“Né rossi né neri, solo liberi pensieri”. Qualche riflessione sulla manifestazione romana contro il decreto Gelmini
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Iniziamo con una battuta. Cattiva.
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Iniziamo con una battuta. Cattiva.
Se Berlusconi nel 2007, avesse organizzato a Roma, nell' arco di una settimana, due manifestazioni "oceaniche" contro il governo Prodi, il centrosinistra si sarebbe rivolto all’Onu, per chiedere un intervento dei caschi blu contro due nuove marce fasciste su Roma.
Ma cerchiamo di essere lucidi e seri.
La manifestazione di ieri è per un verso un successo "di massa", ma per l'altro rappresenta una decisa normalizzazione imposta "dalla élite" del centrosinistra. O per dirla tutta: un azzeramento e sconfitta dell’ ”Onda” e di ogni volontà collettiva di cambiamento "sistemico", o comunque "forte". E non solo nel mondo scolastico e universitario.
Ma cerchiamo di essere lucidi e seri.
La manifestazione di ieri è per un verso un successo "di massa", ma per l'altro rappresenta una decisa normalizzazione imposta "dalla élite" del centrosinistra. O per dirla tutta: un azzeramento e sconfitta dell’ ”Onda” e di ogni volontà collettiva di cambiamento "sistemico", o comunque "forte". E non solo nel mondo scolastico e universitario.
Una vera e propria controrivoluzione politica e sindacale, iniziata con l’espulsione violenta da piazza Navona di quegli studenti di destra che invece si proponevano, una tantum e seriamente, di volare oltre la destra e la sinistra. Un progetto che nei giorni precedenti, sembrava aver affascinato e caratterizzato (e non solo in chiave di borghese culto dell' apoliticità) lo stesso movimento degli studenti anti-Gelmini. E invece no: ha avuto la meglio il solito opportunistico collante antifascista. Per fare la gioia dei Fioroni, dei Veltroni, dei Di Pietro, delle Bindi e compagnia cantante. E, dulcis in fundo, di Epifani. A capo di un sindacato ultranormalizzato da un pezzo, la Cgil, che non è stato finora capace di prendere una posizione chiara e netta contro l’introduzione nella legislazione italiana sui contratti di lavoro della cosiddetta flessibilità, così cara alla Confindustria.
Notare un cosa: mentre a piazza del Popolo si cantava l’inno di Mameli; intonato dagli stessi che nei giorni precedenti si erano opposti a celebrare tout court il 4 Novembre, il Ministero della Pubblica Istruzione veniva circondato, "anche" dagli studenti della sinistra più aggressiva. Come dire, nella ricostituita unità del centrosinistra, c’è spazio per tutti dal sindacalista in piedpoul ai lanciatori di (falce e) martello … Sfogatevi un po' ragazzi... Quel che conta è l’esclusione di coloro che, guarda caso, aspirino, una tantum e sul serio, a volare oltre la destra e la sinistra all'insegna di un tonante e azzeccatissimo " Né rossi né neri, solo liberi pensieri".
Quanto al centrosinistra ministeriabile, sul che cosa fare effettivamente - a parte un improbabile referendum - poi si vedrà: ci penseranno, una volta tornati al potere, i ministri mercatisti in doppiopetto, col patentino della sinistra: Bersani, Padoa-Schioppa e qualche new entries, appena pescata, fresca fresca, tra gli economisti de Lavoce.info… Oppure chissà, tutto si risolverà, grazie alla miracolosa Discesa in Terra (d'Italia) del nuovo Messia Americano Barack Obama...
La tragedia di "questo" centrosinistra è che sembra essere d’accordo, al suo interno e con il "popolo" di sinistra, solo quando deve dire no a Berlusconi. Dopo di che sotto gli slogan nulla… Non la proposta di un provvedimento, chiaro e netto, contro il numero chiuso, contro la flessibilità, oppure per contrastare seriamente gli incidenti sul lavoro. Per quale ragione? Perché si dovrebbe mettere in discussione la società capitalista, o quanto meno la sua deriva speculativa e aggressiva nei riguardi dei lavoratori. In breve: la "società del rischio", non liberalmente accettato, ma imposto dall'alto, e solo agli indifesi. E non la si vuole discutere - e ciò, per ogni vero riformista, è una tragedia nella tragedia - neppure nei termini infrasistemici di una socialdemocrazia classica.
