Al posto di Beppe Grillo tremeremmo. Ieri la Repubblica gli ha dedicato il titolo d’apertura, le pagine 2-3 e un paio di commenti non benevoli di Michele Serra e Massimo Cacciari (intervistato da Carlo Brambilla). Ma per quale ragione Grillo dovrebbe preoccuparsi? Perché si tratta di un giornale dalle antenne sensibili, capace di riconoscere il nemico a grande distanza… Per poi distruggerlo mediaticamente.
Che cosa non andrebbe in Grillo secondo la Repubblica? Il suo “populismo”, ovviamente antipolitico, Il che ha già sapore di prossima scomunica… Visto il trattamento ricevuto da Silvio Berlusconi, altro populista d'Italia, assai malvisto dall' establishment finanziario laico, vicino al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Pertanto, crediamo, che si preparino tempi non facili, per Grillo e il suo movimento.
Ma cerchiamo di affrontare l’argomento in termini oggettivi
Il successo della manifestazione di ieri - il cosiddetto V-Day - mostra che sul piano politico Grillo ha nella manica alcune carte da giocare. Vediamo quali.
In primo luogo personali. Qualunque partito italiano, ora, lo vorrebbe nelle sue schiere.
In secondo luogo di movimento. Stando alla cronache, il “grillista” è di tutte le età (ma con lieve predominio dei giovani), proviene dal ceto medio in crisi (con predominanza di precari e studenti, ma sembra anche pensionati ) e soprattutto ha notevoli capacità di mobilitazione (si tratta di dati estrapolati dalle cronache di ieri e quindi da “prendere con le molle”; che, tuttavia, possono costituire una prima base osservativa). Riunire in tutta Italia alcune centinaia di migliaia di persone non era facile, soprattutto la seconda domenica di settembre e in concomitanza con altri eventi. E Grillo, invece, ha raggiunto l’obiettivo: il che significa che ieri è sorta sociologicamente un' entità politica di “movimento” e non solo legata alla blogsfera, che risponde ai tre requisiti canonici: un capo (Grillo); un’identità (fondata sul rifiuto della “politica politicante” , sulla promozione della democrazia diretta e, pare, stando al sito di Grillo, sulla "decrescita felice"); una forza d’urto movimentista composta di migliaia di aderenti. Probabilmente capace di fare politica all’esterno delle istituzioni.
In terzo luogo di partito. Il movimento, una volta consolidatosi, nell’arco di un anno o due, potrebbe trasformarsi in partito. E dunque presentarsi regolarmente alle elezioni. E fare politica direttamente nelle istituzioni.
Tuttavia, e in quarto luogo, il movimento, potrebbe anche essere ridimensionato, per ragioni legate alla volontà di Grillo o alle circostanze interne e/o storiche, e trasformarsi in gruppo di pressione. E dunque fare politica attraverso le istituzioni, passando per i partiti, o per particolari personalità politiche.
