sabato, ottobre 11, 2008

Appello urgente alla Rete
Quattro misure contro la crisi:
Sospendere temporaneamente il pagamento dei mutui; vietare le transazioni allo scoperto; bloccare la costruzione delle grandi infrastrutture non cantierizzate; proporre, da subito, nuovi strumenti per sostenere il reddito delle classi meno agiate.


A fronte della crisi economica in atto, sottoponiamo all’attenzione della Rete il seguente appello formale:

- La crisi in corso evidenzia i limiti del capitalismo in termini etici, sociali, economici e politici.

- Di qui la necessità del suo superamento attraverso l’edificazione graduale e non violenta di un nuovo modello di società, capace di integrare i valori della solidarietà e della sobrietà.

- Vanno perciò subito presi alcuni provvedimenti a difesa del credito, dei redditi e dell’occupazione di tutti i cittadini, in nome del benessere collettivo e non di quello particolare di pochi speculatori. Si tratta di interventi finalizzati, in prospettiva, al recupero della piena sovranità della politica, intesa nel senso più nobile del termine, sull’economia. Interventi che devono chiamare in causa il ruolo dello Stato nell’ambito della tutela, in ultima istanza, del lavoro e del credito ai cittadini e alle famiglie. Ma anche di facilitare, sotto il profilo legislativo, il ruolo della magistratura nel perseguire i reati finanziari commessi nello svolgimento di attività borsistiche e creditizie.
A questo proposito si chiede, in attesa di una ormai irrinunciabile evoluzione sociale in senso umano e contro la bestialità della pura logica del profitto, alle forze politiche di maggioranza e di opposizione, di sostenere nell’ambito del Governo, del Parlamento e in tutte le sedi politiche opportune – qualora la situazione nei prossimi mesi, se non addirittura giorni, dovesse precipitare – le quattro seguenti misure, sicuramente “minimali”, ma capaci di rappresentare il primo segnale di una volontà comune di fuoriuscire dal vizioso ciclo capitalistico del debito e della speculazione:

1) Dichiarare temporaneamente sospeso il pagamento di tutti i mutui bancari, inclusivi degli interessi maturati, stipulati entro gli ultimi cinque anni, per l’ acquisizione della prima casa.

2) Dichiarare illegali, a decorrere dalla data di pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, tutti i cosiddetti prodotti derivati e le cosiddette transazioni “allo scoperto” (elencandoli in apposite tabelle complementari ).

3) Proporre, sin da oggi, nuovi strumenti per sostenere il reddito delle classi meno agiate, qualora aumenti dell’inflazione e dei prezzi delle merci di largo consumo mettano a serio repentaglio livelli di vita già oggi precari.

4) Bloccare la costruzione delle grandi infrastrutture non ancora cantierizzate (TAV in Val di Susa, Ponte sullo Stretto di Messina ecc.) al fine di utilizzare il capitale ad esse destinato per sostenere i redditi e l’occupazione, riservandosi di sottoporle in un secondo momento ad una seria analisi costi/benefici che verifichi l’opportunità della loro costruzione.

Tale appello è frutto di ponderata analisi e discussione avvenuta sul Web, e non esclude – per il futuro – nuovi interventi a più ampio spettro.



Roma, 10 ottobre 2008

Carlo Gambescia (sociologo http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/ )
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50 commenti:

Anonimo ha detto...

Ottima idea.
Col punto 1. falliscono le banche e si perdono tutti i risparmi.
Col punto 2 falliscono le banche e si perdono i risparmi.
Coi punti 3. e 4. si vuole utilizzare il debito pubblico ed il taglio alle spese in conto capitale per finanziare i consumi e la spesa corrente. Che, per essere quella attuale una crisi da troppo debito e troppo consumo, pare proprio una bella ricetta.
Per distruggere definitivamente il mondo, però.

Santaruina ha detto...

Un saluto a Carlo Gambescia.
Ho letto l'appello sul blog Kelebek.

riporto alcune mie riflessioni:

Leggendo le reazioni alla crisi, in particolar modo negli ambienti "di sinistra", risulta evidente che la maggior parte dei commentatori sono colti da un certo panico, e cosa ancor più preoccupante non riescono a comprendere l'origine profonda di questa situazione.

Le sfuriate contro il "crollo del sistema capitalista" sono ridicole e frutto di una totale ignoranza della questione.

Che sia buono o cattivo non è certo il "sistema capitalista" quello che sta crollando.

Il paradigma "capitalista" non prevede banche centrali che stampano banconote dal nulla, che varano i tassi a seconda dell'umore del giorno.

Quella che sta crollando è l'idea che i cicli economici possano essere controllati e guidati da degli enti centrali onnipotenti, siano essi banche centrali, stati, oppure, come nel nostro caso, la connivenza dei due.

Chiedere ancora maggiori regole, maggior intervento statale significa solamente peggiorare ulteriormente il problema.
Chi dovrebbe decidere e far rispettare queste "regole"?
Gli organi statali, occupati dai peggiori criminali e del tutto conniventi con coloro che questo disastro l'hanno causato.
Ma è così difficile da capire?


Ci si comporta come pecore che corrono tra le braccia del lupo appena inizia a piovere.

Chiedo scusa per il tono che può apparire polemico, ma la situazione è davvero triste.

Blessed be

Carlo Gambescia ha detto...

