, dove alle torture fisiche si sono sostituite le torture mediatiche. Fermo restando il fatto che nel periodo di "vita" residuo, tra la sospensione dell'alimentazione e la morte, il corpo di Eluana soffrirà.
Che tragedia.
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5 febbraio 2008
Riceviamo e pubblichiamo il post di Roberto Buffagni, per offrire ai lettori ulteriori elementi di riflessione sulla vicenda di Eluana (c.g.).
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Una tragedia scongiurata, rimossa, revocata
di Roberto Buffagni (*)
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Sottoscrivo in pieno l’intervento di Carlo Gambescia dalla prima riga alla penultima, perché nell’ultima c’è scritto: “Che tragedia”.
No, caro Carlo. Non solo qui non ci sono tragedie, ma tutta questa vicenda nasce proprio da una perseverante volontà di scongiurare, rimuovere, revocare la tragedia.
La tragedia è il genere drammatico che rappresenta uomini soli di fronte alle contraddizioni insolubili della vita; uomini alle prese con “i problemi che nessuno può risolvere per noi”. Di fronte alla sfida che gli getta il destino, questi uomini se la possono cavare meglio o peggio, ma a nessuno di loro salta in mente di demandare la questione agli uffici competenti: per il semplice fatto che uffici competenti non ne esistono.
Non ne esistevano sotto il cielo della Grecia classica, e continuano a non esisterne oggi. Ci sei tu, c’è la terra, c’è il cielo, c’è la vita, c’è la morte, e stop. Quello che succede dopo lo stop, si chiama, dopo l’invenzione drammaturgica del genio greco situabile intorno al quinto secolo avanti Cristo, “tragedia”.
Le condizioni della tragedia ci sarebbero tutte, nel caso di Eluana.
C’è una ragazza innocente e sventurata che in seguito a un incidente, da diciassette anni vive (per quel che ne possiamo sapere) come una pianta, in un incantesimo senza coscienza e senza dolore. C’è suo padre che non sopporta più di vederla così. C’è la sua decisione di ucciderla nel sonno, e c’è la giustificazione che adduce: che uccidendola esaudirebbe un desiderio espresso in passato dalla sua futura vittima. (La ragione dell’omicidio essendo palesemente insufficiente a giustificarlo sia eticamente sia psicologicamente – Eluana non è Ifigenia, e Beppino non deve comandare la spedizione contro Troia - è probabile che il trageda classico impernierebbe l’intreccio intorno a questo enigma, svelandone gradualmente le radici in una maledizione che ha colpito la stirpe in seguito alla violazione di un interdetto sacro).
Questa è la situazione così come appare sotto lo sguardo della chiarezza tragica, che come il sole evangelico risplende, senza fare preferenze e classifiche, sui giusti e sugli ingiusti.
Se Eluana e Beppino fossero protagonisti di questa vicenda tragica, di fronte a loro ci mancherebbe il fiato, e le chiacchiere si incenerirebbero sulla nostra lingua. La loro vicenda non sarebbe “privata”, ma “intima”, e pertanto nessuno vorrebbe o potrebbe renderla “pubblica”, perché come tutto ciò che è propriamente intimo essa sarebbe già, di pieno diritto, “comune”. (Diceva Baudelaire: “avviso ai non comunisti: tutto è comune, anche Dio”). E se Beppino davvero alzasse la mano contro sua figlia, uccidendola nel sonno sotto i nostri occhi, forse incanutiremmo di colpo e ci copriremmo il viso per non incrociare il suo sguardo, ma non faremmo dei pettegolezzi.
Le cose, però, non stanno così. Le cose stanno che Beppino non ha nessuna voglia di rimanere solo con la terra, il cielo, la figlia dormiente, la vita, la morte, e la sua decisione di uccidere. (Naturalmente lo capiamo benissimo: nessuno ne ha voglia, perché la tragedia vissuta è miseria e sventura). Per non restare solo – per non accorgersi di essere solo - Beppino chiede aiuto alle istanze più potenti che conosce. Invoca Beppino: “Stato, Legge, Scienza, Opinione, prendetemi per mano!”
Ci devono pensare loro, a uccidere sua figlia. Devono farlo con la massima correttezza, senza chiamare la cosa col suo nome, senza versare sangue, senza sporcare in terra, senza grida, senza sussulti: nel sonno, per fame e sete, come un’Antigone sotto sedazione.