Queste sono le quattro possibilità che Grillo ha davanti a sé. Attualmente (o almeno fino a ieri), Grillo, sembra agire, secondo la logica del gruppo di pressione: attraverso le istituzioni ( si pensi allo strumento delle iniziative di legge ). Ora però, potrebbe passare a una logica di emendamento, dal basso, agendo sulle istituzioni, pur rimanendone all'interno, attraverso lo strumento del referendum. Il passaggio è delicato, dal momento che un’organizzazione referendaria, implica: a) strutturazione sul territorio (che in parte minima già esiste, grazie ai gruppi dei cosiddetti “amici di Grillo”); b) quadri dirigenti intermedi; c) una massa di attivisti e simpatizzanti (in tutto, almeno un settecentomila unità). Pertanto la scelta referendaria, potrebbe facilitare la trasformazione del movimento, nato appena ieri, in partito (che però richiederebbe, a prescindere dalla legge elettorale, per un minimo di visibilità, almeno un milione/un milione e mezzo di unità, tra attivisti, simpatizzanti e votanti) . Oppure potrebbe condurre alla stabilizzazione del "grillismo" nei termini di un movimento sociale flessibile, capace di intervenire sul territorio, in risposta alle “chiamate del capo”. Pertanto due delle quattro possibilità elencate, potrebbero costituire gli anelli di un processo politico evolutivo dal movimento (stadio a), al partito (stadio b). Mentre la trasformazione in gruppo di pressione implica, come accennato, il rischio del ridimensionamento sociale e dunque operativo. Ma anche la stabilizzazione in termini di movimento, alla lunga, potrebbe favorire un’istituzionalizzazione dello stesso, e dunque il venire meno della portata innovativa, che in genere caratterizza i movimenti sociali, come fenomeni di stato nascente
Il futuro del “Grillismo” dipenderà perciò, oltre che dagli ostacoli posti dai partiti e dalle istituzioni esistenti, dalle capacità decisionali e organizzative di Beppe Grillo. Dalla qualità dei suoi programmi. E dalla sua volontà di fare o meno “politica sul serio”. Dal momento che fare politica sul serio, significa, almeno nelle società democratiche, trasformarsi in partito e partecipare alle elezioni, per governare da soli o insieme ad altri. Per contro il movimento e il gruppo di pressione non hanno valenza politica, soprattutto nei tempi lunghi: perché i movimenti, storicamente parlando, o si trasformano in partiti legali o fanno le rivoluzioni, conquistando il potere con la forza. Altrimenti i movimenti finiscono per rientrare nella normalità (“normalità”, che in alcune sue schegge impazzite, può implicare, secondo le tradizioni ideologiche, anche il terrorismo). Per riaccendersi socialmente, di tanto in tanto, in relazione all'andamento delle vicende esterne e agli alti bassi del cosiddetto potere carismatico dei capi… Quanto ai gruppi di pressione, si tratta di vere e proprie organizzazioni sistemiche di gestione di valori trasformati in interessi economici, più o meno legali, secondo le legislazioni nazionali.
Tre notazioni finali.
In primo luogo, il grillismo, mostra la forza della cosiddetta “blogsfera” e di internet. Forza che non deve però essere sopravvalutata, perché se è vero che “la rete” svolge un interessante ruolo di catalizzazione e informazione delle forze sociali, è altrettanto vero che i processi politici implicano capi e dirigenti capaci, programmi concreti, e soprattutto masse reali, e non solo virtuali, o comunque in grado di trasformarsi da virtuali in reali.
In secondo luogo, il grillismo è esploso con il centrosinistra al potere. E questo dovrebbe far riflettere la sinistra sugli errori commessi. E soprattutto sulla necessità di non liquidare Grillo, come populista e nemico della democrazia. Dal momento che questa accusa potrebbe favorirne il riflusso a destra.
In terzo luogo, la presunta volontà di Grillo di andare oltre la destra e la sinistra, è indubbiamente interessante, ma purtroppo ambigua e pericolosa per lo sviluppo politico del grillismo. Perché se intesa in termini istituzionali, indica la ricerca di una “pacifica” collocazione partitica al centro, o comunque, da gruppo di pressione e/o movimento sociale stabilizzato; se intesa in termini anti-istituzionali, può attirare su di lui, feroci accuse di qualunquismo, populismo o neofascismo, come già sta accadendo. Purtroppo, la scelta di voler andare “al di là della destra e della sinistra”, pur condivisibile sul piano soggettivo, crediamo possa acquisire senso soltanto nel quadro oggettivo di una simultanea (storicamente parlando) trasformazione totale dell’attuale sistema politico, economico e sociale in qualcosa di completamente nuovo. Con tutti i rischi e pericoli di involuzioni autoritarie che questi processi implicano.
Parliamo ovviamente di rischi, perché, come abbiamo scritto altrove, l’antipolitica di oggi può essere la politica di domani.