Benvenuto Santaruina.
E mi scusi se non ho risposto subito, ma fioccano le adesioni.
Sì, è vero che il ciclo economico(capitalistico)ha regole proprie, ma va sempre a intersecarsi con il ciclo politico (individuazione del nemico, decisione, conflitto), che esiste da quando esiste l'uomo, ed è dunque basato su costanti più "antiche", se vuole. Di conseguenza, la dinamica reale anche all'interno del capitalismo (pensi alle leggi politiche ottocentesche, e perciò statali, frutto di duri conflitti politici infrastatali, per introdurre il libero mercato nella Gran Bretagna liberoscambista) è fatta di interconnessioni tra decisioni economiche e decisioni politiche. E noi nella stesura dell' appello abbiamo dovuto tenerne conto.
Diciamo che l'appello, se ha un difetto, è quello di peccare per un eccesso di realismo politico.
Un cordiale saluto, a nome di tutti i firmatari.
Carlo Gambescia

Anonimo ha detto...

Caro Carlo,
non saprei esprimere bene quello che vorrei dire al proposito, e non sono così addentro della materia per avere le idee molto chiare,ma con tutta la buona volontà e anche con la mia intelligenza ho seguito molto attentamente la situazione rifiutando l'informazione pilotata, e sono riuscita a farmene una idea.....e ti dico che vorrei che l'elenco delle persone che hai pubblicato potesse diventare più numeroso.
Grazie per il tuo impegno
e un cordiale saluto
DONNACHENINA

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Donnachenina.
Carlo

Pennywise ha detto...

Sono io che ringrazio voi, per tutta l'informazione che mi fate arrivare.
Il mio blog è pronto a sostenere qualsiasi iniziativa, basta fare un fischio ;)

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie amico. Veramente.
Carlo Gambescia, da parte di tutti: estensori e sottoscrittori

Carlo Bertani ha detto...

Sono riuscito a pubblicarlo sul mio blog, anche se mi trovo quattro spanne oltre il confine della carta geografica.
Grazie a te ed a tutti
Ci sentiamo
Ciao
Carlo Bertani

Carlo Gambescia ha detto...

Ottimo Carlo!
Di più: la tua spinta di qualche giorno fa a concretizzare - voglio riconoscerlo pubblicamente - è stata decisiva. Un "input", fammi usare l' "economichese" dei nostri "detrattori", fondamentale.
Un abbraccio,
Carlo Gambescia
Carlo

Kersal ha detto...

1) quindi la casa che mi ha pagato la banca io non pago più... un bel regalo! (ma che hai fatto un mutuo ora ora??)
2) Le transazioni allo scoperto sono un rischio enorme per chi le esegue. Eliminarle non risolve alcun problema.
3) E proporre la soluzione alla fame del mondo non lo metti???
4) E quindi le imprese che hanno speso soldi per partecipare ad una gara si vedono direttamente tagliati i fondi. Oppure li si indennizza e queste opere ci vengono a costare il doppio e neanche le abbiamo! (per la cronaca: il gov. Prodi aveva già congelato il ponte. Risultato: quei soldi sono spariti e in Sicilia non c'è neanche il ponte!)

Siamo sicuri che questo appello sia davvero frutto di *ponderata* analisi?

Carlo Gambescia ha detto...

Kersal, innazitutto non comprendo il suo tono aggressivo.
Non si può ragionare pacatemente?
Inoltre la invito a rivolgere le sue domande alle famiglie indebitate con le banche, solo per aver contratto un mutuo, poi salito alle stelle, per la prima casa. Solo per avere un tetto sulla testa...
Ma anche a coloro che sono stati truffati dalle società di investimento, perché non messi al corrente dei rischi connessi alle operazione di cui sopra.
E infine alle vedove dei numerosi operai caduti sul lavoro e dipendenti di quelle stesse imprese di costruzione, maestre nel subappalto che lei difende.
Lasci stare infine la fame nel mondo. Non faccia ironia su un'autentica tragedia.
Carlo Gambescia

Anonimo ha detto...

Non capisco perchè dovrei pagare io per chi è stato ingenuo. Io non ho la casa, lui si, io non ho acceso il mutuo perchè sono precario e non ho accesso, lui l'ha acceso e adesso non dovrebbe più pagarlo solo perchè ha voluto fare il furbo? Non raccontiamoci bugie, le banche hanno proposto il mutuo a tasso variabile perchè allora era conveniente, chi ha accettato ha scommesso sul fatto che i tassi non sarebbero saliti, sono saliti e adesso paga. Se eliminiamo il rischio questi continueranno sempre a rischiare sempre più perchè tanto ci siamo noi poveracci che paghiamo per loro. La vostra idea sembra più simile alla politica che ha portato il debito pubblico italiano agli eccessi piuttosto che una proposta seria.

Scusate se il tono sembra aggressivo, quando si critica qualcosa la critica sembra sempre aggressiva, anche quando non lo è.

Carlo Gambescia ha detto...

Siamo un gruppo di vecchi ragazzi all'antica. Ci piacciono le presentazioni. Perciò agli anonimi non rispondiamo.
Carlo Gambescia (per gli estensori dell'Appello)

Franco Merli ha detto...

Non capisco perchè dovrei pagare io per chi è stato ingenuo. Io non ho la casa, lui si, io non ho acceso il mutuo perchè sono precario e non ho accesso, lui l'ha acceso e adesso non dovrebbe più pagarlo solo perchè ha voluto fare il furbo? Non raccontiamoci bugie, le banche hanno proposto il mutuo a tasso variabile perchè allora era conveniente, chi ha accettato ha scommesso sul fatto che i tassi non sarebbero saliti, sono saliti e adesso paga. Se eliminiamo il rischio questi continueranno sempre a rischiare sempre più perchè tanto ci siamo noi poveracci che paghiamo per loro. La vostra idea sembra più simile alla politica che ha portato il debito pubblico italiano agli eccessi piuttosto che una proposta seria.