Notare un cosa: mentre a piazza del Popolo si cantava l’inno di Mameli; intonato dagli stessi che nei giorni precedenti si erano opposti a celebrare tout court il 4 Novembre, il Ministero della Pubblica Istruzione veniva circondato, "anche" dagli studenti della sinistra più aggressiva. Come dire, nella ricostituita unità del centrosinistra, c’è spazio per tutti dal sindacalista in piedpoul ai lanciatori di (falce e) martello … Sfogatevi un po' ragazzi... Quel che conta è l’esclusione di coloro che, guarda caso, aspirino, una tantum e sul serio, a volare oltre la destra e la sinistra all'insegna di un tonante e azzeccatissimo " Né rossi né neri, solo liberi pensieri".
Quanto al centrosinistra ministeriabile, sul che cosa fare effettivamente - a parte un improbabile referendum - poi si vedrà: ci penseranno, una volta tornati al potere, i ministri mercatisti in doppiopetto, col patentino della sinistra: Bersani, Padoa-Schioppa e qualche new entries, appena pescata, fresca fresca, tra gli economisti de Lavoce.info… Oppure chissà, tutto si risolverà, grazie alla miracolosa Discesa in Terra (d'Italia) del nuovo Messia Americano Barack Obama...
La tragedia di "questo" centrosinistra è che sembra essere d’accordo, al suo interno e con il "popolo" di sinistra, solo quando deve dire no a Berlusconi. Dopo di che sotto gli slogan nulla… Non la proposta di un provvedimento, chiaro e netto, contro il numero chiuso, contro la flessibilità, oppure per contrastare seriamente gli incidenti sul lavoro. Per quale ragione? Perché si dovrebbe mettere in discussione la società capitalista, o quanto meno la sua deriva speculativa e aggressiva nei riguardi dei lavoratori. In breve: la "società del rischio", non liberalmente accettato, ma imposto dall'alto, e solo agli indifesi. E non la si vuole discutere - e ciò, per ogni vero riformista, è una tragedia nella tragedia - neppure nei termini infrasistemici di una socialdemocrazia classica.
Notare un'altra cosa: il "partito" di Repubblica, da sempre nelle grazie di certo capitalismo italiano con facciata riverniciata a sinistra e portafoglio a destra, si è fatto in quattro per promuovere la ricostituita unità antifascista: da Di Pietro ai piccoli Lenin gonfiabili della birra sociale.
Tuttavia l'opportunismo politico non caratterizza soltanto il centrosinistra. Dall’altra parte - il centrodestra - si risponde in chiave di bieco moderatismo politico… E' di oggi la dichiarazione di Maroni di voler far sgomberare con la forza le scuole occupate. Naturalmente, per solleticare e soddisfare, al tempo stesso, gli istinti peggiori di una destra forcaiola. Che pure esiste. E con i suoi piccoli Mussolini, altrettanto gonfiabili.
Chi ci salverà dagli opportunisti di destra e di sinistra? Chissà, forse un rinnovato e coraggioso grido: "Né rossi né neri, solo liberi pensieri"...
Chi ci salverà dagli opportunisti di destra e di sinistra? Chissà, forse un rinnovato e coraggioso grido: "Né rossi né neri, solo liberi pensieri"...
Lasciamo perciò che risuoni alto e forte, se non in piazza, almeno nelle nostre coscienze politiche individuali.
13 commenti:
(Roberto Buffagni)
L'antiberlusconismo è la rigenerazione (come si parla di "pneumatici rigenerati") dell'antifascismo, e svolge le medesime funzioni di quello.
Devo dire che una maestosa nevrosi collettiva come questa comanda, se non il rispetto, almeno il timore reverenziale e lo sgomento.