Ma Beppe Grillo è disposto ad assumersi questi rischi? Ha la tempra del capo e dell'organizzatore?
Da ieri sembra di sì.
Che cosa non andrebbe in Grillo secondo la Repubblica? Il suo “populismo”, ovviamente antipolitico, Il che ha già sapore di prossima scomunica… Visto il trattamento ricevuto da Silvio Berlusconi, altro populista d'Italia, assai malvisto dall' establishment finanziario laico, vicino al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Pertanto, crediamo, che si preparino tempi non facili, per Grillo e il suo movimento.
Ma cerchiamo di affrontare l’argomento in termini oggettivi
Il successo della manifestazione di ieri - il cosiddetto V-Day - mostra che sul piano politico Grillo ha nella manica alcune carte da giocare. Vediamo quali.
In primo luogo personali. Qualunque partito italiano, ora, lo vorrebbe nelle sue schiere.
In secondo luogo di movimento. Stando alla cronache, il “grillista” è di tutte le età (ma con lieve predominio dei giovani), proviene dal ceto medio in crisi (con predominanza di precari e studenti, ma sembra anche pensionati ) e soprattutto ha notevoli capacità di mobilitazione (si tratta di dati estrapolati dalle cronache di ieri e quindi da “prendere con le molle”; che, tuttavia, possono costituire una prima base osservativa). Riunire in tutta Italia alcune centinaia di migliaia di persone non era facile, soprattutto la seconda domenica di settembre e in concomitanza con altri eventi. E Grillo, invece, ha raggiunto l’obiettivo: il che significa che ieri è sorta sociologicamente un' entità politica di “movimento” e non solo legata alla blogsfera, che risponde ai tre requisiti canonici: un capo (Grillo); un’identità (fondata sul rifiuto della “politica politicante” , sulla promozione della democrazia diretta e, pare, stando al sito di Grillo, sulla "decrescita felice"); una forza d’urto movimentista composta di migliaia di aderenti. Probabilmente capace di fare politica all’esterno delle istituzioni.
In terzo luogo di partito. Il movimento, una volta consolidatosi, nell’arco di un anno o due, potrebbe trasformarsi in partito. E dunque presentarsi regolarmente alle elezioni. E fare politica direttamente nelle istituzioni.
Tuttavia, e in quarto luogo, il movimento, potrebbe anche essere ridimensionato, per ragioni legate alla volontà di Grillo o alle circostanze interne e/o storiche, e trasformarsi in gruppo di pressione. E dunque fare politica attraverso le istituzioni, passando per i partiti, o per particolari personalità politiche.
Queste sono le quattro possibilità che Grillo ha davanti a sé. Attualmente (o almeno fino a ieri), Grillo, sembra agire, secondo la logica del gruppo di pressione: attraverso le istituzioni ( si pensi allo strumento delle iniziative di legge ). Ora però, potrebbe passare a una logica di emendamento, dal basso, agendo sulle istituzioni, pur rimanendone all'interno, attraverso lo strumento del referendum. Il passaggio è delicato, dal momento che un’organizzazione referendaria, implica: a) strutturazione sul territorio (che in parte minima già esiste, grazie ai gruppi dei cosiddetti “amici di Grillo”); b) quadri dirigenti intermedi; c) una massa di attivisti e simpatizzanti (in tutto, almeno un settecentomila unità). Pertanto la scelta referendaria, potrebbe facilitare la trasformazione del movimento, nato appena ieri, in partito (che però richiederebbe, a prescindere dalla legge elettorale, per un minimo di visibilità, almeno un milione/un milione e mezzo di unità, tra attivisti, simpatizzanti e votanti) . Oppure potrebbe condurre alla stabilizzazione del "grillismo" nei termini di un movimento sociale flessibile, capace di intervenire sul territorio, in risposta alle “chiamate del capo”. Pertanto due delle quattro possibilità elencate, potrebbero costituire gli anelli di un processo politico evolutivo dal movimento (stadio a), al partito (stadio b). Mentre la trasformazione in gruppo di pressione implica, come accennato, il rischio del ridimensionamento sociale e dunque operativo. Ma anche la stabilizzazione in termini di movimento, alla lunga, potrebbe favorire un’istituzionalizzazione dello stesso, e dunque il venire meno della portata innovativa, che in genere caratterizza i movimenti sociali, come fenomeni di stato nascente
