mercoledì, gennaio 28, 2009

La Fiat e la crisi. Come prima più di prima…
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Non è sicuramente sfuggita ai nostri lettori la continuità destra-sinistra della politica governativa nei riguardi della Fiat e del settore automobilistico italiano ( da anni dépendance degli eredi Agnelli... ).
Infatti, come per i governi precedenti, anche quello attuale parla solo di rottamazioni e sostegno alla domanda di autovetture. Anche i sindacati sembrano muoversi sulla stessa lunghezza d’onda. Mentre in realtà, come riconoscono gli storici dell’economia, a partire persino da un moderato come Castronovo, la Fiat e il comparto automobilistico hanno condizionato pesantemente, soprattutto nel secondo dopoguerra, lo sviluppo economico italiano.
E qui si pensi solo alla costruzione di autostrade, bretelle, “sottobretelle” e ai conseguenti processi di urbanizzazione selvaggia delle grandi periferie. Per non parlare del grave deficit ambientale e socioculturale provocato dell’inquinamento e dalla diffusione di un aggressivo modello di vita consumistico, legato al ridicolo status symbol delle quattro automobili per famiglia.
Molti invece sostengono, a cominciare dal sindacato, che si è trattato del giusto prezzo da pagare alla modernità e al progresso. Dal momento che il grande sviluppo del settore automobilistico avrebbe favorito l’occupazione e la conseguente sindacalizzazione dell’operaio italiano, finalmente divenuto consapevole dei suoi diritti, grazie alla catena di montaggio Fiat. Amen.
E così, oggi, invece di investire nella produzione di nuove forme di energia pulita e di trasporto collettivo ed ecologicamente “dolce”, si discute seriosamente del necessario sostegno alla domanda di automobili inquinanti... Che vergogna.
In questo senso Berlusconi e Prodi pari sono. Ma anche gli stessi italiani potrebbero, anzi dovrebbero farsi sentire. O no?

14 commenti:

Luca Loi ha detto...

la cosa veramente comica è vedere come nel "contempo" la Fiat praticamente "acquista" la Chrysler mentre batte cassa al ministero a spese dei soliti imbecilli degli italiani.
Della serie, il risanamento Chrysler lo paghiamo noi. Ah beh, il management della Fiat è bravo e intelligente, anche un'operazione del genere dal loro punto di vista è un capolavoro, anche se dal punto di vista politico è una porcata immane. Ma tanto, con questa sottospecie di gang delinquenziale al governo non è che mi aspetti molto di diverso.

Giuseppe Maneggio ha detto...

Caro Carlo era da un po' che non mi facevo sentire sebbene, sappilo, visiti quotidianamente questo blog.
Ho scritto anche io qualcosa in merito, forse con un'analisi un po' più spicciola ma mi permetto ugualmente di pubblicizzarla (http://stonedact.blogspot.com/2009/01/berlusconi-apre-agli-incentivi-per.html)
La dicotomia destra-sinista o PDL - L, è farsesca. Ieri Veltroni insisteva per una più decisa presa di posizione del governo nei confronti della mancata estradizione di Battisti dal Brasile. Destra e sinistra unite nel far la voce grossa con il "piccolo" Lula, ma disposte a mettere la testa sotto terra quando qualche manciata di mesi fa gli USA negarono l'estradizione di Mario Lozano presunto assassino di Calipari.
Certamente contano sulla mancanza di memoria degli italiani, ma mannaggia, a me purtroppo per loro funziona ancora...
Al di là di questo episodio e tornando sugli aiuti al comparto auto (leggasi FIAT) sembra addirittura non esserci alcuna rottura tra prima e seconda repubblica. 40 milioni di automezzi per 60 milioni di cittadini. Cosa s'inventeranno gli studi di marketing pubblicitario per invogliare la gente ad acquistare altre auto?
Un saluto affettuoso
Giuseppe

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Luca.
Leggo sempre con interesse i tuoi commenti. Anche perché mi ricordano quelli di un altro Luca :-)
Ciao,
Carlo

Grazie Giuseppe. Ho letto il tuo post: eccellente.
Grazie del commento e della costanza.
Un abbraccio,
Carlo

Biz ha detto...

Eh si, però la cosa non mi pare facile. L'automobile, più il suo indotto (compresa anche l'asfaltazione del mondo) è un meccanismo produttivo veramente poderoso. Non è poi così facile cambiare, specie se nessun paese lo sta facendo. Chi oserebbe rischiare di perdere non migliaia, centinaia di migliaia di posti di lavoro?
C'è anche da dire che è ancora una delle poche industrie che ci restano in Italia (anche a causa della "cannibalizzazione" di cui anche la Fiat è stata un protagonista assoluta ... ho letto, ad esempio, in Gallino, che nei primi '60 Valletta, acquisita la Olivetti, che era alla avanguardia mondiale nella informatica e nei PC, decise praticamente di spegnere la ricerca in quel settorem che non avrebbe avuto futuro ... e anche i poltici non ci credettero ed investirono nella petrolchimica, rovinando per sempre zone potenzialmente assai turistiche quali, ad es. Augusta nei pressi di SR).
ah!