A uccidere non dev’essere il dolore o la follia di un uomo, ma la norma legale. Uccidere una innocente che dorme deve essere un atto normale; e visto che sinora non lo è mai stato, l’uccisione di Eluana deve diventare un atto normativo, un modello per tutte le normali uccisioni a venire.
Così Beppino, e tutti i Beppini che verranno (e sono, e saranno legione) non si sentiranno più soli al cospetto della terra, del cielo, della vita e della morte. A tenergli compagnia, a distrarli nel corso del nostro comune, lungo viaggio verso la morte, ci saranno tanti uffici competenti, tante procedure collaudate, tanti linguaggi tecnici, e tante chiacchiere, soprattutto tante chiacchiere.
Bé, cari Beppini, buona chiacchierata. Io mi sforzo, tendo l’orecchio, ma non riesco a sentirvi. Si vede che con l’età divento sordo. Il silenzio, però, ad esempio il silenzio di Eluana, lo sento benissimo. Direbbe tante cose, quel silenzio: ma voi chiacchierate, chiacchierate, chiacchierate, e con questo rumore di fondo, che volete mai sentire? Niente, sentite. Niente.
No, caro Carlo. Non solo qui non ci sono tragedie, ma tutta questa vicenda nasce proprio da una perseverante volontà di scongiurare, rimuovere, revocare la tragedia.
La tragedia è il genere drammatico che rappresenta uomini soli di fronte alle contraddizioni insolubili della vita; uomini alle prese con “i problemi che nessuno può risolvere per noi”. Di fronte alla sfida che gli getta il destino, questi uomini se la possono cavare meglio o peggio, ma a nessuno di loro salta in mente di demandare la questione agli uffici competenti: per il semplice fatto che uffici competenti non ne esistono.
Non ne esistevano sotto il cielo della Grecia classica, e continuano a non esisterne oggi. Ci sei tu, c’è la terra, c’è il cielo, c’è la vita, c’è la morte, e stop. Quello che succede dopo lo stop, si chiama, dopo l’invenzione drammaturgica del genio greco situabile intorno al quinto secolo avanti Cristo, “tragedia”.
Le condizioni della tragedia ci sarebbero tutte, nel caso di Eluana.
C’è una ragazza innocente e sventurata che in seguito a un incidente, da diciassette anni vive (per quel che ne possiamo sapere) come una pianta, in un incantesimo senza coscienza e senza dolore. C’è suo padre che non sopporta più di vederla così. C’è la sua decisione di ucciderla nel sonno, e c’è la giustificazione che adduce: che uccidendola esaudirebbe un desiderio espresso in passato dalla sua futura vittima. (La ragione dell’omicidio essendo palesemente insufficiente a giustificarlo sia eticamente sia psicologicamente – Eluana non è Ifigenia, e Beppino non deve comandare la spedizione contro Troia - è probabile che il trageda classico impernierebbe l’intreccio intorno a questo enigma, svelandone gradualmente le radici in una maledizione che ha colpito la stirpe in seguito alla violazione di un interdetto sacro).
Questa è la situazione così come appare sotto lo sguardo della chiarezza tragica, che come il sole evangelico risplende, senza fare preferenze e classifiche, sui giusti e sugli ingiusti.
Se Eluana e Beppino fossero protagonisti di questa vicenda tragica, di fronte a loro ci mancherebbe il fiato, e le chiacchiere si incenerirebbero sulla nostra lingua. La loro vicenda non sarebbe “privata”, ma “intima”, e pertanto nessuno vorrebbe o potrebbe renderla “pubblica”, perché come tutto ciò che è propriamente intimo essa sarebbe già, di pieno diritto, “comune”. (Diceva Baudelaire: “avviso ai non comunisti: tutto è comune, anche Dio”). E se Beppino davvero alzasse la mano contro sua figlia, uccidendola nel sonno sotto i nostri occhi, forse incanutiremmo di colpo e ci copriremmo il viso per non incrociare il suo sguardo, ma non faremmo dei pettegolezzi.