Il futuro del “Grillismo” dipenderà perciò, oltre che dagli ostacoli posti dai partiti e dalle istituzioni esistenti, dalle capacità decisionali e organizzative di Beppe Grillo. Dalla qualità dei suoi programmi. E dalla sua volontà di fare o meno “politica sul serio”. Dal momento che fare politica sul serio, significa, almeno nelle società democratiche, trasformarsi in partito e partecipare alle elezioni, per governare da soli o insieme ad altri. Per contro il movimento e il gruppo di pressione non hanno valenza politica, soprattutto nei tempi lunghi: perché i movimenti, storicamente parlando, o si trasformano in partiti legali o fanno le rivoluzioni, conquistando il potere con la forza. Altrimenti i movimenti finiscono per rientrare nella normalità (“normalità”, che in alcune sue schegge impazzite, può implicare, secondo le tradizioni ideologiche, anche il terrorismo). Per riaccendersi socialmente, di tanto in tanto, in relazione all'andamento delle vicende esterne e agli alti bassi del cosiddetto potere carismatico dei capi… Quanto ai gruppi di pressione, si tratta di vere e proprie organizzazioni sistemiche di gestione di valori trasformati in interessi economici, più o meno legali, secondo le legislazioni nazionali.
Tre notazioni finali.
In primo luogo, il grillismo, mostra la forza della cosiddetta “blogsfera” e di internet. Forza che non deve però essere sopravvalutata, perché se è vero che “la rete” svolge un interessante ruolo di catalizzazione e informazione delle forze sociali, è altrettanto vero che i processi politici implicano capi e dirigenti capaci, programmi concreti, e soprattutto masse reali, e non solo virtuali, o comunque in grado di trasformarsi da virtuali in reali.
In secondo luogo, il grillismo è esploso con il centrosinistra al potere. E questo dovrebbe far riflettere la sinistra sugli errori commessi. E soprattutto sulla necessità di non liquidare Grillo, come populista e nemico della democrazia. Dal momento che questa accusa potrebbe favorirne il riflusso a destra.
In terzo luogo, la presunta volontà di Grillo di andare oltre la destra e la sinistra, è indubbiamente interessante, ma purtroppo ambigua e pericolosa per lo sviluppo politico del grillismo. Perché se intesa in termini istituzionali, indica la ricerca di una “pacifica” collocazione partitica al centro, o comunque, da gruppo di pressione e/o movimento sociale stabilizzato; se intesa in termini anti-istituzionali, può attirare su di lui, feroci accuse di qualunquismo, populismo o neofascismo, come già sta accadendo. Purtroppo, la scelta di voler andare “al di là della destra e della sinistra”, pur condivisibile sul piano soggettivo, crediamo possa acquisire senso soltanto nel quadro oggettivo di una simultanea (storicamente parlando) trasformazione totale dell’attuale sistema politico, economico e sociale in qualcosa di completamente nuovo. Con tutti i rischi e pericoli di involuzioni autoritarie che questi processi implicano.
Parliamo ovviamente di rischi, perché, come abbiamo scritto altrove, l’antipolitica di oggi può essere la politica di domani.
Ma Beppe Grillo è disposto ad assumersi questi rischi? Ha la tempra del capo e dell'organizzatore?
Da ieri sembra di sì.
