La presa di posizione di Gianni Alemanno, neo-sindaco di Roma, sulla veltroniana “Mostra del Cinema” merita un riflessione.
Se ricordiamo bene a tale proposito esiste o esisteva anche una proposta di legge del Prc sull’introduzione di un tetto alle pellicole extraeuropee. Insomma, se ci si passa la battuta, rossi e neri continuano a pensarla in modo simile...
A grandi linee siamo davanti a un tentativo di mettere sotto controllo l’invadenza economica e culturale del cinema Usa. Dal momento che il pericolo, per ora, non viene assolutamente dalla cinematografia asiatica e africana. Ma - ecco il punto - l’ autarchia culturale che ruolo può giocare in un mondo dove basta connettersi a internet per trovarsi immersi nel brodo (per alcuni brodaglia) culturale hollywoodiano? Piuttosto ridotto.
Se ricordiamo bene a tale proposito esiste o esisteva anche una proposta di legge del Prc sull’introduzione di un tetto alle pellicole extraeuropee. Insomma, se ci si passa la battuta, rossi e neri continuano a pensarla in modo simile...
A grandi linee siamo davanti a un tentativo di mettere sotto controllo l’invadenza economica e culturale del cinema Usa. Dal momento che il pericolo, per ora, non viene assolutamente dalla cinematografia asiatica e africana. Ma - ecco il punto - l’ autarchia culturale che ruolo può giocare in un mondo dove basta connettersi a internet per trovarsi immersi nel brodo (per alcuni brodaglia) culturale hollywoodiano? Piuttosto ridotto.
Punto primo, va detto che la visione di Alemanno, tra l'altro venata di nazionalismo vecchio stile, è superficiale. Dal momento che sarebbe perfettamente inutile chiudere i “rubinetti” romani e italiani. Perché - se ci passa la rozza metafora - andrebbe prima messo a regime tutto l’intero apparato idrico, per scoprire le eventuali falle… Per farla breve: la cultura hollywoodiana non è solo cinema. Ma circola anche attraverso la televisione, la letteratura, la musica, i gadget, eccetera. E in tutto il mondo: Europa e Italia comprese.
Inoltre la resistenza a idee che non sentiamo nostre, può sorgere solo per contrasto: vedendo un film, leggendo un libro, eccetera. Di qui l’importanza di credere nelle capacità critiche dell’individuo. Infatti il rapporto tra idee e società si svolge su due piani: quello della recezione (nel senso di accogliere: vedere semplicemente il film), e quello successivo del recepimento (condividerlo e meno criticamente). Insomma, non poi è così scontato, che lo spettatore di una pellicola americana, possa “roboticamente” trasformarsi in un sostenitore del sistema di vita americano. Inoltre, come i cinefili riconoscono, esiste negli Stati Uniti un cinema indipendente e molto critico verso l’establishment e il sistema di vita americano. In conclusione, la soluzione del problema non può essere concepita, come sembra ritenere Alemanno, nei termini di una meccanica imposizione dall'alto: "Da domani, via il "tappeto rosso", eccetera"...
Punto secondo, ammesso e non concesso, che Alemanno abbia ragione, resterebbe la questione dei valori socioculturali sostitutivi. Di qui la fondamentale domanda: esiste una cinematografia italiana, e come vedremo più avanti europea, capace di contrapporsi a livello di massa e in chiave di cultura critica, a quella americana? Dal momento che il cinema, di regola, deve parlare a tutti.
E qui è difficile rispondere in senso affermativo. Infatti è vero che i film di autore italiani veicolano valori critici, ma si tratta di un cinema per pochi eletti. Mentre il resto della produzione cinematografica imita nei contenuti e stilemi quella Usa. Insomma il cinema italiano risulta già da tempo impregnato di valori edonistici e consumistici. Per non parlare della spettacolarizzazione della violenza, così come impone il canone hollywoodiano-americano.
Perciò, ammesso e non concesso, il recupero del cinema italiano grazie alla scelta autarchica, all’inizio, potrebbe essere molto dura. Per quale ragione? Il cinema perderebbe spettatori (quelli assuefatti al canone hollywoodiano, che sono tanti, forse troppi…). Mentre gli stessi valori combattuti continuerebbero a circolare in altri settori mediatici. E la crisi del cinema nazionale, già evidente da anni, potrebbe avvitarsi su stessa a causa della protesta di produttori e distributori e del possibile scontento di un pubblico in larga parte "ipnotizzato". Che fare allora? Le scelte autarchiche, soprattutto se nazionali o addirittura soltanto romane, sono inutili.