Scusate se il tono sembra aggressivo, quando si critica qualcosa la critica sembra sempre aggressiva, anche quando non lo è.

Scusate, non sapevo bisognasse firmarsi.

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Franco. Quanto al tono, sono abituato a di peggio :-)
Ma scusi, chi è più ingenuo, quello del mutuo, o lei che mi pare dia per scontata la sua condizione di precario?
Entrambi, da soli, contro i giganti del credito e dell'economia, non ce la farete mai. Vi faranno credere che precario è bello, che i tassi variabili eccetera... C'è troppa sperequazione informativa, che non può essere colmata da un diritto (contrattualistico), spesso al servizio di chi può pagare di più. E non certo dell'"ingenuo" e del precario con pochi mezzi...
Di qui però il ruolo importante della politica ma anche delle idee, nel riequilibrare il rapporto tra una massa di individui isolati (precari, "ingenui", eccetera) da un lato, e le grandi imprese, le banche, eccetera, dall'altro. Riequilibrio che qualche volta costa (il che non significa che debbano essere giustificati gli sprechi...) Ma, comunque sia, è per il bene di tutti.
La politica è conflitto ma è anche cooperazione. E poi qual è l'alternativa: il si salvi chi può?
Carlo Gambescia

Kersal ha detto...

@Carlo Gambescia:

il mio tono non era aggressivo. Era ironico. Se è parso aggressivo chiedo scusa.
Detto questo: comprarsi una casa non è una necessità primaria. Avere una tetto sopra la testa lo è. Io, ad esempio, sono in affitto. Vorrei comprare una casa ma non me lo posso permettere (pur facendo un bel lavoro a tempo indeterminato). Chi ha comprato con mutui molto bassi ha fatto una precisa scelta, anche se molti dicevano "i tassi dovranno salire!". Capisco perfettamente il fatto che "le banche non li hanno adeguatamente informati", però, e parlo per esperienza diretta, c'è chi è stato bene informato e tuttavia ha scelto il tasso variabile perchè allettato dal costo molto basso. E' una questione molto differente: hanno fatto una scommessa che hanno perso.
Detto questo, voglio precisare che capisco bene che la soluzione al problema NON è lasciare che le famiglie falliscano o vedersi portare via la casa, ma deve essere ricercata in qualcosa di economico. Ad esempio, un abbassamento della rata e allungamento dei tempi di pagamento, SENZA costi aggiuntivi.
Insomma, la mia ironia (o aggressività, come lei aveva interpretato) non nasce dal non volere risolvere il problema ma dal fatto che le soluzione da Lei proposte mi appaiono eccessive e non praticabili; insomma per sanare un ingiustizia (lo è davvero?) non se ne può fare un'altra!.

Stesso discorso per le imprese: da come mi ha risposto capisco che Lei non ha alcuna pratica del mondo edile e delle pratiche ad esso connesso. Parla per sentito dire e si è fatto influenzare dai titoloni a tutta pagina circa le morti bianche. Le dico solo che non è tutto come appare. (e sono sicuro che se lei riflette sui titoli circa le notizie di cui lei è edotto capirebbe subite la netta differenza che esiste tra quello che vogliono farci credere e quello che è.)

Carlo Gambescia ha detto...

Kersal,
Se lo dice lei.
Comunque dato che, da quello che ho capito, lei crede solo nell' esperienza diretta. Insisto, vada a esporre le sue tesi alle persone di cui sopra. Le farà ragionare... Magari non resti loro troppo vicino... Ecco questa è ironia
Carlo Gambescia

Peucezio ha detto...

Ho letto l'appello sul sito di Miguel Martínez.
Non conoscevo questo blog, anche se mi suonava il nome di Gambescia. Non sapendo quindi quasi niente del suo retroterra, non sono in grado d valutare le proposte all'interno di una sua più ampia visione d'insieme e quindi mi limito ad applicarvi un mio personale (e come tale opinabile) buon senso.
Questo il testo che ho scritto come commento sul blog di Martínez e che per correttezza penso sia giusto inserire anche qui come d'altronde lo stesso Martínez suggerisce di fare:

D'accordo gli altri punti, ma non ho capito cosa c'entrano le infrastrutture. Le infrastrutture sono proprio l'antitesi dell'economia di carta, virtuale, della finanza pura, perché sono grandi costruzioni materiali, visibili, tangibili e utili agli uomini, esempi importanti di economia reale, con tanto di ricaduta occupazionale, di indotto ecc.
Che facciamo? Vogliamo tornare all'economia reale, rimettere un po' in sesto quest'Italia cannibalizzata dalla finanza e dalla speculazione e smettiamo di costruire strade, ponti e ferrovie?

Saluti

Bilbo_baggins ha detto...

Non ho gli strumenti di cultura economica per entrare nei dettagli dell'appello, ma vorrei fare una riflessione/proposta di fondo: e se cominciassimo a considerare la Borsa e l'insieme della finanza derivata semplicemente come una variante del gioco d'azzardo e quindi si operasse per separarla dall'economia reale? D'altra parte l'unico momento in cui alle aziende arrivano quattrini è il momento dell'emissione, da quel momento in poi sono sotto schiaffo dagli speculatori indipendentemente dai loro risultati effettivi.
Saluti hobbit.

Kersal ha detto...