Le cose, però, non stanno così. Le cose stanno che Beppino non ha nessuna voglia di rimanere solo con la terra, il cielo, la figlia dormiente, la vita, la morte, e la sua decisione di uccidere. (Naturalmente lo capiamo benissimo: nessuno ne ha voglia, perché la tragedia vissuta è miseria e sventura). Per non restare solo – per non accorgersi di essere solo - Beppino chiede aiuto alle istanze più potenti che conosce. Invoca Beppino: “Stato, Legge, Scienza, Opinione, prendetemi per mano!”
Ci devono pensare loro, a uccidere sua figlia. Devono farlo con la massima correttezza, senza chiamare la cosa col suo nome, senza versare sangue, senza sporcare in terra, senza grida, senza sussulti: nel sonno, per fame e sete, come un’Antigone sotto sedazione.
A uccidere non dev’essere il dolore o la follia di un uomo, ma la norma legale. Uccidere una innocente che dorme deve essere un atto normale; e visto che sinora non lo è mai stato, l’uccisione di Eluana deve diventare un atto normativo, un modello per tutte le normali uccisioni a venire.
Così Beppino, e tutti i Beppini che verranno (e sono, e saranno legione) non si sentiranno più soli al cospetto della terra, del cielo, della vita e della morte. A tenergli compagnia, a distrarli nel corso del nostro comune, lungo viaggio verso la morte, ci saranno tanti uffici competenti, tante procedure collaudate, tanti linguaggi tecnici, e tante chiacchiere, soprattutto tante chiacchiere.
Bé, cari Beppini, buona chiacchierata. Io mi sforzo, tendo l’orecchio, ma non riesco a sentirvi. Si vede che con l’età divento sordo. Il silenzio, però, ad esempio il silenzio di Eluana, lo sento benissimo. Direbbe tante cose, quel silenzio: ma voi chiacchierate, chiacchierate, chiacchierate, e con questo rumore di fondo, che volete mai sentire? Niente, sentite. Niente.
Roberto Buffagni
(*) Scrittore e drammaturgo
(*) Scrittore e drammaturgo
29 commenti:
Grazie per questo grido, Carlo.
Quello che sta avvenendo è mostruoso.
Avrei qualche rimostranza di carattere storico da esprimere, dato che questa situazione per cui pochi plutocrati decidono tutto ha radici nella lunga battaglia rivoluzionaria contro l'ancien régime (e contro la Chiesa), scatenatasi dalla riforma protestante in poi, alla quale anche Giordano Bruno ha contribuito.
Però, davanti alla tragedia, le mie considerazioni diventano inappropriati sofismi. Per cui prima di tacere, invito tutti, anche i simpatizzanti di Giordano Bruno (il quale certo non si aspettava questa "deriva"), a lottare contro gli autori di questo crimine, nelle cui mani siamo tutti.
Cari saluti.
Michele
"Se il padre di Eluana - e stiamo per dire un cosa terribile, di cui ci vergogniamo - avesse a suo tempo “provveduto” da solo, l'intera vicenda avrebbe assunto, anzi mantenuto, altro rilievo e significato. Privato. Pur trattandosi sempre di un omicidio…"
Così l'omicidio è un fatto privato, come tutti sanno. E sulla volontà di Eluana (dopo tre gradi di giudizio, in cui presumibilmente si è giocato a freccette) "non si è raggiunta alcuna chiarezza", eppure ecco che arriva il nostro sociologo preferito (che evidentemente una qaulche chiarezza l'ha raggiunta) a dire che è un "sacrificio", come quello di Bruno.
Ogni tanto, sociologo, se ti vergognassi sul serio non sarebbe male, sai.
Il caso in questione è stato abbondantemente strumentalizzato dalla politica degenere.
Da destra [in modo particolare] a sinistra dello spettro della politica ufficiale e di sistema, si sono levate voci pro o contro.
Peccato che i politici in questione - e si comprende dal tenore e dal contenuto delle loro dichiarazioni e, come nel caso del ministro Sacconi, delle loro azioni concrete - lo hanno usato quanto meno in funzione del futuro consenso elettorale ...
Io vivo e lavoro in Friuli Venezia Giulia ed ho avuto modo di ascoltare, in periodo natalizio, un grottesco appello in lingua friulana, rivolto a Beppino Englaro, da parte del presidente della provincia di Udine - il leghista Pietro Fontanini - per convincerlo a desistere dall'intento.