L'opposizione a qualcosa che NON ESISTE come cardine di una ideologia che accomuna milioni di persone. (Il fascismo non esisteva più quando l'antifascismo diventò l'ideologia ufficiale della Repubblica italiana, il Totem Berlusconi come autobiografia gobettiana della nazione degli antiberlusconiani odierni non è mai esistito).
Il fascismo come nemico stava al posto del capitalismo come nemico, il berlusconismo come nemico sta al posto della ASSENZA di nemico, che importa la propria inesistenza politica (non c'è politica senza amico/nemico).
Lo slogan è accattivante ma pone anche alcune riflessioni sia di carattere filosofico (che sorvolerò) sia di tipo sociologico che lascio ad altri più afferrati.
In filosofia la teoria del giusto mezzo sta riscontrando diversi fautori anche in altri campi con risultati piuttosto imbarazzanti.
In sociologia la cosa si rende più interessante. Vediamone solo alcuni aspetti.
Il concetto di distanza tra un essere e la sua cosa implica la definizione di libertà. Bisogna allora analizzare questa distanza.
Qualcosa potrebbe essere troppo vicino da non rendersi visibile e quindi non essere liberi di giudicare appropriatamente il concetto stesso.
Ma potrebbe essere che una distanza troppo "distante" non permetta ugualmente il giudizio.
Noi siamo veramente liberi quando stabiliamo distanze? E su quali pre-giudizi o giudizi previ le formuliamo?
Siamo già situati ancor prima di fare esperienza?
Andando alla manifestazione ho potuto parlare con alcuni ragazzi e ho notato che il loro concetto di rosso e nero era uno strumento per farsi largo nella loro costruzione concettuale. Uno strumento,come può essere una bussola, che se non sappiamo farne un buon uso, e finiamo in mare aperto, non è colpevole.
L'indistinto, in questo caso specifico, assume la posizione della foglia di fico.
Se si fosse nella costruzione fisica e teorica di una terza via (quindi attuata, nel senso di "produzione di realtà") allora tutto sarebbe diverso.
Ma chiedere a voce, solo liberi pensieri, senza avere nessuna base da dove partire, non è come dare fiato alle corde vocali?
Sommessamente,
Stefano Moracchi
Sono pienamente d'accordo con il "senso generale" della riflessione, ossia quello che vede necessario un superamento dell'opportunismo politico più becero. Però mi preme sottolineare un aspetto: "Nè rossi, nè neri, solo liberi pensieri" è uno slogan azzeccatissimo e calzante, ma è necessario che ad urlarlo non siano persone che si presentano in piazza armate con mazze tricolori e schierate in perfetto stile militare. Troppo stridente il contrasto tra "Non siamo qui per provocare" e l'atteggiamento effettivo con il quale ci si presenta. Per chi non l'avesse capito, mi sto riferendo agli scontri che si sono verificati a piazza Navona. Il fatto poi che un poliziotto si rivolga per nome ad uno dei "capi" di quei sedicenti studenti di destra che si propongono, una tantum e seriamente (?), di volare oltre la destra e la sinistra, non fa altro che gettare ombre sulle loro reali intenzioni. In definitiva, concordo con tutte le critiche indirizzate alla nostra classe politica (anzi, fin troppo tenere), ma porrei l'accento anche sul fatto che le provocazioni al fine di dividere il movimento (obiettivo tanto del governo quanto dell'opposizione) nel caso specifico di piazza Navona sono arrivate proprio da coloro che gridavano "Nè rossi, nè neri, solo liberi pensieri".
P.S. Colgo l'occasione per complimentarmi con l'autore del blog, che seguo spesso, anche se finora non ero mai intervenuto nelle discussioni.
Antonio da Acerra.
Mi trovo in sintonia con Antonio da Acerra che mi ha preceduto.
Per quello che si è visto, non mi pare che i manifestanti possano perdere troppo senza quelle persone.