Dunque, dottor Gambescia, il fatto che loro abbiano ragione nasce solo dal fatto che sono pieni di rabbia per la situazione che stanno vivendo? Insomma, come gli ultrà che spaccano una macchina perchè la loro squadra ha perso!
Praticamente il punto 1 della vostra proposta è nato perchè qualsiasi altra soluzione *ragionata* non sarebbe stata ascoltata da coloro che hanno accesso un mutuo a tasso variabile? L'Italia è piena di politici che prendono decisione per comodità di questo o quel gruppo e adesso anche noi di Internet dovremmo fare lo stesso ?

Il punto è: la banca ha pagato un bene di cui per ora l'intestatario ne sta usufruendo. Non pagare quanto dovuto è sempre un furto chiunque siano i due contraenti. Lo stato dovrebbe intervenire salvaguardando sia colui che paga il mutuo sia la banca. Ovviamente, e qui mi trova d'accordo, il lato forte è la banca e quindi nell'eventuale nuovo accordo deve essere la banca a cedere qualcosa di più. Ma non tutto! Come ho detto abbassare la rata e allungare i tempi può essere una idea che va a tutto vantaggio dell'acquirente e aumenta di molto il rischio per la banca. Tuttavia, entrambi avrebbero ancora gli obblighi che hanno contratto stipulando il mutuo. L'abilità del governo dovrebbe essere quella di rendere l'operazione trasparente e a costo zero.

Saluti.

Corto Maltese ha detto...

Kersal, le banche non stanno pagando un accidenti;il gioco si basa sulla moltiplicazione della moneta(inesistente), quando gli scambi interbancari sono congelati(come ora) la moneta fittizia scompare...il Re è nudo.saluti

Filippo Riccio ha detto...

Sospendere i pagamenti dei mutui sarebbe un'ingiustizia nei confronti di chi vive in affitto, no? Se il mio vicino ha il mutuo smette di pagare per cinque anni, ma io che sono in affitto devo pagare comunque? Perchè?

Mi sembrerebbe giusto, quindi, sospendere anche i pagamenti degli affitti.

Filippo Riccio

Franco Merli ha detto...

"Ma scusi, chi è più ingenuo, quello del mutuo, o lei che mi pare dia per scontata la sua condizione di precario?"

Eppure l'ingenuo mi era sembrato lei.

Kersal ha detto...

@corto maltese:
quindi io che vendo la casa ricevo dalla banca soldi fittizi...
quello cui lei si riferisce è negli scambi di borsa (o anche interbancari) e non nell'erogazione di mutui o prestiti dove, difatti, conta la liquidità che è l'antitesi della moneta fittizia.

Ma avete una idea di quello che state dicendo? L'economia reale si basa sul movimento di denaro!! Come faccio a tirare avanti una società senza i prestiti delle banche? E perchè me li dovrebbero garantire se c'è il pericolo che dopo 3 anni arriva qualcuno e decide "non si paga più" !
E' pura follia...oppure no...demagogia.

Carlo Gambescia ha detto...

Benvenuto Peucezio e grazie.
Il concetto di opera pubblica è piuttosto ampio. E include, non solo infrastrutture (di cui - legga con attenzione - si chiede il blocco ma anche il riesame dal punto di vista di un'analisi costi benefici, il che non esclude, dopo attenta valutazione, eccetera), ma anche scuole, ospedali, edilizia abitativa pubblica. Attività contro le quali l'Appello non si è pronunciato.
Un cordiale saluto,
Carlo Gambescia

Grazie Bilbo. Mi sembra un'idea, già presente in alcuni economisti eterodossi (ricordo Villella, ma anche Caffè), da approfondire.
Un abbraccio,
Carlo

Kersal,
Perché tirare in ballo i tifosi. Che relazione c'è tra una vedova e un teppista...
Abbia pazienza. Ha ragione lei: io non capisco niente. Perdiamoci di vista.

Benvenuto Filippo Riccio,
Legga bene " i mutui contratti nei cinque anni precedenti".
Comunque, più avanti, ritorneremo anche sull'argomento affitti
Cordiali saluti,
Carlo Gambescia

Merli,
Sono io l'ingenuo, Pur di finirla qui.

Alberto ha detto...

Non credo che Carlo abbia la presunzione di voler arginare il mare tantomeno si erga a detentore unico della bacchetta magica, ma ha l'onestà intellettuale di opporsi ad uno stato delle cose e ha il mio supporto incondizionato affinchè possa dire quello che sente, nella fattispecie condivido pure il contenuto in quanto è odioso, pacifico e reiterato che ce la mettono in quel posto raccontandoci che tutto va bene, che si debba stare tranquilli, che qui da noi no-ma-figurati e balle a go-go. Trovo bello ed entusiasmante qualsiasi protezione noi si possa dare ai nostri figli verso un sistema cieco e arido.
Salut, e buon lavoro a Carlo.

Anonimo ha detto...

Riflessioni in merito:

- Sospendere temporaneamente il pagamento dei mutui;

Diciamo che per non creare ulteriore crisi di liquidità si potrebbe sospendere il pagamento della quota degli interessi e lasciare il rimborso del Capitale.

- vietare le transazioni allo scoperto;

in questa situazione è un punto di chiarimento verso il mercato.

- bloccare la costruzione delle grandi infrastrutture non cantierizzate;

Non ne capisco il motivo se sono necessarie per il sistema paese, alimentno la domanda aggregata in maniera intelligente.



- proporre, da subito, nuovi strumenti per sostenere il reddito delle classi meno agiate.

Sono d'accordo ma Come? E per chi?