Questo perché si stava producendo una pericolosa frattura, a livello regionale, nella maggioranza così detta di centro-destra, con la componente cattolica – la malfidata UDC in testa - che faceva le bizze e minacciava crisi politiche locali, nel caso di eutanasia in regione.
In questi giorni il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, è intervenuto in senso contrario – smentendo il suo collega di partito e ministro Maurizio Sacconi – e accettando in regione Beppino Englaro con la sfortunata figlia.
Naturalmente Tondo giustifica il suo atteggiamento dicendo che si tratta di una questione privata, privatissima … mentre lei rileva, giustamente per quanto mi riguarda, che non è più una semplice vicenda fra privati, ma ha ben altra portata e – aggiungo io – ci pone interrogativi etici non secondari, prima ancora che problemi legali o squallide questioni di equilibri politici e di consenso elettorale.
Cordiali saluti
Eugenio Orso
Il sociologo, invece, proprio perchè un buon sociologo, ha colto in pieno la questione; il fatto che il Padre sia ricorso allo stato, quindi alla politica, indi all'opinione pubblica lo ha costretto automticamente ad abdicare il ruolo di pater e relativa auctoritas:andronico non può più uccidere sua figlia, ha perso tutte le sue ragioni.Qui è lo stato che uccide.un fatto assolutamente barbarico.
"il fatto che il Padre sia ricorso allo stato, quindi alla politica, indi all'opinione pubblica lo ha costretto automticamente ad abdicare il ruolo di pater e relativa auctoritas:andronico non può più uccidere sua figlia, ha perso tutte le sue ragioni.Qui è lo stato che uccide."
Notevole. Già il fatto che si usi il termine 'auctoritas' quando quella del pater familias era una potestas (mai sentito parlare di 'patria potestà'?) fa capire che le idee sono molto confuse. Non vale manco la pena aggiungere che lo ius vitae ac necis non rientra più e da parecchi secoli negli attributi del padre (e sorvoliamo per carità di patria sulla P maiuscola). Ma mi pare che sia la connessione "logica" (virgolette d'obbligo) fra i vari passaggi a commentarsi da sola. Allora qui abbiamo uno (il sig Englaro) che vuole adempiere a quel che ritiene una volontà e un bisogno della figlia, ma ne è impedito da altri che affermano essere l'adempimento di quella volontà un omicidio (un fatto meramente privato, secondo il sociologo). Allora il padre si rivolge alla magistratura per far sì che il fatto venga qualificato non come un omicidio ma come esercizio di un diritto (non del padre, ma della figlia). La magistratura gli dà ragione e dice che sì, è un diritto e se si richiede di esercitarlo nelle forme previste dalla legge non ci si può opporre. A questo punto arrivate voi e dite che così facendo il Padre ha "automaticamente abdicato al ruolo di pater e relativa auctoritas: andronico non può più uccidere sua figlia, ha perso tutte le sue ragioni". Invece se lo faceva da se' e finiva in galera per omicidio andava tutto bene, non è vero. Avrebbe avuto il "rispetto" e la "consideraizone" pelosa di tanti begli ingegni, ben rappresentati dal sociologo.
Nessun diritto viene riconosciuto se non a seguito di una lotta: ma qui non c'è nemmeno bisogno di scomodare Jhering, basterebbe pensarci su due minuti prima di aprire bocca.
Lasciando perdere la misera bagarre elettoralistica da parte dei vari (molto presunti) "difensori" della morale pro domo sua e di facciata, il problema posto dallo strombazzato caso Eluana Englaro è abbastanza frequente.
E' giusto o non è giusto togliere l'alimentazione?
Io vi chiedo, senza attività cerebrale, il vostro corpo è semplicemente un insieme di organi che addirittura, messi da parte, funzionano persino autonomamente dal corpo.
Se qualcuno pensasse che so' di far vivere autonomamente in extracorporeo la vostra milza o il vostro cuore o il vostro stomaco, riterreste che siete "voi" e che quindi giustamente vi si preserva dalla morte ingiusta o cosa altro?
Personalmente non credo.
Credo che sui temi etici occorra molta attenzione per evitare altri tipi di problemi quali l'eugenetica o altri utilizzi impropri della scienza, ma ritenere che un corpo solo perche' delle macchine lo tengono artificialmente in funzione tale e quale ad una macchina coltivatrice di cellule di funghi non penso possa ritenersi una barriera della moralità e della eticità ma un semplice problema religioso tale e quale ai testimoni di Geova che non si fanno fare le trasfusioni perchè è loro fede che il sangue non possa essere "trasfuso" da altri.
