La società dei corpi senz'anima. Dalle foto hard via cellulare della dodicenne di Treviso alla schedatura in stile nazi dei Rom.
Prima notizia. Treviso, una ragazzina di dodici anni si fotografa nuda, o quasi, col suo cellulare, e rivende le foto ai suoi coetanei, per comprarsi abiti firmati.
Seconda notizia. Roma, il governo vuole prendere le impronte a tutti i Rom, bambini inclusi, per il bene di questi ultimi, come sostiene Maroni, spalleggiato addirittura da Massimo Cacciari.
Ora, la gente che compra telefonini ai figli, disinteressandosi, come avviene della loro educazione, crediamo sia la stessa che vuole schedare i Rom, per “dormire tranquilla”.
Sappiamo di metterla sul complicato (e l’antipatico), ma al centro di queste due notizie c’è una questione fondamentale. Quella di ridurre gli esseri umani a corpi da manipolare e/o controllare.
Una dodicenne vende il proprio corpo per apparire. I Rom, invece, vedono i loro corpi violati, rischiando di sparire. Non è un gioco di parole. In entrambi i casi quel che conta è la fisicità dell’essere umano: il corpo, appunto.
Un corpo denudato e poi rivestito di abiti firmati. Oppure un corpo “scannerizzato”, “schedato” e dunque manipolato…
Facendo ricorso al solito buonsenso borghese, si dirà che la ragazzina di dodici anni, al massimo, è un pericolo per se stessa, mentre i Rom sono “un pericolo per tutti”. E che parlare di “corpi violati”, maleodori di biopolitica, stile buonismo sinistrorso.
Ma riflettiamo un attimo. Che cosa c’è dietro due scelte, apparentemente così differenti? Il peggiore utilitarismo, oggi su piazza. E spieghiamo perché.
Da un lato una ragazzina vende il proprio corpo, in modo calcolato per comprarsi abiti griffati: la sua è una scelta utilitaristica. Dall’altro lato si punta a schedare, “per corpi” un intero popolo. E sempre per ragioni utilitaristiche. Perché si cerca di ottenere il consenso delle masse puntando, sempre in chiave utilitaristica, su un facile capro espiatorio: i Rom.
Attenzione però: in una società secolarizzata, come la nostra, dove l’anima, come qualcosa che va oltre la fisicità, è un puro e semplice optional, un bel giorno, vendersi il corpo “per cellulare” potrebbe diventare una specie di “secondo lavoro”, magari tassato, per giovani ragazze in cerca di occupazione. E dunque legale.
Così come, per ragioni utilitaristiche di consenso, potrebbero essere "scannerizzate" altre tipologie di persone, ritenute alla bisogna ideali capri espiatori. Insomma, una volta “finito il lavoro con gli zingari”, si potrebbe passare ad altre categorie "non conformiste", giudicate "disturbatrici della quiete pubblica" ...
A proposito dei Rom si dirà che si deve pur far qualcosa, perché la gente è stanca, eccetera, eccetera. D’accordo. Ma quel che spaventa è il “principio”: pretendere di ridurre l’umanità delle persone a un corpo da vendere e/o manipolare in modo utilitaristico.
Sembra impossibile che la vita di un essere pensante possa consistere all’acquisto di un abito firmato. Oppure nella pura e semplice volontà individuale di cancellare, per “quieto vivere” ogni fastidiosa diversità, come quella rappresentata dai Rom, etnia che (giustamente) non si lascia omologare. Eppure è così.
Per farla breve: siamo davanti a un approccio che si ferma al corpo e all’utile, trascurando l’anima, come principio vitale di ogni essere vivente. E avvilendo quel che, secondo le più diverse tradizioni, viene giudicato come l’ essere profondo delle persone, sotto l'aspetto spirituale, morale, religioso e affettivo: un principio vitale che accetta la diversità culturale come una ricchezza, e che si rafforza attraverso il rispetto della differenze. E credere nel possesso di un'anima, implica l'accettazione dell'idea circa l'esistenza di un "nucleo centrale", presente in tutti gli esseri umani. Ma anche della possibilità delle sue diverse declinazioni storiche e culturali. E pluribus unum .
Pura poesia? Romanticismo? Chiacchiere da intellettuali?
Seconda notizia. Roma, il governo vuole prendere le impronte a tutti i Rom, bambini inclusi, per il bene di questi ultimi, come sostiene Maroni, spalleggiato addirittura da Massimo Cacciari.