- La crisi in corso evidenzia i limiti del capitalismo in termini etici, sociali, economici e politici.

Il capitalismo è una istituzione sociale, è in crisi perché è l'uomo contemporaneo in crisi. Se in una società devi ricorrere ai codici etici per avere dei rapporti commerciali vuol dire che simo alla frutta....


- Di qui la necessità del suo superamento attraverso l’edificazione graduale e non violenta di un nuovo modello di società, capace di integrare i valori della solidarietà e della sobrietà.

Carlo questi valori sono più di duemila anni che circolano, se siamo a questo punto dovremmo prendere atto che l'uomo è un animale egoista e usa l'intelligenza a fini egoistici.

Non me ne volere, lo sai che ti leggo sempre volentieri e sei sempre spunto di nuove riflessioni, ma la mia formazione imprenditoriale mi porta ad essere realista. E nella politica economica mi piacciono le proposte, che si pongono il problema della gestione al meglio delle risorse che sono per sua natura scarse e poco riproducibili.

Ernesto Scontento

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Alberto. Mi fai diventare rosso (parlo dell"incarnato", come si diceva un tempo...). E non ti preoccupare, non mollo.
Un caro saluto
Carlo

Ernesto grazie delle critiche, di cui prendo doverosamente atto. E soprattutto della mancanza di animosità. Che denota signorilità di animo. Del resto sei un imprenditore di vecchio stampo, se mi passi il gioco di parole, più gentiluomo che uomo (economico) puro e semplice.
Un abbraccio,
Carlo

Anonimo ha detto...

@ Bilbo_baggins ha detto...

- a considerare la Borsa e l'insieme della finanza derivata semplicemente come una variante del gioco d'azzardo e quindi si operasse per separarla dall'economia reale?

Per la borsa la vedo dura, non è solo il momento dell'emissione delle azioni, ma esiste anche l'emissione obbligazionaria e l'aumento di capitale. non è un obbligo quotarsi in borsa lo si fa per reperire finanziamenti ad un costo inferiore di quello bancario, rivolgendosi ad una platea più ampia.

Per i derivati hai ragione,Warren Buffett li a definiti "armi di distruzione di massa".

Ernesto Scontento

Cloroalclero ha detto...

siamo con te, Carlo. Vedrai che quando si allarga, tanta gente aderirà a 'sta proposta (che, in un'ottica non rivoluzionaria è quanto di piu' "socialista" si possa concepire) anche se il governo risponderà picche (vabbe non sono ottimista) avrà il suo valore.
ciao
B

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Cloro.
Come sai l'Appello è solo un inzio.
La revolution n'est pas q'un début :-)
Ciao,
Carlo

Peucezio ha detto...

Certo, il punto è circostanziato e specifico. Poi in alcuni casi ci sono questioni di impatto ambientale ecc. Io stesso sono favorevole al ponte sullo stretto ma vedo con sospetto la TAV in Val di Susa.
Continua però a non essermi chiara la connessione con la crisi finanziaria. L'Italia sconta un gravissimo ritardo nello sviluppo proprio delle infrastrutture legate alla viabilità, con una ricaduta in particolare sull'economia produttiva, la piccola industria ecc., il che rischia di farci scontare ancora più pesantemente le conseguenze della crisi finanziaria.
Il resto lo condivido al 100%, anche se temo, ahimé, abbia scarsi margini di accoglibilità, perdona il mio pessimismo.
Saluti

Anonimo ha detto...

Organizzare subito in rete un vasto movimento contro la "Grande Rapina" - il salvataggio degli sciacalli!!
Interessante anche questo, che riguarda la Gran Bretagna:
"Un programma del popolo per la crisi"
http://freebooter.da.ru/

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Peucezio, soprattutto per il garbo.
A questo punto però giro la tua replica all'amico Cedolin, che ne sa più di me.
Un caro saluto ( e magari una firmetta... :-)
Ciao,
Carlo Gambescia

marco cedolin ha detto...

Gentile Peucezio,
rispondo dal momento che mi ha giustamente tirato in causa l'amico Carlo.
Credo la questione sia difficilmente dibattibile in un post di commento essendo enormemente vasta dal momento che ogni infrastruttura va valutata a sè stante entrando nel merito.

Certe zone d'Italia (come ha detto lei) soffrono per una carenza d'infrastrutture legate alla viabilità, altre zone soffrono invece proprio perchè eccessivamente infrastrutturizzate e cementificate.
Le infrastrutture per la viabilità hanno ricadute postive sull'economia quando esse sono utili e determinano un ritorno economico dell'opera, mentre creano semplicemente voragini di debito pubblico quando non servono a nulla, se non ad alimentare il profitto dei general contractor che le costruiscono.

Proprio alle infrastrutture come il TAV e il Ponte sullo Stretto, ma potrei aggiungere anche gli inceneritori, alcune nuove autostrade del Nord Italia (mentre altre no)e molte altre opere che non manifestano un carattere di pubblica utilità nè lasciano presupporre la possibilità di un ritorno economico, viene fatto riferimento nell'appello.
Perchè?
Innanzitutto per evitare di creare nuove voragini nel debito pubblico del Paese che certo contribuiranno a demolirlo anche finanziariamente.
In secondo luogo per liberare delle risorse che potrebbero in parte creare la copertura finanziaria indispensabile perchè si possano attuare i primi 3 punti dell'appello.

Un caro saluto
Marco Cedolin

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Marco dell'intervento.
Un cordiale saluto anche a Peucezio,
Carlo

Peucezio ha detto...