Che poi intervenga lo stato a gamba tesa ancora peggio, sia in un senso che nell'altro, e vedere le istituzioni in preda a corto circuito per ragioni assolutamente esterne alla vita di Eluana, ma a causa e da parte di chi non l'ha mai conosciuta e che strumentalmente (ed aggiungo vilmente) si appropria della questione per fare can-can mediatico ed acchiappare voti sia una cosa veramente squallida.
Grazie Michele, Eugenio e Lucius.
Grazie Luca.
Dimenticavo, non rispondo a maleducati e prepotenti...
"Ogni tanto, sociologo,se ti vergognassi sul serio non sarebbe male, sai".
Caro Simonetti a vergognarsi dovrebbe essere lei che offende chi ha un'opinione diversa dalla sua conun sarcasmo fuori luogo.Mediti profondamente sulla sua situazione.Perché, forse, abbiamo il diritto sacrosanto di pensarla diversamente da lei.Per fortuna
nicola
Si Carlo credo non sia necessario rispondere a chi usa la dialettica in senso manicheo.
"Pur trattandosi sempre di un omicidio…"
grazie Carlo per chiamare le cose con il loro nome (non è da tutti, come ben sai)
Luigi
"Allora qui abbiamo uno (il sig Englaro) che vuole adempiere a quel che ritiene una volontà e un bisogno della figlia"
Senza uno scritto, una testimonianza che non sia quella del signor Englaro, quel "ritiene" è arbitrario. A meno che non si voglia rivendicare l'autorità assoluta del "pater familias" finchè fa comodo, salvo poi ricorrere al diritto pubblico perchè l'Englaro vuoole anche una pubblica assoluzione, anzi un'apologia, come pare di capire dai chierici delle chiesine ateo-oltranziste.
Questo articolo si basa su di un presupposto totalmente errato, anzi, assolutmente di parte. dici che il padre dice delle menzogne. perchè? non capisco, parli di 'giudizi sereni' e poi ne dai uno totalmente di parte, boh... Io credo cha la potenza persuasiva dei mass media sia sottostimata, specialmente da chi si considera un intellettuale. Seguendo giornali, tv, radio, e siti di parte diventeremo, inevitabilemnte di quella parte. Peccato che non ho riscontri scientifici a questa mia affermazione, chissà, magari ne troverò..... bel Blog se Vuoi potremmo fare uno scambio di links con il mio Arcana Intellego
Sono state assunte un sacco di testimonianze, binaghi: basta leggere la sentenza d'appello per accorgersene (eccola qua, anche se temo sia fatica sprecata: http://www.corriere.it/Media/Foto/2008/07/09/eluana_low.pdf).
Ma immagino che pretendere che si leggano le sentenze prima di sproloquiarne sia solo una manifestazione di prepotenza, offesa e scarso rispetto per l'opinione altrui. Rispetto e tolleranza che si manifestano invece, devo dedurre, nell'insultare il povero signor Englaro senza sapere una mazza di quel che è successo a lui e sua figlia.
Complimenti, binaghi...
Valter grazie del commento.
Ma ti pregherei di attenerti al mio consiglio (leggi più sopra) sull'inutilità di replicare a maleducati e prepotenti.
Grazie.
Benvenuto BlogmasterPg!
Non voglio entrare nel merito, nè della questione, nè della polemica di Luca Simonetti.
Piuttosto rilevare questo: che nell'attacco si è dato involotariamente la zappa sui piedi, specie quando, dopo aver tirato fuori (in modo del tutto gratuito) il "diritto di vita o di morte", deve affermare
"Non vale manco la pena aggiungere che lo ius vitae ac necis non rientra più e da parecchi secoli negli attributi del padre"
Appunto ..
Voglio dire che l'attacco è stato non pertinente.
Anche nel caso Englaro il padre non si appella a tale diritto di vita o di morte.
Ma quel discrimine che indicava C.G. sta ad indicare la differenza fra una azione personale - non legale, ma puramente umana e personale (che, probabilmente, è anche stata fin d'ora la più usata di fatto in tali decisioni, tutto sommato senza scandalo di nessuno), e una azione legale, che comporta quindi tutta una altre serie di cose.