Ora, la gente che compra telefonini ai figli, disinteressandosi, come avviene della loro educazione, crediamo sia la stessa che vuole schedare i Rom, per “dormire tranquilla”.
Sappiamo di metterla sul complicato (e l’antipatico), ma al centro di queste due notizie c’è una questione fondamentale. Quella di ridurre gli esseri umani a corpi da manipolare e/o controllare.
Una dodicenne vende il proprio corpo per apparire. I Rom, invece, vedono i loro corpi violati, rischiando di sparire. Non è un gioco di parole. In entrambi i casi quel che conta è la fisicità dell’essere umano: il corpo, appunto.
Un corpo denudato e poi rivestito di abiti firmati. Oppure un corpo “scannerizzato”, “schedato” e dunque manipolato…
Facendo ricorso al solito buonsenso borghese, si dirà che la ragazzina di dodici anni, al massimo, è un pericolo per se stessa, mentre i Rom sono “un pericolo per tutti”. E che parlare di “corpi violati”, maleodori di biopolitica, stile buonismo sinistrorso.
Ma riflettiamo un attimo. Che cosa c’è dietro due scelte, apparentemente così differenti? Il peggiore utilitarismo, oggi su piazza. E spieghiamo perché.
Da un lato una ragazzina vende il proprio corpo, in modo calcolato per comprarsi abiti griffati: la sua è una scelta utilitaristica. Dall’altro lato si punta a schedare, “per corpi” un intero popolo. E sempre per ragioni utilitaristiche. Perché si cerca di ottenere il consenso delle masse puntando, sempre in chiave utilitaristica, su un facile capro espiatorio: i Rom.
Attenzione però: in una società secolarizzata, come la nostra, dove l’anima, come qualcosa che va oltre la fisicità, è un puro e semplice optional, un bel giorno, vendersi il corpo “per cellulare” potrebbe diventare una specie di “secondo lavoro”, magari tassato, per giovani ragazze in cerca di occupazione. E dunque legale.
Così come, per ragioni utilitaristiche di consenso, potrebbero essere "scannerizzate" altre tipologie di persone, ritenute alla bisogna ideali capri espiatori. Insomma, una volta “finito il lavoro con gli zingari”, si potrebbe passare ad altre categorie "non conformiste", giudicate "disturbatrici della quiete pubblica" ...
A proposito dei Rom si dirà che si deve pur far qualcosa, perché la gente è stanca, eccetera, eccetera. D’accordo. Ma quel che spaventa è il “principio”: pretendere di ridurre l’umanità delle persone a un corpo da vendere e/o manipolare in modo utilitaristico.
Sembra impossibile che la vita di un essere pensante possa consistere all’acquisto di un abito firmato. Oppure nella pura e semplice volontà individuale di cancellare, per “quieto vivere” ogni fastidiosa diversità, come quella rappresentata dai Rom, etnia che (giustamente) non si lascia omologare. Eppure è così.
Per farla breve: siamo davanti a un approccio che si ferma al corpo e all’utile, trascurando l’anima, come principio vitale di ogni essere vivente. E avvilendo quel che, secondo le più diverse tradizioni, viene giudicato come l’ essere profondo delle persone, sotto l'aspetto spirituale, morale, religioso e affettivo: un principio vitale che accetta la diversità culturale come una ricchezza, e che si rafforza attraverso il rispetto della differenze. E credere nel possesso di un'anima, implica l'accettazione dell'idea circa l'esistenza di un "nucleo centrale", presente in tutti gli esseri umani. Ma anche della possibilità delle sue diverse declinazioni storiche e culturali. E pluribus unum .
Pura poesia? Romanticismo? Chiacchiere da intellettuali?
D'accordo, saremo pure inguaribili romantici, e probabilmente anche molto ingenui, ma riteniamo che le società non debbano somigliare alle sfilate di moda, né alle caserme. Due realtà dove si finisce per vestire tutti uguali: la divisa di Dolce & Gabbana, agognata dalla dodicenne, non è poi così diversa da quella, idealmente "a rigoni", (come si usava una volta con i carcerati), che ora si vorrebbe far indossare , in via informatica, a tutti i Rom.
Ma come spiegarlo a gente che ha fatto del materialismo e dell’utilitarismo una bandiera?
Ma come spiegarlo a gente che ha fatto del materialismo e dell’utilitarismo una bandiera?