In ogni caso - ecco il vero punto della questione - la “battaglia” contro il cinema Usa, andrebbe condotta in sede europea, disponendo controlli più generali (continentali) sulla domanda e offerta di cinema Usa. Non è - ripetiamo - un problema, come ritiene in neo-sindaco di Roma, di “tappeti rossi” romani… O comunque non solo.
Andrebbero perciò sviluppate politiche di sostegno diretto alle produzioni europee. Ma sul piano europeo esiste unità di intenti sotto questo profilo? Per il momento pare di no (a parte, sembra, l’eccezione francese).
Infine resta il problema della cultura “alternativa” di massa. Una cultura da creare di sana pianta. E sulla base di valori europei, capaci di risvegliare, dal basso in senso critico degli "spettatori". Ma quali? Ed eventualmente come veicolarli in un’economia dove conta solo il profitto e ogni intervento pubblico viene condannato?
E qui è difficile rispondere in senso affermativo. Infatti è vero che i film di autore italiani veicolano valori critici, ma si tratta di un cinema per pochi eletti. Mentre il resto della produzione cinematografica imita nei contenuti e stilemi quella Usa. Insomma il cinema italiano risulta già da tempo impregnato di valori edonistici e consumistici. Per non parlare della spettacolarizzazione della violenza, così come impone il canone hollywoodiano-americano.
Perciò, ammesso e non concesso, il recupero del cinema italiano grazie alla scelta autarchica, all’inizio, potrebbe essere molto dura. Per quale ragione? Il cinema perderebbe spettatori (quelli assuefatti al canone hollywoodiano, che sono tanti, forse troppi…). Mentre gli stessi valori combattuti continuerebbero a circolare in altri settori mediatici. E la crisi del cinema nazionale, già evidente da anni, potrebbe avvitarsi su stessa a causa della protesta di produttori e distributori e del possibile scontento di un pubblico in larga parte "ipnotizzato". Che fare allora? Le scelte autarchiche, soprattutto se nazionali o addirittura soltanto romane, sono inutili.
In ogni caso - ecco il vero punto della questione - la “battaglia” contro il cinema Usa, andrebbe condotta in sede europea, disponendo controlli più generali (continentali) sulla domanda e offerta di cinema Usa. Non è - ripetiamo - un problema, come ritiene in neo-sindaco di Roma, di “tappeti rossi” romani… O comunque non solo.
Andrebbero perciò sviluppate politiche di sostegno diretto alle produzioni europee. Ma sul piano europeo esiste unità di intenti sotto questo profilo? Per il momento pare di no (a parte, sembra, l’eccezione francese).
Infine resta il problema della cultura “alternativa” di massa. Una cultura da creare di sana pianta. E sulla base di valori europei, capaci di risvegliare, dal basso in senso critico degli "spettatori". Ma quali? Ed eventualmente come veicolarli in un’economia dove conta solo il profitto e ogni intervento pubblico viene condannato?
6 commenti:
A me l'idea di Alemanno piace.
Premetto che non sono un grande appassionato di cinema, ma penso che in qualche modo sia necessario proteggersi dall'invasione della propaganda americana, di cui Hollywood è l'avanguardia.
Ricordo che negli USA è vietato per legge doppiare i film non prodotti da case di produzione statunitense.
E questo al solo scopo di impedire alle cinematografie di altri paesi di mettere piede sul suolo americano.
Quanto alle politiche di sostegno per il cinema europeo, in Italia c'è già una legge che assegna finanziamenti (e che finanziamenti!) di stato ai film.
Il vero problema non sono, dunque, le risorse, ma la concorrenza sleale degli USA, imposta dalle multinazionali tramite le loro posizioni dominanti.
Infine, io credo che il fatto che tanto cinema italiano riproduca stilemi di quello americano sia una semplice conseguenza del fatto che la preponderanza di quest'ultimo abbia ormai assuefatto gli spettatori a determinate forme e che, pertanto, gli autori italiani non abbiano potuto fare altro che conformarsi.