Quindi, è verissimo ed incontestabile, comunque la si pensi, che:
"il conseguente iter giudiziario pubblico, intrapreso dai familiari di Eluana, e fortemente sostenuto da numerosi gruppi di pressione mediatici, ha definitivamente trasformato il fatto privato in sociale. Di conseguenza è inesatto e ridicolo parlare di questione privata."
Aggiungo quindi che, dal momento che la volontà del soggetto Eluana non è chiaramente e oggettivamente determinabile, in qualche modo - abbastanza coperto - si sta facendo proprio far passare un principio di "potestà di vita o di morte" in questi casi.
Certo, sempre meglio del caso di Terry Schiavio negli States che è stata soppressa per ordine del giudice nonostante i genitori la volessero a tutti costi in vita, perchè il marito - per sue ragioni di convenienza economica e familiare - la voleva invece morta.
Biz, che tu non voglia "entrare nel merito" va benissimo. Che tu invece ti metta a criticare quel che ho detto io senza prima averlo letto va molto meno bene. Del diritto di vita o di morte del padre (anzi, Padre) sui figli non sono stato io a parlare, ma Lucius De Geer, ore 11.20. Che il sig Englaro non intendesse affatto esercitare un simile diritto (che peraltro non ha, nè gli è attribuito dalla sentenza della Cassazione) sono stato io a dirlo ben prima che arrivassi tu. Lieto quindi che tu mi dia ragione; ma dove stia la "zappa sui piedi" lo sai solo tu.
Mi fa poi piacere che siamo d'accordo sul fatto che la questione (di E.E.) adesso non è privata ma pubblica, il che peraltro nessuno ha mai negato; quel che è ridicolo è la tesi (del sociologo) che prima invece - chissà perché - fosse una questione privata.
Quanto alla affermazione infine che "la volontà del soggetto Eluana non è chiaramente e oggettivamente determinabile", essa è puramente e semplicemente contraria alle risultanze processuali, che hanno viceversa accertato una ben precisa e determinata volontà del soggetto E.E. Se vuoi criticare le risultanze processuali, accomodati; ma non dare per scontato che sia vero il contrario nunsesàperché.
Saluti.
Di certo non è un bel giorno, questo.
Anche se tutto questo fosse necessario, di certo i guru della cultura laica, i Viale, i Veronesi e gli Augias non possono vendercelo come una conquista.
Sarebbe paradossale.
Ciao Carlo, inutile negare che anche qui ci sia dietro la lobby laicista... così come è dietro gli attacchi al Papa per il suo tentativo di riunificare tutti i cristiani. Sono comunque sicuro che Benedetto XVI voglia ricucire con gli ortodossi e ho fede che ci riesca.
Quis ut Deus?
Roberto M
Ho dato una scorsa alla sentenza, soffermandomi particolarmente sulla parte finale relativa alle testimonianze per dedurre la volontà di Eluana.
Due cose minime:
1) il fatto che, nelle varie sedi di giudizio, i giudici abbiano avuto pareri differenti, mostra come la questione non sia poi così ovvia e palmare come alcuni cercano di far credere;
2) in particolare - prescindendo dalle questioni di inquadramento generale di diritto - il punto è la determinazione della "volontà sicura della stessa contraria alla prosecuzione delle cure e dei trattamenti che attualmente la tengono in vita".
E' chiaro che, in assenza di elementi di volontà scritti (che comunque non possono, in questo caso necessariamente, appurare una ipotetica volontà presente, attuale), l'operazione risulta alquanto aleatoria.
E' vero che la sentenza (da pag. 44 a 60) ha rilevato testimonianze, oltre che del padre, di amici di lei, tutte nella stessa direzione indicata dal padre.
Ma, oggettivamente, resta comunque discutibile che si possa da esse dedurre una "volontà sicura" reale, cioè attuale e concreta.
Proprio su un piano filosofico, più che di diritto, mi pare.
Grazie Claudio e Roberto.
Invito cortesemente Guido (Biz), che comunque ringrazio dell'attenzione, a proseguire la discussione altrove.
Mi dispiace, caro Guido, ma non posso concedere ulteriore spazio - ne ho concesso fin troppo - a una persona molesta.