Perchè comunque, in Italia purtroppo occorre ancora porre queste distinzioni: il discrimine antifascista, politicamente, è comunque necessario.
Io posso discutere anche amabilmente con un fascista. Posso trovarlo simpatico; trovarlo umanamente degno, essere anche suo amico; ma non posso intraprendere una azione politica in comune con lui, se non si spoglia del suo filo-fascismo: prima deve essere contrario al fascismo, poi possiamo fare azioni politiche in comune.
Questo "sentimento politico", personalmente lo trovo necessario.
E credo che lo stesso sentimento abbiano la gran parte dei manifestanti di questi giorni.
E non ci trovo niente di illegittimo e insensato.
Delle manifestazioni di questi giorni, ho visto di persona solo quella di ieri a Torino.
Una delle più grandi manifestazioni che abbia mai visto.
Cemunque, certamente la più grande che ho visto da almeno 25 anni.
Enorme.
Insegnanti, studenti, insieme.
Una atmosfera assolutamente lontanissima dall'immagine che la destra di governo vuole accreditare (i vecchi facinorosi e centri sociali che sobillano 4 ragazzi).
Logicamente, una manifestazione, che si mobilita contro un decreto e annessi, non ha un carattere direttamente organizzato politicamente.
Il PD fa il suo mestiere: cerca di pilotare questo movimento, che nel complesso non ha una caratterizzazione politicamente molto marcata.
Questo è normale.
Quindi, per questo insieme di cose, non condivido soprattutto il tono, troppo negativo, del tuo post odierno.
Grazie Roberto.
Un abbraccio,
Carlo
Stefano, Antonio (benvenuto al commento!) e Biz, prendo atto delle critiche. E spero sinceramente di essermi sbagliato.
Un abbraccio,
Carlo
(Roberto Buffagni)
E' certo vero che quando sei lì in piazza, una identità purchessia la devi affermare. Il Nè - Nè, purtroppo, da nè aderire nè sabotare a nè con lo stato nè con le br, essendo notoriamente mutilato di entrambe le gambe ti fa dare una pesante culata in terra.
Ed è altrettanto vero che la pregiudiziale antifascista, che pure ritengo incapacitante non meno dell'Alzheimer, di fronte a gente che ti si presenta con i labari e i gagliardetti della Folgore verrebbe spontanea anche a me, figuriamoci a ragazzi che identificano il fascismo con Darth Vader (ci dev'essere una morale profonda e involontaria in questo mio paragone casuale, visto che Darth Vader equivale a Dark Father).
Ed è poi vero, per finire, che se c'è un'età per sbagliare, è proprio la giovinezza, il periodo nel quale ciascuno di noi si consuma negli inganni e negli autoinganni. (E dopo, se è stato molto bravo e molto fortunato, può dire con Noventa, "Come fu non facil gloria/consumarsi in quegli inganni").
Detto e ridetto ciò, la politica è il regno dell'adultismo più inesorabile, e se tu sei dentro all'equivoco, giovanile o no, sta' pur tranquillo che le azioni da te compiute oggi ti si ripresenteranno domani con una faccia, una faccia da farti pensare che siano state stuprate da un branco di sadici e poi sbattute, per buona misura, sotto un treno.
Si ascolti in proposito la vituperosa canizie del presidente emerito Cossiga, che con la scusa di essere matto di tanto in tanto alza l'orlo della gonna ad alcune raccapriccianti verità, inuzzolendoci per la visione della loro biancheria intima (insanguinata: ah, poter fare due chiacchiere con Cossiga in una confortevole segreta, con una bottigia di whisky irlandese e una torcia da saldatore: "Bè, presidente, cosa mi dice della strage di piazza Fontana?")
Per concludere. Il problema della terza via è, ed è sempre stato, il nè-nè.
Col nè nè non si alza una paglia, cari miei. Allora, o si fa come Cossiga (essendo nella posizione per farlo, naturalmente) e dunque si usa l'et - et (manovrando rosso e nero come pezzi degli scacchi) o si indovina un nuovo colore (primario!) per il quale battersi.