IL RAGAZZACCIO ha detto...

La Fiat rispecchia casa ITALIA ;-)
buona serata
Beppe

Carlo Gambescia ha detto...

Certo Biz, non è facile. Però...
Grazie del commento,
Carlo,

Carissimo Beppe, grazie della visita e del commento ;-)
Buona serata anche a te.
Carlo

Anonimo ha detto...

Sante parole, caro Carlo.
Abbiamo i trasporti peggiori d'Europa, riguardo efficienza e rapporto qualità/prezzo, secondo la mia modesta opinione, a cominciare dai treni. Meglio che non apra un discorso, soprattutto sulla mia regione d'origine, la Sardegna.
Cari saluti
Roberto M

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Roberto.
Ricambio i cari saluti,
Carlo

Anonimo ha detto...

Personalmente sono convinto che nel limite delle risorse scarse, la loro distribuzione è un fatto eminentemente politico.
Il problema dalla Fiat auto è un problema anzitutto sociale, allo stesso modo di quello che riguarda il comparto dell'edilizia in crisi e di tanti altri settori industriali e distretti, presenti sul territorio, che oggi arrancano.
I vertici FIAT e confindustriali, non a caso, agitano lo spettro - che purtroppo potrà acquistare consistenza materiale entro il presente anno - di centinaia di migliaia di posti di lavoro a rischio.
Secondo il "brillante" Marchionne sono in discussione 60.000 posti di lavoro, mentre la Marcegaglia paventa l'olocausto di centinaia di migliaia di lavoratori dipendenti.
Si cita come esempio positivo, in tali casi e da molte parti, il diligente governo tedesco, che per il salvataggio dell’auto germanica dovrebbe aver stanziato circa 6 miliardi di euro.
Dobbiamo renderci conto che le allarmate dichiarazioni di Marchionne e, più di recente, della Marcegaglia, nascondo - non troppo bene, per la verità - l'intenzione del ricatto.
Ricatto nei confronti di un esecutivo che è pronto a sostenere il cartello bancario privato italiano con l'impiego di svariati miliardi di euro, tolti dalle tasche degli stessi lavoratori a rischio di "mobilità"/ disoccupazione, o quanto meno di cassa integrazione guadagni per lunghi periodi, mentre non sembra riservare che pochi spiccioli per il sostegno all'industria.
Ecco che questa specie di "braccio di ferro" fra un esecutivo che si mostra sempre più incapace di affrontare i crescenti problemi sociali che la crisi sta scatenando, diventa un triste, squallido gioco in cui i sedicenti imprenditori e top manager dell’industria decotta usano i lavoratori, con al seguito le famiglie, come “merce di scambio”, addirittura come ostaggi.
I soldi dello stato fanno comodo a Marchionne, se si pensa che sono in scadenza cospicue tranches di debiti contratti dalla FIAT … per quanti miliardi la storica casa dell’auto torinese si è indebitata? Quindici, sedici? In questo momento non ho sotto gli occhi il numero esatto, ma ci sono pochi dubbi sulle reali intenzioni di Marchionne, che in verità se ne frega dei posti di lavoro e dei lavoratori in carne ed ossa – sacrificabili per mantenere il dividendo, o comunque l’autofinanziamento derivante dagli utili – esattamente come Berlusconi e Tremonti, il quale ultimo ha impostato una intera manovra di bilancio ignorando i problemi sociali, puntando ancora una volta stoltamente su una ripresa economica che non arriverà, adottando trucchi miserandi come la famigerata social card, abbassando la testa davanti agli organi della mondializzazione europei [UE-UEM] e ai parametri di Maastricht e mostrando di non voler farci uscire – almeno per un paio d’anni, così, giusto per prendere una boccata d’aria – dal girone infernale dell’economia liberista, con le sue privatizzazioni e liberalizzazioni ad esclusivo vantaggio dei poteri forti …

Scusi lo sfogo

Eugenio Orso

Carlo Gambescia ha detto...

Non si preoccupi. Grazie del denso commento.

Claudio Ughetto ha detto...

Ottimo Carlo.
Continuità destra/sinistra, come scrivi tu. Ma la destra, quella economicista e capitalista, mi stupisce di meno, in questo senso...
Sulla sinistra mi permetto di rimandare al mio scritto di qualche anno fa, ma (scusa la vanteria...) persino preveggente: "La sinistra e i suoi (doppi) vincoli", uscito su Diorama.

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Claudio.
Non ti preoccupare.
Ricordo anche la recensione del Sorokin ("La crisi del nostro tempo") :-)
Un abbraccio,
Carlo

Sill Scaroni ha detto...

Ciao Carlo.

Vedo tuo blog molto interesante.

Saluti.
Sill

Carlo Gambescia ha detto...

Obrigado Sill. São honrados alguns. O Reciprocation resistiu a visita!
Carlo Gambescia