Colgo l'occasione per avvisare pubblicamente questo signore che ogni eventuale sua riposta non verrà pubblicata. Come ogni suo futuro intervento.
Scusami ancora Guido.
Un abbraccio,
Carlo
Non dimentichiamoci in tutto questo di Salvatore, un ragazzo che dopo due anni si è risvegliato dal coma e (cosa terribile) afferma che capiva e sentiva tutto. Poteva solo muovere gli occhi con i quali cercava di comunicare. E naturalmente viveva nel terrore che qualcuno staccasse la spina.
L'argomento spinoso tocca varie questioni e ambiti (politica, morale, religione e giurisprudenza). Non procedo oltre perchè l'argomento è stato già ampiamente trattato da voi. Spero solo che si trovi una soluzione a partire dal testamento. Qualcosa di certo e di sicuro che stabilisca cosa noi vogliamo che succeda se (malauguratamente) ci trovassimo in quella situazione.
Un saluto a tutti voi
IL bello di questo blog è che mi costringe a dover leggere e documentarmi visto le mia ignoranza.
Ma come faccio sempre provo afare un ragionamento non accademico,poco realativista crcando di mettermi in terza persona e mi domando:
Cosa è oggi Eluana?
Può essere considerata un essere umano?
Quale condizione di dignità diamo noi all'esere Umano?
Qualora uscisse dal coma come sarebbero le sue condizioni fisiche e psichiche?
Io credo che la condizione Umana debba essere considerta come una forma di convivenza e di interrelazionein qualunque forma con il mondo degli uomini. Mi spiego meglio se Eluana fosse in grado di interagire (grazie alla tecnologia scientifica)anche se il suo corpo rimane immobile senza nessuna espressione e alimentato artificiosamente allora eluana è umana perchè assume una funzione sociale che la integra nella in una qualche maniera nella comunità degli uomini.
Ma Eluana così come è dopo 17 anni di coma è e potrà rimanere li perchè alimentata artificiosamente e artificiosamente si mantegono in vita solo gli organi che alimentano ( sarebbe meglio dire che rallentano il loro degrado)le loro ed esclusive funzioni,che sono in questo caso fini a loro stessi e non consentono ad Eluana di assolvere alla vera unica e naturale funzione Umana che è quella di interagire con i tuoi simili.
IN SOSTANZA 17 ANNI SONO TANTI, OLTRE MI SEMBREREBBE SOLO E SOLTANTO UN ACCANIMENTO SU ELUONA INDIPENDENTEMENTE DALLA CERTEZZA DELLE SUE OPINIONI QUANDO ERA IN VITA, PERCHE' QUESTO E OGGI ELUONA E SOLO UN CADAVERE CHE FA DA INVOLUCRO AD UN AMMASSO DI ORGANI SCOLLEGATI DALL'UOMO E DAL SUO ESSERE.
Ernesto Scontento
Grazie Fabrizio.
Ricambio il saluto.
Caro Ernesto,
Prendo atto della tua posizione.
Un caro saluto,
Carlo
Non è una tragedia, l'azione è stato affidata al protocollo. Protocolo citato come se fosse un misto di pietà e ananke.
Nenache le parole riescono a seguire una retorica insopportabile, e si ribellano come in questo articolo su La Stampa di oggi (di Fabio Poletti). Pagina 5:
Gli ispettori "non possono intervenire sull'esecuzione di un provvedimento".
Volontari e medici della Quiete "sono stati scelti per la loro esperienza in cure palliative anche se sono molto giovani. Di quello che succede fuori dalla stanzetta dove accudiscono Eluana, vogliono sapere niente. C'è troppo da fare. Troppo a cui pensare. C'è Eluana da assistere. La flebo con il Fenobarbital da controllare. Come ogni giorno, ogni santo giorno da diciasette anni, biosgna passare una spugna sul corpo morto di questa ragazza. Bisogna controllare che non insorgano infezioni. Bisogna accertarsi che il sondino nasogastrico ormai definitivamente vuoto ma 'lasciato a dimora', come prevede il protocollo, non crei problemi".
Questo giornalista neppure si è accorto del non senso lugubre delle sue parole. Ma oltre alla sua retorica, sono proprio le parole che non seguono questo desiderio di pace asettica e irreale.
Benvenuto al commento Ic ! E grazie.
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