15 commenti:
salve,
come al solito le sue riflessioni sono molto interessanti. Volevo però porle anche altre 2 questioni, che potrebbero influenzare i processi del movimento, da lei descritti: prima di tutto la situazione che vivono gli italiani oggi, in particolare 6 milioni di precari, tra cui il 90% giovani, e tutte le altre classi sociali disincantate dal facile popolismo (ex berlusconiani) e dal post partitismo di massa (soprattutto gli ex comunisti). Il disagio odierno della società italiana mi sembra molto importante nel valutare la riuscita del movimento di beppe grillo.
In secondo luogo beppe grillo, nei suoi spettacoli, nel suo blog, nei suoi libri e nei video che propone su youtube, parla sempre di argomenti molto vicini ai cittadini, dando voce a persone molto rispettabili nei loro ambiti professionali, e magari per questo escluse dalla politica, oppure a movimenti, come quello del no tav che rivendicano il diritto di decidere, direttamente e senza delega, su quello che è la loro vita ed il loro futuro. Gli argomenti che Grillo, grazie alla sua potenza mediatica, riesce a far emergere, sono semplicemente quelli che la gente vorrebbe che un partito trattasse: la privatizzazione dell' acqua, l'energia pulita e sostenibile, la riduzione dei consumi, l'attenzione alle forme moderne di schiavitù, la necessità di infrastrutture necessarie e intelligenti, la lotta allo spreco del denaro pubblico, la legalità iniziando dalla testa del pesce... insomma non mi sembrano temi che scomparendo Beppe Grillo possano scomparire insieme a lui.
Uno dei due autori del libro "Euroschiavi", dedicato al signoraggio bancario, racconta in un'intervista di aver parlato con Beppe Grillo, che in uno dei suoi spettacoli si era dimostrato molto informato sulla materia. Beppe Grillo gli ha manifestato largo interesse e, almeno in buona misura favore, ma gli ha anche detto apertis verbis che si trattava di un tema che, se trattato con insistenza, avrebbe spaventato le persone.
Questo episodio è emblematico: alla fine Grillo è pur sempre un cabarettista. La gente che lo va a sentire si aspetta da lui satira, anche dura, ma la satira è pur sempre intrattenimento.
Che poi Michele Serra (che pure è stato uno degli autori di Beppe Grillo, prima di occuparsi di Fabio Fazio) ieri abbia firmato quell'articolo pieno di distinguo e di riserve non mi sorprende.
Ho l'impressione che Grillo farà la fine dei NoGlobal: prima infangati da Genova 2001 e poi finiti nell'indifferenza generale e metabolizzati dal sistema politico.
Ciao
Luca
volgio approfittare di questo spazio per fare i miei complimenti all'autore di questo blog, del quale sono venuto a conoscenza oggi.
L'approccio è ottimo e i temi super interessanti.
Ho linkato il blog tra i preferiti.
Complimenti e buon lavoro !
Damiano,
Prato
La politca moderna nel paese Italia assomiglia sempre più ad un monolite distante e statico, la sua arroganza e la sua incompetenza ha portato all' italiano una notevole quantità di problemi che prima non si poneva o semplicemente il non considerarli non portava danni di grave entità sulla vita personale di ogni cittadino.
Ora invece si.
Quelle che vengono chiamate istituzioni hanno palesemente fallito, il sistema politico oltre che la sua "casta" non riesce a far fronte alle situazioni che si susseguono incessanti nel panorama contemporaneo ed il problema è che vengono pagati per quello (profumatamente aggiugerei).
Fare un analisi del fenomeno grillo sostenendo che esso dovrebbe, per legittimarsi utilizzare gli strumenti politici esistenti, è come dire che un uccello dovrebbe imparare a nuotare prima di lanciarsi nel vuoto, non ha nessun senso.
Il movimento di Grillo esiste in quanto rifiuto della situazione attuale, delle sue assurde leggi e del suo assurdo sistema, se dovesse per sfortuna abbaracciarle anche esso morirebbe subito.