D'accordo. Posto in questi termini è più chiaro e risulta pertinente.
Sulla questione del ponte sullo Stretto si potrebbe discutere a lungo, la mia modesta opinione è che, per quanto possa dare (e darà senz'altro luogo) a grosse speculazioni, si tratti di un'opera strategica fondamentale per integrare la Sicilia e la sua economia al resto del paese.
Ma, ripeto, mi rendo conto che entrare nel merito dei singoli progetti infrastrutturali richiederebbe un blog a parte.
Grazie delle gentili risposte e saluti.

Peucezio ha detto...

Sulla "firmetta", non me ne vogliate: aderirei volentieri, ma per me quella del ponte sullo Stretto e di altre infrastrutture (non di tutte, d'accordo) rimane una questione dirimente. Non potrei perdonarmi di aver contribuito ad ostacolarne la realizzazione.
Se si potesse aderire ai singoli punti, sottoscriverei immediatamente gli altri, ma capisco che non si possono proporre appelli su misura per ogni utente della rete.

Michele Antonelli ha detto...

Che dibattito interessante!

Mi scuso con Carlo e con gli altri per il ritardo con cui do il mio modesto contributo. Ho dubbi anche sul mio diritto di farlo: periodo di lavoro intenso e un trasferimento all'estero con bambini piccoli, al momento influenzati, mi rendono piuttosto stanco.

Mi colpisce la quantità di persone competenti sugli argomenti, e la loro volontà di orientare gli altri verso soluzioni giuste.

E' un peccato che alcuni non riescano ad esprimersi senza toni aggressivi e sprezzanti. Per non parlare di quelli che sembra non sappiano fare altro. Componente essenziale, se non dominante, di una società sempre più prossima allo sbando.

Mi hanno colpito particolarmente quelli che, taglieggiati dagli affitti, temono che qualcun altro possa sfuggire allo stesso taglieggiamento. Dovremmo cercare di scrollarci di dosso questi e simili gioghi, strutture perverse di un'economia usuraia, piuttosto che cadere in una guerra di poveri molto ben indotta da chi tali gioghi li ha creati e li gestisce.

La radice di tutto il male, in questa situazione disastrosa, è nel fatto che all'apice del sistema ci siano persone talmente prese nella corsa all'accumulazione da non avere più neanche le capacità intellettuali per concepirle, delle soluzioni equilibrate e giuste per tutti. Non parliamo della volontà di metterle in atto!

Costoro pagano degli "intellettuali" per propagandare il consenso al sistema. Questi ultimi, nell'impossibilità di dimostrarne la bontà, di solito si limitano a gettare fango sulle alternative.

Il loro fiume di menzogne ci acceca e fa si che molti trovino accettabile o addirittura naturale uno squilibrio di potere senza precedenti: un ceffone educativo a un figlio è diventata una grave violenza domestica; lo strangolamento di una famiglia per debiti (indotti con raggiri istituzionali), invece, è diventato normale, addirittura percepito con sollievo dai vicini in competizione.

Dobbiamo cercare di riequilibrare il sistema. Per questo, quanti abbiano desiderio di giustizia debbono unirsi. Disciplinatamente, se possibile. Grazie ed onore a Carlo, per questo passo coraggioso in tal senso.

Michele

Carlo Gambescia ha detto...

Non ti preoccuapre Peucezio ;-)
Ciao,
Carlo

Grazie Michele del contributo.
Un caro saluto,
Carlo

marco cedolin ha detto...

Grazie a te Peucezio per il garbo con cui hai portato le tue argomentazioni, che hanno lo stesso valore di quelle di ciascuno di noi a prescindere dal fatto che le si condivida o meno.

Marco

Giorgio Mattiuzzo ha detto...

Un saluto a tutti (è il mio primo commento qui).

Questo appello, per quanto lodevole negli intenti, mi pare eccessivamente connotato da confusione cronica nei contenuti.

Non sono un esperto di economia, ma se persino a me risulta chiara la confusione dell'appello (mi si perdoni il calambour), credo che una riflessione vada fatta.

Evitiamo l'esegesi del testo, che si basa su tre assunti principali.

1. La crisi del capitalismo: ora, il capitalismo non esiste. Se dovessi enumerare tutte le definizioni a riguardo ci spenderemmo una notte intera. "Capitalismo" è una parola, è solo flatus vocis, un alituccio di vento e non vale nulla più che "batracomiomachia". Leggere in continuazione queste tiratone contro "il capitalismo" mi fa venire in mente i discorsi contro "il comunismo": cambio canale. (come se il sistema economico del 1808 fosse lo stesso del 2008... capitalismo!)

2. Sostegno del credito. La crisi attuale è causata (anche e soprattutto) proprio dal credito facile. Li chiamano "subprime mortgage", si leggono "soldi dati a chi non li potrà mai e poi mai restituire" (postilla: i soldi prestati e mai più ritornati sono quelli dei poveracci).

3. Intervento statale. Lo Stato è l'altra causa, meno diretta ma altrettanto importante, della crisi attuale. Il sistema bancario, una colossale truffa legalizzata di cui nessuno sembra davvero rendersi conto, si tiene in piedi solo e soltanto grazie allo Stato, che permette al sistema bancario di rapinare il mondo proteggendolo con la forza delle armi.

Se qualcuno poi dovesse propormi )e so che qualcuno lo farà) la minestra rancida dello Stato che non fa quello che dovrebbe fare, che se funzionasse come dovrebbe eccetera eccetera, allora - mi dispiace - ma tanta ingenuità va premiata con sonori calci nel deretano, e l'augurio è quello di fare la fine di tutti coloro che hanno assaggiato i benefici dello Stato nelle trincee di mezzo mondo, nei campi di concentramento tedeschi e polacchi, nella Siberia dei bei tempi andati, in America latina e via discorrendo.