Una volta che la cinematografia made in USA non fosse più un punto di riferimento obbligato, il sorgere di nuovi linguaggi sarebbe molto più agevole per chi fa cinema.
Il grande pubblico sulle prime potrà anche essere spiazzato, ma credo sia necessario anche andare incontro a scelte impopolari per difendere l'identità della cultura europea e italiana, tanto più che il favore verso questo tipo di cinematografia non è nato spontaneamente dal basso, ma imposto dall'alto.
Concludo facendo notare come sia assurdo che il comune di Roma spenda cifre enormi per portare star hoolywoodiane strapagate al "Festival del Cinema" di veltroniana istituzione.
Molto meglio con quei soldi promuovere il cinema nostrano!
E' interessante la tua analisi, Carlo, peccato che questi polveroni non porteranno a nulla. Alemanno agita le acque per non farci vedere il fondale torbido e melmoso. Proprio lui facente parte di una coalizione con a capo il re della televisione: quel signorotto di Arcore che dall'inizio degli anni '80 ci ha martellato con film, telefilm e format tv di stampo americano, che hanno radicato il processo di impoverimento e imbruttimento culturale dell'italiano medio.
Se Pasolini fosse rimasto in vita, come Mishima, avrebbe seriamente pensato al seppuku.
Un caro saluto
Giuseppe
Io non so se sia il caso, in questo specifica occasione, di parlare di una cultura holliwoodiana consumista da contrastare per contrapporle una cultura cinematografica italiana... non consumista? Spirituale?
Né credo che Alemanno abbia detto niente del genere.
Si tratterebbe magari di dare più spazio e valorizzare maggiormente l'industria cinematografica italiana, e rendere meno difficile la vita di cineasti e attori italiani.
Personalmente, non sono nemmeno tanto a favore di questa "purezza" a tutti i costi del cinema.
Io che sono un appassionato di horror pensavo a Dario Argento, che negli ultimi anni è un po' appassito ma ha prodotto pur sempre buoni film. Senza attingere alla cinematografia thriller e horror anglosassone che ne sarebbe stato di lui?
Però chi ha sostituito Dario Argento, in popolarità e capacità, oggi?
Come? No, la figlia Asia decisamente no!
Ciao
Luca
Grazie Albcor. Sono d'accordo.
Credo sia importante ragionare in termini europei (cosa che del resto tu fai), e non semplicemente nazionali o romani...
Ciao,
Carlo
Grazie Giuseppe. Credo anch'io, purtroppo, che si tratti del solito "polverone".
Interessante l'accostamento Mishima-Pasolini.
Ciao,
Carlo
Grazie Luca. Anch'io non credo nella "purezza". Ma almeno per cominciare uno scossone ci vorrebbe -:)
Sono d'accordo anche sulla bravura di Dario Argento. Nonostante gli ultimi film e... la figlia.
Ciao,
Carlo
Il protezionismo USA, nel mondo dello spettacolo, è totale. Rammento ancora con stupore che quando un mio lavoro andò in scena negli Stati Uniti, a ogni tecnico della nostra compagnia fu necessario affiancare (e pagare) un tecnico locale.
Quindi, rendere un po' di pan per focaccia (a livello europeo, perchè a livello italiano è tecnicamente impossibile) sarebbe bene.
Se si riuscisse a fare abbassare un po' la voce agli americani, insomma, sarebbe un'ottima cosa. Resterebbe, naturalmente, il problema più serio: una volta che ti passano il microfono, cosa dici? Se dici - un po' peggio - quello che direbbero loro, tanto vale stare zitti.
Il piano sul quale può agire la politica è quello, e non altri (a meno che non si parli di politica da tempi d'eccezione).
Comunque, fossi il Dittatore Buono d'Italia, la prima cosa che farei per contrastare il dominio culturale USA sarebbe l'istituzione di un canale TV didattico per l'insegnamento della lingua inglese, e la seconda un piano di apprendimento obbligatorio dell'inglese scritto per tutti gli insegnanti, pubblici e privati; perchè gli americani, solo se li conosci li eviti (e a parte lo scherzo, solo se sei in grado di accedere direttamente al linguaggio-mondo puoi sperare di formarti gli strumenti per riformare il tuo linguaggio-casa).
Grazie Roberto.
Sottoscrivo totalmente.
Un caro saluto,
Carlo
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