Dimostrazione ne è il fatto che nessun politico ha nemmeno lontanamente intuito che stava succedendo, che cosa si stava preparando e cosa è successo (nei giornali ho letto commenti assurdi :
"pericolo per la democrazia " ??? "vergogna" ??? ecc... , ma che film hanno visto ? ).
Questo è un nuovo modo di fare "politica" è un nuovo modo di comunicare, e quando qualcosa del genere si affaccia ciò che è vecchio risalta ancora di più.
Forse morirà cosi, forse continuerà, forse non sarà Grillo a condurlo avanti, ma ieri, su quei fogli firmavano i delusi, gli arrabbiati, la generazione senza futuro; e sono tanti, e sono anche parecchio incazzati (e ne hanno parecchie ragioni)
Ciao Carlo,
sul piano mediatico non c'è dubbio che Grillo sia bravo ad usare i nuovi mezzi, ma il problema non è aver la tempra dell'organizzatore o del capo, qui il problema è la pochezza dei contenuti.
Certo non penso che sia un pericolo per la democrazia, ma (almeno in questa occasione) usa argomenti e toni populisti, il che legato alle campagne del tipo "La casta" preparano il terreno per il nuovo centro-centro tecnocratico.
Si vorrebbe fermare la corruzione impedendo l'eleggibilità a politici condannati. A parte la questione che non mi pare corretto trattare allo stesso modo reati diversissimi tra loro, ma siamo sicuri che il problema siano i corrotti? O non è il "popolo" che li ha votati il problema?
La stessa cosa vale per la proposta di limitare a 2 il numero di legislature consecutive possibili. Ma se io elettore ritenessi un politico meritevole e valido perchè non dovrei rivotarlo la terza volta?
Sulle preferenze se ne potrebbe discutere, ma non mi sembra un argomento decisivo.
un saluto cinghios
In genere, can che abbaia non morde.
E Grillo, abbaia parecchio.
Nel merito, alcune sue battaglie non sono sbagliate, non mi piace il modo in cui le fa, ma non è quello il punto.
Quello che forse è invece inquietante, è questo suo incitare alla rabbia di masse "piccolo borghesi" frustrate.
Il far loro credere, in modo facilone, che alcune questioni le risolverebbe un bambino, e invece "i politici" no.
Che i partiti sono merda (quando sono strutture di cui difficilmente si può fare a meno in democrazia rappresentativa=
Ricorda abbastanza il protagonista di "Quinto Potere", in questo.
Però, vedere Bossi che grida all'anipolitica mi ha fatto godere.
Non credo ci sia l'intenzione di istituire un nuovo partito politico, anche se la situazione e i tempi lo farebbero supporre.
Il "grillismo", usando a prestito un neologismo appena letto, offre più spunti interessanti per ciò che sta rappresentando a livello sociologico che sul piano squisitamente politico.
Mancano le basi di una critica fondata e ideologica come per esempio fa Movimento Zero. Ma non è questo che intaccherà l'ondata di protesta istanziata da Grillo. E' proprio l'innovazione di un fenomeno nato nella nascente età dell'informazione e che vive e prospera grazie alla grande Rete.
Se la vecchia politica non sarà in grado di comprenderne i meccanismi ed entrarci sarà inevitabilmente travolta dalla velocità di aggregazione, decisione e comunicazione di Internet.
Grazie amici dei vostri interventi.
X Gabriele. Grazie del tempo che mi dedichi. Sono d'accordo i problemi sono urgenti e sul tappeto, e vanno al di là della contingenza...
X Luca. Non sapevo del trascorso innamoramento per Serra.
Grazie...
X Damiano. Benvenuto! e Grazie.
X Anonimo. Grazie del commento.
X Cinghios. Giusto, se uno è bravo e onesto perché non
rieleggerlo.
X Biz. Ho visto anch'io quel film.
E in effetti ci sono delle analogie.
X Giuseppe. Grazie del, come sempre, dotto commento.