Come mi disse un giorno di molti anni fa un anzianissimo ex diplomatico, in un memorabile dopocena: "Vedi, caro, la cosa che si impara nella carriera, l'unica, eh? E' che le minoranze non contano NIENTE. Cominciano a contare qualcosa solo quando si mettono ad ammazzare qualcuno, perchè la maggioranza non è di quanti voti disponi, la maggioranza è di quante vite disponi."
Grazie Paolo. Bentornato al commento!
Carlo
Io penso che stiamo assistendo alla nascita di un movimento che matura di giorno in giorno, e ovviamente sta dimostrando di maturare sempre più. E si badi che secondo me saprà anche dare un rinnovamento all'università, rinnovamento che di certo non potrà mai arrivare da Tremonti, che sa benissimo come mantenere i privilegi dei baroni, essendo lui stesso professore.
Sono sceso in piazza anche io, (specializzando in sociologia) e non avevo mai visto la piazza della mia adorata città cos' piena. E si badi che abbiamo preso per bene le distanze dai professori e politici , parlo in prima persona perchè mi considero coinvolto personalmente.
Spero anche io di vedere anche gli studenti di destra in piazza, sognare non fa mai male. Ma si è troppo divisi, a volte si passa ai fatti come successo a Roma.
Io personalmnete vorrei che si abbandonassero queste vecchie concezioni politiche (fascismo e antifascismo) ma è qualcosa di molto radicato, molto radicato. Forse senza queste categorie nemmeno la politca potrebbe esistere, o forse si?
Cantare non fa mai male, e anzi auguro al movimento (figlio anche delle moderne tecniche digitali) di crescere sempre più.
scusate per gli errori di grammatica, sono comprensibilmente stanco in questi giorni. Complimenti per il blog (ne approfitto):
Questa volta ho fatto veramente fatica ad arrivare alla fine post. Sono totalmente in disaccordo.
Mi pare che i fascisti facciano il gioco di sempre, non mi pare una gran novità: "nè marxismo, nè reazione" dicevano 30 anni fa.
Poi ci saranno anche ragazzi in buona fede che pensano di essere "antisistema" "oltre la destra e la sinistra", ma oggettivamente il fascismo è sempre uno strumento di reazione per il sistema in difficoltà.
Da cosa deduci che questa volta "una tantum e seriamente, di volare oltre la destra e la sinistra"?
C'è poi la chicca che a guidare la "controrivoluzione" (!?) sia stata (tra gli altri) la CGIL, un sindacato "ultranormalizzato" da tempo. E ultranormalizzato da chi?
La CGIL che non è stata capace di prendere posizioni nette contro la flessibilità: hai mai letto i documenti degli ultimi congressi?
un saluto
Cinghios
Benvenuto Fabrizio!
Scusami per il ritardo con cui ti rispondo. Grazie del commento,
Carlo
Caro Cinghios
Scusami per il ritardo con cui rispondo al tuo interessante commento.
Lettura fino in fondo: E hai fatto male, perché alla fine parlavo dei Mussolini gonfiabili...
Fascisti: sulla questione della buona fede, hai ragione: il rischio c'è. Diciamo che io accetto di correrlo e tu no.
Sulla CGIl: appunto.
Ricambio il saluto,
Carlo
Destra / Sinistra. Fascismo / Antifascismo.
Mi sembra che si faccia un pò di confusione. La confusione c'è già. Quante volte abbiamo sentito che Destra e Sinistra sono la stessa cosa?
Ma Fascismo e Destra sono la stessa cosa? Non credo. Anzi, mi sembra che siano su due piani contrapposti.
Al di là dei concetti: ho visto che nelle file di Blocco Studentesco c'è una maturità che non si trova in nessun altro schieramento che si richiama al fascismo.
Vedo che c'è una progettualità, independente dai poteri forti, difficilmente riscontrabile in altre organizzazioni giovanili.
Io credo che superare le categorie sia anche guardare alle Idee senza fermarsi al colore politico, senza pregiudizi.
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