Ricapitolando: alla crisi si vuole mettere fine cercando di bloccare una cosa che non esiste (il capitalismo) per mezzo della causa diretta della crisi (il credito ad mentulam) con la supervisione di chi ha mantenuto per anni i presupposti perché la causa non venisse eliminata (il sacro Stato dispensatore di bontà e gioia).

Suggerirei una leggera revisione del testo.

Con stima

Carlo Gambescia ha detto...

Io la ringrazio della stima signor Giorgio Mattiuzzo
Ma amici lettori, aiutatemi, mi dite voi come devo rispondere a un signore, tra l'altro molto garbato, che mi dice che il capitalismo non esiste? E che su questa premessa costruisce il suo intervento...
Provi a leggere Sombart. Poi magari ne riparliamo.
Con altrettanta stima.
Carlo Gambescia

Giorgio Mattiuzzo ha detto...

Pensavo che il parlare di inesistenza del capitalismo, almeno in questo luogo che pare frequentato da lettori attenti, venisse colto per quel che era. Così non è stato, pazienza.

Non ho mai voluto far cambiare fede ai credenti, non comincerò certo adesso. Leggerò con piacere Sombart, quando avrò tempo libero sottratto all'accomulazione di capitale per pagare l'affitto (e confesso la mia ignoranza a riguardo: ho scoperto molte cose interessanti informandomi in questi pochi minuti e per questo la ringrazio).

Continuate pure a proporre il sostegno al credito, è vostro diritto. Basta che poi non pubblichiate un post contro il consumismo e uno contro "le villette del nordest che distruggono il paesaggio". Continuate pure a promuovere l'aiuto salvifico dello Stato, ma astenevi nello scrivere, contemporaneamente, contro le opere pubbliche. Giusto per non semprare schizofrenici in maniera esagerata.

Per il resto che dire? Mi associo a quel lettore che vi chiede per quale motivo lui che paga l'affitto per non aver voluto fare il "furbo" con i mutui a tasso variabile dovrebbe pagarlo, mentre chi si è indebitato di cifre che non poteva permettersi dovrebbe avere la casa e il debito estinto...

E vado a ripassarmi i 25 punti di Monaco ed il programma di San Sepolcro, visto che gli anni passano, ma i vizi paiono duri a morire e, essendo l'istoria magistra di vita, mi preparo e prevengo le mosse dei nemici del capitalismo.

Carlo Gambescia ha detto...

Caro Signor Mattiuzzo, non si inquieti,il problema prima che politico è logico e argomentativo.
Se lei afferma che qualcosa che io, a mia volta, avevo affermato, non esiste (e viceversa), non è possibile aprire alcuna discussione proficua, non perché io sono un fascista, un comunista, e viceversa, ma perché manca l'accettazione di una comune base osservativa (per capirsi: se io dico che quel mobile di cui, dopo dobbiamo discutere il colore che si addice meglio alla sua ricopertura, è bianco, e lei ross, la discussione, se non accertiamo il colore di "partenza",da ricoprire scegliendone uno che si integri bene, non può partire. O se parte, parte male. Quel mobile non verrà mai riverniciato...
Perché a quel punto, in assenza di una base osservativa condivisa, può solo aprirsi, un dibattito, che i logici, definiscono, ad infinitum.
Inutile per me e per lei.
Tutto qui.
Non si inquieti.
Purtroppo, mi sono accorto, e con mio grande dispiacere, che una caratteristica della Rete è proprio quella del dibattito ad infinitum. Tutti vogliono convincere tutti, per le ragioni più varie talvolta (e non è il suo caso) per il semplice gusto di avere l'ultima parola. A me personalmente questo di tipo di "sport" non interessa.
Il vero ragionare è arte veramente difficile e richiede conoscenza delle regole argomentative, logiche, apertura e onestà intellettuale.
E se si parte dall'idea "mo' questo lo metto a posto io" (e non è il suo caso)non si può arrivare mai a una, non dico verità parziale, ma conclusione.
Noi abbiamo fatto un Appello: se vi piace lo firmate, se non vi piace non lo firmate.
Ma evitiamo, se non ci sono le basi, discussioni inutili.
Cordiali saluti,
Carlo

Peucezio ha detto...

Grazie a voi, Carlo e Marco, per lo stimolante confronto e soprattutto per l'iniziativa, che al di là di questo o quell'aspetto, è senz'altro lodevole.
L'Italia ha bisogno di persone come voi che mettono in discussione criticamente i dogmi del liberismo e del mercato che passa sopra tutto e tutti, dogmi che sono un mero strumento culturale di dominio di certi poteri.

Giorgio Mattiuzzo ha detto...

Non m'inquieto affatto, s'immagini. Anzi, mi dispiace di aver dato quest'impressione, ma davvero questo non è il caso (quando m'inquieto, lo stile è decisamente diverso e riconoscibile).

Perché a quel punto, in assenza di una base osservativa condivisa, può solo aprirsi, un dibattito, che i logici, definiscono, ad infinitum.

Ed era esattamente ciò che intendevo io.

Vede, io sono un uomo semplice, che cerca solo di capire le cose che gli stanno intorno. Noi viviamo, tutti, nel medesimo "sistema". È lo stesso per tutti, tuttavia ognuno lo interpreta a modo suo. Lei lo chiama "capitalismo". Ma non c'è solo lei... alcuni lo interpretano come un "sistema" voluto e governato dai banchieri ebrei. Altri, pensi un po', lo definiscono un "sistema socialista". Cioè, lo stesso sistema che lei chiama capitalista, e che altri definiscono ultraliberista, per altri ancora è una economia di Stato pianificata.