Un caro saluto a tutti,
Carlo
Ciao Carlo scusa il ritardo...
concordo su molte cose con Grillo ma su altre vedasi http://www.carlopanella.it/web/
dett-edi.asp?ID=334
inoltre la questione del signoraggio non viene mai affrontata dai grillini
arrivederci ;-)
Caro Beppe, non devi scusarti di nulla: ci mancherebbe altro.
Grazie della segnalazione.
Hai ragione. Anche perché il problema del signoraggio non è di secondaria importanza.
Un caro saluto,
Carlo
Io sono convinta che unica speranza che il movimento di Grillo possa effettivamente avere un qualche peso sulla vita politica del paese, è che si riesca a provocare una rivoluzione culturale. Senza sopravvalutare le possibilità della rete, la si può usare unitamente alle capacità aggreganti di Grillo, per fornire ai movimentisti e tramite loro a quanta più gente possibile, le nozioni e le spinte perchè gli Italiani si mettano almeno alla pari con gli altri europei quanto al grado di maturità, consapevolezza dei diritti , e conseguenti doveri.
Questa nostra pecca è stata favorita da diverse circostanze, dalla opera della scuola delle idee senza una conoscenza completa,dalla opera di politici che trovavano ovviamente comodo usare il politichese e mantenere le masse ignoranti, o acculturate, ma acritiche. Certo comode da gestire e condurre dove si voleva.
Se saremo capaci di indurre nei giovani capacità critiche e conoscenza, se gli intellettuali pagheranno il debito che hanno verso gli Italiani dismettendo spocchia e snobismo, se tutti anche noi cittadini comuni cercheremo di usare le opportunità che la rete offre per aiutare "la baracca", anche chi farà politica dovrà fare i conti con elettori consapevoli e poco o nulla suggestionabili. anche a questo dovrebbero servire i nostri blog
Marista Urru
Io credo che unica possibilità che il movimento di Grillo, che seguo abbastanza, (forse futuro partito o altro ) abbia qualche speranza di successo, inteso come capacità di apportare qualcosa di nuovo, è legata alla capacità di trasformare il "potere" della rete, in potere culturale. Cerco di spiegarmi meglio : è necessaria una vera e propria svolta culturale , è necessario che gli Italiani come popolo maturino, almeno al livello medio di consapevolezza di diritti degli altri europei.
Non sarà facile, ma ritengo un dovere di quanti ne abbiano consapevolezza , quello di aiutare questa svolta.
E' vero che la Repubblica è nata da una enorme bugia, quindi "bacata", e con questo dovremo fare i conti se vogliamo andare avanti, ma è anche vero che gli "intellettuali" hanno delle colpe al pari della classe politica, non crede? Dico che è molto comodo, troppo governare un popolo inconsapevole dei diritti ( e quindi dei doveri, come vediamo ), per guidarlo tramite suggestioni e negandogli in sostanza la possibilità della conoscenza critica, dove fa comodo a chi detiene il potere.
Marista Urru
Benvenuta gentile signora Marista! Conoscevo il suo blog (al quale rinvio i miei lettori: maristaurru.altervista.org). E grazie per i due commenti: sinceri e interessanti. E, per quel che mi riguarda, condivisibili.
Continui a seguirmi.
Un cordiale saluto,
Carlo
Grillo non mi piace e le sue esternazioni assomigliano a quelle che possiamo ascoltare correntemente nei bar e vinai. Argomenti vecchi come me, idee e parolacce espresse con proprietà di linguaggio, ma purtroppo velate da una buona dose di qualunquismo. Vedremo, mah!
Dimenticavo: il su blog è troppo affollato e le idee si diluiscono in migliaia di commenti; impossibile leggerli tutti.
Riccardo
Grazie Riccardo.
Come ho scritto, credo che il problema sia strutturale, al di là delle gradevolezza o meno di Grillo.
Sull'affollamento faremo i doppi i turni ;-)
Un cordiale saluto,
Carlo
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