E non creda che gli altri abbiano meno argomentazioni rispetto a lei, o che consiglino meno libri di quanto farebbe lei. Certo, lei è convinto di avere ragione, ma io - dal mio punto di vista - vedo solo che alla medesima cosa si da un nome diverso.

Il che, normalmente, mi lascerebbe del tutto indifferente, se i tempi non fossero quelli che fossero e se non temessi di perdere quei pochi soldi che ho messo da parte nel nulla.

Ora, quello su cui volevo puntare l'attenzione, e che lei ha tralasciato di affrontare, sono le soluzioni proposte. Evidentemente, ogni soluzione dipende dall'analisi. Ecco quindi che dire che il sistema attuale è voluto dall'ebraismo mondiale, porta come soluzione necessaria l'eliminazione dell'ebraismo. O degli ebrei, a seconda dei casi. Affermare che il sistema è un'economia pianificata socialista, porta evidentemente ad altre soluzioni.

La questione è sempre la soluzione, non la definizione. Sempre dal mio punto di vista, ovviamente.

Ecco quindi che le soluzioni proposte in questo appello, poiché coincidono con parte importante delle cause che hanno generato la crisi, mi paiono del tutto inefficaci per risolvere la crisi, come è nel loro intento.

E questo a prescindere dal fatto che noi si viva in un mondo capitalista o in uno socialista.

Il nocciolo del mio intervento era questo.


Noi abbiamo fatto un Appello: se vi piace lo firmate, se non vi piace non lo firmate.

Lapalissiano. Tuttavia mi ricorda un po' troppo il cristianissimo "o siete con me, o siete contro di me".


Ma evitiamo, se non ci sono le basi, discussioni inutili.

Il che significa: o partiamo dagli stessi presupposti (quelli che dico io) e quindi arriveremo necessariamente ad un'identica conclusione (quella a cui sono arrivato io), oppure niente.

Ricevuto forte e chiaro, saluto lei e tutti i lettori.

Che la forza dello Stato sia con tutti voi!

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Peucezio, anche da parte di Marco, delle parole di stima.
Carlo

Grazie signor Mattiuzzo della replica.
Un cordiale saluto,
Carlo Gambescia

Cinghios ha detto...

Ciao Carlo e ciao a tutti,
con il solito ritardo cronico torno su questa discussione intorno al contro-appello.

Sul metodo (a commento anche del tuo post di oggi "la rete ci salverà").
La rete è un ottimo strumento di diffusione delle informazioni anche dal "basso". E' certamente positivo che si voglia superare la fase della protesta fine a se stessa e dell'invettiva a cui si fermano la stragrande maggioranza dei blog. Tuttavia come strumento di partecipazione politica mostra numerose problematiche di democraticità a cui bisogna prestare attenzione. Una volta avviato un certo percorso in rete come possiamo attivare un controllo democratico: banalmente se si vuol far votare un documento come si fa? Chi detta le regole e i tempi? Come si prendono le decisioni? Ho sempre intesta la preoccupazione che si possa scadere nel "grillismo" e nel "dipietrismo": uno si sveglia e la spara grossa e tanti gli dietro più o meno acriticamente. Mi impensieriscono commenti del tipo "...Il mio blog è pronto a sostenere qualsiasi iniziativa, basta fare un fischio ;) " Come qualsiasi?

Nel merito.
Sono abbastanza concorde con l'enunciazione dei principi ma mi sembra che le richieste più o meno concrete, non siano proposte concrete fattibili ma rimangano enunciazioni di principio. Nella premessa si reclamano provvedimenti (tra gli altri) a difesa del credito;

Il primo provvedimento dichiara temporaneamente (fino a quando?) sospeso il pagamento dei mutui sulla prima casa. Non rischia questo di essere una mazzata al sistema del credito? Avete fatto una minima stima di quanto possa costare alle banche? Diciamo che essendo circa (vado a memoria dalle notizie che ho letto sui giornali) 3,5 milioni i mutui sulla prima casa per un importo medio di 750 euro al mese (stima mia) fanno poco più di 2,5 miliardi di euro in meno al mese per il sistema del credito. Con la crisi di liquidità che c'è, è fattibile secondo voi, una misura del genere? Vi sembra una misura "minimale"? Non sarebbe meglio un congelamento dei tassi dei mutui ad un valore pari a quello di un paio di anni fa?

Sul secondo punto sono d'accordo.
Il terzo è tanto condivisibile quanto vago: non aggiungono nulla alla premessa.
Sul quarto punto sono d'accordo a prescidere dalla crisi e non capisco bene

Secondo me sarebbe auspicabile un intervento dello stato in aiuto delle banche che puntasse però a modificarne a poco a poco la proprietà in senso pubblico (del resto lo hanno fatto anche in Gran Bretagna): solo così si può sperare di dare un indirizzo democratico all'uscita dalla crisi.

Un saluto,
Francesco

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Cinghios del contributo.
Sì,ci siamo documentati qui: BANCA D’ITALIA EUROSISTEMA, Appendice Statistica, Bollettino Economico n. 54, Banca d’Italia, Ottobre 2008 all’indirizzo http://www.bancaditalia.it/statistiche/storic/collanastorica;internal&action=navpage.action&Parameter=6
A presto, un abbraccio,
Carlo